Carceri, Dopo il caso Torreggiani, 10 mila detenuti in meno in prigione


cedu strasburgoI reclusi nelle patrie galere sono scesi a 55.800, il minimo storico degli ultimi dieci anni, escluse le brevi boccate d’ossigeno dei provvedimenti di clemenza. Per la prima volta, negli ultimi 20 anni, si registra una diminuzione progressiva senza indulti e ammistie nonché il livello più basso nel rapporto tra posti regolamentari (49mila) e detenuti presenti. Il ministro della Giustizia Andrea Orlando quantifica in 10mila unità la riduzione rispetto alla sentenza Torreggiani della Corte di Strasburgo.

Merito sia della sentenza della Cassazione sulle droghe sia delle misure “svuota-carceri” approvate nei mesi scorsi. L’ultima è il decreto legge entrato in vigore il 28 giugno sia per risarcire (in danaro o con uno sconto di pena) i detenuti che abbiano subito una cerebrazione in tutto o in parte “inumana e degradante”, sia per escludere la custodia cautelare in carcere quando il giudice ritiene che, all’esito del giudizio, la pena da eseguire non sarà superiore a 3 anni (articolo 8 del dl).

Norma, quest’ultima che aveva provocato “l’allarme scarcerazioni” dell’Anm con riferimento a una serie di reati di “alta pericolosità sociale”: stalking, furti in abitazione, piccole rapine, maltrattamenti in famiglia ma anche reati dei colletti bianchi (dalla corruzione al finanziamento dei partiti ai reati finanziari).

Ieri, con il primo sì al dl carceri della commissione Giustizia della Camera, la norma è stata parzialmente corretta con un emendamento del relatore David Ermini (Pd), che esclude dal divieto di carcerazione preventiva i delitti a elevata pericolosità sociale, come mafia, terrorismo, rapina, estorsione, stalking, furto in abitazione, maltrattamenti in famiglia, lasciando aperte le porte del carcere anche quando non siano possibili gli arresti domiciliari per mancanza di un luogo idoneo. La correzione, invece, non riguarda i reati dei colletti bianchi, per ì quali le porte del carcere resteranno chiuse ogni volta che la “prognosi” del giudice sarà contenuta nei limiti dei 3 anni di pena definitiva. Dunque, per costoro resta soltanto l’ipotesi-domiciliari.

Alle critiche dell’Anm (“La “prognosi” non viene fatta sulla pena edittale, ma su quella concretamente irrogata, che quindi può ben scendere al di sotto del minimo previsto dalla legge”), Ermini replica che non è così: “La pena non va calcolata al lordo di riti alternativi e attenuanti generiche, ma con riferimento solo al minimo edittale, che per corruzione e concussione supera i 3 anni” spiega il relatore, buttando acqua sul fuoco.

Ma non convince Rodolfo Sabelli, presidente dell’Anm, secondo cui “la legge impone” di tener conto almeno delle “generiche”. In ogni caso, saranno a “rischio” scarcerazione (con passaggio agli arresti domiciliari) gli indagati per reati gravi come l’induzione (da 3 a 8 anni), l’abuso d’ufficio (da 1 a 4), i reati finanziari. “Se un giudice decide di mandare in prigione un indagato si prende una grossa responsabilità e quindi – conclude Ermini – potrà motivare che, allo stato, la pena finale si prospetta superiore a 3 anni”.

Il problema si è già posto – indirettamente – per Giancarlo Galan e per altri detenuti in attesa di giudizio: a maggio, prima dell’entrata in vigore del dl, i colletti bianchi in carcere erano “quasi raddoppiati” rispetto all’anno scorso e poiché il di si applica ai procedimenti in corso, molte carcerazioni preventive si stanno già trasformando in arresti domiciliari (ad uscire sono soprattutto gli appellanti, anche se condannati in primo grado).

Difficile quantificare visto che non ci sono automatismi. In generale, va registrata la quasi quotidiana uscita di 2-300 detenuti: l’emergenza sovraffollamento potrebbe quindi essere superata a breve. Il dl carceri andrà in aula tra venerdì e lunedì e dovrà essere convertito in legge entro il 26 agosto.

Oltre ai risarcimenti e al divieto (temperato) di custodia in carcere se la pena finale è contenuta in 3 anni, prevede anche l’ulteriore divieto del carcere preventivo nei confronti degli infra-venticinquenni. Finora il limite era 21 anni, ma il di stabilisce che nella fascia 21-25 anni spetterà al giudice valutare la situazione di pericolosità.

Donatella Stasio

Il Sole 24 Ore, 17 luglio 2014

Decreto detenuti, Conclusi i lavori in Commissione Giustizia. Il Decreto Legge passa all’esame dell’Aula della Camera


Commissione Giustizia Camera DeputatiLa commissione Giustizia della Camera ha concluso l’esame degli emendamenti al dl Detenuti. Da quanto si apprende il provvedimento – a causa della mancanza dei pareri – dovrebbe arrivare in aula giovedì della prossima settimana.

Nomina veloce magistrati sorveglianza

Il Consiglio superiore della magistratura potrà attribuire le funzioni di magistrato di sorveglianza, al termine del tirocinio, anche prima del conseguimento della prima valutazione di professionalità. È quanto prevede un emendamento del relatore, David Ermini (Pd), al dl Detenuti, approvato dalla commissione Giustizia alla Camera.

Nel dettaglio l’emendamento – come anticipato da Public Policy – specifica che la speciale nomina potrà essere disposta solo verso i 370 nuovi magistrati ordinari assegnati con il decreto ministeriale del 20 febbraio 2014, e solo nel caso in cui “sussista una scopertura superiore al 20% dei posti di magistrato di sorveglianza in organico”.

Anticipo scadenza commissario carceri

La commissione Giustizia ha approvato l’emendamento del relatore, David Ermini (Pd), al dl Detenuti che – come anticipato da Public Policy – anticipa la scadenza del commissario straordinario del governo per le infrastrutture carcerarie, il prefetto Angelo Sinesio, al 31 luglio 2014 anziché al 31 dicembre 2014.

Esclusione stalker da revoca custodia cautelare

La non applicabilità della custodia cautelare in carcere o degli arresti domiciliari, valida in caso di sospensione condizionale della pena o di pena non superiore ai tre anni, non si applicherà ai reati di lesione aggravata per maltrattamenti in famiglia, stalking e ai reati gravissimi – come quelli, per esempio, di mafia o di terrorismo – contenuti nel comma 4-bis della legge n. 354 del 26 luglio 1975. È quanto prevede, in sintesi, un emendamento del relatore, David Ermini (Pd), al dl Detenuti approvato dalla commissione Giustizia alla Camera. La non applicabilità della custodia cautelare è contenuta nell’articolo 8 del decreto.

Dipendenti dap non ricollocabili in ministeri

Il personale appartenente ai ruoli del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap) oltre a non poter essere comandato o distaccato – per i prossimi due anni – presso altre pubbliche amministrazioni, come stabiliva inizialmente il testo del Decreto Detenuti – non potrà essere trasferito nemmeno in altri ministeri. È quanto chiarisce un emendamento del Movimento 5 stelle al dl Detenuti approvato dalla commissione Giustizia della Camera. L’emendamento, nello specifico, interviene sull’articolo 7 del decreto sulle Misure in materia di impiego del personale appartenente ai ruoli del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria.

Public Policy, 17 luglio 2014

Ermini (Pd) : I reati ad “alto allarme sociale” non rientreranno in divieto di custodia cautelare


On. David Ermini PdI reati ad alto allarme sociale non rientreranno nel divieto di custodia cautelare in carcere in caso di pena non superiore ai 3 anni. Lo prevede un emendamento presentato dall’Onorevole David Ermini, Deputato del Partito Democratico al decreto legge sui rimedi risarcitori a favore dei detenuti. In base a quanto attualmente sancito dal decreto, il carcere preventivo non può essere applicato se il giudice ritiene che, all’esito del giudizio, la pena detentiva non sarà superiore ai 3 anni.

L’emendamento di Ermini, relatore del provvedimento in commissione Giustizia alla Camera, stempera l’automatismo stabilendo che tale norma non vale per i delitti ad elevata pericolosità sociale, come per esempio i reati di mafia e terrorismo, rapina ed estorsione, furto in abitazione, stalking e maltrattamenti aggravati in famiglia. E non solo: secondo l’emendamento di Ermini, si potrà ricorrere alla custodia cautelare in carcere anche nel caso in cui non siano possibili gli arresti domiciliari per mancanza di un luogo idoneo.

“Sono alcune utili correzioni – spiega il deputato Pd – alla luce dei suggerimenti rivolti al legislatore nel corso delle audizioni. Il nostro obiettivo, come sempre, è quello di migliorare un testo in sintonia con quanto emerge nel confronto con gli operatori della giustizia. Credo che, una volta approvato l’emendamento, avremo una norma di buon equilibrio tra garanzie dell’imputato ed esigenze di sicurezza dei cittadini”. Il decreto legge, già calendarizzato in aula per la prossima settimana, sarà esaminato dalla commissione Giustizia a partire da domani.

Carceri, Calendarizzata a Montecitorio la conversione in Legge del Decreto del Governo


MontecitorioIn aula a partire dal 21 luglio, con mandato al relatore (David Ermini del Pd) da conferire entro il 17. Sono i tempi alla Camera del dl Detenuti, il decreto firmato Andrea Orlando per metterci in regola con la Corte europea sui risarcimenti ai Detenuti.

I giorni 8, 9 e 10 luglio saranno dedicati all’esame preliminare e allo svolgimento di eventuali audizioni; il termine per la presentazione di emendamenti è fissato alle 12 di lunedì 14 luglio; l’esame degli stessi potrà svolgersi il 15 e il 16 luglio.

Il dl, spiega una nota di Palazzo Chigi, “ha la finalità di adempiere alle direttive dettate da parte della Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo (Cedu) nei confronti dello Stato italiano nella sentenza Torreggiani del gennaio 2013, nella quale la Corte aveva imposto l’adozione di specifiche misure riparatorie per Detenuti che hanno scontato la pena in una condizione di sovraffollamento, imponendo a tal fine il perentorio termine, appena decorso, di un anno dalla definitività della pronuncia”.

“I giudici europei – continua la nota – hanno condannato il nostro Stato al pagamento nei confronti dei ricorrenti di somme comprese tra i 10mila euro ed i 23mila”. Il dl si occupa anche di chi già è uscito dal carcere disponendo “un risarcimento pari a 8 euro per ciascuna giornata di detenzione trascorsa in condizioni non conformi alle indicazioni della Cedu”.

Nel dl sono state poi previste anche alcune modifiche in materia di codice di procedura penale. Tra queste ci sono: gli obblighi informativi per procedimenti che incidono sullo stato di libertà di condannati da corti penali internazionali, misure di esecuzione delle ordinanze degli arresti domiciliari, la modifica dell’art. 275 del codice di procedura penale che prevede che, con una pena detentiva da irrogare che sia massimo di tre anni, non possano essere disposte le misure della custodia cautelare o degli arresti domiciliari. E ancora, altre misure previste nel dl riguardano l’esecuzione “dei provvedimenti limitativi della libertà personale” verso i minorenni che “nel corso dell’esecuzione, siano divenuti maggiorenni” ma fino ai 25 anni d’età.

Infine il governo ha predisposto alcune modifiche dell’ordinamento della polizia penitenziaria sulla “consistenza dell’organico”, tramite “un aumento della dotazione del ruolo degli agenti e assistenti e diminuzione di quella degli ispettori” e una specifica modifica all’ordinamento per fare in modo che “il magistrato di sorveglianza possa avvalersi dell’ausilio di assistenti volontari”.

Public Policy, 5 luglio 2014