Giustizia, Sottosegretario Ferri “da Papa Francesco uno stimolo per umanizzare le Carceri”


Ferri e Papa Francesco“La lettera di Papa Francesco deve costituire uno stimolo per aprire un serio dibattito tra le forze politiche teso ad umanizzare sempre più la pena. Che deve essere sì giusta e rigorosa ma anche orientata alla rieducazione del reo, cosi come vuole la nostra Costituzione”.

Così Cosimo Ferri, sottosegretario alla Giustizia, interviene a “Voci del mattino”, su Radio 1, in merito sulla lettera inviata da Papa Bergoglio a Monsignor Fisichella che caldeggia un’amnistia per il Giubileo straordinario. “Chi accede alle misure alternative alla detenzione, quindi progetti, affidamenti alle comunità, servizi sociali, è dimostrato, dati alla mano, che è più avviato sulla via del recupero – ricorda il sottosegretario – incorre meno nella recidiva, rispetto ai detenuti che invece scontano la pena interamente all’interno della struttura penitenziaria. Quindi questo strumento è anche garanzia per l’intera società civile che chi ha sbagliato, una volta ritornato nell’ambito sociale, non cada di nuovo in comportamenti illeciti. Pertanto, a quel punto verrebbe del tutto espletata la funzione rieducativa, che è propria del mandato costituzionale”.

Il governo Renzi “è molto attento alle questione carceri – ha aggiunto Ferri – da maggio è partito il progetto “Stati generali delle carceri”, che ha voluto il ministro Orlando, proprio per riformare il sistema penitenziario, su temi fondamentali: la valorizzazione del volontariato, molto attivo in questo settore; l’affettività; i progetti di reinserimento nel tessuto sociale del detenuto. Questo complesso di interventi al fine di realizzare un’idea di carcere sempre più basata sui principi dell’umanità, della rieducazione e del reinserimento. È questa la nostra linea guida verso una spinta riformatrice – conclude il sottosegretario – e va nella stessa direzione auspicata da Papa Francesco: una pena che non dimentichi la commissione del reato ma che vada anche verso il recupero di chi ha sbagliato”.

Carceri, ancora suicidi. Ragazza di 27 anni si toglie la vita dopo la revoca dei domiciliari


Carcere di PisaUna giovane donna italiana di 27 anni si è impiccata la vigilia di Ferragosto nella sua cella nella Sezione Femminile della Casa Circondariale “Don Bosco” di Pisa. La giovane, originaria di Massa Marittima, secondo quanto appreso, si trovava reclusa dal 31 luglio, dopo la revoca degli arresti domiciliari, per maltrattamenti familiari dopo una precedente detenzione domiciliare per stalking nei confronti della madre e della nonna.

Sull’episodio ha aperto un’indagine la Polizia Penitenziaria, dopo che i rilievi della scientifica sono stati effettuati dai carabinieri. La 27enne, secondo quanto si è appreso, era detenuta con “regime aperto”, ovvero con 8 ore quotidiane di socialità. Divideva la cella insieme ad altre donne: avrebbe evidentemente approfittato di un momento in cui si è trovata da sola per togliersi la vita, utilizzando un lenzuolo per impiccarsi. Stando a quanto riferito dalla direzione della casa circondariale, la ventisettenne in queste due settimane di detenzione a Pisa non aveva mai avuto particolari problemi né con gli agenti né con le altre recluse. Viveva comunque un momento di disagio, un passaggio difficile, era stata anche in cura ai servizi sociali.

Secondo l’Osservatorio sul carcere dell’associazione Ristretti Orizzonti quello di oggi, di una giovane di 27 anni a Pisa, è il ventinovesimo suicidio in cella dall’inizio dell’anno. Il ventottesimo suicidio era avvenuto, poche ore prima, ad Alba dove alle grate della sua cella si era impiccato un uomo, romeno di 30 anni. Una ricerca di Ristretti Orizzonti rileva che circa un terzo dei suicidi tra i detenuti riguarda persone di età compresa tra i 20 e i 30 anni e, più di un quarto, un’età compresa tra i 30 e i 40. In queste due fasce d’età il totale dei detenuti sono, rispettivamente, il 36% e il 27%.

Il primo Sindacato della Polizia Penitenziaria, Sappe, sottolinea come permangano le criticità e le problematiche nelle carceri toscane: “I detenuti complessivamente presenti nelle carceri regionali della Toscana erano, il 30 luglio scorso, 3.223 Circa 150 in meno di quelli che c’erano un anno fa quando, nello stesso giorno del 2014, erano 3.371. A non calare, però, sono gli eventi e gli episodi critici nelle celle”, sottolinea Donato Capece, segretario generale del Sappe.

“Per il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria le condizioni di vita dei detenuti, in linea con le prescrizioni dettate dalla sentenza Torreggiani, sono migliorate in Italia. Non si dice, però, che le tensioni del sistema penitenziario italiano continuano a scaricarsi sulle donne e gli uomini del Corpo di Polizia Penitenziaria, quotidianamente impegnati a contrastare le tensioni e le violenze che avvengono nelle nostre carceri vedono spesso i nostri Agenti, Sovrintendenti, Ispettori picchiati e feriti dalle violenze ingiustificate di una consistente fetta di detenuti che evidentemente si sentono intoccabili”, aggiunge il leader nazionale del Sappe.

“I dati sono gravi e sconcertanti e sono utili a comprenderli organicamente la situazione delle prigioni del nostro Paese: ometterli è operazione mistificatoria”, prosegue Capece con il Segretario regionale Sappe della Toscana Pasquale Salemme.

“Dal 1 gennaio al 30 giugno 2015 nelle 18 carceri toscane si sono infatti contati il suicidio di 2 detenuti in cella, 3 tentativi sventati in tempo dagli uomini della Polizia Penitenziaria e ben 501 atti di autolesionismo (il numero più alto in tutta Italia!) posti in essere da detenuti. Ancora più gravi i numeri delle violenze contro i nostri poliziotti penitenziari: parliamo di 213 colluttazioni e 39 ferimenti. Ogni giorno, insomma, le turbolenti carceri toscane ed italiane vedono le donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria fronteggiare pericoli e tensioni e per i poliziotti penitenziari in servizio le condizioni di lavoro restano pericolose e stressanti”.

“Ma il Dap queste cose non le dice”, denunciano infine Capece e Salemme: “l’unica preoccupazione, per i solerti dirigenti ministeriali, è evidentemente quella di migliorare la vita in cella ai detenuti. I poliziotti possono continuare a prendere sberle e pugni, a salvare la vita ai detenuti che tentato il suicidio nel silenzio e nell’indifferenza dell’Amministrazione penitenziaria”.

“La situazione delle carceri sta migliorando grazie all’impegno ed al lavoro del governo. Una giovane donna che compie l’estremo gesto del togliersi la vita merita massima attenzione. L’impegno del governo nel monitorare e offrire supporto alle strutture detentive è costante. Cercheremo di fare ancora di più affinché le carceri assolvano al difficile ma essenziale compito della rieducazione di chi delinque prevista dalla Costituzione”.

Così in una nota il sottosegretario alla Giustizia Cosimo Maria Ferri dopo aver visitato oggi la Casa Circondariale “Don Bosco” di Pisa dove ieri, nella sezione femminile, si è tolta la vita una detenuta di 27 anni. “Occorre potenziare – afferma ancora Ferri – le strutture sanitarie all’interno degli istituti, in tal senso stiamo attivando protocolli d’intesa con le aziende Usl per trovare rimedi più efficaci e maggior attenzione nei confronti delle persone detenute”.

Giustizia: Anm; ok a superamento degli Opg, ma niente forzature sulla pericolosità sociale


ospedale-psichiatrico“Piena condivisione” della legge che prevede la sostituzione degli attuali ospedali psichiatrici giudiziari – “il cui complessivo sistema non appare in linea con le esigenze di cura e con i principi di rispetto della dignità degli internati” – con le cosiddette “Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza” (Rems), ma evitare “forzature e incrinature di fondamentali categorie”, come quella della pericolosità sociale, “senza una generale e meditata rivisitazione della materia”.

Così l’Associazione nazionale magistrati, con il Coordinamento dei magistrati di sorveglianza (Conams), interviene nel dibattito sugli Opg.

In particolare, le toghe esprimono “perplessità e preoccupazioni” su un punto del testo approvato dal Parlamento che ha ripercussioni in merito al giudizio di pericolosità sociale che “potrà pertanto essere desunto esclusivamente dalle qualità soggettive della persona”, tra cui “le sole condizioni biologiche, caratteriali e di salute psichica del soggetto” e “non anche da quelle di vita individuale, familiare e sociale”.

In tal modo, rilevano Anm e Conams, “la pericolosità sociale sarà legata in definitiva solo alla malattia”. I magistrati, dunque, auspicano la “piena attuazione” della legge, il “rapido completamento delle Rems sull’intero territorio senza ulteriori rinvii”, e, nel contempo, “l’avvio di una seria riflessione per una revisione complessiva della materia”, anche sugli “istituti dell’imputabilità e della pericolosità sociale, senza affrettate, riduttive e regressive reinterpretazioni che rispondono – concludono Anm e Conams – più a impulsi contingenti che a una sana logica sistematica”.

Ferri: no allarmismo su Opg, internati non abbandonati

“Sugli Ospedali Psichiatrici Giudiziari non bisogna fare allarmismo: gli internati non saranno abbandonati, ma verranno affidati a delle strutture sanitarie idonee e il giudice potrà applicare misure di sicurezza non detentive come la libertà vigilata, per cui questi soggetti resteranno controllati”. Lo ha detto il sottosegretario alla Giustizia, Cosimo Ferri, commentando l’allarme lanciato dal giudice di Roma Paola Di Nicola su una disposizione della legge sul superamento degli Opg.

Secondo il giudice Di Nicola, un comma della legge costringerebbe i giudici a revocare le misure di sicurezza per gli internati pericolosi che abbiano superato il limite massimo della pena con l’effetto di liberare dei soggetti socialmente pericolosi. “Si tratta di una polemica sterile – ha aggiunto Ferri a margine di un convegno sulla sentenza Torreggiani nel carcere di Rebibbia – questi soggetti non saranno abbandonati e potranno completare la loro terapia in strutture più adeguate degli Opg. Si tratta di un principio di civiltà che siamo riusciti ad affermare, per la prima volta, dopo anni e anni di discussioni. Mi dispiace che ad aver lanciato l’allarme sia stato un magistrato. Non c’è alcun motivo per farlo perché ci sarà una collaborazione con le strutture sanitarie che accoglieranno questi soggetti”.