Giustizia: difesa d’ufficio vera; addio agli avvocati “di fortuna”. Soddisfatte le Camere Penali


Avvocati togheIl lavoro che ha portato alla riforma della difesa d’ufficio è nato con l’ambizione di dare una risposta a una esigenza avvertita da anni: quella di restituire ai cittadini che si avvalgono dell’opera del difensore d’ufficio il loro diritto ad una difesa effettiva. Si tratta di una riforma coraggiosa, fortemente voluta dall’Unione delle Camere penali italiane e rappresenta il positivo esito di una battaglia storica, sempre combattuta sul terreno del diritto alla effettività della difesa e nell’esclusivo interesse dei cittadini.

Abbiamo da sempre sostenuto che la riforma del 2001 ha finito per “legittimare l’incompetenza”, non prevedendo idonee garanzie di efficienza del difensore d’ufficio. Ai fini della iscrizione nell’elenco erano infatti previsti due criteri alternativi: la comprovata esperienza professionale (due anni di iscrizione all’albo) ovvero la frequenza di corsi, senza tuttavia alcun obbligo di verifica della competenza specifica. Ovvio che un simile sistema, omettendo qualsivoglia controllo sulla preparazione tecnica, ha di fatto reso la difesa d’ufficio aperta a tutti, anche a quei professionisti che mai hanno esercitato nel settore penale.

La nuova disciplina introduce invece requisiti più stringenti: conseguimento del titolo di specialista in materia penale; superamento di un esame di idoneità all’esito della partecipazione a corsi biennali di formazione ed aggiornamento, organizzati dal Consiglio dell’Ordine circondariale o dalle Camere penali; la comprovata esperienza professionale, requisito ora valido solo per gli avvocati iscritti all’albo da almeno 5 anni. A ciò si aggiunge la novità delle verifiche annuali circa l’esercizio continuativo della professione in ambito penale, necessario per la permanenza nell’elenco dei difensori d’ufficio. È una riforma che ha l’obiettivo di garantire in concreto la effettività della difesa tecnica che, da alcuni decenni, l’Unione delle Camere penali cerca con forza di imporre.

Detto ciò, voglio rispondere a coloro che, spostando strumentalmente il campo di battaglia sul terreno del caotico groviglio delle rivendicazioni corporative, definiscono la riforma come eccessivamente severa e punitiva per i giovani. Non mi sorprendono simili valutazioni in quanto la difesa d’ufficio ha da sempre creato, in una parte dell’Avvocatura, molte aspettative: il miraggio di un terreno fertile di compensi, cui accedere peraltro facilmente e senza troppi scrupoli. Si è totalmente perduto il senso del ruolo che si assume con la iscrizione alla lista dei difensori d’ufficio. Ebbene, la mia risposta è semplicemente un invito a ricordare l’unica funzione della difesa d’ufficio.

L’Unione delle Camere penali ha puntualizzato, in più occasioni, che la difesa d’ufficio “è uno strumento di straordinaria importanza non certo per il professionista che la esercita, ma per i cittadini che ne usufruiscono”. È questa l’unica chiave di lettura di una riforma che disegna un “nuovo difensore d’ufficio”: preparato, indipendente e consapevole del proprio ruolo; in altri termini, è una riforma che ci restituisce l’idea che il difensore d’ufficio sia realmente “garante della lealtà dello Stato”. Come già evidenziato in un recente documento dell’Osservatorio Ucpi sulla difesa d’ufficio, che ho l’onore di guidare, il recupero di questa concezione della funzione difensiva e del ruolo del difensore rappresenta la difficile battaglia culturale che le Camere penali dovranno affrontare e, non a caso, si parlava in questi termini anche nel dibattito parlamentare che condusse alla riforma del 200: “Il giusto processo, il processo accusatorio è una grande vittoria, però sia i giudici, sia gli avvocati devono cambiare la loro cultura e adeguarla alle nuove conquiste”.

Anche la magistratura deve essere protagonista di una “inversione di rotta” di tipo culturale, perché il diritto ad una difesa d’ufficio piena ed effettiva va garantito da tutti e sempre, tanto nella forma quanto nella sostanza. Si deve abbandonare la “logica dei manichini” che riconosce al difensore d’ufficio il secondario ruolo di convitato di pietra, la cui presenza serve solo alla “forma” e ad ottenere quella rapidità tanto cara a chi si preoccupa esclusivamente della tempistica processuale, lasciando spesso da parte il diritto di difesa ed i più elementari canoni di civiltà giuridica.

Ci si riferisce, ad esempio, al ricorso sistematico alle sostituzioni “volanti” effettuate in udienza dal giudice che, anche in casi di abbandono di difesa, designa un sostituto immediatamente reperibile, sempre diverso, che non conosce gli atti. Su sollecitazione dell’Ucpi e del Consiglio nazionale forense, lo schema di decreto legislativo inizialmente conteneva delle correzioni sul punto, venute poi meno in quanto considerate fuori delega dalle commissioni parlamentari. Abbiamo oggi ottenuto uno straordinario risultato, ma il lavoro in materia di difesa d’ufficio non può dirsi concluso: si tratta di correggere ogni ulteriore criticità che comprime irrimediabilmente il diritto dei cittadini ad una difesa piena ed effettiva. È questa la più grande delle scommesse e vogliamo vincerla.

Paola Rebecchi (Responsabile Osservatorio Ucpi sulla Difesa d’ufficio)

Il Garantista, 3 febbraio 2015

Quintieri (Radicali) : Pieno sostegno all’iniziativa della Camera Penale di Cosenza


magistrati_responsabili_anteEsprimo la mia più profonda indignazione per quanto accaduto ai danni di un Avvocato nell’ambito di una Udienza Preliminare tenutasi nei giorni scorsi innanzi al Gup del Tribunale di Cosenza il quale, semplicemente per aver correttamente esercitato il proprio dovere di difensore consistito nel segnalare dati erronei riportati nella richiesta di rinvio a giudizio e richiedendo l’esclusione di alcune parti civili che nulla avevano a che vedere con il celebrando processo, è stato accusato dal Pubblico Ministero di “condotta oltraggiosa” il quale, tra l’altro, ha chiesto ed immediatamente ottenuto persino la trasmissione del verbale di udienza al suo Ufficio al fin di procedere per il delitto di oltraggio a Magistrato in Udienza.

Bene hanno fatto gli altri difensori degli imputati, anche nella qualità di rappresentanti del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati e della Camera Penale di Cosenza a censurare l’operato del Pubblico Ministero ed a manifestare al Giudice la loro grave preoccupazione per la richiesta formulata dal Sostituto Procuratore della Repubblica. Inoltre, bene ha fatto, la Camera Penale “Avv. Fausto Gullo”, aderente all’Unione delle Camere Penali Italiane, ha deliberare lo stato di agitazione e proclamare l’astensione da ogni attività difensiva nelle Udienze e nelle altre attività giudiziarie del settore penale per i giorni ricompresi tra il 21 ed il 25 luglio prossimi.

Il “copia – incolla” segnalato dall’Avvocato è ormai una prassi diffusissima negli Uffici Giudiziari che arreca grave pregiudizio sia all’Amministrazione della Giustizia che alla libertà dei cittadini. Chiunque abbia avuto a che fare con la Giustizia sa benissimo che gli atti, specie i decreti che dispongono il giudizio o le ordinanze che applicano le misure cautelari da parte dei Giudici, non sono altro che “copia – incolla” delle richieste avanzate dai Pubblici Ministeri. E, più volte, la Corte Suprema di Cassazione è dovuta intervenire per annullare provvedimenti o misure cautelari perché i Giudici non fornivano una vera e propria motivazione ma si limitavano a ricopiare (facendolo anche male e non sostituendo nemmeno le parole “questo Pubblico Ministero” con quelle di “questo Giudice” !) l’istanza formulata dal Pubblico Ministero accogliendo del tutto passivamente le sue richieste.

Mi domando se, in queste condizioni, si possa ancora parlare di “giusto processo” visto che l’esplicazione della difesa in giudizio, diritto inviolabile garantito dall’Art. 24 comma 2 della Costituzione Repubblicana e dall’Art. 6 della Convenzione Europea per la Salvaguardia dei Diritti Umani e delle Libertà Fondamentali, è stata ritenuta come “condotta oltraggiosa nei confronti della Procura della Repubblica”. Mi domando se, in queste condizioni, si possa parlare di “giusto processo” visto che la libertà, l’indipendenza e l’autonomia del difensore è, quindi, il diritto alla difesa del suo patrocinato, è così drasticamente ed irragionevolmente compressa.

In Italia, i diritti fondamentali della persona e, tra questi, quello ad essere sottoposti ad un “giusto processo” con la difesa ed assistenza di un tecnico dotato di specifica qualificazione professionale, pur essendo formalmente garantiti dalla Costituzione e dalle norme pattizie sovranazionali ratificate dallo Stato Italiano vengono ripetutamente violati. E lo dimostrano, chiaramente, le innumerevoli sentenze di condanna emesse dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo ! “La Giustizia giusta in Italia non è garantita e l’unica certezza che il nostro Paese offre è quella dell’incertezza dei tempi e dei modi di applicazione della Legge.” Lo hanno detto chiaramente gli Onorevoli Emma Bonino, Marco Pannella e Marco Perduca del Partito Radicale in un documento inviato recentemente ai Presidenti del Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa, della Corte Europea dei Diritti Umani, del Consiglio Europeo, della Commissione Europea e del Parlamento Europeo per denunciare, tra l’altro, la mancanza di progresso da parte dell’Italia nel recupero della legalità costituzionale e del rispetto dei suoi obblighi internazionali in materia di Stato di Diritto.

L’Italia è l’unico Paese, fra le democrazie consolidate, ad aver introdotto il rito accusatorio con il nuovo Codice di Procedura Penale del 1989 conservando però l’unicità delle carriere. Infatti Pm e Giudici vengono reclutati con lo stesso concorso, si autogovernano con lo stesso Consiglio Superiore della Magistratura, partecipano alla stessa Associazione e magari appartengono pure alla stessa corrente. Tutto questo, non garantisce per niente, né la terzietà del Giudice né la parità tra accusa e difesa ovvero i principi del “giusto processo” sancito dall’Art. 111 della Costituzione.

L’ex Presidente del Consiglio dei Ministri Silvio Berlusconi, durante la sua deposizione presso il Tribunale di Napoli nel corso del processo Lavitola, ha definito la Magistratura “incontrollata, incontrollabile, irresponsabile e con l’immunità piena”. Pur non essendo di destra e simpatizzante “berlusconiano” non posso far altro che sostenere con convinzione le dichiarazioni rese dall’On. Berlusconi. Finalmente, dopo tanti anni, afferma qualcosa di vero e di concreto ! I Magistrati sono gli unici che non vengono controllati da nessuno e che non rispondono degli atti compiuti nell’esercizio delle loro funzioni. Non è un caso che dal 1988 ad oggi, a fronte di oltre 400 cause avviate nei loro confronti, ne siano state dichiarate ammissibili soltanto 34 ed appena 4 si siano concluse con la condanna. Forse anche perché, unico caso al mondo, il giudizio, tra l’altro demandato agli appartenenti alla stessa categoria professionale, deve passare per nove gradi, tre per l’ammissibilità del procedimento, tre per individuare le responsabilità del Magistrato ed altri tre per l’eventuale rivalsa da parte del Ministero della Giustizia.

In definitiva, urge una radicale riforma della Giustizia, che preveda oltre alla responsabilità civile dei Magistrati, anche la revisione della composizione e del sistema elettorale del Consiglio Superiore della Magistratura, la separazione delle carriere con modalità tali da garantire una effettiva terzietà del Giudice, la reintroduzione di severi vagli della professionalità, l’incompatibilità tra la permanenza nell’Ordine Giudiziario e l’assunzione di incarichi elettivi e non ed infine l’abolizione della obbligatorietà dell’azione penale come i Radicali propongono da tempo immemorabile. Senza dimenticare l’Amnistia e l’Indulto, unici provvedimenti in grado di far ripartire la Giustizia paralizzata del nostro Paese e quindi il rientro nella legalità costituzionale, europea ed internazionale anche per quanto concerne le nostre Carceri ove si pratica sistematicamente la Tortura. Purtroppo, come giustamente dice Marco Pannella questi sono temi rispetto ai quali l’attuale Premier Matteo Renzi è perfettamente disinteressato. Ed infatti tra le priorità “renziane” per la riforma della Giustizia rese note dal Governo qualche settimana fa non ve ne è assolutamente traccia !

Per questi motivi l’iniziativa oggi assunta dalla Camera Penale di Cosenza merita tutto il mio apprezzamento, condivisione e sostegno.

Cetraro lì 10 Luglio 2014

Emilio Quintieri

Ecologista Radicale

Giustizia: appello Consiglio Nazionale Forense, ripristinare condizioni dignitose nelle Carceri


Avvocati toghe“Il Consiglio Nazionale Forense vuole lanciare un forte appello al Parlamento e al governo affinché offrano tutto il proprio appoggio al ministro della Giustizia, Andrea Orlando, per affrontare il problema con gli investimenti economici e gli interventi normativi necessari”. È quanto si legge in una del Cnf, alla vigilia della scadenza del termine previsto dalla sentenza Torreggiani della Corte Europea dei diritti dell’uomo, che ha condannato l’Italia per il trattamento inumano e degradante dei detenuti.

“Quella del rispetto della Convenzione europea sulla salvaguardia dei diritti umani -sottolinea dichiara il consigliere segretario, Andrea Mascherin – è una priorità drammatica e assoluta. E come tale va affrontata, come affermato con forza dallo stesso ministro Orlando, in occasione del suo intervento del 22 maggio a Strasburgo”. “Il Cnf – conclude la nota – garantisce il proprio sostegno e la propria collaborazione al ministro della Giustizia, per l’individuazione e l’attuazione di tutte le misure da porre a tutela della dignità umana e, con essa, del nostro Paese”.