Cassazione, sotto i 3 anni di condanna (prevedibile) no alla custodia cautelare in carcere


Corte di cassazione1Sotto i 3 anni di condanna (prevedibile) non si giustifica di norma la custodia cautelare in carcere. Va perciò annullata l’ordinanza che ha respinto la richiesta di applicazione di una misura meno grave presenta da parte di un cittadino extracomunitario accusato di furto aggravato in abitazione. Lo precisa la Corte di cassazione con la sentenza n. 44789 della Sezione penale feriale depositata ieri.

La Corte d’appello di Roma aveva confermato la custodia cautelare in carcere non tenendo conto della richiesta della difesa di commutare la misura negli arresti domiciliari e dando anche disponibilità all’utilizzo del braccialetto elettronico.

Il giudizio della Corte d’appello era però stato emesso prima dell’entrata in vigore del decreto n. 92 del 26 giugno 2014 con il quale è stata previ-sto come ulteriore caso in cui non può essere applicata 0 mantenuta la misura della custodia cautelare in carcere, quello in cui il giudice ritiene che con la sentenza di condanna, pronunciata all’esito del giudizio, la pena da infliggere non sarà superiore a 3 anni. Inevitabile allora l’annullamento e inevitabile anche il rinvio per una nuova valutazione alla luce del nuovo quadro normativo introdotto da pochi mesi.

Giovanni Negri

Il Sole 24 Ore, 29 ottobre 2014

Carceri, Calendarizzata a Montecitorio la conversione in Legge del Decreto del Governo


MontecitorioIn aula a partire dal 21 luglio, con mandato al relatore (David Ermini del Pd) da conferire entro il 17. Sono i tempi alla Camera del dl Detenuti, il decreto firmato Andrea Orlando per metterci in regola con la Corte europea sui risarcimenti ai Detenuti.

I giorni 8, 9 e 10 luglio saranno dedicati all’esame preliminare e allo svolgimento di eventuali audizioni; il termine per la presentazione di emendamenti è fissato alle 12 di lunedì 14 luglio; l’esame degli stessi potrà svolgersi il 15 e il 16 luglio.

Il dl, spiega una nota di Palazzo Chigi, “ha la finalità di adempiere alle direttive dettate da parte della Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo (Cedu) nei confronti dello Stato italiano nella sentenza Torreggiani del gennaio 2013, nella quale la Corte aveva imposto l’adozione di specifiche misure riparatorie per Detenuti che hanno scontato la pena in una condizione di sovraffollamento, imponendo a tal fine il perentorio termine, appena decorso, di un anno dalla definitività della pronuncia”.

“I giudici europei – continua la nota – hanno condannato il nostro Stato al pagamento nei confronti dei ricorrenti di somme comprese tra i 10mila euro ed i 23mila”. Il dl si occupa anche di chi già è uscito dal carcere disponendo “un risarcimento pari a 8 euro per ciascuna giornata di detenzione trascorsa in condizioni non conformi alle indicazioni della Cedu”.

Nel dl sono state poi previste anche alcune modifiche in materia di codice di procedura penale. Tra queste ci sono: gli obblighi informativi per procedimenti che incidono sullo stato di libertà di condannati da corti penali internazionali, misure di esecuzione delle ordinanze degli arresti domiciliari, la modifica dell’art. 275 del codice di procedura penale che prevede che, con una pena detentiva da irrogare che sia massimo di tre anni, non possano essere disposte le misure della custodia cautelare o degli arresti domiciliari. E ancora, altre misure previste nel dl riguardano l’esecuzione “dei provvedimenti limitativi della libertà personale” verso i minorenni che “nel corso dell’esecuzione, siano divenuti maggiorenni” ma fino ai 25 anni d’età.

Infine il governo ha predisposto alcune modifiche dell’ordinamento della polizia penitenziaria sulla “consistenza dell’organico”, tramite “un aumento della dotazione del ruolo degli agenti e assistenti e diminuzione di quella degli ispettori” e una specifica modifica all’ordinamento per fare in modo che “il magistrato di sorveglianza possa avvalersi dell’ausilio di assistenti volontari”.

Public Policy, 5 luglio 2014

Giustizia: Misure cautelari personali; illustrato Pdl in Commissione a Montecitorio


Commissione Giustizia Camera DeputatiHa preso il via il 30 aprile in Commissione Giustizia alla Camera dei Deputati l’esame della proposta di legge 631-B che detta disposizioni in materia di misure cautelari personali, visita a persone affette da handicap in situazione di gravità e illeciti disciplinari.

A riferire sui contenuti del provvedimento – già approvato da Montecitorio e modificato dal Senato della Repubblica – la relatrice On. Anna Rossomando (Pd) che ha osservato come i primi due articoli modifichino il codice di procedura penale allo scopo di limitare la discrezionalità del giudice nella valutazione delle esigenze cautelari, attualmente individuate nel pericolo di inquinamento delle prove, nel pericolo di fuga e nel pericolo di reiterazione dei reati.

Il provvedimento interviene poi su altre materie tra cui: scelta delle misure cautelari, con la finalità di escludere sia la custodia in carcere che gli arresti domiciliari quando il giudice ritenga che l’eventuale sentenza di condanna non verrà eseguita in carcere; applicazione della custodia in carcere per alcuni reati di particolare gravità (come ad esempio l’associazione di stampo mafioso, i delitti di associazione sovversiva e di associazione terroristica); revoca degli arresti domiciliari; interdizione dall’esercizio di un pubblico ufficio o servizio.

Il testo integra poi le possibilità di visite dei genitori detenuti al minore infermo, tema che è oggetto della pdl 1438 all’esame della stessa commissione Giustizia. Il seguito dell’esame è stato rinviato a una prossima seduta. In settimana la commissione ha svolto anche l’audizione del ministro della Giustizia Andrea Orlando sulle linee programmatiche del suo dicastero (che proseguirà in data da stabilire) e l’audizione informale dell’Associazione italiana degli avvocati per la famiglia e per i minori, della Lega italiana divorzio breve e dell’Associazione italiana dei magistrati per i minorenni e per la famiglia nell’ambito dell’esame delle pdl in materia di presupposti per la domanda di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio.