Opg e Rems, Le Camere Penali “Il Governo commissari le Regioni inadempienti”


Avv. Beniamino Migliucci, Presidente UCPIL’Unione delle Camere Penali Italiane e il suo Osservatorio Carcere, avevano denunciato che, dopo oltre sei mesi dalla formale chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari, la mancanza di REMS poteva travolgere i principi di diritto e di civiltà a base della riforma. Avevano, altresì, evidenziato che la Legge era, pertanto, tradita ed occorreva intervenire subito. Alcune Regioni erano  inadempienti nonostante i rinvii che vi erano stati in passato per l’entrata in vigore della Legge ed il Governo doveva fare la sua parte, con le risorse necessarie e facendo scattare subito il commissariamento.

Apprendiamo, pertanto, con soddisfazione che il Governo ha diffidato le Regioni inadempienti: Abruzzo, Calabria, Campania, Lazio, Piemonte, Puglia, Toscana e Veneto. Ma la situazione resta allarmante ed è necessaria l’immediata nomina del Commissario nelle Regioni inadempienti, affinché trovi piena attuazione la Legge 81/2014. Vanno rafforzati immediatamente i Dipartimenti di Salute Mentale sul territorio, affinché la misura di sicurezza provvisoria nelle REMS, sia davvero residuale e rappresenti l’eccezione.

Ad oggi, gli OPG sono ancora aperti e operativi, vi risultano  internate 234 persone. L’unico chiuso è quello di Castiglione delle Stiviere, trasformato in REMS, dove – dopo il cambio di etichetta – sono internate 231 persone, a fronte di una prevista capienza di 160.

La Giunta dell’Unione delle Camere Penali Italiane

L’Osservatorio Carcere UCPI

Roma, 17 novembre 2015

Nota dell’UCPI e dell’Osservatorio Carcere UCPI

 

L’Unione delle Camere Penali Italiane all’attacco: «Riforma degli Opg mai partita»


OPGAd oltre sei mesi dalla formale chiusura degli Ospedali psichiatrici giudiziari (Opg), l’Unione Camere Penali Italiane (associazioni senza scopo di lucro i cui membri sono avvocati che prestano patrocinio nell’ambito dei procedimenti penali) lancia l’allarme per una situazione che rischia drammaticamente di peggiorare «travolgendo i principi di diritto e di civiltà che sono alla base della riforma». Il tema è la “falsa partenza” della legge che doveva abolire gli Opg sostituendoli con Rems (Residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza), piccole unità da 20 degenti. E per le Camere penali proprio Castiglione ne è l’esempio.

«Per rendersi conto delle effettive condizioni in cui gli internati sono detenuti – spiega il presidente dell’Osservatorio nazionale sul carcere dell’Unione camere penali, l’avvocato Riccardo Polidoro – si pensi che a Castiglione delle Stiviere prima Opg, oggi Rems si era ipotizzato di costituire otto Rems, ciascuna per 20 unità. Ma la trasformazione, di fatto, non è mai veramente decollata perché si è arrivati a toccare ben 270 presenze impedendo la chiusura dell’Opg. La struttura di Castiglione, alla quale è stata solo cambiata la targa all’ingresso, da Opg a Rems, è diventata una sorta di “residenza” nazionale, ospitando soggetti provenienti da tutta Italia. Inoltre per noi non è auspicabile che le 8 strutture nascano nello stesso posto dell’Opg perché lo spirito della legge era creare piccole residenze autonome ed indipendenti».

Una situazione di sovraffollamento più volte segnalata dalla stessa direzione dell’Opg e dall’ospedale Poma che alcuni mesi fa ha inviato una nota preoccupata a ministero e procura, segnalando l’impossibilità di accogliere altri pazienti all’Opg.

«Al 12 ottobre 2015, vi sono ancora 220 internati negli Opg in via di chiusura – prosegue Polidoro –e le Regioni, quelle che hanno già le Rems hanno comunicato che non vi sono più posti per accogliere altre persone nelle loro strutture, già sovraffollate. La legge che disponeva la chiusura degli Opg allo scorso 31 marzo è, pertanto, tradita ed occorre intervenire subito. Le Regioni sono in gran parte inadempienti nonostante i rinvii che vi sono stati in passato per l’entrata in vigore della legge. Noi abbiamo chiesto che il governo faccia con solerzia la propria parte, destinando le risorse necessarie alla trasformazione e facendo scattare subito il commissariamento».

Francesco Romani

http://www.gazzettadimantova.gelocal.it

Mantova: internata di 21 anni si impiccò all’Opg di Castiglione delle Stiviere, indagati due dipendenti per omicidio colposo


Opg Castiglione delle Stiviere MantovaBocciata la richiesta di archiviazione del pubblico ministero, il giudice vuole una nuova inchiesta. Il dubbio: quella morte si poteva evitare? Si era suicidata, impiccandosi con un lenzuolo, nei bagni dell’Ospedale psichiatrico giudiziario di Castiglione delle Stiviere. La procura aveva aperto un’inchiesta che, di recente si è conclusa con la richiesta di archiviazione da parte del sostituto procuratore che ha seguito il caso.

Il giudice però non solo ha respinto la richiesta del pm ma ha disposto nuove indagini, iscrivendo nel registro degli indagati due dipendenti dell’ospedale psichiatrico giudiziario per omicidio colposo. Ha inoltre invitato il pubblico ministero a servirsi di un perito affinché possa stabilire se quel suicidio si poteva evitare. La nuova inchiesta è agli inizi, ma altri soggetti potrebbero aggiungersi a quelli già indagati.

La tragica vicenda risale al giugno del 2014. Vittima una ragazza di appena 21 anni. La giovane quel giorno non era andata in mensa ma con un lenzuolo del suo letto si era infilata in bagno. Aveva legato un’estremità alle inferriate della finestra e l’altra attorno al collo. Poi si era lasciata andare. L’aveva trovata un’altra ospite dell’Opg che aveva dato l’allarme. La disperata corsa all’ospedale di Desenzano, purtroppo, si era rivelata inutile.

Già ospite della comunità riabilitativa di Quistello, per il disagio psichico la ragazza aveva tentato di strozzare una delle operatrici. All’arrivo dei carabinieri si era scagliata contro di loro, cercando di colpirli con alcuni colli di bottiglia. Per quell’episodio era stata condannata a tre anni e otto mesi. L’accusa: tentato omicidio. Il pubblico ministero Rosaria Micucci ne aveva chiesti cinque.

Era accaduto il 30 maggio 2012 nella comunità riabilitativa ad alta assistenza psichiatrica, dove la giovane era ricoverata per un disturbo borderline di personalità. Nel pomeriggio aveva insistito per parlare con una delle operatrici, da cui pretendeva delle sigarette. Dopo il no della dipendente aveva cominciato a spintonarla e a colpirla con pugni e sberle fino a farla cadere a terra. A quel punto aveva cercato di strangolarla. Provvidenziale l’intervento di un medico e di un’infermiera che l’avevano bloccata appena in tempo.

“Adesso voglio finire quello che ho iniziato” aveva detto la giovane che era poi riuscita a liberarsi dalla presa dei soccorritori, dopo aver rotto due bottiglie e minacciato con i cocci le persone presenti. La sua furia non si era calmata nemmeno all’arrivo dei carabinieri, anche loro minacciati di morte se avessero osato toccarla. Le stesse frasi le aveva lanciate all’indirizzo del personale della struttura.

Alla fine era stata neutralizzata. Trasferita in psichiatria al Poma aveva continuato a comportarsi in maniera violenta. Da qui la decisione del giudice, su richiesta del pubblico ministero, di emettere nei suoi confronti un’ordinanza di custodia cautelare a San Vittore. E da lì tre mesi dopo è stata trasferita all’Opg di Castiglione, dove si è tolta la vita.

Giancarlo Oliani

Gazzetta di Mantova, 27 agosto 2015

Per gli Opg una chiusura a rilento, ci sono ancora 500 internati. Tra le Regioni inadempienti anche la Calabria


OPGA più di un mese e mezzo dalla chiusura, in arrivo i primi dati. I ricoverati erano circa 1.400 nel 2011. StopOpg: “Commissariare le regioni in ritardo, in particolare Veneto, Toscana e Calabria”. Il caso di Castiglione delle Stiviere, trasformato in Rems: “Ha semplicemente cambiato targa”.

Lentamente, con qualche regione indietro rispetto alle altre, eppur si muove. Il superamento degli Opg, gli ospedali psichiatrici giudiziari, sta iniziando a dare qualche risultato. I ritardi ci sono, ma gli internati stanno realmente diminuendo. Anche perché dal primo di aprile non ci sono più nuovi ingressi. È questo il quadro sulla chiusura degli Opg in Italia fatto da Stefano Cecconi, di StopOpg, a poco più di un mese e mezzo dal termine della proroga alla chiusura di queste strutture. Un mancato rinvio che ha segnato il vero punto di svolta nella vicenda.

“Sapevamo che ci sarebbe voluto del tempo per applicare la legge – spiega Cecconi, ma non potevamo concedere la proroga perché avrebbe legittimato il ritardo e sarebbe stata la pietra tombale su questa battaglia. La mancata proroga ci permette di insistere con le regioni e chiederne il commissariamento”.

Ingressi chiusi per gli Opg, quindi. Nessun nuovo internato, ma nelle strutture ci sono ancora oltre 500 persone, anche se nell’aprile 2011 erano circa 1.400. “Le cose stanno procedendo molto lentamente – spiega Cecconi, ma ce l’aspettavamo. Gli Opg stanno diminuendo la capienza, siamo passati da 700 di fine marzo a poco più 500. Sapevamo che sarebbe stato necessario un tempo di transizione”. Nessun dato, invece, sugli ingressi evitati. “È impossibile ad un mese e mezzo dall’applicazione della legge – spiega Cecconi.

Abbiamo assistito, però, a nuovi ingressi sia in Rems (Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza), che a Castiglione delle Stiviere”. Incerti anche i dati sulle Rems che secondo StopOpg ad oggi accolgono circa 300 persone, di cui la metà nell’ex Opg di Castiglione delle Stiviere. Un centro, quest’ultimo, diventato Rems ma che secondo Cecconi “ha semplicemente cambiato targa”. Sui ritardi dei territori StopOpg taglia corto: le regioni che stanno indietro e non riescono a mettersi al passo vanno commissariate.

E ad oggi, spiega Cecconi, in “grave ritardo” sono soprattutto Veneto, Toscana e Calabria. Nonostante ad oggi il quadro dell’applicazione della norma che chiede di superare gli Opg non sia del tutto definito nei numeri, le notizie che arrivano dai territori fanno ben sperare. “C’è stato un processo di dimissioni di internati grazie al fatto che si comminano misure alternative rispetto alla detenzione – spiega Cecconi.

Non abbiamo solo meno travasi dagli Opg ai mini-Opg, cioè le Rems, ma si inizia ad applicare anche la parte più pregiata della normativa che prevede che principalmente si adottino misure di sicurezza non detentive nei confronti delle persone. Questo sta accadendo in alcune regioni e abbiamo già sollecitato il ministero della Salute affinché si attivino dei “radar” perché le persone devono essere seguite”.

Tuttavia, spiega Cecconi, in questa fase iniziale, “ci si sta concentrando soltanto sulle Rems, strutture che devono accogliere le persone in misura di sicurezza detentiva”. Secondo StopOpg, infatti, i nuovi internamenti nelle Rems con le misure detentive sono ancora troppi e “continuano ad essere la regola anziché l’eccezione” e richiama l’attenzione sulla legge 81 che, “spostando il baricentro dalla logica manicomiale alla cura delle persone nel territorio, privilegia le misure non detentive e rende obbligatorie le dimissioni a fine pena”. Buone nuove anche sul fenomeno degli ergastoli bianchi.

Al 25 marzo del 2015 gli internati usciti per “fine misura” risultavano essere 88, di cui 31 da Aversa, 25 da Castiglione delle Stiviere e 12 da Barcellona Pozzo di Gotto. “Comincia ad essere applicata quella parte della norma che prevede la dimissione quando la misura di sicurezza arriva al limite coincidente con quello che avrebbe avuto la pena per il reato commesso – spiega Cecconi.

Non sono più concesse proroghe. Una persona deve essere dimessa alla scadenza della misura di sicurezza quando raggiunge il cosiddetto massimo edittale della pena. Questa era la fattispecie che generava il fenomeno di alcuni ergastoli bianchi. È un fatto importante, ora vengono presi in carico dai servizi e abbiamo insistito per ciascuno ci sia un percorso di cura”. In ritardo, anche la magistratura che secondo Cecconi non ha ancora “metabolizzato” la norma.

“Parliamo di quella giudicante non quella di sorveglianza, che ci segnala che non ha ancora fatto propria questa norma, disorientante rispetto all’impianto precedente perché privilegia le misure alternative alla detenzione”. Infine il fenomeno misure di sicurezza provvisorie, ancora presente, anche se stavolta sono le Rems le strutture interessate. “Come è accaduto con gli Opg – conclude Cecconi -, anche le Rems rischiano di essere intasate da persone mandate in osservazione. Questo snatura il mandato di quello che dovrebbe essere la cura delle persone. È una sorta di parcheggio che non va bene”.

Giovanni Augello

Redattore Sociale, 26 maggio 2015

La follia di chiudere gli Ospedali Psichiatrici Giudiziari per costituirne di nuovi chiamandoli “Rems”


OPGTopi nelle stanze; mani e piedi legati al letto; urina e residui di cibo. È l’ultima fotografia, scattata da un’inchiesta parlamentare, degli Opg, gli Ospedali Psichiatrici Giudiziari che a metà degli anni 70 hanno sostituito i vecchi manicomi criminali.

La situazione di degrado totale di queste strutture ha portato a una legge che prevede la loro chiusura, più volte rimandata, entro il 31 marzo 2015. Una chiusura che però potrebbe avere delle ripercussioni anche sulle Ulss locali, compresa quella di Vicenza, e sulla quale pesa l’ennesima questione del consumo di territorio.

Lo smantellamento degli Opg – che in Italia sono sei – prevede infatti l’apertura in ogni Regione delle cosiddette Rems (residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza sanitaria), nuove strutture psichiatriche predisposte solo per la gestione sanitaria e con il controllo esterno, per i casi di pazienti con manifesta pericolosità sociale, delle forze di polizia. In Veneto sono stati destinati 12, 5 milioni di euro per una REMS da 40 posti letto da realizzarsi ex-novo accanto all’ospedale Stellini di Nogara, in provincia di Verona. “In Veneto questo si traduce in una nuova colata di cemento quando si potrebbe benissimo procedere alla ristrutturazione”, denuncia Francesca Businarolo, deputata M5S, evidenziando che “la stessa somma è stata destinata alla regione Piemonte ma per una nuova struttura che sarà destinata alla cura di 70 posti letto, quasi il doppio”.

In attesa della costruzione della Rems Veneta – ma a oggi non esiste ancora un piano regionale ben definito sulla questione – tutte le Ulss Regionali sono state chiamate a prendere in gestione i pazienti dimessi dalle Opg in via di chiusura. L’Ulss 6 di Vicenza ha in carico sei persone attualmente detenute a Castiglione delle Stiviere e a Reggio Emilia e si sta attrezzando per rispettare questa direttiva regionale emessa lo scorso 23 giugno. Il piano prevede la dismissione dei pazienti con percorsi terapeutico-riabilitativi individuali e il loro inserimento in comunità di accoglienza.

“Il problema – spiega Alessandra Sala, Responsabile Assistenza Territoriale 2° U.O. Psichiatrica dell’Ulss 6 – è che se adesso alcune di queste persone dovessero essere dimesse difficilmente potrebbero essere accolte dalle comunità, visto che lì non c’è alcun tipo di sorveglianza particolare”.

L’unica “unità chiusa” adatta a ospitare persone con manifesti sintomi di pericolosità sociale è l’ospedale di Vicenza, presso il quale verrebbe meno l’intento del percorso riabilitativo. “Già è successo con casi di trattamento coatto temporaneo – continua la dottoressa – si sono verificate situazioni in cui sono stati chiusi dei reparti dell’ospedale e i medici hanno dovuto sopperire alla mancanza di sorveglianza”.

La paura dei dirigenti del reparto psichiatrico dell’ospedale di Vicenza è che si registri un aumento imprevisto, in termini di tempo, delle persone che con la chiusura degli Opg dovrebbero a forza di cose transitare per l’ospedale in mancanza di altri luoghi idonei. “Non si può prevedere – sottolinea Sala – cosa possa succedere se questi pazienti dovessero transitare in ospedale per mesi nel caso in cui la Rems non fosse ancora pronta: non possiamo fare tutto noi”. Il dipartimento di salute mentale dell’Ulss 6 ha già ospitato in passato persone che avevano commesso un reato e che sono rimaste ad aspettare per molte settimane la sentenza di un giudice che stabilisse un indirizzo. In questi frangenti la struttura ospedaliera ha dovuto attrezzarsi con inevitabili disagi per i pazienti.

Questo tipo di situazioni, con la chiusura degli Opg, corrono il rischio di diventare sempre più frequenti, se non diventare una provvisorietà a rischio di cronicità. “Una soluzione – conclude Sala – è accelerare l’apertura di strutture adatte, magari cercando di recuperare l’esistente. Non tutti gli Opg sono infatti uguali: accanto ai luoghi dell’orrore ci sono infatti centri come quello di Castiglione delle Stiviere che rappresentano un ottimo modello e che potrebbero vivere una secondo vita, visto che al loro interno hanno costituito delle comunità molto efficienti, per esempio quella delle mamme che hanno commesso infanticidi, nelle quali sono stati messi a punto programmi e azioni frutto di un’ottima esperienza”.

Il nodo da sciogliere è però legato ancora una volta alla realizzazione fisica di una nuova struttura, sulla quale sta convergendo un dibattito che, a lungo raggio, rientra nel tema dei presunti sprechi della Sanità Veneta. E questo in una regione in cui è il mattone a essere sensibile a ogni richiamo e dove anche una realtà drammatica come quella del disagio mentale può diventare un’occasione.

Pietro Rossi

La Nuova Vicenza, 5 luglio 2014