Campania, Radicali e Giovani Giuristi Vesuviani in visita alle Carceri ed Opg della Regione


Carcere Secondigliano NapoliNei prossimi giorni una delegazione dei Radicali Italiani e dei Giovani Giuristi Vesuviani si recherà in visita ispettiva in diverse Carceri ed Opg della Regione Campania al fin di rendersi conto delle condizioni di vita dei detenuti e degli internati, sulla conformità del trattamento ad umanità e sul rispetto della dignità della persona da parte dell’Amministrazione Penitenziaria.

Le visite – organizzate da Emilio Enzo Quintieri, esponente radicale calabrese, già membro del Comitato Nazionale di Radicali Italiani unitamente a Salvatore Del Giudice, Avvocato e Presidente dell’Associazione Giovani Giuristi Vesuviani – su richiesta dell’Onorevole Rita Bernardini, già Deputato ed ex Segretario Nazionale dei Radicali, sono state autorizzate dal Dirigente Generale Massimo De Pascalis, Vice Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria del Ministero della Giustizia.

Sette saranno le strutture detentive che verranno ispezionate dalla delegazione visitante : la Casa Circondariale di Napoli Poggioreale “Giuseppe Salvia”e la Casa Circondariale di Napoli Secondigliano (lunedì 8), l’Ospedale Psichiatrico Giudiziario “Filippo Saporito” di Aversa e la Casa Circondariale “Francesco Uccella” di Santa Maria Capua Vetere (martedì 9), la Casa Circondariale di Avellino “Bellizzi Irpino” e la Casa Circondariale di Benevento “Capodimonte” (mercoledì 10) nonché la Casa Circondariale Femminile di Pozzuoli (giovedì 11).

A Poggioreale, al momento, a fronte di una capienza regolamentare di 1.640 posti, sono ristretti 1.928 persone, 289 delle quali straniere (288 in esubero); a Secondigliano, invece, a fronte di una capienza di 897 posti, sono detenuti 1.303 persone, 49 delle quali straniere (406 in esubero).

OPG AversaNell’Ospedale Psichiatrico Giudiziario (Opg) di Aversa, il più antico manicomio criminale d’Italia (1876), che avrebbe dovuto essere chiuso da tempo nel rispetto della Legge n. 81/2014 e sostituito da Residenze per l’Esecuzione delle Misure di Sicurezza (Rems), sono ospitati ancora 44 internati, 5 dei quali stranieri, per una capienza regolamentare di 206 posti letto. Prossimamente dovrebbe essere riconvertito in un Istituto Penitenziario a custodia attenuata per accogliere 200 detenuti a basso indice di pericolosità. Nel Carcere di Santa Maria Capua Vetere, invece, a fronte di una capienza di 833 posti, ci sono 926 detenuti, 179 dei quali stranieri e 66 donne (93 in esubero).

L’Istituto Penitenziario di Avellino Bellizzi Irpino, avente una capienza di 500 posti, ospita 507 detenuti, 57 dei quali sono stranieri e 27 donne (7 in esubero). In questo stabilimento penitenziario, tra l’altro, ci sono 3 detenute madri con figli al seguito (1 italiana e 2 straniere).

Nella Casa Circondariale di Benevento Capodimonte, sono ristrette 386 persone, 40 straniere, 22 delle quali donne, per una capienza di 254 posti detentivi (132 in esubero). Infine, nel Carcere Femminile di Pozzuoli, a fronte di una capienza di 105 posti, sono ristrette 159 detenute, 47 delle quali di nazionalità straniera (54 in esubero).

La delegazione che visiterà le predette strutture penitenziarie oltre a Quintieri e Del Giudice, sarà composta dagli Avvocati Alessandro Maresca, Michele Coppola, Domenico La Gatta, Arcangelo Giacinto, Gaetano Salvadore, Luigi Silvestro, Nicole Scognamiglio, Rosanna Russo e Claudia Romano.

Giustizia: caldo, ferie e meno volontari; ecco perché tanti suicidi di detenuti in estate


detenuti sbarre cellaL’Amministrazione penitenziaria “ha richiamato l’attenzione delle direzioni degli istituti penitenziari a mettere in atto tutti i necessari interventi per agevolare condizioni detentive meno afflittive a causa delle elevate temperature di questa stagione estiva”.

Dal 4 gennaio al 31 agosto 2015 si sono verificati 29 casi di suicidi di persone detenute, 12 casi si sono verificati tra giugno e agosto. Lo rende noto il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, rilevando che “il periodo estivo presenta indubbiamente maggiori criticità rispetto agli altri periodi dell’anno, dovute non solo all’aumento della temperatura, particolarmente elevata questa estate, bensì anche agli aspetti organizzativi, sui quali incide il periodo feriale del personale penitenziario, con la conseguente riduzione delle attività trattamentali. Parimenti, il volontariato, che negli altri periodi dell’anno assicura sempre la sua massima preziosa attenzione, registra una minore presenza”.

La serie storica dei suicidi di detenuti (a partire dal 1990) dimostra che non può essere attribuito a un unico fattore (sovraffollamento, condizioni climatiche, stato giuridico, fine pena, rapporti con la famiglia, aspettative per il futuro, malattia, nazionalità, ecc.).

la causa scatenante del gesto suicidano, quanto piuttosto a un insieme di cause. In riferimento agli articoli di stampa che hanno evidenziato l’intensificarsi dei suicidi nel periodo estivo, il Dap precisa che “ha richiamato l’attenzione delle direzioni degli istituti penitenziari a mettere in atto tutti i necessari interventi per agevolare condizioni detentive meno afflittive a causa delle elevate temperature di questa stagione estiva. In particolare, è stato raccomandato di consentire un più frequente utilizzo delle docce e l’apertura dei blindati anche nelle ore notturne per consentire un maggiore flusso di aria; intensificare il consumo di frutta e verdura; disponibilità di borse termiche e di ghiaccio per raffreddare le bevande e per la conservazione dei cibi; garantire la possibilità di usufruire, come per il resto dell’anno, di colloqui pomeridiani e festivi”. Per fronteggiare l’emergenza idrica, in atto da mesi presso la casa circondariale di Santa Maria Capua Vetere, dovuta al mancato collegamento dell’impianto idrico dell’istituto all’acquedotto comunale, è stata notevolmente diminuita la presenza dei detenuti, disponendo, tra l’altro, il trasferimento di circa 130 detenuti, di cui 30 del circuito Alta Sicurezza, presso altri istituti campani. Ciò ha reso possibile liberare i piani alti dell’istituto.

Il Provveditorato regionale della Campania ha inoltre emanato provvedimenti atti ad attenuare il disagio derivante da tale criticità, mediante la distribuzione di due litri di acqua potabile al giorno a ogni detenuto, in aggiunta al vitto ordinario; la fornitura di taniche di venti litri per ogni stanza da utilizzare quale riserva in caso di improvvisa mancanza di acqua; la fornitura di frigoriferi nei reparti per il deposito di bottiglie d’acqua o di altri generi alimentati; la fornitura e l’installazione di sei cisterne di acqua potabile ubicate nelle cucine detenuti e mensa agenti.

Il Garantista, 2 settembre 2015

Carceri, Estate nera dietro le sbarre per i detenuti. A Cosenza ispezione dell’On. Enza Bruno Bossio


On. Enza Bruno Bossio - PDNon è mai piacevole restare con i rubinetti a secco d’estate. Ma se accade in carcere è un supplizio in più. Perciò a Caserta i detenuti, scherzando ma non troppo, hanno chiesto uno sconto di pena per ogni ora trascorsa nella casa circondariale di Santa Maria Capua Vetere. Ma non è un caso isolato. A Cosenza l’emergenza idrica si aggiunge a disagi annosi e irrisolti. Altrove scoppiano rivolte di cui poco viene fatto filtrare.

Nei giorni scorsi la deputata del Pd Enza Bruno Bossio si è recata in visita ispettiva nel carcere di Cosenza “in cui si è determinata una grave emergenza idrica che aveva causato una forte manifestazione di protesta da parte di tutti i detenuti”, ha detto Bruno Bossio (che è membro del partito radicale). Quel che è più grave è che la vita del penitenziario può essere sabotata dall’esterno senza che si trovino i colpevoli. La mancanza d’acqua, infatti, è stata causata dal furto dei tubi di rame della conduttura comunale e “dalla rottura di una pompa di sollevamento con conseguenti danni ingenti anche all’impianto idraulico dell’istituto penitenziario”.

Per fronteggiare l’emergenza il prefetto, Gianfranco Tomao ha ordinato ai vigili del fuoco di fornire l’acqua al carcere tramite le loro autobotti per uso igienico-sanitario. Le cisterne di cui era dotato il penitenziario si erano completamente svuotate e solo in queste ore la situazione sta tornando alla normalità con l’erogazione dell’acqua potabile.

Ad Avellino, il 16 luglio, i detenuti avevano organizzato una protesta sedata a fatica dagli agenti penitenziari. Un sovrintendente è finito in o-spedale per aver inalato i fumi sprigionati da stracci e bombolette incendiate durante la rivolta a causa della mancanza d’acqua. I detenuti hanno dato fuoco a lenzuola, effetti personali, bombolette di gas adoperate per alimentare i fornellini nelle celle.

Al 30 giugno si contavano 45.552 detenuti, al di sotto dei record dei quasi 60mila raggiunti negli anni scorsi, ma comunque al di sopra della capienza massima di 38mila posti. La stagione calda non fa che aumentare i problemi ed esacerbare gli animi. A Santa Maria Capua Vetere

è stata scelta la via nonviolenta, ma non meno chiassosa. Un’istanza firmata da 1.050 detenuti e indirizzata al magistrato di sorveglianza con la richiesta di ottenere uno sconto di pena di un giorno per ogni dieci trascorsi in condizioni disumane o, in alternativa, un indennizzo di 8 euro al giorno a testa. Avrebbe dovuto essere un carcere modello. Costruito una decina d’anni fa e presentato come all’avanguardia, la struttura non è mai stata allacciata alla rete idrica pubblica. Gli avvocati della Camera penale locale chiariscono che l’istanza “non ha alcuna possibilità’ giuridica di essere accettata”, ha spiegato il presidente Romolo Vignola, nel corso di una conferenza stampa.

Il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria ha stanziato un milione di euro per i lavori ma i fondi non possono essere usati perché le opere di allacciamento vanno fatte al di fuori del perimetro del carcere, su cui il ministero delle Giustizia non ha alcuna competenza. “Ogni giorno – spiega l’avvocato Nicola Garofalo, responsabile della Commissione per i diritti dei detenuti della Camera Penale – l’amministrazione penitenziaria spende parecchi euro per acquistare l’acqua da imprenditori privati: due litri di acqua vengono distribuiti ad ogni detenuto per bere, il resto arriva con le autobotti che riempiono il pozzo che alimenta il carcere”.

Le esplosioni di aggressività sono all’ordine del giorno. Ieri un detenuto del carcere veneziano di Santa Maria Maggiore ha staccato a morsi il dito di un agente penitenziario. Dall’1 gennaio sono oltre 250 i poliziotti penitenziari aggrediti e feriti. Altre volte il disagio e la frustrazione vengono sfogati in gesti di autolesionismo, fino ai 25 che si sono tolti la vita quest’anno. L’ultimo ieri a Terni. Un uomo di 48 anni, originario della provincia di Sassari, si è tolto la vita impiccandosi con delle lenzuola alla finestra della cella.

Nello Scavo

Avvenire, 30 luglio 2015

Santa Maria Capua Vetere, Detenuto morì in Carcere, Prosciolti 10 Medici


Casa Circondariale Santa Maria Capua VetereÈ stata archiviata l’indagine a carico di 10 medici per la morte del detenuto Pasquale Rammairone, 70enne di Aversa, in carcere per espiare una condanna definitiva per reati contro il patrimonio, deceduto all’Ospedale Melorio di Santa Maria Capua Vetere il 27 giugno del 2014.

L’uomo era stato trasferito d’urgenza dalla Casa Circondariale di Santa Maria per una grave malattia il 24 giugno ove poi morì dopo appena 4 giorni. Nelle settimane precedenti, con il suo difensore di fiducia Avv. Giovanni Cantelli,  aveva chiesto al Giudice di Sorveglianza di Napoli di essere curato a casa, ma il Magistrato aveva respinto l’istanza.

L’indagine aperta sui camici bianchi della struttura carceraria e dell’ospedale Melorio è durata appena un anno. Tutti erano indagati dalla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere per il reato di omicidio colposo ma, il Procedimento Penale è stato subito arrestato sul nascere con un decreto di archiviazione da parte del Giudice per le Indagini Preliminari su richiesta dell’Ufficio del Pubblico Ministero.

Padova: il direttore Pirruccio; droghe e telefoni in carcere ? non ho mai saputo nulla


Carcere di Padova“Non sapevo nulla dello spaccio e dei favori che avvenivano all’interno del carcere altrimenti sarei intervenuto”. Lo ha detto Salvatore Pirruccio direttore della Casa di reclusione del carcere Due Palazzi, interrogato ieri mattina, come persona informata sui fatti, dal sostituto procuratore Sergio Dini nell’ambito dell’operazione “Apache” che un paio di settimane fa aveva portato all’arresto di 15 persone, e tra loro di diversi agenti della polizia penitenziaria.

L’accusa ha portato alla luce dei favori sistematici di alcune guardie corrotte che portavano all’interno delle celle telefonini, sim card, droga, dispositivi di memoria e in alcuni episodi film pornografici. Il magistrato, inoltre, ha voluto capire come mai nessuno si era accorti che alcuni agenti arrivavano al penitenziario dopo aver assunto stupefacenti.

Pirruccio ha spiegato al magistrato che non sono previste verifiche in grado di far emergere casi del genere. L’unica visita accurata, infatti, viene fatta all’agente all’atto dell’assunzione, poi più nulla visto che i medici che lavorano all’interno del penitenziario hanno competenza esclusivamente sui detenuti e non sugli agenti.

Nel frattempo il giudice Mariella Fino ha negato la scarcerazione, attualmente ai domiciliari, dell’avvocato polesano, Michela Marangon di Porto Viro. Secondo il giudice il quadro accusatorio contro di lei si è ulteriormente aggravato.

All’interno del carcere arrivava di tutto ai detenuti, bastava pagare gli agenti di polizia penitenziaria (sei quelli finiti nei guai, due in carcere a Santa Maria Capua Vetere e quattro ai domiciliari) e così la cella diventava – seppur con i limiti del caso – un hotel a cinque stelle. Siamo tra l’agosto e il settembre scorso e la Squadra mobile della polizia, guidata dal vicequestore Marco Calì, sta intercettando un gruppo di marocchini sospettati di un traffico di droga. Un’indagine di routine come tante altre che prende una piega particolare quando gli investigatori (coordinati dal pm Sergio Dini con la supervisione del procuratore aggiunto Matteo Stuccilli) scoprono che uno degli acquirenti è un agente della polizia penitenziaria.

Scattano accertamenti e intercettazioni, ed emerge il caso delle “mazzette” in carcere: i secondini portavano dentro di tutto in cambio di soldi dai detenuti e dai loro parenti. Alcuni agenti in servizio alla Casa di reclusione – secondo le contestazioni – erano dediti, in pianta stabile e in concorso con familiari ed ex detenuti, a un sistema illecito finalizzato all’introduzione in carcere di droga (eroina, coca, hashish, metadone), di materiale tecnologico (telefonini, schede sim, chiavette usb, palmari) ai detenuti.

Il Mattino di Padova, 24 luglio 2014