Resoconto della visita ispettiva alla Casa Circondariale di Napoli Poggioreale


Delegazione visitante il Carcere di PoggiorealeNei giorni scorsi e, più precisamente, lunedì 8 febbraio, una delegazione dei Radicali Italiani e dell’Associazione Giovani Giuristi Vesuviani composta da Emilio Enzo Quintieri, esponente radicale calabrese ed ex membro del Comitato Nazionale di Radicali Italiani e dagli Avvocati Penalisti Salvatore Del Giudice, Alessandro Maresca, Michele Coppola e Domenico La Gatta, grazie all’autorizzazione concessa dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria del Ministero della Giustizia nella persona del Vice Capo Dott. Massimo De Pascalis, su richiesta dell’Onorevole Rita Bernardini, già Deputata e Segretaria Nazionale del Movimento dei Radicali Italiani, ha effettuato per tutta la mattinata una visita ispettiva alla “famigerata” Casa Circondariale di Napoli Poggioreale “Giuseppe Salvia”.

Lo scopo della visita era quello di accertare “de visu” le condizioni di vita dei detenuti, la conformità del trattamento penitenziario ad umanità ed al rispetto della dignità della persona così come prevede la Costituzione Repubblicana, la Legge Penitenziaria e le altre norme europee ed internazionali vigenti in materia penitenziaria e di salvaguardia dei diritti umani fondamentali.

Secondo i più recenti dati diramati dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, alla data del 31/01/2016, nel Carcere di Poggioreale, a fronte di una capienza regolamentare di 1.640 posti, vi erano ristretti 1.928 detenuti, 289 dei quali di nazionalità straniera.

Dopo i controlli di rito all’ingresso della struttura, una delle più grandi d’Europa, la delegazione è stata accompagnata dal personale di Polizia Penitenziaria presso gli Uffici della Direzione ove, stante l’assenza del Direttore dell’Istituto Dott. Antonio Fullone, è stata accolta dai due Vice Direttori presenti e da un Funzionario della Polizia Penitenziaria, poiché il Comandante di Reparto, il Commissario Capo Gaetano Diglio, non era in Ufficio. Subito dopo una lunga chiacchierata la delegazione unitamente al personale dell’Amministrazione Penitenziaria, ha iniziato la visita agli spazi detentivi.

Sono stati accuratamente ispezionati quasi tutti i Padiglioni detentivi che prendono il nome da Città italiane (Firenze, Roma, Avellino, Livorno, Milano, Salerno, Italia e Napoli) nonché il Padiglione “San Paolo” che ospita il Centro Diagnostico Terapeutico, i locali destinati all’area trattamentale (Scuole, Laboratori), i cortili passeggio e le altre aree di pertinenza dell’Istituto. E nell’ambito del giro ispettivo, in ogni reparto, ci si è intrattenuti a dialogare con numerosi detenuti, entrando anche direttamente nelle celle e negli attigui servizi igienici per verificare le condizioni delle stesse. In alcuni Padiglioni la doccia è in un vano attiguo alla cella mentre in altri ancora si trova in locali comuni posti fuori dalle celle in violazione di quanto prevede il Regolamento di Esecuzione Penitenziaria. Alcuni locali doccia sono stati trovati in condizioni inappropriate ed indecorose a causa dell’umidità e della muffa presente.

Non ci sono state particolari lamentele o problematiche che sono state segnalate dai detenuti e, nei pochi casi rilevati, si è avuto l’immediato intervento risolutore o l’impegno della Direzione a risolvere le criticità evidenziate, in alcuni casi nemmeno di stretta competenza dell’Amministrazione Penitenziaria ma del Servizio Sanitario Regionale poiché la Medicina Penitenziaria non è più di competenza dello Stato ma delle Regioni e, nel caso in esame, della Regione Campania. In particolare, un detenuto recentemente operato di tumore, aveva segnalato di attendere da circa due mesi una visita in una struttura sanitaria esterna ed una volta recatici nella Direzione Sanitaria la delegazione ha potuto verificare che erano state esperite tutte le procedure previste e che, per la fine del mese, quel detenuto sarebbe stato tradotto presso un Ospedale di Napoli per essere sottoposto ad un accertamento diagnostico che non era possibile effettuare intramoenia. Nell’Istituto vi sono due servizi di Pronto Soccorso : uno solo per il Padiglione “San Paolo” e l’altro  per tutta la restante popolazione detenuta.

Tutti gli spazi detentivi sono apparsi puliti ed in buone condizioni (naturalmente vi sono celle e locali che avrebbero bisogno di manutenzione straordinaria) eccetto qualche Padiglione come il “Napoli” che è uno dei più vecchi della Casa Circondariale e che, a breve, sarà ristrutturato. Attualmente, è in fase di completamento, il rifacimento del Padiglione “Genova”.

Uno dei Padiglioni “attenzionati” è stato l'”Avellino” (lato destro) poiché erano giunte segnalazioni circa la presenza di detenuti, sofferenti psichici, in regime di isolamento ed in “celle lisce” cioè prive dell’arredo ministeriale. Al momento della visita non è stata accertata alcuna violazione delle norme penitenziarie afferenti la collocazione e la durata temporale dei detenuti in isolamento così come non è stata constatata la presenza di “celle lisce”. Vi erano pochi detenuti per motivi giudiziari, disciplinari ed uno solo per motivi sanitari poiché affetto dalla scabbia ed in cura farmacologica. A Poggioreale non esiste un Reparto di Osservazione Psichiatrica o per detenuti affetti da disturbi mentali ma, comunque, nell’Istituto vi erano 5 detenuti con patologie psichiatriche.

Pietro Ioia ed Emilio Quintieri davanti al Carcere di PoggiorealeDalla visita, è emerso che l’Istituto Penitenziario napoletano, costruito agli inizi del novecento, attualmente, tolte le celle inagibili, ha una capienza regolamentare di 1.500 posti ed i detenuti presenti erano 1.915, 268 dei quali stranieri. Negli anni passati, invece, i detenuti “ospitati” erano circa 3.000 (con la capienza regolamentare ancora inferiore a quella odierna). Nonostante il numero dei detenuti sia notevolmente diminuito, ancora oggi il problema del sovraffollamento non è stato risolto completamente (anche a causa dei Padiglioni chiusi e non utilizzati) poiché vi sono 415 detenuti oltre la capienza regolamentare. La delegazione visitante ha constatato che in ogni cella, al massimo, vi sono allocate 4 ed in alcuni casi 5 persone (in passato, diversamente, c’erano celle occupate dalle 8 alle 12 persone).

Dei 1.915 detenuti presenti : 1.755 sono “comuni” cioè appartenenti al Circuito Penitenziario della Media Sicurezza mentre 161 appartengono al Circuito Penitenziario dell’Alta Sicurezza e, più precisamente, al Sottocircuito dell’AS3 cioè per reati di criminalità organizzata. Questi ultimi, sono allocati soltanto nel Padiglione “Avellino”.

Relativamente alle posizioni giuridiche dei detenuti presenti, 547 di questi erano “definitivi” mentre 1.369 erano “giudicabili” e, nel dettaglio, 741 in attesa di primo giudizio, 391 appellanti e 237 ricorrenti. Per quanto riguarda, invece, le ulteriori “caratteristiche” della popolazione detenuta, è stato verificato che nella struttura penitenziaria vi erano ristretti 557 tossicodipendenti, 86 dei quali in terapia metadonica, 32 sieropositivi e 246 affetti da epatite C. Sia i tossicodipendenti, quelli in trattamento metadonico ed i sieropositivi, sono leggermente diminuiti rispetto al passato mentre i soggetti affetti da epatite C, sono notevolmente aumentati. Ed ancora : 66 sono i detenuti che risiedono fuori dalla Regione Campania : 57 appartenenti al circuito della Media Sicurezza e 9 a quello dell’Alta Sicurezza.

Contrariamente a quanto avveniva in passato che i detenuti stavano rinchiusi per 22 ore al giorno su 24 in cella (avevano diritto a due ore d’aria al giorno, una al mattino e una al pomeriggio, nei cortili adibiti al passeggio), oggi il trattamento penitenziario è molto più “attenuato” ed infatti 500 detenuti godono del “regime aperto” con le celle aperte per 8 ore al giorno con possibilità di permanere nel corridoio del reparto e di fare socialità. A breve, inoltre, grazie all’impegno della Direzione che, in ogni singolo Reparto, tramite la conversione di alcune celle, ha creato una sala comune, saranno attive delle Palestre attrezzate con il materiale (panche, cyclette, etc.) donato gratuitamente dalla Chiesa Valdese di Napoli. Entro fine mese, saranno già funzionanti quelle dei Padiglioni Firenze e Livorno. All’esterno, invece, i detenuti possono usufruire del campo di calcetto mentre la permanenza all’aria aperta è assicurata nei 12 cortili passeggio, utilizzati anche per attività sportiva.

Per quanto riguarda il lavoro, i detenuti lavoranti alle dipendenze dell’Amministrazione Penitenziaria sono 254 (negli ultimi anni c’è stato un leggero incremento delle unità lavorative) con rotazione trimestrale. Vi sono dei laboratori di falegnameria, tipografia, sartoria ed un officina fabbri dove vengono impiegati i detenuti con rotazione mensile.

Relativamente agli “eventi critici” nel 2015 c’è stato 1 suicidio di un detenuto (nel 2014 c’è ne furono invece 3), 4 i decessi per cause naturali (anche 4 nel 2014) e 205 atti di autolesionismo (207 nel 2014). Nessuna aggressione da parte dei detenuti sia nel 2014 che nel 2015 in danno degli Agenti di Polizia Penitenziaria e nessun caso di suicidio – in entrambi gli anni – da parte di questi ultimi.

Nell’istituto vi sono 12 sale colloquio, recentemente ristrutturate e tutte a norma del Regolamento di Esecuzione Penitenziaria oltre ad un area verde per i colloqui. A tal proposito i detenuti che effettuano colloqui regolari con i familiari sono 1.600 : 1.470 detenuti sono “comuni” (Media Sicurezza) e 130 quelli del Circuito Alta Sicurezza.

Per quanto riguarda il Reparto di Polizia Penitenziaria, a fronte di una pianta organica di 946 unità, 847 sono gli Agenti assegnati e 764 quelli realmente in servizio (155 sono quelli distaccati da Poggioreale in altre sedi e 78 sono quelli distaccati da altri Istituti Penitenziari a Poggioreale).

Una delle criticità è costituita dalla scarsa presenza dei Funzionari della professionalità giuridico – pedagogica : infatti, sono presenti solo 19 Educatori mentre ve ne dovrebbero essere 28. Ogni Educatore, facendo riferimento alla pianta organica ed al numero dei detenuti presenti, dovrebbe seguire circa 70 detenuti ed invece ne deve seguire oltre 100. Ed infatti, per esempio, il numero dei detenuti “permessanti” cioè quelli che usufruiscono di permessi premio fuori dall’Istituto sono soltanto 33.

Luigi Mazzotta, Radicali NapoliL’Ufficio di Sorveglianza di Napoli tramite i propri Magistrati di Sorveglianza, secondo le informazioni riferite alla delegazione dalla Direzione dell’Istituto Penitenziario, si recherebbe frequentemente in Carcere anche per effettuare l’ispezione dei locali ove sono ristretti i detenuti : l’ultima visita effettuata dal Magistrato di Sorveglianza risalirebbe al 29/01/2016 e la frequenza delle visite sarebbe di 6 volte al mese. A tal riguardo, c’è da segnalare, che diversi detenuti hanno lamentato di non riuscire ad effettuare colloqui con i Magistrati di Sorveglianza e che questi ultimi spesso non rispondono alle loro istanze in tempo oppure non rispondono proprio.

Anche l’Azienda Sanitaria Locale, stando a quanto riferito alla delegazione, svolgerebbe l’attività ispettiva (semestrale) prevista dall’Ordinamento Penitenziario; l’ultima ispezione igienico – sanitaria è stata effettuata il 13/12/2015.

All’esito della visita ispettiva il giudizio espresso dall’esponente radicale Emilio Enzo Quintieri e condiviso da tutti i membri della Delegazione, per una serie di considerazioni, in parte richiamate nel resoconto, è stato abbastanza positivo, fermo restando che nella Casa Circondariale di Napoli Poggioreale, permangono criticità e problematiche di varia natura, molte delle quali – come quelle di tipo sanitario – non dipendono dalla Direzione Penitenziaria ma di altre Amministrazioni.

Le condizioni di detenzione, stante la notevole diminuzione dei detenuti e la possibilità per gli stessi di intrattenersi per più ore ai passeggi all’aria aperta, ad attività ricreative, sportive e trattamentali in luoghi esterni alla cella, alla libera circolazione nel reparto per gran parte della giornata ed il fatto che le celle da “camere di detenzione” siano finalmente divenute (come prevede l’Ordinamento Penitenziario) “camere di pernottamento” destinate al riposo notturno, sono sensibilmente migliorate rispetto agli anni passati, tempi in cui nel Carcere di Poggioreale venivano sistematicamente violati i diritti umani fondamentali proprio per le condizioni detentive crudeli e degradanti, contrarie al principio di umanità della pena sancito dall’Art. 27 della Costituzione Repubblicana.

Per completezza di informazione, si segnala che il giudizio positivo sul miglioramento delle condizioni della struttura penitenziaria, viene riconosciuto anche dallo storico radicale napoletano Luigi Mazzotta, Presidente dell’Associazione Radicale “Per La Grande Napoli” e membro del Comitato Nazionale di Radicali Italiani nonché da Pietro Ioia, Presidente dell’Associazione degli Ex Detenuti Organizzati di Napoli da anni impegnato concretamente per la tutela dei diritti dei cittadini detenuti.

Chiaramente resta ancora molto da fare a Poggioreale e, nel frattempo, non si deve abbassare in alcun modo la guardia sia su questo stabilimento penitenziario che su tanti altri in Campania ed in altre Regioni d’Italia !

Questionario visita ispettiva Casa Circondariale di Napoli Poggioreale (clicca per leggere)

Campania, Radicali e Giovani Giuristi Vesuviani in visita alle Carceri ed Opg della Regione


Carcere Secondigliano NapoliNei prossimi giorni una delegazione dei Radicali Italiani e dei Giovani Giuristi Vesuviani si recherà in visita ispettiva in diverse Carceri ed Opg della Regione Campania al fin di rendersi conto delle condizioni di vita dei detenuti e degli internati, sulla conformità del trattamento ad umanità e sul rispetto della dignità della persona da parte dell’Amministrazione Penitenziaria.

Le visite – organizzate da Emilio Enzo Quintieri, esponente radicale calabrese, già membro del Comitato Nazionale di Radicali Italiani unitamente a Salvatore Del Giudice, Avvocato e Presidente dell’Associazione Giovani Giuristi Vesuviani – su richiesta dell’Onorevole Rita Bernardini, già Deputato ed ex Segretario Nazionale dei Radicali, sono state autorizzate dal Dirigente Generale Massimo De Pascalis, Vice Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria del Ministero della Giustizia.

Sette saranno le strutture detentive che verranno ispezionate dalla delegazione visitante : la Casa Circondariale di Napoli Poggioreale “Giuseppe Salvia”e la Casa Circondariale di Napoli Secondigliano (lunedì 8), l’Ospedale Psichiatrico Giudiziario “Filippo Saporito” di Aversa e la Casa Circondariale “Francesco Uccella” di Santa Maria Capua Vetere (martedì 9), la Casa Circondariale di Avellino “Bellizzi Irpino” e la Casa Circondariale di Benevento “Capodimonte” (mercoledì 10) nonché la Casa Circondariale Femminile di Pozzuoli (giovedì 11).

A Poggioreale, al momento, a fronte di una capienza regolamentare di 1.640 posti, sono ristretti 1.928 persone, 289 delle quali straniere (288 in esubero); a Secondigliano, invece, a fronte di una capienza di 897 posti, sono detenuti 1.303 persone, 49 delle quali straniere (406 in esubero).

OPG AversaNell’Ospedale Psichiatrico Giudiziario (Opg) di Aversa, il più antico manicomio criminale d’Italia (1876), che avrebbe dovuto essere chiuso da tempo nel rispetto della Legge n. 81/2014 e sostituito da Residenze per l’Esecuzione delle Misure di Sicurezza (Rems), sono ospitati ancora 44 internati, 5 dei quali stranieri, per una capienza regolamentare di 206 posti letto. Prossimamente dovrebbe essere riconvertito in un Istituto Penitenziario a custodia attenuata per accogliere 200 detenuti a basso indice di pericolosità. Nel Carcere di Santa Maria Capua Vetere, invece, a fronte di una capienza di 833 posti, ci sono 926 detenuti, 179 dei quali stranieri e 66 donne (93 in esubero).

L’Istituto Penitenziario di Avellino Bellizzi Irpino, avente una capienza di 500 posti, ospita 507 detenuti, 57 dei quali sono stranieri e 27 donne (7 in esubero). In questo stabilimento penitenziario, tra l’altro, ci sono 3 detenute madri con figli al seguito (1 italiana e 2 straniere).

Nella Casa Circondariale di Benevento Capodimonte, sono ristrette 386 persone, 40 straniere, 22 delle quali donne, per una capienza di 254 posti detentivi (132 in esubero). Infine, nel Carcere Femminile di Pozzuoli, a fronte di una capienza di 105 posti, sono ristrette 159 detenute, 47 delle quali di nazionalità straniera (54 in esubero).

La delegazione che visiterà le predette strutture penitenziarie oltre a Quintieri e Del Giudice, sarà composta dagli Avvocati Alessandro Maresca, Michele Coppola, Domenico La Gatta, Arcangelo Giacinto, Gaetano Salvadore, Luigi Silvestro, Nicole Scognamiglio, Rosanna Russo e Claudia Romano.

Napoli: la verifica dell’Asl “nel Carcere di Poggioreale ci sono cucine fatiscenti”


Carcere Poggioreale NapoliL’ultimo sopralluogo semestrale dell’Asl è dello scorso luglio, ma la segnalazione più recente è di un paio di settimane fa. Dai rilievi post-ispezione risulta che la cucina del carcere di Poggioreale è in peggiorate condizioni strutturali ed igienico-sanitarie. La relazione sottolinea il deterioramento di arredi ed utensili e, di conseguenza, la necessità urgente di lavori di rifacimento per non mettere in pericolo la salubrità degli ambienti e la salute di detenuti e lavoratori. Ristrutturazione, che compete all’amministrazione penitenziaria, e definita improcrastinabile dall’azienda sanitaria Napoli 1 Centro, a cui fa riferimento la casa circondariale dal 2008, cioè da quando le competenze sanitarie, prima di allora in capo al Ministero della Giustizia, sono state trasferite al Sistema sanitario nazionale.

Ma non c’è solo il timore di intossicazioni a causa dell’attuale stato disastrato dei locali. Il cibo arriva scadente in cella per l’assenza di adeguati carrelli porta vivande. Per questo motivo i detenuti sono costretti alle spese aggiuntive del sopravvitto e a cucinarsi autonomamente, tra letto e bagno, con i pericolosi fornellini a gas.

“A parte i casi di ustione e il fatto che talvolta nel reparto dei tossicodipendenti il gas è inalato come fosse droga, i pasti, vista l’assenza di recipienti termici da usare per il trasporto fino ai padiglioni, sono immangiabili” spiega il cappellano don Franco Esposito. “La conseguenza è che tonnellate di cibo ogni giorno vengono buttate nella spazzatura. Solo gli indigenti, come gli extracomunitari, mangiano quello che gli arriva e questo accentua la disparità sociale”.

Non solo. “Oltre allo spreco – continua don Franco – la legge dice che una cucina deve servire al massimo per 400 detenuti, quindi dovrebbe esserci una cucina per ogni padiglione, invece oggi una sola serve per circa 1.800 persone, oltre a quella speciale destinata ad un centinaio di detenuti del padiglione clinico. Ed è strano che, ovunque, in una cucina sono obbligatoriamente previsti cuochi professionisti, mentre a Poggioreale chi la gestisce è personale della Penitenziaria insieme agli stessi detenuti lavoranti”.

Claudia Procentese

Il Mattino, 5 novembre 2015

Napoli: la maledizione del Carcere di Poggioreale “qui dentro si picchia ancora”


Carcere Poggioreale NapoliCerto non lo si può consigliare nelle guide turistiche. Eppure un giro nei pressi del carcere di Poggioreale può aiutare a conoscere Napoli almeno quanto una passeggiata in via Caracciolo. Bisogna fermarsi lì, davanti al bar “L’angolo della libertà”, un nome che dice tutto. Ci sono i familiari dei reclusi, una comunità solidale come poche. Non noterai i segni del dolore, la rabbia della privazione, ma una consuetudine che è fatalismo e spirito di adattamento.

Possibile che ci si rassegni anche ai pestaggi? Forse sì. Poggioreale è stata al centro di vicende gravissime negli anni scorsi, che nel 2014 hanno portato alla sostituzione di tutti i vertici: via la direttrice, il comandante della polizia penitenziaria, il direttore sanitario e il responsabile del Pedagogico. Ci si aspetterebbe anche un rinnovamento nella gestione dei reclusi. Ma le testimonianze raccolte lì, davanti all’ingresso di via Nuova Poggioreale riservato ai familiari, fanno temere che qualche scoria sia difficile da espellere.

Nella rassegnazione devi metterci anche la sentenza frettolosa di un signore sulla cinquantina, padre di un detenuto e a sua volta con un passato da recluso a Poggioreale. “Se hanno ricominciato a malmenarli? E perché ricominciato? Sono vent’anni che va avanti così”. S’infila nel cancello, non dice altro, rende l’idea di una terribile normalità. Informazioni più chiare le fornisce un uomo appena uscito dal penitenziario: “Sì, le guardie picchiano. Dipende anche dai padiglioni, ma certo ce ne sono alcuni dove le mani addosso alla gente le ho viste mettere”. Cosa succede esattamente? “Sono i sistemi che si usano soprattutto con i nuovi arrivati. Che vi devo dire, se si fa una fila e uno non sta perfettamente allineato, come sotto le armi, come minimo ti arriva uno scazzettone”. Uno schiaffo sulla nuca. “A chi è appena entrato in carcere danno una specie di benvenuto. Tu non sai che dentro devi rispettare regole di ferro come al militare: diciamo che te le fanno capire loro”.

Naturalmente non ci viene chiesto di sollevare un caso: fa tutto parte di una prassi ormai radicata. Continua l’ex recluso: “I padiglioni dove questo accade più spesso sono il Napoli e il Milano. Altri sono più tranquilli”. Altri come il Firenze, sostiene un signore sulla cinquantina che ha un fratello dentro e ha appena accompagnato la cognata: “Finora non ci ha raccontato niente di strano”. In effetti i padiglioni Firenze e Italia rappresentano un’eccezione positiva: sono gli unici in cui le celle restano aperte 8 ore al giorno.

Sul resto i numeri parlano chiaro. In giro ci sarà pure una tendenza alla decompressione, qui a Napoli est non sanno che significa: secondo i dati del Dap al 31 agosto si contavano 1.931 detenuti, 287 in più rispetto ai 1.644 posti della capienza “teorica”. Ma in pratica le cose vanno ancora peggio: c’è un’intera ala in ristrutturazione, il padiglione Genova. Fanno 111 posti in meno, come ricorda l’ultimo rapporto di Antigone. Vuol dire che i reclusi in sovrannumero raggiungono l’astronomica quota 400. E che Poggioreale è un carcere sovraffollato per oltre il 25 per cento.

In queste condizioni lavorare è difficilissimo anche per le guardie carcerarie. Una di loro descrive così la situazione: “I nuovi simil-camorristi sono ragazzetti di 18-20 anni. Gli ultimi morti a Napoli lo dimostrano. Il più delle volte hanno il cervello bruciato dalle droghe sintetiche, li guardi e ti chiedi com’è possibile definirli boss. Io non ho mai alzato le mani, non mi risulta alcun episodio, ma se a qualche collega fosse scappato uno schiaffo deve essere stato perché quando parli non ti capiscono nemmeno”.

Davanti all’ingresso dei familiari molti negano. Niente botte, dicono, mai arrivato un lamento, almeno su questo. Un padre si affanna verso l’entrata: “Mio figlio sta dall’altro ieri, ancora non ci ho parlato, non posso rispondere. Ma ‘e guagliune tenene ‘e cape ‘e merd”. Napoli è anche rassegnazione a una devianza giovanile più disperata che criminale. Eppure il dubbio resta: i tempi della “cella zero” – la gabbia liscia dove, come raccontò il pentito Fiore D’Avino, “ti picchiavano con le mazze coperte dagli asciugamani per non lasciarti i segni” – sono definitivamente andati o è rimasta una traccia? Su Poggioreale pesa una lontana maledizione: l’assassinio di Giuseppe Salvia, il vicedirettore che Raffaele Cutolo fece trucidare in Tangenziale nell’81. Due anni fa il penitenziario è stato intitolato proprio a Salvia. Con quell’atto ci si illuse di aver fermato la scia di repressione e rivolte seguita proprio alla bestiale vendetta di ‘o prufessore. Fu un’illusione appunto. E i fatti che nel 2014 hanno portato al trasferimento dell’ex direttrice Teresa Abate lo dimostrano. Ora qualcosa sembra cambiato davvero. Ma a Poggioreale c’è un virus sottile che nemmeno la gestione più rigorosa potrà mai allontanare del tutto.

Errico Novi

Il Garantista, 25 ottobre 2015

Napoli, Ispezione del Consigliere Regionale Moxedano (Idv) : “a Poggioreale gravi criticità”


On. Francesco Moxedano CC Poggioreale“Questa mattina mi sono recato al penitenziario di Poggioreale, dopo l’incontro avuto con il direttore del carcere dott. Antonio Fullone, unitamente alla dott.ssa Tocco garante dei diritti dei detenuti, al direttore sanitario del centro clinico dott. Di Benedetto, alla dott.ssa Annalaura De Fusco vicedirettrice e al comandante Colucci Pasquale ho visitato il centro clinico di Poggioreale. Ho potuto constatare criticità strutturali, di attrezzature, diagnostiche e di laboratorio il che appare alquanto paradossale se si pensa che 4 anni fa sono stati stanziati cinque milioni di euro per le attrezzature mai spesi”. Lo dice il Consigliere Regionale della Campania Francesco Moxedano (Italia dei Valori).

“Alcuni pazienti detenuti – aggiunge – sono ricoverati da anni nel nosocomio carcerario gravando fortemente sulla spesa della giustizia e sanitaria, tra l’altro in condizioni non consone ad una società civile. Le apparecchiature della diagnostica risalgono a venti anni fa, il solo ecografo presente nel centro risale ad oltre 15 anni. Durante la visita ho interloquito con il personale infermieristico tecnico e medico, ex dipendenti del ministero della giustizia ed oggi a carico dell’Asl Napoli 1, precari da più di venti anni. Nel centro clinico è presente personale appartenente al consorzio Gesco, con una rotazione continua di personale infermieristico. I detenuti restano in lista di attesa per mesi, a volte anni, per una risonanza magnetica o una Tac, il che comporta naturalmente l’aggravarsi della patologia. Ho chiesto al Presidente della commissione sanità un’audizione urgente, per affrontare le forti criticità presenti nel centro clinico del carcere di Poggioreale”, conclude Moxedano.

Carceri, Bernardini (Radicali): “Governo schizofrenico, Orlando e Costa su fronti opposti”


carcere 3Abbiamo final­mente un mini­stro di Giu­sti­zia che ha ammesso cla­mo­ro­sa­mente che le car­ceri sono cri­mi­no­gene, in altre parole che lo Stato, vio­lando le sue stesse norme, obbliga a un per­corso verso le reci­dive e non di ria­bi­li­ta­zione. Ma allora, cosa si aspetta a far sì che dav­vero, e non solo negli orien­ta­menti acca­de­mici, il car­cere sia l’extrema ratio? Il governo invece agi­sce in modo schi­zo­fre­nico e rin­corre i popu­li­smi giu­sti­zia­li­sti senza riflet­tere sulle conseguenze».

Rita Ber­nar­dini, segre­ta­ria dei Radi­cali ita­liani, ha appena con­cluso una visita ispet­tiva nel car­cere mila­nese di Opera, come dele­gata mini­ste­riale per gli Stati gene­rali del car­cere che si con­clu­de­ranno nel pros­simo autunno con pro­po­ste orga­ni­che di riforma del sistema peni­ten­zia­rio italiano.

Le con­di­zioni delle car­ceri sono miglio­rate rispetto al 2013 quando la Corte di Stra­sburgo con­dannò l’Italia. A fine luglio, nei 49.655 posti dei 198 isti­tuti sono recluse 52.144 per­sone. Con­ti­nuano a morire, però, forse più di prima: i dati aggior­nati all’11 ago­sto di Ristretti oriz­zonti par­lano di 71 morti, di cui 27 sui­cidi. La sua impressione?

Dati alla mano posso assi­cu­rare che il sovraf­fol­la­mento è ancora un pro­blema in almeno una ses­san­tina di isti­tuti, con tassi che vanno dal 130 al 200%. A Reg­gio Cala­bria, per esem­pio, nel car­cere di Arghillà inau­gu­rato solo un paio di anni fa, c’è un reparto com­ple­ta­mente chiuso per man­canza di per­so­nale e di con­se­guenza i dete­nuti sono ammas­sati negli altri reparti. Ma sa qual è l’unica cosa che ha svuo­tato dav­vero le car­ceri ? La sen­tenza della Corte costi­tu­zio­nale sulla Fini-Giovanardi (la legge proi­bi­zio­ni­sta sulle dro­ghe, ndr). Per­si­stono invece tutti gli altri pro­blemi: da quello sani­ta­rio, con la man­canza di cure soprat­tutto per i dete­nuti affetti da pato­lo­gie molto gravi, alla man­canza di lavoro, per non par­lare del diritto vio­lato all’affettività e alla pros­si­mità ter­ri­to­riale. Sono tutte cose che come Radi­cali ita­liani abbiamo denun­ciato in un’altra memo­ria inviata al comi­tato dei mini­stri del Con­si­glio d’Europa, orga­ni­smo che deve veri­fi­care l’attuazione della sen­tenza Tor­reg­giani. Non è un caso, dun­que, che sia aumen­tato l’indice dei sui­cidi, anche rispetto alla popo­la­zione libera. La mia impres­sione poi è che i casi psi­chia­trici di una certa gra­vità sono aumen­tati per­ché la magi­stra­tura non può più inviare negli Opg — for­mal­mente, ma non real­mente, chiusi — tanto che alcuni car­ceri si sono attrez­zati con repar­tini ad hoc. A Pog­gio­reale il diret­tore Anto­nio Ful­lone denun­cia la pre­senza di almeno 40 casi psi­chia­trici gravi. Que­sto dimo­stra che l’operazione di chiu­sura degli Opg rischia il fal­li­mento totale, se non si for­ni­scono risorse alle strut­ture ter­ri­to­riali che dovreb­bero seguire i malati prima che si tra­sfor­mino in casi drammatici.

Infatti nell’ultimo mese tre per­sone sono morte durante un trat­ta­mento sani­ta­rio obbligatorio…

Sicu­ra­mente è aumen­tato l’esito tra­gico di que­sti Tso: senza risorse per i Dipar­ti­menti di salute men­tale, manca il per­so­nale sani­ta­rio che ese­gue i trat­ta­menti. Nel caso di Torino, per esem­pio, c’era solo un medico psi­chia­tra. Che peral­tro a quanto sem­bra pren­deva ordini dagli agenti, men­tre dovrebbe essere il contrario.

Marco Pan­nella ha inter­rotto lo scio­pero della fame e della sete, ini­ziato per denun­ciare la per­si­stente ille­ga­lità dello Stato ita­liano nelle car­ceri, dopo la tele­fo­nata del pre­si­dente Mat­ta­rella. Le sem­bra che l’attuale capo dello Stato abbia la stessa sen­si­bi­lità del suo pre­de­ces­sore, Napo­li­tano, rispetto alla con­di­zione dei detenuti?

Lo vedremo. Le parole pro­nun­ciate dal pre­si­dente sono state molto impor­tanti per­ché ha detto di con­di­vi­dere la bat­ta­glia per i diritti civili e umani e per la lega­lità che con­duce Marco. Ora però biso­gna inter­ve­nire: non a caso nell’ottobre 2013 Napo­li­tano aveva par­lato di obbligo della lega­lità da parte dello Stato. Siamo in un momento di sbando gene­rale. Per fare un esem­pio, dopo aver speso in dieci anni 110 milioni per met­tere in fun­zione una decina di brac­cia­letti elet­tro­nici, ora tutti i due­mila dispo­si­tivi pro­dotti dalla Tele­com sono impe­gnati. E dall’inizio dell’anno siamo ancora in attesa del bando per pro­durne altri. Per­ciò i magi­strati sono costretti a tenere in car­cere chi potrebbe andare ai domi­ci­liari, altro che pene alter­na­tive. Ma allora, che senso ha fare gli stati gene­rali del car­cere, cer­care solu­zioni al sovraf­fol­la­mento, se poi lo Stato ita­liano non rispetta nem­meno le leggi che ci sono già? O se il sot­to­se­gre­ta­rio Enrico Costa pre­senta in com­mis­sione Giu­sti­zia, alla Camera, emen­da­menti al ddl delega di riforma del codice di pro­ce­dura penale e dell’ordinamento peni­ten­zia­rio per aumen­tare le pene per i reati che lui chiama di allarme sociale? C’è chi nel governo pre­fe­ri­sce seguire i Sal­vini e i Grillo, la pan­cia piut­to­sto che la testa.

Eleonora Martini

Il Manifesto, 12 Agosto 2015

Napoli, il detenuto suicida a Poggioreale era stato rifiutato dai suoi familiari


Carcere Poggioreale NapoliNon aveva mai potuto lasciare il carcere perché non sapeva dove andare: era stato rifiutato finanche dai familiari. Il giudice gli aveva applicato la misura alternativa degli arresti domiciliari senza mai poterla far eseguire; soltanto nell’ultimo periodo era stata trovata un’alternativa grazie ai volontari e alla direzione del carcere.

Ma non c’è stato tempo: Giovanni Iazzetta, 51 anni, di Afragola, si è tolto la vita a Poggioreale l’altro giorno, impiccandosi con la cinta dell’accappatoio. Il particolare del rifiuto, triste e drammatico, è emerso in queste ore, indagando sui motivi del gesto estremo del detenuto. La direzione del carcere si era interessato del caso dopo che era emersa chiara l’impossibilità di ottenere un domicilio per gli arresti a casa. Sposato, due figlie, arrestato dai carabinieri dopo una rapina in una farmacia a Crispano, Iazzetta era stato rifiutato proprio dai familiari. Nel senso che la direzione del carcere non aveva potuto dare seguito al provvedimento degli arresti domiciliari. Tra gli stessi operatori sociali e i volontari che lavorano a Poggioreale era scattata una gara di solidarietà che sembrava aver raggiunto un risultato: proprio nei giorni scorsi era arrivato un assenso di massima da parte di un dormitorio. Una corsa inutile: l’altro giorno la decisione di farla finita. Una sorpresa (e un dolore forte) per gli operatori e per lo stesso direttore di Poggioreale, Antonio Fullone, che personalmente segue i casi più difficili all’interno del carcere.

Una vita sul filo, sfortunata, quella di Iazzetta. Abitava nella zona dei cosiddetti “mattoni”, alla periferia di Afragola. Qui lo conoscevano tutti. Una vita bruciata da alcol e droga, scandita da un incessante via vai dal carcere, inframmezzato da una misera quotidianità nell’orrida edilizia delle palazzine popolari Iacp di Afragola, i “mattoni” appunto, e che per panorama e sky line hanno i palazzoni del rione Salicelle, un altro posto difficile in mano alla camorra.

Una volta rinchiuso in carcere, Iazzetta era stato preso in carico ma anche assistito dalla polizia penitenziaria e dal personale che svolge una continua azione di affiancamento e monitoraggio. Si era rincuorato dopo aver appreso che poteva tornare a casa, ma si era subito abbattuto quando si era reso conto che la famiglia non aveva dato la sua disponibilità per i domiciliari. L’altro giorno la decisione di farla finita. E quando la notizia è stata data fuori, a casa, gli stessi familiari si sono sentiti tramortiti.

La Repubblica, 7 maggio 2015

Napoli: Poggioreale, l’inchiesta sui pestaggi nella “cella zero”, indagati quattro Agenti Penitenziari


Carcere di Poggioreale Manifestazione RadicaliSono quattro le persone finite sul registro degli indagati per i presunti pestaggi all’interno del carcere di Poggioreale. Sono agenti di polizia penitenziaria. Stiamo parlando dell’inchiesta sulle presunte violenze consumate all’interno della cosiddetta “cella zero”, luogo di soprusi e botte da orbi all’interno della struttura penitenziaria napoletana, venuta alla luce dopo le denunce il garante dei detenuti della Regione Campania Adriana Tocco. Nel suo ufficio sono arrivate oltre 150 testimonianze dei detenuti.

Sono quattro le persone finite sul registro degli indagati per i presunti pestaggi all’interno del carcere di Poggioreale, sono tutti appartenenti alla polizia penitenziaria. I reati contestati; abuso di autorità, sequestro di persona e maltrattamenti. Stiamo parlando delle presunte violenze consumate all’interno della cosiddetta “cella zero”, luogo di soprusi e botte da orbi all’interno della struttura penitenziaria napoletana, venute alla luce dopo le denunce il garante dei detenuti della Regione Campania Adriana Tocco. L’inchiesta prende le mosse lo scorso anno: la procura di Giovanni Colangelo recepisce le oltre 150 denunce che gli ex detenuti hanno messo nero su bianco a inoltrato anche all’ufficio del garante.

E approfondisce i racconti che le sono pervenuti.

Indagine complessa e difficile quella dei sostituti Valentina Rametta e Giuseppina Loreto, coordinate dall’aggiunto Alfonso D’Arino. Ma la vicenda è tutt’altro che chiusa, le indagini proseguono percepire se si sia trattato solo di episodi sporadici oppure di una condotta stabile riservata ai detenuti. Una vicenda, questa dell’esistenza della “cella zero” che allora come oggi suscita grande stupore e l’inchiesta da atto del lavoro del lavoro dell’ufficio del Garante. “L’indagine della Procura partenopea – commenta la garante Adriana Tocco – in seguito alla presentazione delle mie segnalazioni, ha permesso di far cambiare aria a Poggioreale”.

“Sono stati cambiati i vertici dell’Istituto (a maggio del 2014 il Dap aveva deciso di avviare le procedure per il trasferimento della direttrice, Teresa Abate, ndr), della Polizia Penitenziaria, dell’area educativa che con l’apertura delle celle e l’aumento di varie attività, mi hanno permesso di riscontrare il fatto che non ricevo più denunce, né verbali né scritte per abusi di violenze”. Intanto, sulla vicenda della “cella zero” nei giorni scorsi è stato pubblicato il documentario pubblicato realizzato dal fotoreporter Salvatore Esposito che attraverso le testimonianze di numerosi ex detenuti del carcere partenopeo – ricostruisce una realtà agghiacciante, tragica e, allo stesso tempo, drammatica raccontata dai protagonisti dei presunti pestaggi nel carcere partenopeo.

Antonio Scolamiero

Corriere del Mezzogiorno, 24 febbraio 2015

Napoli: ispezione dei politici a Poggioreale, il Carcere ha mille detenuti in meno


manifestazione Carcere PoggiorealeRiaperto il laboratorio di falegnameria e inaugurato uno di pasticceria. Una nuova visita ispettiva si è svolta ieri mattina al carcere di Poggioreale. “Io e il consigliere regionale Corrado Gabriele siamo entrati al carcere di Poggioreale per conoscere il nuovo direttore, Antonio Fullone – spiega Luigi Mazzetta, dei Radicali Per La Grande Napoli.

Io lo definirei una persona meravigliosa. Finalmente il carcere ha un direttore che si occupa davvero di rieducazione e correzione”. La visita ispettiva ha rilevato che, grazie al ridimensionamento delle presenze a Poggioreale, nell’ultimo anno sono circa mille i detenuti che sono stati trasferiti o rilasciati, non c’è più il sovraffollamento disumano che caro è costato, in termini umani ed economici.

“All’interno – prosegue Mazzotta – il carcere di Poggioreale si è trasformato. E stato riaperto il reparto di falegnameria ed è stato inaugurato un reparto di pasticceria, dove i detenuti possono impiegare il loro tempo imparando un mestiere. Anche la sala colloqui è migliorata rispetto a un anno fa, hanno aperto nuove sale e ristrutturato le vecchie.

È tutto pulito e ordinato e c’è la possibilità di incontrare i familiari all’interno di un giardino dove ci sono i giochi per i bambini che vanno a trovare i padri in carcere”. Entusiasta per questo giardino, Luigi Mazzotta ha anche avanzato una proposta al direttore Fullone, dare ai detenuti la possibilità di passare un’intera giornata con i familiari durante i giorni di festa.

“Il nuovo direttore -commenta Mazzotta – è un tecnico preparato che si sta davvero impegnando per applicare l’articolo 27 della Costituzione che riguarda la riabilitazione”. Anche l’interno del padiglione Avellino sembra mostrare segni di cambiamento. Qui ormai ci sono al massimo quattro persone per cella. Il problema più grosso è rappresentato dal padiglione San Paolo, dove ci sono ammalati in attesa di interventi chirurgici da lungo tempo.

“Abbiamo raccolto denunce di ammalati che devono essere operati, ma Fasi non agevola le cure – spiega Mazzotta. Ci sono persone in sedie a rotelle e in condizione di salute non compatibili con la detenzione. Nella visita al padiglione Avellino abbiamo incontrato un detenuto che in quattro mesi ha perso 30 chili. I problemi della vita in carcere ancora ci sono e influiscono sui detenuti fisicamente e psicologicamente”. Il giudizio post visita è comunque positivo.

“Con Corrado Gabriele – conclude Mazzotta – abbiamo notato che qualcosa è cambiato. Sono stati intrapresi progetti a medio e lungo termine, certo è sempre una struttura problematica ma il direttore è una persona competente e capace”. Anche Pietro Ioia, presidente dell’associazione Ex Don, saluta positivamente le visite ispettive.

“Siamo felici del fatto che le visite ispettive proseguano perché ancora non è ben chiaro se la situazione interna di Poggioreale è realmente cambiata o i detenuti subiscono ancora violenze. Alle mie orecchie arrivano voci contrastanti, molti dicono che è finito tutto, altri dicono che le percosse continuano ma nessuno le denuncia. Invito i detenuti a denunciare eventuali problemi all’interno della struttura, tramite i familiari”.

Claudia Sparavigna

Roma, 7 ottobre 2014

Napoli, Ispezione di Radicali e Socialisti al Carcere di Poggioreale. Chiesta alla Regione la riapertura della Sala Operatoria


Luigi Mazzotta, Radicali NapoliCome preannunciato, nella mattinata di ieri, i Radicali unitamente ai Socialisti Italiani hanno tenuto presso la Casa Circondariale di Napoli Poggioreale una Visita ispettiva per accertare quali fossero le condizioni di detenzione, a distanza dell’ultima ispezione effettuata qualche tempo fa. Nel penitenziario cittadino, recentemente affidato al Direttore Antonio Fullone, proveniente dalla Casa Circondariale “Borgo San Nicola” di Lecce, sono entrati l’Onorevole Corrado Gabriele, Consigliere della Regione Campania, del Partito Socialista Italiano (Psi) e Luigi Mazzotta, Dirigente Nazionale dei Radicali Italiani e militante dell’Associazione Radicale per la Grande Napoli. Fuori le mura, nel frattempo, era stato organizzato un sit-in da parte dei Radicali a cui si sono aggiunti numerosi parenti e familiari dei detenuti ristretti a Poggioreale. Tra di loro, anche Nina Scafuro, la madre di Federico Perna, deceduto proprio a Poggioreale nei mesi scorsi in circostanze ancora poco chiare e sulle quale vi è in corso una inchiesta giudiziaria presso il Tribunale di Napoli.

La delegazione, accompagnata personalmente dal Direttore Fullone, ha visitato il Padiglione “San Paolo” che è il Centro Diagnostico Terapeutico cioè il “Reparto Ospedaliero” nonché il Padiglione Avellino. Nel corso della visita è stato fatto un sopralluogo anche alle Sale Colloquio che, proprio di recente, sono state completamente ristrutturate ed aumentate alleviando i problemi per i detenuti ed i loro familiari, prima costretti ad estenuanti file di attesa davanti all’Istituto Penitenziario. Sia l’Onorevole Gabriele che il Radicale Mazzotta hanno voluto esprimere la propria soddisfazione per l’accoglienza riservatagli dal nuovo Direttore e per l’impegno che in questo breve periodo ha profuso e che continuerà a praticare nel futuro per il miglioramento della struttura carceraria, ritenuta a ragione, una delle peggiori di tutta l’Unione Europea.

Manifestazione PoggiorealeC’è da segnalare che è stato, almeno per il momento, risolto il problema del sovraffollamento. Infatti in celle in cui prima vi erano rinchiuse dalle 8 alle 12 persone, ora ve ne sono molto di meno (4) e pare che sia rispettato il limite dei 3 metri quadri a detenuto imposto dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo. Nonostante ciò, specialmente per quanto concerne il “San Paolo”, l’assistenza sanitaria fornita ai detenuti è insufficiente ed inadeguata. Bisognerebbe, infatti, riaprire immediatamente la Sala Operatoria del Carcere per evitare esosi costi per le traduzioni ed i piantonamenti in Ospedale. Per tale motivo, i Radicali ed i Socialisti, chiedono alla Regione Campania di provvedere con urgenza ad attivarsi per ripristinare questo importante servizio all’interno dell’Istituto. Secondo quanto riferisce il Consigliere socialista, il Direttore Fullone avrebbe l’intenzione di aumentare il numero delle ore d’aria ai detenuti in quei Padiglioni in cui ve ne sia la concreta possibilità. Anche questa iniziativa è stata salutata con piacere dalla delegazione poiché, consentirà ai detenuti, di non trascorrere più 20 ore al giorno su 24 chiusi in cella. “Questo va bene – dice l’On. Gabriele – ma serve ancora tantissimo e non bisogna spegnere i riflettori su questo Penitenziario che contiene 1834 detenuti, dei quali oltre 1.000 in custodia cautelare nonché tanti ammalati che, diversamente, dovrebbero stare in Ospedale.” Relativamente alle persone detenute ammalate, il radicale Mazzotta, ha preso i loro nominativi e l’Associazione Radicale per la Grande Napoli, seguirà tutte le loro problematiche con attenzione come sempre fatto negli ultimi tempi.

Quanto ai maltrattamenti da parte del personale di Polizia Penitenziaria, fino a poco tempo fa denunciati dai detenuti, non sono state fatte alcune lamentele anche perché la situazione è cambiata (è stato trasferito il vecchio Direttore e mandato in pensione il Comandante della Polizia Penitenziaria) anche grazie allo sfollamento effettuato che, consente, una migliore convivenza tra il personale che opera all’interno dell’Istituto e chi vi è costretto a viverci.

Il Servizio di Radio Radicale sulla Ispezione al Carcere di Poggioreale