Radicali Italiani in visita al Carcere di Napoli Poggioreale


Sabato di Pasqua dietro le sbarre per una nutrita delegazione di Radicali Italiani che, dopo le visite del venerdì Santo ad Aversa e Pozzuoli, ha concluso il suo giro di ispezioni prepasquali nella casa circondariale di Napoli Poggioreale. A guidare il gruppo, il membro della direzione nazionale di Radicali Italiani, avvocato Raffaele Minieri, assieme ad Emilio Quintieri e Sarah Meraviglia, del comitato nazionale dello stesso movimento. Nel corso della lunga ispezione nel carcere partenopeo, la delegazione è stata accompagnata dalla direttrice, dottoressa Maria Luisa Palma e dal commissario capo Antonio Sgambati, già abituato a seguire i radicali durante le visite ispettive.

Le cifre emerse durante il colloquio coi due dirigenti del carcere, parlano ad oggi di 2193 detenuti (di cui oltre 1.100 in attesa di giudizio) in un penitenziario che può contenerne non più di 1700, dunque è ancora evidente un sovraffollamento che in taluni padiglioni particolarmente degradati coincide con condizioni di vita rese ulteriormente complicate dalla fatiscenza della struttura. È il caso dei padiglioni Salerno, Napoli e Milano che saranno a breve – come spiegato dalla direttrice – oggetto di ristrutturazioni in qualità di opere pubbliche. “E’una scelta politica per un nuovo carcere”, ha tenuto a evidenziare la dottoressa Palma che ha promesso quanto prima l’istituzione di 300 nuovi posti nel carcere partenopeo con il completamento del primo lotto del padiglione Genova (inizio lavori a giugno, consegna prevista a dicembre) del padiglione Venezia e con il rifacimento già in corso dei padiglioni Salerno e Roma. Il tutto grazie anche all’impiego dei fondi della cassa ammende. Promessi anche una nuova cucina – che per un periodo di due mesi sarà sostituita da una cucina da campo – mentre tramite un montacarichi è stato risolto l’annoso problema delle vivande servite fredde ai detenuti. Prevista infine la manutenzione delle docce del centro clinico San Paolo.

La direttrice del carcere ha inoltre fatto notare, nel corso del colloquio coi radicali, che vi sono diversi casi di detenuti incompatibili col regime detentivo e, nonostante le richieste di differimento pena che partono dall’istituto stesso, le risposte molto spesso tardano ad arrivare. Al momento a Poggioreale lavora circa il 10% dei detenuti (più o meno 200 persone) e per incrementare il numero di lavoratori dietro le sbarre è stato liberato il sottopadiglione del reparto Firenze, dove sorgerà un’attività produttiva che sarà stabilita mediante un bando pubblico. Obiettivo, iniziare la produzione da giugno. A breve potrebbe aprire una pizzeria (con tanto di formazione per i pizzaioli detenuti) mentre presto i detenuti potranno intrattenersi in un’area verde con le proprie famiglie per dei colloqui anche a misura di bambino. Inoltre, presto nel padiglione Avellino al posto di 16 celle sorgeranno otto stanze adibite alla socialità. Ulteriore segno di apertura di un’amministrazione che si pone in linea di continuità con quella, altrettanto illuminata, di Antonio Fullone.

L’ispezione non ha tuttavia mancato di evidenziare vecchie criticità tutt’ora in essere: nel padiglione San Paolo, centro clinico del carcere, in alcune celle i detenuti lamentano l’assenza dell’allarme in bagno e il malfunzionamento di macchinari utili a mantenere i detenuti in condizioni almeno accettabili. La responsabilità è tuttavia da ascrivere all’Asl e non all’amministrazione del carcere. Visitato anche il padiglione Roma (trans, sex offenders, malati di Aids e attività trattamentali) dove sono in corso lavori di ristrutturazione. Ristrutturato di recente il reparto Torino che appare luminoso e pulito. Vi è una palestra (gli attrezzi sono stati donati dalla chiesa valdese) e un’infermeria degna di questo nome. Tuttavia le celle sono piccole e i letti a castello sono posti su tre piani. Ciò nonostante, ha spiegato il commissario capo della Polizia Penitenziaria, Antonio Sgambati, sono rispettati i tre metri quadri di spazio calpestabile a detenuto, ai sensi della sentenza Torreggiani. Il tutto con l’utilizzo dell’applicativo 15. Il padiglione Genova, recentemente inaugurato, rappresenta una vera eccellenza. Le celle sono quasi dei mini appartamenti con zona giorno e due camere da letto per tre detenuti. Visitando il padiglione Genova, insomma, ci si dimentica di essere in un carcere italiano. Il padiglione è altresì provvisto di attrezzi da palestra in corridoio e perfino di alcune librerie.

La visita ha poi toccato padiglioni le cui condizioni sono imparagonabili con quelle del reparto Genova o anche con quelle dei reparti Torino e Venezia, decisamente accettabili. Si è passati per il padiglione Firenze, dove transitano i detenuti al primo arresto, per poi passare al Salerno: qui la situazione è degradata per stessa ammissione della direttrice che ha però rassicurato la delegazione in merito ai futuri interventi e ha chiosato: “Stiamo facendo”. Inoltre, rivolgendosi a un detenuto, ha detto che “questo padiglione va chiuso e ristrutturato”, evidenziando le difficili condizioni di vita e di lavoro all’interno di uno dei peggiori reparti di Poggioreale. Qui mancano le docce in cella, le stanze sono fatiscenti e le pareti spesso interamente scrostate con giornali usati come carta da parati perfino in bagno. Bagni che, inutile sottolinearlo, sono apparsi in condizioni pessime.

Per descrivere la situazione del padiglione Milano, segnatamente il lato destro, è possibile citare quanto esclamato da un detenuto al passaggio della delegazione: “Queste non sono stanze, sono tuguri”. Insomma Poggioreale conferma antiche pecche ma evidenzia l’attivismo di una direttrice che appare al fianco dei detenuti nella richiesta di un carcere legale e a misura d’uomo. Una donna il cui lavoro si può sintetizzare con una sua stessa battuta: “Vorrei avere la bacchetta magica, chiudere gli occhi e dopo averli riaperti vedere tutto il carcere di Poggioreale come il padiglione Genova”. La strada, in ogni caso, è quella giusta.

Fabrizio Ferrante 

http://www.argacampania.it 02 aprile 2018

Condizione delle Carceri in Campania, Convegno al Penitenziario modello di Sant’Angelo dei Lombardi


“Condizione delle Carceri, la situazione in Campania”. Questo è il titolo del Convegno organizzato dal Movimento Radicali Italiani unitamente all’Associazione Giovani Giuristi Vesuviani ed al Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Nola all’esito delle numerose visite effettuate, proprio di recente, nella gran parte degli stabilimenti penitenziari della Regione Campania.

L’evento, grazie alla disponibilità del Provveditore Regionale dell’Amministrazione Penitenziaria per la Campania Giuseppe Martone, si terrà venerdì 31 p.v. dalle ore 14,30 in poi presso la Sala Multifunzionale della Casa di Reclusione di Sant’Angelo dei Lombardi “Bartolo, Famiglietti e Forgetta” in Provincia di Avellino, uno dei migliori Istituti del Sud Italia guidato dal Direttore Massimiliano Forgione in cui, allo stato, sono ristrette 184 persone detenute, 19 delle quali straniere, a fronte di una capienza regolamentare di 122 posti.

Il Convegno, che sarà preceduto da una breve visita all’Istituto, sarà introdotto dall’Avvocato Sabina Sirico, Responsabile dell’Osservatorio Carceri dei Giovani Giuristi Vesuviani e moderato da Emilio Enzo Quintieri, già membro del Comitato Nazionale di Radicali Italiani, capo della delegazione visitante le Carceri campane, autorizzata dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria del Ministero della Giustizia.

Porteranno i loro saluti l’Avvocato Francesco Urraro, Presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Nola, l’Avvocato Salvatore Del Giudice, Presidente dell’Associazione Giovani Giuristi Vesuviani e l’Avvocato Michele Capano, Tesoriere Nazionale dei Radicali Italiani.

Interverranno, tra gli altri, il Senatore della Repubblica Vincenzo D’Anna, il Prof. Giuseppe Tabasco, Docente di Diritto Penitenziario dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, il Magistrato di Sorveglianza di Avellino Maria Bottoni, il Direttore della Casa di Reclusione di Carinola Carmen Campi, il Direttore della Casa Circondariale di Benevento Maria Luisa Palma, il Garante dei Diritti dei Detenuti della Regione Campania Adriana Tocco, il Direttore della Casa Circondariale di Napoli Poggioreale Antonio Fullone, l’Avvocato Raffaele Minieri della Direzione Nazionale di Radicali Italiani, il Direttore della Casa di Reclusione di Sant’Angelo dei Lombardi Massimiliano Forgione ed il Capo dell’Area Giuridico Pedagogica dell’Istituto Enrico Farina. Le conclusioni sono state affidate all’Avvocato Michele Coppola, Vice Presidente dei Giovani Giuristi Vesuviani.

All’iniziativa potranno partecipare anche numerosi Studenti Universitari, Criminologi, Psicologi, Medici, Avvocati, Politici, etc. che abbiano manifestato al Comitato Organizzatore la loro volontà di partecipazione e siano stati preventivamente autorizzati. Anche gli organi di informazione giornalistica, radiofonica e televisiva nonché i fotografi, che si siano accreditati, potranno fare ingresso in Istituto e seguire tutti i lavori, grazie all’autorizzazione concessa dal Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria Santi Consolo e dal Direttore dell’Ufficio Stampa Assunta Borzacchiello. Sarà presente, tra gli altri, Radio Radicale diretta da Alessio Falconio, per la registrazione e la trasmissione integrale sui canali e sul sito web della storica emittente radiofonica legata al Partito Radicale.

Abbiamo scelto la Casa di Reclusione di Sant’Angelo dei Lombardi sita nell’Alta Irpinia per tenere la nostra iniziativa – ha dichiarato l’esponente radicale Emilio Enzo Quintieri – perché questo Istituto rappresenta una delle poche eccellenze esistenti nel panorama nazionale che intendiamo far conoscere affinché venga replicato in tantissime altre realtà del Paese poiché l’esecuzione della pena è veramente conforme al dettato costituzionale non traducendosi in trattamenti inumani e degradanti, severamente proibiti dal diritto interno e sovranazionale. Ringraziamo l’Amministrazione Penitenziaria, centrale e periferica, per la grande disponibilità nell’autorizzare sempre le visite all’interno degli Istituti e per averci messo a disposizione la bellissima Sala Multifunzionale dell’Istituto di Sant’Angelo dei Lombardi. Un ringraziamento particolare va al personale del Reparto di Polizia Penitenziaria comandato dal Commissario Capo Giovanni Salvati ed al Responsabile della Segreteria del Direttore Sovrintendente di Polizia Penitenziaria Alessandro D’Aloiso per il loro prezioso sostegno nell’organizzazione e buona riuscita della manifestazione.

Napoli, Quintieri (Radicali): Basta accuse infondate alla Polizia Penitenziaria di Poggioreale


delegazione-cc-poggiorealeBasta con accuse infondate al personale di Polizia Penitenziaria del Reparto di Napoli Poggioreale. Lo sostiene Emilio Enzo Quintieri, già membro del Comitato Nazionale di Radicali Italiani che, nei giorni scorsi, ha guidato una delegazione in visita ispettiva proprio presso la Casa Circondariale di Napoli Poggioreale “Giuseppe Salvia” nell’ambito del progetto “Tre metri dietro alle sbarre” promosso dall’Associazione Giovani Giuristi Vesuviani presieduta dall’Avvocato Salvatore Del Giudice.

La Delegazione visitante, che è stata autorizzata dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria del Ministero della Giustizia, oltre da Quintieri e Del Giudice, era composta anche dall’Avv. Michele Coppola, Vice Presidente dei Giovani Giuristi Vesuviani, dall’Avv. Francesco Urraro, Presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Nola, dall’Avv. Gian Vittorio Sepe, membro della Giunta Nazionale dell’Associazione Italiana Giovani Avvocati e dagli Avvocati Rosanna Russo, Olga Izzo e Sabina Sirico, membri dell’Associazione Giovani Giuristi Vesuviani. Inoltre, faceva parte della delegazione, Pietro Ioia, Presidente dell’Associazione Ex Detenuti Organizzati di Napoli.

Ad accogliere gli ospiti autorizzati alla visita c’era il Direttore Antonio Fullone, il Vice Direttore Chiara Masi, il Comandante di Reparto della Polizia Penitenziaria Commissario Capo Gaetano Diglio ed altro personale di Polizia Penitenziaria in servizio nell’Istituto.

Nello stabilimento detentivo, al momento della visita, vi erano 1.971 persone detenute, a fronte di una capienza di 1.500 posti disponibili per lavori di ristrutturazione in corso (471 detenuti in eccesso), 293 dei quali stranieri con le seguenti posizioni giuridiche: 673 in attesa di giudizio, 410 appellanti e 230 ricorrenti. Solo 655 sono i condannati definitivi. 201 sono i detenuti appartenenti al Circuito dell’Alta Sicurezza (As3 criminalità organizzata).

Dopo un lungo colloquio con lo staff dirigente dell’Istituto, abbiamo fatto un’accurata visita all’interno degli spazi detentivi. Tra gli altri, sono stati visitati, il Padiglione “San Paolo” adibito a Centro Clinico, il Padiglione Roma, Livorno ed Avellino. In quest’ultimo sono allocati i 201 detenuti appartenenti al Circuito dell’Alta Sicurezza (As3 criminalità organizzata). Nell’ambito della visita sono stati sentiti anche numerosi detenuti i quali, diversamente dagli anni passati, non hanno riferito problemi degni di nota. Anzi, ad onor del vero, hanno manifestato la loro soddisfazione per i continui miglioramenti della vita detentiva e del rapporto con il personale penitenziario avvenuti in questi ultimi anni.

Ho ascoltato su Radio Carcere, la rubrica di Radio Radicale curata dall’Avv. Riccardo Arena, la testimonianza di Marco, un 47enne napoletano, alla prima esperienza detentiva, che è stato recluso per sei mesi nella Casa Circondariale di Napoli Poggioreale. Questi, durante l’intervista, riferiva di essere stato allocato, per due mesi, nel Padiglione Firenze ove era allocato in camera con altre 5 persone e poi per gli altri quattro mesi nel Padiglione Livorno ove era ristretto con altri 6 detenuti.

Marco, appena scarcerato, raccontava che il Carcere di Poggioreale “era un inferno”, che i detenuti erano costretti “a stare sempre sugli attenti, camminando rasenti al muro con la testa bassa e le mani dietro la schiena” perché altrimenti venivano richiamati e/o puniti “dalle Guardie Penitenziarie” anche con “schiaffi e calci”. Praticamente, secondo Marco, “sembrava di fare il servizio militare se non addirittura peggio”. Inoltre, riferiva, che la “socialità” veniva effettuata al chiuso nelle camere dei detenuti e che non vi era alcuna attività. Lamentava, altresì, la presenza di topi nella cucina dell’Istituto ed altre problematiche che rendevano il vitto immangiabile.

Ritengo doveroso intervenire perché quanto raccontato dall’ex detenuto non corrisponde assolutamente al vero. Posso affermare con tranquillizzante certezza che nella Casa Circondariale di Napoli Poggioreale oggi non ci sono più i trattamenti e le condizioni che ha descritto nella sua intervista a “Radio Carcere”. Sono stati proprio i detenuti a chiarire, più volte, che le condizioni sono migliorate, che non ci sono più casi di violenza, che non c’è più quel sistema rigoroso che una volta veniva utilizzato dal personale di custodia. Non è quindi corretto descrivere una situazione che nella realtà dei fatti è completamente diversa. Viene offeso e mortificato il lavoro di chi, ogni giorno, si prodiga per migliorare, nei limiti del possibile, la qualità della vita detentiva. Con questo, non voglio dire che a Poggioreale non ci sono più “problemi” ma del vecchio Carcere di Poggioreale non è rimasto quasi nulla. Vi è stata ed è in atto una radicale trasformazione dell’Istituto.

In passato, ad esempio, i detenuti stavano rinchiusi nelle loro camere per 22 ore al giorno. Durante la visita fatta l’anno scorso trovammo circa 500 detenuti a “custodia aperta” con possibilità di uscire fuori dalle camere durante la giornata. Oggi, invece, sono la stragrande maggioranza ad essere “aperti”: circa 1.600 su 1.971. E non è vero che la “socialità” si fa “uscendo da una cella ed entrando in un’altra cella” perché si può sostare e passeggiare nei corridoi del reparto oppure praticare attività sportiva nella palestra, arredata con le attrezzature concesse dalla Chiesa Valdese di Napoli. Infatti, recentemente, a causa dell’assenza di spazi in comune, sono state soppresse delle camere detentive, trasformandole in “sala palestra” con il nulla osta del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria che, precedentemente, era stato sempre contrario poiché venivano diminuiti i posti disponibili. Ed i primi reparti ad avere la palestra sono stati proprio il Firenze ed il Livorno ove è stato ristretto l’ex detenuto napoletano. Poggioreale non aveva mai avuto palestre così come non era possibile svolgere attività sportiva con regolarità nell’attiguo campo di calcio. Prossimamente anche quest’ultimo sarà migliorato poiché verrà completamente rifatto il terreno di gioco in erba sintetica grazie alla donazione della Chiesa Valdese. Tanti altri lavori di ristrutturazione sono stati effettuati e tanti altri sono in corso. Nel Padiglione Roma, ad esempio, è in fase di ultimazione la sistemazione delle docce in ciascuna camera come prevede la legge. Saranno realizzati ulteriori spazi per l’attività in comune in ogni singolo reparto, riconvertendo altre camere detentive. E’ prevista, a breve, la realizzazione di una ludoteca per i colloqui dei detenuti con i bambini che sarà arredata con suppellettili donati dall’Arcivescovo Metropolita di Napoli, Cardinale Crescenzio Sepe ed è in programma una sistemazione di tutti i cortili passeggio, grazie alla collaborazione avviata con l’Associazione “Il Carcere Possibile Onlus” della Camera Penale di Napoli e con la Facoltà di Architettura dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II”.

Inoltre, non risponde al vero, il fatto che non ci siano “offerte trattamentali” all’interno dell’Istituto poiché, oltre all’attività lavorativa alle dipendenze dell’Amministrazione Penitenziaria (sono impiegati 254 detenuti con rotazione ogni 2/8 mesi a seconda della mansione svolta), sono attivi 8 corsi finanziati dalla Regione Campania (falegnameria, operaio edile, installatore di impianti tecnici, idrici e sanitari, aiuto cuoco, imbianchino, muratore, addetto elettrauto ed idraulico) che coinvolgono circa 100 detenuti. Altra “novità” positiva è che, finalmente, anche a Poggioreale è stato concesso ai detenuti, pure a quelli del Padiglione Avellino ad Alta Sicurezza, di fare “socialità” durante i giorni festivi. Sembrano “cose da niente” ma in tantissimi altri Penitenziari, anche meno problematici di Poggioreale, non è possibile fare alcuna “socialità” e l’organizzazione custodiale è ancora quella tradizionale di tipo “chiuso”.  Chiaramente, resta ancora tanto da fare, come ammette lo stesso Direttore Antonio Fullone. Non è pensabile – conclude l’esponente dei Radicali Italiani Emilio Enzo Quintieri – che si possa cambiare il Carcere di Poggioreale in pochi anni. E’ un processo faticoso, che richiede tempo, che va incoraggiato e sostenuto e per il quale occorre la collaborazione di tutti. Raccontare balle e parlare sempre male come ha fatto Marco, non aiuta certo il cambiamento !

Nelle carceri italiane c’è un suicidio ogni 7 giorni. Al primo posto Napoli Poggioreale


Lo dicono i dati del Ministero della Giustizia. Ma se si contano anche le morti meno chiare, comunque legate al disagio della detenzione, si arriva a un numero ancora più alto. Un calo si segnala in seguito alla riduzione del sovraffollamento.

L’istituto dove ce ne sono stati di più è Poggioreale. Pochi dati mettono il luce il disagio nelle carceri come quello dei suicidi, un dramma che coinvolge sia i detenuti che gli agenti di custodia. Su questi ultimi non esiste una statistica ufficiale, ma fonti sindacali parlano di almeno 100 suicidi dal 2000 ad oggi.

statistiche-suicidiIl Ministero della Giustizia pubblica annualmente il dato dei suicidi avvenuti tra i carcerati dal 1992. Oltre al governo, anche l’associazione per i diritti dei detenuti Ristretti Orizzonti tiene traccia di questa statistica, presentando un dato che, per alcuni anni, è addirittura superiore a quello ufficiale.

In base ai dati del ministero, dal 1992 in media si è suicidato un detenuto alla settimana. Entrambe le fonti segnano comunque una riduzione successiva al contenimento del sovraffollamento.

La statistica riportata da Ristretti Orizzonti nel suo dossier “Morire di carcere” non vuole sostituirsi quella ufficiale, né smentirla. L’intenzione è semmai quella di raccogliere maggiori informazioni sul profilo di chi si suicida in carcere; accanto ai suicidi accertati, comprende anche le morti meno chiare, comunque legate al disagio della detenzione. Proprio questi dati ci permettono alcune considerazioni ulteriori sui detenuti che si uccidono nelle carceri italiane.

statistiche-suicidi-2Dal 2009 al 31 agosto 2016, le “morti di carcere” registrate dall’associazione sono state 423. Si tratta di persone in larga parte comprese tra i 25 e i 44 anni di età, anche se l’incidenza è alta anche tra i giovanissimi (20-24 anni) e attorno ai 50 anni.

Il metodo di uccisione più frequente è nel 77% dei casi l’impiccamento, seguito dall’asfissia con il gas (64 casi), l’avvelenamento (20) e il soffocamento (6). Nella triste classifica degli istituti penitenziari con più suicidi dal 2009, al primo posto Napoli Poggioreale (19 casi), seguito da Firenze Sollicciano (17) e Rebibbia a Roma (14).

openpolis.it, 27 novembre 2016

 

Carceri, Napoli : Delegazione Associazione ex Don incontra il Direttore di Poggioreale


Delegazione CC Poggioreale Napoli“Un carcere migliore, rieducativo e non punitivo e’ possibile”. Una delegazione dell’Associazione ex detenuti organizzati napoletani (ex Don) presieduta da Pietro Ioia, e’ stata in visita nella Casa Circondariale di Napoli Poggioreale, dove ha incontrato il Direttore Antonio Fullone col quale c’è stato un incontro proficuo e costruttivo. Insieme a Ioia vi erano anche Marina Billwiller e gli Avvocati Raffaele Minieri e Roberto Rizzuti.

“Da tempo – spiega Ioia – sia i detenuti sia i loro familiari si rivolgono a noi. I primi ci inviano lettere dal carcere per far presente quelle che sono criticità’ della struttura, i familiari invece si rivolgono a noi per avere maggiori notizie di come vivono i loro congiunti tra le pareti dell’istituto penitenziario”. E, fa sapere Ioia, non e’ escluso che possa nascere uno vero sportello per i familiari dei detenuti. “Abbiamo proposto al direttore di fare un incontro all’interno del carcere con le famiglie e altre associazioni – prosegue – e ci ha risposto che e’ una cosa che si può’ valutare cosi’ come gli abbiamo chiesto di prevedere procedure più’ veloci per chiedere un colloquio con i detenuti da parte dei loro familiari”.

Nel corso dell’incontro, “il direttore ci ha inoltre rassicurato informandoci che non ci sono più’ celle con 12 persone all’interno e che si sta lavorando per l’ammodernamento della cucina e delle docce, soprattutto per il caldo di questi giorni”. Attualmente, nel carcere di Napoli Poggioreale sono detenute “1960 persone”, come fa sapere Ioia. “La capienza e’ di circa 1500 persone – aggiunge – ma sono numeri molto più’ bassi rispetto a qualche tempo fa”. “Il direttore Fullone – conclude – si sta impegnando al massimo per rendere quel carcere un luogo educativo e speriamo di poter realizzare anche progetti per il reinserimento lavorativo dei ragazzi, al termine della loro detenzione”.

Napoli, 15 milioni di euro in arrivo per la ristrutturazione del Carcere di Poggioreale


penitenziaria poggiorealeSuperati gli ultimi ostacoli burocratici, Poggioreale si prepara ad una serie di interventi di ristrutturazione. Circa 15 milioni di euro, stanziati tra le pieghe di bilancio dell’ex commissario straordinario per le infrastrutture carcerarie, saranno destinati al restyling delle 2 cucine (prevista anche la costruzione di una terza) e di 3 padiglioni. Venezia, Italia, i più malmessi, e Napoli i reparti primi nella lista dei lavori, a cui seguirà il Salerno nel caso di disponibilità economica. Impegnata già la spesa ed acquisiti i progetti tecnici, sarà ora il Provveditorato interregionale alle Opere pubbliche ad indire la gara di appalto entro la fine dell’anno.

A breve, invece, grazie ai fondi della Cassa delle ammende del Dap, dopo l’approvazione di 4 progetti da 50mila euro ciascuno, aprirà il cantiere nel padiglione Roma che vedrà impegnati come lavoranti gli stessi detenuti. È così che Poggioreale cerca di adeguare le celle agli standard di legge, dopo che la commissione dei parlamentari europei, a marzo 2014, lo definì carcere vecchio in pessime condizioni detentive. Giudizio severo che portò al trasferimento dell’allora direttrice Teresa Abate, il cui ricorso per il reintegro è stato definitivamente bocciato dal Tar il 18 febbraio scorso. Ma Poggioreale, con i suoi attuali 1890 detenuti su una capienza regolamentare di 1400, resta il “mostro di pietra”, come viene definito in una lettera inviata qualche giorno fa da alcuni detenuti a Pietro Ioia, presidente dell’associazione “Ex don”, da anni difensore dei loro diritti dietro e oltre le sbarre. «Molto è cambiato – scrivono -, oggi abbiamo la possibilità di incontrare i nostri familiari in ambienti molto più umani. Anche l’attesa si è ridotta al minimo necessario. Ma tanto c’è ancora da fare». E continuano: «Ci sono alcuni padiglioni senza riscaldamento, dove non va lo scarico per il water e usiamo il secchio. Siamo privi di farmaci, anche quelli primari, si va avanti con la miracolosa pillola di Padre Pio, le visite esterne sono un miraggio. Infine la problematica del sopravvitto, subiamo la dittatura della ditta che con prezzi maggiorati ci rifornisce con prodotti di terza scelta».

Claudia Procentese

Il Mattino, 13 Marzo 2016

Napoli, Aperte le Palestre al Carcere di Poggioreale annunciate dai Radicali


Palestre Reparto Poggioreale«È una giornata storica per Poggioreale, perché questo carcere non ha mai avuto una palestra. L’inaugurazione dei primi spazi dedicati all’attività fisica dei detenuti e degli agenti, segna una piccola, grande conquista per la quale non smetterò mai di ringraziare la generosità delle chiese valdesi e metodiste». Sono queste le parole che il dott. Antonio Fullone, direttore della casa circondariale di Napoli, ha pronunciato il 23 febbraio scorso in occasione della presentazione ufficiale di «Poggioreale in-forma», progetto curato dall’associazione Alba Chiara e finanziato con i fondi Otto per mille dell’Unione delle chiese metodiste e valdesi. Grazie al finanziamento sono state acquistate 30 palestre multifunzione, 30 cyclette e 30 panche, che saranno installate nei padiglioni dove vige il «regime aperto», oltre ad altri attrezzi (pesi, manubri, corde) destinati ai soli agenti.

Fullone, insieme alle vice-direttrici Gabriella Niccoli e Chiara Masi, ha accolto con grande disponibilità la piccola delegazione formata da: il pastore Jens Hansen, membro della Tavola valdese; Giovanni Napolitano, sovrintendente del XIII Circuito delle chiese valdesi e metodiste; il past. Remo Cristallo, presidente della Federazione delle chiese pentecostali; Salvatore Cacace, fornitore di articoli sportivi, e alcuni membri dell’ass. Alba Chiara tra cui il presidente, Michele Altieri, ispettore di polizia a Poggioreale da 21 anni, membro della chiesa pentecostale Nuova Pentecoste di Aversa, che ha pensato e voluto fortemente questo progetto.

«Il carcere è un luogo di sfida – ha detto Hansen –. Sappiamo bene che molti pensano al carcere solo come un luogo di reclusione, uno spazio in cui confinare un colpevole in una cella chiusa a chiave, che poi va buttata via. Per noi credenti non è così: partendo dalle Scritture sappiamo che c’è la pena per un’azione malvagia compiuta, ma anche il perdono e la possibilità che una persona possa cambiare. Il carcere deve essere il luogo in cui la persona recupera la sua dimensione di socialità e compie un percorso di riabilitazione che gli consenta di cambiare vita una volta scontata la pena. È per tutto questo che la Tavola valdese non ha avuto dubbi sul finanziamento del progetto: la palestra è uno spazio in cui i detenuti possono vivere più concretamente l’aspetto della socializzazione, e anche migliorare le condizioni psico-fisiche».

«La mancanza di attività fisica quotidiana – ha affermato Fullone – è un problema molto sentito in questo istituto, e trovare una realtà, come la Tavola valdese, che investe su Poggioreale dà un ulteriore sostegno al progetto di riorganizzazione che abbiamo avviato da un po’ di tempo in questo carcere».

Con l’arrivo di Fullone alla direzione di Poggioreale nel luglio 2014 sono stati introdotti importanti cambiamenti riguardanti le coordinate dello spazio e del tempo che in un penitenziario sono fondamentali. Oggi per oltre 500 detenuti è previsto il «regime aperto» con le celle aperte per 8 ore al giorno con la possibilità per i detenuti di rimanere nel corridoio del reparto e di socializzare; all’esterno, i detenuti possono utilizzare il campo di calcetto quotidianamente (prima solo un paio di volte all’anno), e la permanenza all’aria aperta è assicurata in 12 cortili passeggio; le pareti di alcuni dei padiglioni sono state ritinteggiate con colori caldi; sono state ristrutturate e messe a norma del Regolamento di esecuzione penitenziaria ben 12 sale colloquio; inoltre è già operativo uno spazio verde esterno dove i detenuti possono incontrare i propri familiari, e sta per essere realizzata anche una ludoteca dove assicurare un’accoglienza per i minori durante le visite familiari. Altra novità importante sul fronte dell’affettività riguarda la possibilità che i colloqui – grazie ad una turnazione pomeridiana e alla disponibilità del personale penitenziario – possano avvenire anche durante i giorni festivi in modo che i minori non facciano assenze scolastiche.

Miglioramenti sono avvenuti anche sul piano lavorativo: oltre 250 detenuti sono alle dipendenze dell’amministrazione penitenziaria grazie ad un sistema di rotazione trimestrale. Vi sono laboratori di falegnameria, tipografia, sartoria ed un’officina per fabbri.

La delegazione ha potuto visitare la prima «mini-palestra» allestita nel padiglione «Firenze», dove si trovano le persone alla prima esperienza detentiva e dove vige il «regime aperto». Nella stanzetta dove sono stati sistemati gli attrezzi, sono giunti alcuni detenuti. Il portavoce del gruppo – un giovane diplomato Isef che svolgeva attività di personal trainer – a nome di tutti i detenuti del padiglione ha ringraziato i promotori del progetto Poggioreale in-forma: «L’attività sportiva ci fa bene a livello fisico ma soprattutto mentale in quanto ci permette di scaricare lo stress e di contrastare la pesantezza delle giornate. Inoltre, vorrei esprimere un elogio personale al direttore Fullone: da quando è arrivato, il carcere di Poggioreale si è trasformato. È una persona umilissima: nonostante le sue grandi capacità sta sempre in punta di piedi e questo per me è un ulteriore pregio». L’umiltà, unita alla capacità del neodirettore di dialogare e ascoltare i suoi interlocutori, ha conquistato anche gli agenti più anziani, tradizionalmente più restii ai cambiamenti.

Delegazione visitante il Carcere di PoggiorealeA Poggioreale sembra veramente che soffi un vento nuovo. Anche i Radicali italiani – da sempre attenti al tema delle carceri e del rispetto al loro interno dei diritti umani – in una recente visita ispettiva alla Casa circondariale di Poggioreale hanno evidenziato che le condizioni di detenzione sono sensibilmente migliorate rispetto agli anni passati, quando venivano fatte numerose segnalazioni di violazione dei diritti umani fondamentali proprio per le condizioni detentive degradanti, contrarie al principio di umanità della pena sancito dall’art. 27 della Costituzione.

«Tante cose sono state fatte ma ancora tantissime sono da fare – afferma Fullone –. Si tratta di un processo lungo, nel quale è importante il contributo di tutti: dirigenti, dipendenti dell’amministrazione e agenti della polizia penitenziaria. La collaborazione determina un clima sempre più disteso in cui cresce la fiducia e la qualità dello stare insieme. Il carcere è e resterà un luogo di sofferenza, dove vigono delle regole che vanno rispettate, ma deve essere innanzitutto un luogo umano, dove va preservata la dignità di ciascuno. Inoltre sono convinto che non c’è benessere dei detenuti che non passi attraverso il benessere del personale. Il poliziotto del penitenziale svolge un ruolo difficilissimo perché oltre ad essere custode è anche il primo rieducatore della persona ristretta». Ne è pienamente convinto l’ispettore Michele Altieri, infaticabile promotore di Poggioreale in-forma, che ha dichiarato di essere stato contagiato dal modo in cui il dott. Fullone gestisce le risorse umane. «Alcuni amici mi hanno detto: “Ma non potevi presentare piuttosto un progetto a favore dei bambini, dei poveri o dei senza fissa dimora?”. Io ho risposto che nella Bibbia c’è scritto “ricordatevi dei carcerati” (Ebrei 13, 3): è a partire da queste parole che Dio ha fatto nascere nel mio cuore l’idea di questo progetto che oggi si realizza con la soddisfazione di tanti».

Marta D’Auria

http://www.riforma.it