Caso Battisti: manca il “dolo intenzionale”, archiviazione per Salvini e Bonafede. Resta indagato Basentini


Secondo quanto trapelato, il Tribunale dei Ministri di Roma, nei giorni scorsi, in accoglimento della richiesta avanzata dalla locale Procura della Repubblica, avrebbe disposto l’archiviazione del Procedimento Penale originato da una mia denuncia, nei confronti dei Ministri dell’Interno e della Giustizia Sen. Matteo Salvini ed On. Alfonso Bonafede, per mancanza del “dolo intenzionale”, una forma di dolo più intensa rispetto a quella generica, richiesta affinché si perfezioni il reato di abuso d’ufficio ex Art. 323 del Codice Penale, per quanto concerne il video effettuato durante la traduzione del detenuto Cesare Battisti, l’ex terrorista dei pac arrestato in Bolivia nel gennaio scorso.

In effetti, il reato di abuso d’ufficio, punisce il Pubblico Ufficiale che, nello svolgimento delle proprie funzioni, intenzionalmente procura a sé stesso o ad altri un ingiusto vantaggio patrimoniale o reca ad altri un danno ingiusto in violazione di leggi o di regolamenti. Nel caso in specie, non è bastato che i due Ministri del Governo Conte, Salvini e Bonafede, con la loro condotta, abbiano violato leggi e regolamenti perché per procedere contro di loro il legislatore prevede – espressamente – che lo facciano “intenzionalmente”. E non vi sono elementi – sia secondo la Procura della Repubblica che il Tribunale dei Ministri – che possano dimostrare l’intenzione certa di cagionare un danno ingiusto al detenuto Battisti, al di là della condotta illecita posta in essere.

Presso la Procura della Repubblica di Roma, allo stato, pende un’altro fascicolo per il reato di omissione d’atti d’ufficio ex Art. 328 del Codice Penale, nei confronti del Dott. Francesco Basentini, Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria del Ministero della Giustizia (anche lui era stato denunciato per abuso d’ufficio in concorso con i Ministri Salvini e Bonafede e con i Sottosegretari di Stato alla Giustizia Vittorio Ferraresi e Jacopo Morrone).

Basentini, quale Capo dell’Amministrazione Penitenziaria e Superiore del Gruppo Operativo Mobile della Polizia Penitenziaria che ha eseguito la traduzione del detenuto Battisti, avrebbe dovuto adottare tutte le opportune cautele per proteggere lo stesso dalla curiosità del pubblico e da ogni altra specie di pubblicità al fine di ridurne i disagi, come previsto dalla Legge Penitenziaria e dalle altre disposizioni legislative e regolamentari vigenti in materia ed in particolare dall’Art. 42 bis c. 1 e 4 dell’Ordinamento Penitenziario e dall’Art. 114 c. 6 bis del Codice di Procedura Penale.

Inoltre, dal punto di vista pratico – operativo, l’Amministrazione Penitenziaria, durante le traduzioni ha l’obbligo di proteggere i soggetti detenuti, arrestati o comunque in condizioni di restrizione della libertà personale, “al fine di tutelare più efficacemente l’inviolabile diritto di ciascun individuo al rispetto della propria dignità e della propria riservatezza come disposto dalla Circolare n. 558 del 08/04/1993 del Ministro di Grazia e Giustizia On. Giovanni Conso, a seguito delle modifiche all’Ordinamento Penitenziario introdotte dal Parlamento con l’Art. 2 della Legge n. 492 del 12/12/1992.

Secondo la Circolare del Ministro di Grazia e Giustizia (successivamente trasmessa a tutto il personale dell’Amministrazione Penitenziaria con nota Prot. n. 116242/3-891 del 07/05/1993 a firma del Vice Direttore Generale del Dipartimento per “pronta, doverosa e scrupolosa applicazione”) “.. E’ indubbio, peraltro, che la nuova normativa, proprio per la ratio che la ispira, impone a chi esegue la traduzione di operare in modo che l’attività di accompagnamento coattivo non sia, nè appaia degradante o lesiva della dignità della persona umana. Occorre evitare che si debba assistere alla divulgazione, soprattutto attraverso il mezzo televisivo, di scene raffiguranti imputati o “indagati” in manette letteralmente aggrediti da fotografi ed operatori televisivi in occasione delle loro traduzione negli Istituti Penitenziari o nelle aule di giustizia. Al riguardo, va richiamata l’attenzione degli organi responsabili della vigilanza e della custodia delle persone fermate, arrestate o comunque detenute affinché nel corso delle traduzioni provvedano alla scrupolosa osservanza delle previsioni del quarto comma dell’Art. 42 bis L. 354/1975, adottando, anche per non incorrere in condotte costituenti illecito disciplinare, ogni opportuna cautela finalizzata a proteggere i soggetti tradotti dalla curiosità del pubblico e da ogni specie di pubblicità, evitando ad essi inutili disagi. La necessità di evitare alle persone da tradurre inutili disagi si collega al principio generale, costituzionalmente garantito, secondo il quale non è consentito il ricorso a mezzi di coercizione non giustificati o non necessari nei confronti di persone sottoposte a restrizione della libertà.”

Inoltre, più recentemente, per quanto riguarda il personale del Corpo di Polizia Penitenziaria, la Circolare n. 3643/6093 del Capo Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria relativa a “Modello Operativo – Traduzioni e Piantonamenti” diffusa con nota Prot. n. GDAP-0094125-2013 del 14/03/2013, ha ribadito nuovamente che “Nel corso delle traduzioni devono essere adottate tutte le opportune cautele per proteggere i detenuti o gli internati dalla curiosità del pubblico e da ogni specie di pubblicità al fine di ridurne i disagi, secondo l’esempio che dette il glorioso Patrono del Corpo, S. Basilide.”

Quanto al reato di omissione d’atti d’ufficio, a differenza dell’abuso d’ufficio, non occorre il “dolo intenzionale” ma esclusivamente il “dolo generico” cioè la semplice coscienza e volontà di rifiutare l’atto non ritardabile che il Pubblico Ufficiale sapeva di dover compiere.

Vedremo, più in là, come si determinerà la Procura della Repubblica di Roma in ordine a tale ulteriore accusa nei confronti del Capo Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria o di altro personale ritenuto responsabile che sarà identificato nel corso delle attività investigative.

Il Capo del Dap Santi Consolo risponde ai Radicali sulla Casa Circondariale di Paola


Santi Consolo - Capo DapAnche nella Casa Circondariale di Paola, molto probabilmente, sarà rivista l’organizzazione custodiale. Infatti, su proposta dei Radicali, il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria del Ministero della Giustizia, ha avviato le opportune verifiche al fine di favorire l’avvio della “Sorveglianza dinamica”, un nuovo modello di detenzione già avviato, con risultati estremamente positivi, in tanti altri Penitenziari d’Italia. Lo rende noto Emilio Enzo Quintieri, capo della delegazione radicale che lo scorso 16 luglio – su autorizzazione del Vice Capo del Dipartimento Massimo De Pascalis – aveva ispezionato l’Istituto e formulato la proposta di rivedere l’organizzazione custodiale dello stesso.

La delegazione – scriveva Quintieri nella sua relazione inviata il 18 luglio ai vertici dell’Amministrazione Penitenziaria, alla Magistratura di Sorveglianza ed al Garante Nazionale dei Diritti dei Detenuti presso il Ministero della Giustizia, riconosce gli sforzi sino ad ora compiuti dalla Direzione per migliorare la vita detentiva, sforzi posti in essere anche a seguito della Sentenza pilota Torreggiani della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, ma osserva che si deve fare di più per cui esorta l’Amministrazione, di valutare con attenzione la possibilità di rivedere l’organizzazione custodiale esistente, quantomeno nelle Sezioni “Reclusione” della Casa Circondariale di Paola, poiché è noto che una maggiore quantità di tempo trascorsa fuori dalle “celle” (che l’Ordinamento Penitenziario classifica come “camere di pernottamento”) ha comprovati effetti positivi per la prevenzione della recidività, proponendo di andare verso un nuovo modello di detenzione, basato sulla “sorveglianza dinamica” e una maggiore responsabilità dei detenuti, modello peraltro già applicato, con risultati positivi, in altri Penitenziari sicuramente più problematici di quello paolano.

La risposta del Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria Santi Consolo ai Radicali cosentini non si è fatta attendere : “Ai detenuti è assicurata una permanenza fuori dalla camera di pernotto per almeno 8 ore al giorno. Ogni detenuto, come si evince dall’applicativo spazi detenuti aggiornato al 1 agosto 2016, ha, sicuramente, a disposizione più di 4 metri quadrati nella propria camera di pernotto. In merito all’attuazione della “Sorveglianza dinamica”, posto che l’attuazione della stessa richiede interventi, anche di tipo tecnologico, che non possono essere risolti direttamente dal plesso penitenziario ma che necessitano del coinvolgimento del Provveditorato Regionale e delle competenti Direzioni Generali, saranno effettuate le opportune verifiche al fine di favorire il modello operativo de quo.”.

Con la “Sorveglianza dinamica” commenta entusiasto il radicale Quintieri, che nella visita è stato accompagnato da Valentina Moretti, Manuel Pisani, Shyama Bokkory e dall’Avv. Natalia Branda, si supererà l’antico e rigoroso criterio di perimetrazione della vita detentiva all’interno della camera di pernottamento. La differenziazione dei detenuti e delle modalità di svolgimento della vita detentiva è senz’altro funzionale al raggiungimento degli obiettivi di sicurezza, alla responsabilizzazione dei soggetti in stato di detenzione e all’incremento delle attività trattamentali necessarie per la concreta attuazione della finalità rieducativa della pena. Adottando questa modalità di custodia meno rigida e più consona alla finalità costituzionali della pena, ne trarrà beneficio anche il personale di Polizia Penitenziaria, poiché diminuendo la copertura dei posti di servizio grazie agli strumenti di controllo remoto, non dovrà più fare turni massacranti e non avrà alcuna limitazione per godere le ferie o i riposi che gli spettano.

Per quanto riguarda, invece, le altre criticità segnalate dalla delegazione radicale, il Capo dell’Amministrazione Penitenziaria ha precisato : 1) “la palestra detenuti, come ha avuto modo di apprezzare la delegazione, era al momento della visita, interessata da lavori di ristrutturazione. Come assicurato dalla Direzione dell’Istituto con relazione del 21 luglio, la stessa sarà pronta nell’arco di pochi giorni (due settimane dalla predetta). Tali lavori si erano resi necessari al fine di apportare gli adeguamenti utili per il suo corretto funzionamento. La Direzione assicura altresì che al completamento dei lavori sarà disciplinato l’accesso e sarà individuato un trainer idoneo.” ; 2) “in merito alla lavanderia industriale, la Direzione ha rappresentato che nonostante una breve interruzione del funzionamento a causa del cattivo funzionamento dei macchinari, a seguito degli interventi tecnici effettuati, già dal 18 luglio scorso questa è stata riattivata.”; 3) “con riferimento alle liste di attesa per le visite specialistiche in luoghi esterni di cura, la Direzione ha dato assicurazione che il referente Medico provvede a riproporre la prenotazione in sede ospedaliera diversa o comunque a sollecitare quando i tempi di attesa sono troppo lunghi. Purtroppo, come del resto avviene anche per le persone in libertà, le prenotazioni nei presidi sanitari esterni richiedono spesso tempi non brevi.” ; 4) “altra verifica effettuata riguarda gli oggetti di valore del detenuto G.G.A. Tali oggetti custoditi nella Casa Circondariale ove il detenuto risultava precedentemente ristretto, sono pervenuti. Di ciò è stata data comunicazione all’interessato e attualmente, essendo oggetti non consentiti, sono custoditi in cassa valori.” ; 5) “la Direzione riferisce altresì che i surgelatori di cui durante la visita alcuni detenuti avrebbero lamentato l’assenza, erano già stati ordinati l’11 luglio 2016 per essere consegnati il 22 luglio u.s.” ; 6) “con riferimento alle lamentele circa la ricezione dei canali televisivi, la Direzione ha assicurato che già dal 16 giugno u.s., è stato affidato ad una ditta specializzata l’incarico dei lavori per apportare modifiche tecniche alle linee di derivazione e dei punti presa TV all’interno delle celle”; 7) “la Direzione, oltre ad aver garantito nel primo semestre la presenza del Mediatore culturale per un numero complessivo di 7,6 ore settimanali, sta attuando le giuste iniziative mediante le associazioni ed enti presenti sul territorio del Tirreno al fine di individuare una figura professionale di Mediatore culturale”.

Sono state risolte gran parte delle problematiche che abbiamo segnalato all’esito della visita ispettiva. Per questo, conclude l’esponente radicale Emilio Quintieri, ringraziamo l’Amministrazione Penitenziaria per la collaborazione ma continueremo comunque a vigilare sul resto, affinché le nostre ulteriori proposte siano adeguatamente valutate e tenute in considerazione.

Bruno Bossio (Pd) al Capo del Dap Consolo: al Carcere di Rossano ho trovato condizioni da terzo mondo !


On_Vincenza_Bruno_BossioMercoledì 11 Febbraio alle ore 14,00 nella Commissione Bicamerale Antimafia presieduta dall’Onorevole Rosy Bindi, si è svolta l’audizione del nuovo Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (DAP), Dott. Santi Consolo. Durante i lavori sono intervenuti alcuni Parlamentari e, tra questi, l’Onorevole Enza Bruno Bossio-oltre a formulargli gli auguri di buon lavoro per il non facile ruolo assunto, ho inteso porre alcune questioni relative alla situazione delle carceri in Calabria, presso le quali, nei mesi scorsi, ho effettuato diverse visite ispettive. Queste ispezioni – aggiunge – mi hanno fornito uno spaccato di una situazione generale, che riguarda tutti gli istituti di pena del nostro Paese, dove appare difficile, se non impossibile, coniugare la necessità di punire i colpevoli con quella della garanzia dei diritti di cui un detenuto è comunque portatore. In particolare, ho posto all’attenzione del dott. Consolo la situazione del reparto di isolamento del carcere di Rossano dove, durante una mia visita a sorpresa, ho trovato condizioni di vita da terzo mondo. Nonostante le positive ed immediate iniziative del Dap per fronteggiare le emergenze da me segnalate, anche dopo la mia visita hanno continuato a verificarsi una serie di anomalie nei confronti di alcuni detenuti, prontamente segnalate agli uffici competenti. In particolare ho ricordato il caso di un detenuto che è stato trasferito dalla sera alla mattina da Catanzaro a Rossano e da Rossano a Spoleto. Questo detenuto ha fatto più volte lo sciopero della fame per denunciare alcune scorrettezze che avrebbe subito e la negazione di alcuni suoi diritti garantiti dal regolamento carcerario, scorrettezze che sembrano paradossalmente aumentate da quando io mi sto occupando del suo caso. Circostanza ancor più grave è che, nonostante si tratti di un detenuto condannato all’ergastolo ostativo, gli vengano negati quei diritti minimi che comunque la sentenza ed il regolamento carcerario garantirebbero. Inoltre, appena pochi giorni fa, nel carcere di Reggio Calabria è morto un detenuto che, dalle notizie in mio possesso, aveva chiesto in più di un’occasione di essere sottoposto a visita medica”. “Ho citato questi esempi – conclude l’Onorevole Enza Bruno Bossio – perché li considero emblematici della situazione generale delle nostre carceri nelle quali, al di là delle leggi e delle dichiarazioni di principi, si opera spesso al limite del diritto”.

“La moltiplicazione dei pani e dei pesci non è azione che appartiene agli umani, così come la moltiplicazione dei posti nelle infami carceri italiane non è nelle mani del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria anche quando fosse animato dalle migliori delle intenzioni che, per noi radicali, consistono nel far rientrare nella legalità costituzionale il trattamento fuorilegge subito dai detenuti negli istituti penitenziari italiani”. Così Rita Bernardini, Segretaria Nazionale dei Radicali Italiani.

“Sorprendono pertanto le dichiarazioni del Capo del Dap Santi Consolo che ha annunciato che nei 202 istituti penitenziari non c’è più un detenuto che vive in spazi inferiori ai 3 metri quadrati, che i posti regolamentari sono ora in totale 50.538 e che – sempre secondo il capo del Dap – questo risultato è stato ottenuto grazie alla manutenzione straordinaria, salvo poi ammettere che 4.636 posti sono inagibili”.

Bruno-Bossio-e-Guccione-visita-carcere-Rossano“L’aumento dei posti regolamentari strabilia ancora di più se si tiene conto che il Dap afferma – vedere per credere, le tabelle messe a disposizione sul sito del ministero della Giustizia – che ‘i posti sono calcolati sulla base del criterio di 9 mq per singolo detenuto + 5 mq per gli altri'”.

“Non so se il Capo del Dap – prosegue la Bernardini – abbia fatto i conti tenendo sottocchio le planimetrie degli istituti penitenziari, quello che è certo è che a tutt’oggi in Italia ci sono almeno 70 istituti (vedi tabella) che con i dati del Dap (non con i nostri) hanno un sovraffollamento che va dal 130 al 210 per cento”.

“Poiché sono usa a fare fiducia alle persone che assumono nuovi incarichi (come nel caso del Dott. Santi Consolo) quel che posso fare è proporre al nuovo Capo del Dap di consentirmi di accompagnarlo per una serie di visite in alcuni dei 70 istituti per verificare insieme quale sia il trattamento riservato ai detenuti in Italia”.

 

Il Ministro della Giustizia Orlando annuncia la nomina del Capo dell’Amministrazione Penitenziaria


Orlando, Festa Penitenziaria“Nei prossimi giorni proporrò al Consiglio dei Ministri la nomina del nuovo capo del Dap”, il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria. Lo ha preannunciato l’Onorevole Andrea Orlando, Ministro della Giustizia al termine di un incontro tenutosi al Dicastero di Via Arenula, ricordando che si era impegnato a questo passaggio dopo il via libera al decreto carceri e dopo la sentenza di Strasburgo.

Il nuovo Capo del Dap prenderà il posto di Giovanni Tamburino che è stato esautorato dalle sue funzioni il 27 maggio 2014 poichè il nuovo Governo guidato da Matteo Renzi non gli ha riconfermato il mandato nel termine previsto (90 giorni) dalla Legge . L’attuale reggente è Luigi Pagano, Vice Capo Vicario del Dipartimento che in questo periodo ha retto la responsabilità dell’Amministrazione Penitenziaria.