Carceri, Incostituzionale negare qualsiasi beneficio ai condannati all’ergastolo ostativo


È incostituzionale negare qualsiasi beneficio penitenziario ai condannati all’ergastolo per aver causato la morte di una persona sequestrata a scopo di estorsione, terrorismo o eversione, prima che abbiano scontato almeno 26 anni di detenzione. La preclusione assoluta è intrinsecamente irragionevole alla luce del principio stabilito dall’articolo 27, terzo comma, della Costituzione, secondo il quale le pene “devono tendere alla rieducazione del condannato”. Lo ha affermato la Corte Costituzionale nella sentenza n. 149 depositata oggi 11 luglio 2018 (Presidente Giorgio Lattanzi e Giudice Relatore Francesco Viganò), con la quale è stato dichiarato incostituzionale l’articolo 58 quater, comma 4, della Legge n. 354/1975 sull’Ordinamento Penitenziario là dove si applica ai condannati all’ergastolo per i due “reati ostativi” previsti dagli articoli 630 e 289 bis del codice penale.

La questione era stata sollevata dal Tribunale di Sorveglianza di Venezia, al quale un condannato all’ergastolo per sequestro a scopo di estorsione e omicidio della vittima aveva chiesto di poter accedere al regime di semilibertà avendo trascorso più di 20 anni in carcere, dove si era meritevolmente impegnato in attività lavorative e di studio. In primo luogo, i giudici costituzionali hanno ritenuto che la norma sovvertisse indebitamente la logica di progressività con cui, secondo il vigente ordinamento penitenziario, il condannato all’ergastolo deve essere aiutato a reinserirsi nella società, attraverso benefici che gradualmente attenuino il regime carcerario, favorendone contatti via via più intensi con l’esterno del carcere. Di regola, infatti, già dopo avere scontato 10 anni di pena, l’ergastolano, se mostra una fattiva partecipazione al programma rieducativo, può beneficiare dei primi permessi premio e può essere autorizzato a uscire dal carcere per il tempo strettamente necessario a svolgere attività lavorativa all’esterno delle mura penitenziarie. In caso di esito positivo di queste prime esperienze, dopo 20 anni l’ergastolano “comune” può essere ammesso al regime di semilibertà, che consente di trascorrere la giornata all’esterno del carcere per rientrarvi nelle ore notturne; e dopo 26 anni, qualora abbia dato prova di sicuro ravvedimento, può finalmente accedere alla liberazione condizionale.

La norma ora dichiarata illegittima – con riferimento ai soli condannati all’ergastolo per i reati considerati – appiattiva invece all’unica e indifferenziata soglia temporale dei 26 anni la possibilità di accedere a tutti questi benefici, impedendo così al giudice di valutare il graduale progresso del condannato nel proprio cammino di reinserimento sociale. In secondo luogo, la Corte ha evidenziato come la norma rinviasse irragionevolmente al ventiseiesimo anno di carcere gli sconti di 45 giorni, previsti per ogni semestre di pena espiata, in caso di positiva partecipazione del condannato all’opera di rieducazione. Nei casi di ergastolo “comune”, questi sconti possono invece essere utilizzati per anticipare il momento di accesso ai diversi benefici penitenziari (permessi premio, lavoro all’esterno, semilibertà). La norma ora dichiarata illegittima eliminava ogni pratico incentivo, solo per queste speciali categorie di ergastolani, a impegnarsi sin dall’inizio della pena nel cammino di risocializzazione. Infine, la Corte ha censurato il rigido automatismo stabilito dalla norma, che impediva al giudice di valutare i progressi compiuti da ciascun condannato, sacrificando così del tutto la funzione rieducativa della pena sull’altare di altre, pur legittime, funzioni. La sentenza sottolinea, in particolare, come siano incompatibili con il vigente assetto costituzionale norme “che precludano in modo assoluto, per un arco temporale assai esteso, l’accesso ai benefici penitenziari a particolari categorie di condannati (…) in ragione soltanto della particolare gravità del reato commesso, ovvero dell’esigenza di lanciare un robusto segnale di deterrenza nei confronti della generalità dei consociati”; ed evidenzia come le conclusioni da essa raggiunte siano coerenti con gli insegnamenti della Corte europea dei diritti dell’uomo, secondo cui gli Stati hanno l’obbligo “di consentire sempre che il condannato alla pena perpetua possa espiare la propria colpa, reinserendosi nella società dopo aver scontato una parte della propria pena”.

Corte Costituzionale – Sentenza nr. 149/2018 (clicca qui per leggere)

Carceri, “cattivi per sempre”, no alla rieducazione dei condannati per mafia e terrorismo


Aula della Camera dei DeputatiI mal di pancia giustizialisti tengono a freno i propositi di riforma dell’ordinamento penitenziario. Nessuno spazio per le aspirazioni di reinserimento dei condannati per mafia e terrorismo; uno sbarramento populista vuole i “cattivi” “cattivi per sempre”, in carcere fino alla morte. Viene da chiedersi quale spinta dovrebbe indurre un detenuto senza speranza al rimorso, alla rielaborazione del suo vissuto, al cambiamento; quale senso dovrebbe avere la “buona condotta in carcere”, quando ogni anelito di libertà, ogni possibilità di godere di trattamenti premiali, sono esclusi. Ma tant’è!

Eppure, la effettività rieducativa della pena è stata posta dal ministro della Giustizia, Andrea Orlando, quale fulcro dei criteri della delega di governo depositata il 23 dicembre 2014. Ha ammesso, il ministro, che l’articolo 27 della Costituzione è rimasto una norma di programma mai compiutamente attuata ed ha palesato l’esigenza che il carcere, ancora un luogo carcerogeno che si traduce troppo spesso in una spinta alla recidiva, debba, invece, essere programmato quale momento costruttivo verso un concreto reinserimento del detenuto nella società civile.

Ha espresso, pertanto, la cogente esigenza di “un allineamento dell’ordinamento penitenziario agli ultimi pronunciamenti della corte costituzionale che ha più volte affermato l’illegittimità di un sistema sanzionatorio che si fondi su automatismi o preclusioni assolute”. Orlando ha sempre chiarito che massima attenzione sarebbe stata rivolta alle esigenze di sicurezza a fronte della mai sopita gravità dei fenomeni di criminalità organizzata.

L’articolo 4 bis dell’ordinamento penitenziario, che allo stato preclude in assoluto, a chi abbia commesso determinati reati, di accedere a qualsivoglia percorso di rieducazione – salvo che collabori con la giustizia – non può, dunque, nell’idea del ministro, esser soppresso ma sussiste la concreta esigenza che se ne rivisiti il contenuto in una proiezione di legittimità costituzionale e di aderenza agli scopi della sanzione penale.

Ecco, allora, la esplicitazione di principi e criteri direttivi della legge delega tesi a restituire un senso ed una proiezione costituzionali a qualunque carcerazione: “eliminazione di automatismi e di preclusioni che impediscono o rendono molto difficile, sia per i recidivi sia per gli autori di determinate categorie di reati, l’individualizzazione del trattamento rieducativo e revisione della disciplina di preclusione dei benefici penitenziari per i condannati alla pena dell’ergastolo”.

Anche chi è condannato all’ergastolo ostativo (reati contemplati dall’articolo 4 bis) deve poter sperare di tornare alla vita, se è vero che nessuna carcerazione – nel rispetto della volontà dei padri costituenti e degli imperativi comunitari (Vinter c/Regno Unito) – può essere, aprioristicamente ed in astratto, sottratta alla riammissione della persona detenuta nel tessuto sociale, alla aspirazione alla libertà, alla speranza di restituzione.

Nessuna previsione, dunque, che ammetta i condannati per i più gravi reati a godere – sic! – dei benefici penitenziari, bensì l’inserimento nel quadro ordinamentale di una possibilità per i soggetti che abbiano, nel corso della carcerazione, dimostrato di avere proficuamente avviato una revisione critica del sé, di essere gradualmente restituiti alla vita. Una possibilità che sarebbe vagliata da operatori intramurari e magistrati di sorveglianza attraverso la capillare attività di verifica e di controllo svolta dagli organi investigativi, soltanto una “possibilità – per usare le parole del ministro – per chi ha sbagliato di reinserirsi positivamente nel contesto sociale, non commettendo nuovi reati”, cuore del percorso di studio e di approfondimento denominato: “Stati Generali dell’esecuzione penale”.

Le propensioni alla attuazione della Costituzione estrinsecate dal ministro Orlando, tuttavia, hanno trovato un feroce sbarramento in chi, sventolando la polverosa bandiera della paura, ha capziosamente paventato la abrogazione tacita della pena perpetua e la rimessione in libertà di soggetti pericolosi appartenenti alle consorterie mafiose. Nulla di più falso, lo si è detto. La tensione riformatrice è nel senso di lasciare aperto uno spiraglio di emenda; di consentire a ogni uomo che abbia commesso un reato, qualunque reato, di pentirsi – pentirsi nell’animo, ricrearsi, cambiare (che è cosa assai diversa dal collaborare con la giustizia) – di dare un senso ed una concretezza ad una norma – l’articolo 27 della Costituzione – che viene radicalmente svilita dalla insuperabile previsione di morte per pena connaturata all’ergastolo ostativo.

E però la paura – anche ottusa, ignorante, artificiosa, ingannevole – vince. Con una modifica della legge delega, la presidente della Commissione Giustizia, Ferranti (Pd) spazza via qualunque spinta riformatrice verso l’attuazione della Costituzione escludendo dalla revisione della disciplina di preclusione dei benefici penitenziari per i condannati alla pena dell’ergastolo, “i casi di eccezionale gravità e pericolosità e in particolare per le condanne per i delitti di mafia e terrorismo anche internazionale”.

La modifica annienta il senso del progetto di cambiamento semplicemente precludendo il cambiamento. Oggi i pochi condannati all’ergastolo per reati diversi da mafia e terrorismo accedono già – in caso di positivo compimento del personale percorso di rieducazione intramuraria e di conforme valutazione da parte del tribunale di sorveglianza competente – al graduale reinserimento in società. La paura vince, la Costituzione perde.

Avv. Maria Brucale

L’Opinione, 26 settembre 2015

Giustizia: l’On. Enza Bruno Bossio (Pd) torna alla carica “l’ergastolo ostativo va abolito”


On_Vincenza_Bruno_BossioDetto, fatto. L’Onorevole Enza Bruno Bossio del Partito Democratico, dopo che la Commissione Giustizia, nelle scorse settimane, su proposta della Presidente Donatella Ferranti, aveva adottato come “testo base” il Disegno di Legge del Governo C. 2798 riguardante la riforma dell’Ordinamento Penitenziario, ha presentato alcune proposte emendative e tra queste quelle che ripropongono, sotto forma di criterio di delega, la revisione dell’Art. 4 bis della Legge Penitenziaria già contenute nel progetto di legge di cui è prima firmataria, comunque abbinato a quello del Governo.

Bruno Bossio che è anche membro della Commissione Bicamerale Antimafia, ha proposto con l’Emendamento 26.15 di sostituire l’articolo 26 comma 1, lettera C) del Disegno di Legge con il seguente “c) eliminazione di rigidi automatismi e di preclusioni che impediscono o rendono molto difficile, sia per i recidivi sia per gli autori di determinate categorie di reati, l’individualizzazione del trattamento rieducativo e revisione della disciplina di accesso ai benefici penitenziari ed alle altre misure alternative alla detenzione per i condannati per taluno dei delitti di cui all’articolo 4 bis della Legge 26 luglio 1975 n. 354 e successive modifiche ed integrazioni nei casi in cui risulti che la mancata collaborazione dei predetti con la Giustizia ai sensi dell’articolo 58 ter della Legge medesima, non escluda il sussistere dei presupposti, diversi dalla predetta collaborazione, che consentono la concessione dei benefici e delle misure alternative in modo tale da permettere anche il superamento dell’ergastolo ostativo, cioè di numerose situazioni in cui il fine pena coincide necessariamente con il fine vita, e a trasformare l’attuale presunzione di non rieducatività in assenza di collaborazione da assoluta in relativa fermo restando che non siano stati acquisiti elementi conoscitivi concreti e specifici fondati su circostanze di fatto espressamente indicate che dimostrino in maniera certa l’attualità di collegamenti dei condannati con la criminalità organizzata, terroristica o eversiva”.

Tale proposta, al momento, è una delle più sottoscritte di tutti i numerosi emendamenti (319, 52 quelli specifici sulla riforma dell’Ordinamento Penitenziario) presentati al progetto di legge del Governo Renzi all’esame, in sede referente, nella Commissione Giustizia di Palazzo Montecitorio. Oltre all’On. Bruno Bossio, hanno apposto la loro firma anche i Deputati Danilo Leva, Bruno Censore, Ernesto Preziosi, Luigi Lacquaniti (Partito Democratico), Daniele Farina, Celeste Costantino, Gianni Melilla (Sinistra Ecologia e Libertà) ed Elda Pia Locatelli (Partito Socialista Italiano).

Analoga proposta, più o meno, è stata avanzata da Forza Italia con l’Emendamento 26.16. Prima firmataria l’Onorevole Jole Santelli, Deputato di Forza Italia ed ex Sottosegretario alla Giustizia nel secondo e terzo Governo Berlusconi, calabrese anche lei come l’On. Bruno Bossio. All’Art. 26 comma 1, sostituire la lettera e) con la seguente : “e) eliminazione di automatismi che impediscono o rendono molto difficile, sia per i recidivi sia per gli autori di determinate categorie di reati l’individualizzazione del trattamento rieducativo, anche a seguito di revoca di benefìci penitenziari, secondo i principi di ragionevolezza, uguaglianza e finalizzazione rieducativa della pena; rimozione di generalizzati sbarramenti preclusivi all’accesso ai benefici al fine di conformare l’esecuzione penale all’evoluzione della personalità del condannato ed alla concreta pericolosità sociale, presenza di perduranti collegamenti con le organizzazioni criminali di riferimento; revisione della disciplina di preclusione dei benefici penitenziari per i condannati alla pena dell’ergastolo per i reati di matrice mafiosa e terroristica individuando nella prova positiva della dissociazione il superamento della presunzione relativa di pericolosità.” In questo caso, oltre alla firma della Santelli, vi è apposta quella di Massimo Parisi e Luca D’Alessandro, Deputati di Forza Italia, tutti membri della Commissione Giustizia della Camera. Decisamente contraria è invece la Lega Nord che con l’Emendamento 26.14 ha proposto di sopprimere tutta la lettera c) dell’Articolo 26 del Disegno di Legge. Primo firmatario l’Onorevole Nicola Molteni, Capogruppo del Partito in Commissione Giustizia insieme al collega Deputato Massimiliano Fedriga. Addirittura gli Onorevoli Molteni e Fedriga hanno presentato un altro Emendamento (il 13.12) sul processo penale con il quale, in sostanza, riprendono il contenuto della proposta di legge C. 1129 dell’On. Molteni ed altri per la modifica degli Articoli 438 e 442 del Codice di Procedura Penale per l’inapplicabilità del giudizio abbreviato ai delitti puniti con la pena dell’ergastolo, pur preferendo l’approvazione della stessa. In pratica, con la proposta, vengono esclusi dal giudizio abbreviato i procedimenti per i delitti di competenza della Corte di Assise e viene soppressa la possibilità per il Giudice di infliggere, in luogo della pena dell’ergastolo, quella della reclusione di 30 anni o, in luogo dell’ergastolo con l’isolamento diurno nei casi di concorso di reati o di reato continuato, quella del solo ergastolo. Molteni ha, inoltre, espressamente chiesto che tale proposta di legge sia inserita nel calendario dei lavori dell’Assemblea per il mese di luglio.

Commissione Giustizia Camera DeputatiContrario anche il Gruppo Parlamentare del Movimento Cinque Stelle che ha presentato, per il caso specifico, due distinti emendamenti. Il 26.19 con il quale propone, all’Art. 26 comma 1 lett. c) di sopprimere le parole “e revisione della disciplina di preclusione dei benefici penitenziari per i condannati alla pena dell’ergastolo” ed il 26.20 con il quale propone di modificare la predetta lettera c), aggiungendo dopo le parole “per i condannati alla pena dell’ergastolo” le seguenti “eccetto per i condannati per i reati di cui all’articolo 51 comma 3 bis c.p.p.”. Entrambe le proposte emendative sono state sottoscritte oltre dall’On. Giulia Sarti, anche dagli altri Deputati pentastellati Vittorio Ferraresi, Andrea Colletti, Donatella Agostinelli, Alfonso Bonafede e Francesca Businarolo.

La Presidente della Commissione, Donatella Ferranti (Pd) e relatrice del progetto di legge, ha proposto, invece, per quanto riguarda la lettera c), con l’Emendamento 26.17 di aggiungere dopo la parola “eliminazione” le seguenti parole “salvo i casi di eccezionale gravità e pericolosità”. Infine, la Ferranti, ha convocato la conferenza dei Presidenti di Gruppo, per definire i tempi e le modalità di organizzazione dei lavori, riservandosi di valutare l’ammissibilità degli emendamenti presentati e facendo presente che, in ogni caso, nel corso della prossima settimana, si potrà procedere alla discussione sul complesso delle proposte emendative presentate, anche ai fini di una più efficace interlocuzione tra i gruppi e con il Governo, rappresentato in Commissione dal Vice Ministro della Giustizia On. Enrico Costa.

Emilio Quintieri (Radicali italiani)

Il Garantista, 28 giugno 2015

Musumeci (Ergastolano) : Se il Parlamento approva la Legge Bruno Bossio sarà cancellato l’ergastolo ostativo


Carmelo MusumeciOggi in un articolo ho scritto che un giudice dovrebbe osservare la legge con gli occhi aperti perché molti di loro sono convinti che i cattivi non cambino, io invece voglio dimostrare che anche i cattivi cambiano quando gliene viene data una possibilità“. (Diario di un ergastolano: Carmelo Musumeci).

C’è qualche parlamentare che ha la voglia e il coraggio di fare una interrogazione sui circuiti di “Alta Sicurezza” nelle carceri italiane? Ultimamente i parlamentari Enza Bruno Bossio, Walter Verini, Roberto Rampi, Luigi Lacquaniti, Danilo Leva, Chiara Scuvera, Camilla Sgambato, Ernesto Magorno, Gea Schirò, Federico Massa, Cristina Bargero, Romina Mura, Alfredo Bazoli, Pia Locatelli, Paola Pinna, Franco Bruno hanno presentato un disegno di legge per rivedere il divieto di concessione dei benefici penitenziari nei confronti dei detenuti che non collaborano con la giustizia.

Se passerà questa legge sarà cancellato nel nostro paese l’ergastolo ostativo e un ergastolano, per usufruire dei benefici previsti dalla legge penitenziaria, non avrà più la necessità di mettere in cella un altro al posto suo e di mettere a rischio la sua famiglia. Ultimamente, sto dando il mio contributo alla redazione di “Ristretti Orizzonti” che si sta occupando di fare conoscere all’opinione pubblica i gironi spesso infernali che esistono nelle “Patrie Galere”, dal regime del 41 bis, ai circuiti di “Alta Sicurezza”.

E ho pensato di chiedere, pubblicamente, a questi parlamentari, che hanno avuto il coraggio di ascoltare le parole di Papa Francesco, di avere il coraggio anche di fare una interrogazione parlamentare al Ministro della Giustizia per fare luce e portare la legalità istituzionale in queste sezioni ombra, dove sai quando entri ma non sai quando ne esci. La redazione di “Ristretti Orizzonti” che cerca di fare un’informazione seria e d’inchiesta, andando a cercarsi le fonti più attendibili e le testimonianze, famosa (un pò come i radicali) per le lotte contro i mulini a vento, ha scritto a tanti detenuti nei circuiti di “Alta Sicurezza” facendogli delle domande sulla loro “storia carceraria”, sulle loro condizioni di detenzione, sui regimi e i circuiti che hanno conosciuto: “Quanti anni hai trascorso in circuiti di Alta Sicurezza”, “Quante richieste di declassificazione dall’Alta Sicurezza hai fatto?”, “Quando ti è stata rigettata la declassificazione, il carcere ti aveva messo parere favorevole? E tante altre ancora.

Ci hanno risposto molti detenuti e da questa inchiesta è uscito fuori uno spaccato da terzo mondo o se preferite dai tempi del medioevo. Abbiamo scoperto che ci sono detenuti “dimenticati” che dopo decenni che sono stati sottoposti al regime di tortura del 41 Bis, ora si trovano da anni nelle sezioni di Alta Sicurezza (prima chiamate sezioni di “Elevato Indice di Vigilanza”). Abbiamo scoperto che alle richieste di declassificazioni, i funzionari dell’Amministrazione Penitenziaria rispondono spesso con brevi, e simili con il passare dei decenni, motivazioni per tutti i detenuti, più o meno di questo tenore: “Considerata l’assenza di elementi certi tali da far desumere l’allontanamento dalle organizzazioni malavitose di provenienza e fatte salve ulteriori verifiche in tempi futuri” o ancora peggio “Rilevato che non risultano elementi univoci comprovanti l’interruzione dei collegamenti dell’istante con la criminalità organizzata”.

Io, adesso mi e vi domando: ma come può fare un detenuto a difendersi da queste motivazioni? Ed infatti nessuno ci riesce. La redazione di Ristretti Orizzonti ha deciso di rendere pubblici questi questionari, sia per i politici che desiderano chiedere una interrogazione parlamentare, sia per i mass media che vogliono informare l’opinione pubblica su che cosa accade nelle loro Patrie Galere. I questionari si possono richiedere all’indirizzo mail della direttrice di Ristretti Orizzonti Ornella Favero ornif@.iol.it Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. e verrà mandato il materiale che abbiamo raccolto.

Carmelo Musumeci – Ergastolano detenuto nel Carcere di Padova

Ristretti Orizzonti, 12 giugno 2015

Detenuto ammesso al lavoro esterno al Carcere di Paola. Soddisfatti i Radicali


Casa CircondarialeFinalmente anche nella Casa Circondariale di Paola, uno dei detenuti è stato ammesso al lavoro esterno. Speriamo che non sia l’unico e che, presto, questa possibilità venga data anche ad altri cittadini ristretti. Lo riferisce l’esponente dei Radicali Italiani Emilio Quintieri che, nell’occasione, ringrazia per l’attività svolta la Direzione della Casa Circondariale di Paola e la Magistratura di Sorveglianza di Cosenza, ognuna per la parte di propria competenza. Da qualche giorno, infatti, Luca Cicerale, un detenuto lavorante all’interno dell’Istituto e già beneficiario di permessi premio, attualmente allocato nel reparto a custodia attenuata, potrà uscire tutti i giorni dal Carcere e farvi ritorno la sera per andare a lavorare in un locale commerciale sul Tirreno.

Il lavoro esterno al carcere non è nulla di “eccezionale” – continua il radicale Quintieri – perché questo strumento, di ampia operatività, è espressamente previsto dall’Art. 21 dell’Ordinamento Penitenziario anche se, purtroppo, in Calabria, è quasi del tutto inattuato. Possono essere ammessi al lavoro esterno i condannati, gli internati e gli imputati sin dall’inizio della detenzione per svolgere attività lavorativa, per frequentare corsi di formazione professionale e, grazie ad un recente provvedimento del legislatore proposto dall’ex Ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri, per prestare attività a titolo volontario e gratuito in progetti di pubblica utilità in favore della collettività da svolgere presso lo Stato, le regioni, le province, i comuni, le comunità montane, le unioni di comuni, le aziende sanitarie locali, o presso enti o organizzazioni, anche internazionali, di assistenza sociale, sanitaria e di volontariato o, infine, per prestare la propria attività a titolo volontario e gratuito a sostegno delle vittime dei reati da loro commessi. Ci sono alcuni “limiti” per l’ammissione dovuti, ad esempio, ai condannati per reati associativi o altri di grave allarme sociale previsti dall’Art. 4 bis. Questi detenuti possono essere assegnati al lavoro all’esterno solo dopo aver espiato almeno un terzo della pena o comunque di non più di cinque anni. Anche gli ergastolani, esclusi quelli ostativi, vi possono essere ammessi dopo aver scontato almeno dieci anni di pena. Non possono, invece, essere ammessi al lavoro all’esterno per svolgere lavori a titolo di volontariato i detenuti e gli internati per il delitto di associazione a delinquere di stampo mafioso (Art. 416 bis c.p.) e per reati commessi per favorire le attività di stampo mafioso.

Il lavoro all’esterno deve essere previsto nel programma di trattamento elaborato dall’Equipe dell’Istituto, disposto dal Direttore ed approvato dal Magistrato di Sorveglianza se si tratta di condannati ed internati o disposto dal Direttore dell’Istituto previa approvazione dell’Autorità Giudiziaria competente nel caso di imputati. Le disposizioni previste dall’Art. 21 possono essere applicate anche per l’assistenza all’esterno dei figli minori di dieci anni (Art. 21 bis) e per consentire visite al minore infermo (Art. 21 ter). La possibilità di svolgere un’attività lavorativa costituisce, per i detenuti, se non l’unico, il più importante strumento rieducativo. Ed infatti, l’Art. 15 della Legge Penitenziaria, annovera esplicitamente tra gli “elementi del trattamento” il lavoro tra i mezzi per darvi attuazione prevedendo che venga assicurato salvo impossibilità. L’Art. 20, poi, dedicato alla disciplina dello stesso, sottolinea la necessità che gli Istituti Penitenziari favoriscano in ogni modo la destinazione dei detenuti al lavoro perché svolge una funzione normalizzatrice e correttiva in quanto sottrae i reclusi alle conseguenze negative dell’ozio, favorisce il loro trattamento rieducativo ed offre loro la possibilità di ricavare un guadagno, col quale soddisfare le loro necessità, pagare il mantenimento carcerario e sussidiare la famiglia.

Nel dicembre 2012, per come ci ha riferito in Parlamento il Vice Ministro della Giustizia On. Enrico Costa, rispondendo ad una delle Interrogazioni da me sollecitate – prosegue Emilio Quintieri – il Comune di Paola ha sottoscritto un Protocollo di intesa con la locale Casa Circondariale, avente validità triennale, con il quale avrebbero dovuto essere avviati al lavoro esterno ai sensi dell’Art. 21 della Legge Penitenziaria, un congruo numero dei detenuti ristretti nell’Istituto per lavori di pubblica utilità. Ad oggi, sono quasi trascorsi i 3 anni, ma non è stata data esecuzione al protocollo stipulato e non se ne comprendono i motivi. Pertanto – conclude l’esponente del Partito Radicale – mi auguro che il Sindaco di Paola Basilio Ferrari e la sua Giunta rispettino il Protocollo che hanno stipulato con il Carcere e lo rinnovino visto che siamo in prossimità della sua scadenza, dando la possibilità ai detenuti di uscire dall’Istituto per svolgere un attività lavorativa, a titolo volontario ed a beneficio della collettività.

Carceri/Giustizia : Intervista di Radio Radicale all’On.le Enza Bruno Bossio (Pd)


Radio Radicale logoIntervista di Giovanna Reanda di Radio Radicale, all’On. Enza Bruno Bossio, Deputato del Partito Democratico, prima firmataria della proposta di Legge AC 3091 sulla revisione dell’Art. 4 bis dell’Ordinamento Penitenziario in discussione in Commissione Giustizia alla Camera dei Deputati.

Intervista di Radio Radicale all’On. Enza Bruno Bossio (Pd)

Riforma dell’Ordinamento Penitenziario. Ne discute la Commissione Giustizia di Montecitorio


Palazzo Montecitorio RomaNella giornata di ieri, la Commissione Giustizia della Camera dei Deputati presieduta dall’On. Donatella Ferranti (Pd), ha continuato l’esame del Disegno di Legge C. 2798 proposto dal Governo Renzi concernente “Modifiche al codice penale e al codice di procedura penale per il rafforzamento delle garanzie difensive e la durata ragionevole dei processi e per un maggiore contrasto del fenomeno corruttivo, oltre che all’ordinamento penitenziario per l’effettività rieducativa della pena.” e delle abbinate proposte di legge C. 370 Ferranti, C. 372 Ferranti, C. 373 Ferranti, C. 408 Caparini, C. 1285 Fratoianni, C. 1604 Di Lello, C. 1957 Ermini, C. 1966 Gullo e C. 3091 Bruno Bossio.

Quest’ultima proposta di legge, a prima firma dell’On. Enza Bruno Bossio, Deputato del Partito Democratico e membro della Commissione Bicamerale Antimafia, riguardante la revisione delle norme sul divieto di concessione dei benefici penitenziari nei confronti dei detenuti e internati che non collaborano con la Giustizia, è stata abbinata ai progetti di legge in esame, poiché è oggetto della delega in materia di Ordinamento Penitenziario di cui all’Art. 26 del Disegno di Legge C. 2798.

Il Presidente Ferranti dopo aver ricordato che qualche giorno fa, si è conclusa l’indagine conoscitiva con l’audizione di giornalisti con particolare riferimento alla materia della pubblicabilità delle intercettazione, trattata dall’Articolo 25 del disegno di legge C. 2798, ha avvertito i Deputati della Commissione Giustizia che si sarebbe proceduto alla individuazione del testo base.

E’ intervenuto in merito l’On. Vittorio Ferraresi (M5S) sottolineando come le audizioni di giornalisti richieste dal suo Gruppo siano state estremamente utili, avendo evidenziato aspetti dei quali si dovrà tenere conto quando si tratterà del tema della pubblicabilità delle intercettazioni. Considerato che l’indagine conoscitiva è oramai conclusa e che sarebbe necessario acquisire le osservazioni del Procuratore nazionale antimafia ed antiterrorismo sulle questioni che si potrebbero avere in relazione ai reati di sua competenza a seguito della modifiche all’ordinamento penitenziario previste dall’articolo 26 disegno di legge C. 2798 ha chiesto alla Presidenza se fosse possibile richiedere delle note scritte al procuratore su tali questioni.

L’On. Ferranti, Presidente e Relatore, dopo aver condiviso quanto affermato dal Deputato Ferraresi circa l’utilità delle audizioni dei giornalisti svoltasi nei giorni precedenti, lo ha rassicurato dicendogli che verrà chiesto al Procuratore nazionale antimafia ed antiterrorismo se intenda trasmettere alla Commissione le proprie considerazioni in merito all’Articolo 26 del disegno di legge per quanto attiene alle sue competenze.

Preso atto che nessuno ha chiesto di intervenire, è stato dichiarato concluso l’esame preliminare e, l’On. Ferranti, quale relatrice, ha proposto di adottare come testo base il Disegno di Legge del Governo C. 2798. La Commissione ha accolto favorevolmente la proposta formulata dalla relatrice ed ha adottato come testo base il Disegno di Legge del Governo.

In conclusione il Presidente della Commissione Giustizia, ha fissato il termine per la presentazione, da parte dei Deputati, di emendamenti al Disegno di Legge del Governo C. 2798 per lunedì 22 giugno alle ore 12.

“La mia proposta di legge – dice l’On. Enza Bruno Bossio – punta a modificare l’art. 4 bis O.P. nella parte in cui afferma la presunzione di non rieducatività del condannato, trasformandola da assoluta in relativa. Con questa norma sarà possibile, sempre previa la valutazione della magistratura di sorveglianza, far venire meno il divieto d’accesso al lavoro esterno, ai permessi premio ed alle misure alternative alla detenzione diverse dalla liberazione anticipata in determinati casi. In tal modo, soprattutto la pena dell’ergastolo verrà finalmente resa maggiormente compatibile con gli standard richiesti dalla nostra Costituzione e dall’Unione Europea.”

Il Disegno di Legge del Governo va esattamente nella direzione indicata dalla Deputata calabrese ma, in ogni caso, in Commissione, saranno sicuramente presentati alcuni emendamenti prima che il testo base arrivi all’approvazione dell’Aula di Montecitorio.