Costantino (Sel) : Ma quale uso del manganello “non punitivo” ? Serve il numero sulle divise


Celeste CostantinoIl Viminale presenterà giovedì ai sindacati di polizia un documento di circa 100 pagine con le nuove regole di ingaggio per gli agenti in servizio durante i cortei e le manifestazioni. Vogliono introdurre finalmente il numero identificativo per le forze dell’ordine? Assolutamente no. Dopo le cariche della polizia agli operai della AST di Terni, il Governo Renzi che, con il ministro Alfano, ha sostenuto in parlamento una versione totalmente smentita dalle immagini tv e che finora ha scelto la strada del silenzio e del no comment, sta per introdurre l’utilizzo dello spray al peperoncino, degli idranti e del taser.

Però specificano fonti del Ministero dell’Interno, il “contatto fisico con i manifestanti deve essere l’extrema ratio” e sarà considerata una “area di rispetto”. L’ennesima retorica utilizzata da questo Governo per tutti i suoi annunci maldestri. Dicono che l’obiettivo sia tutelare “l’incolumità dei cittadini, ma anche degli agenti chiamati a garantire la sicurezza”. Una necessità condivisa. Il fatto è però i Governi che si sono alternati negli ultimi 20 anni hanno perso ogni credibilità di cui (purtroppo) hanno goduto, siano essi di centrodestra, centrosinistra o esecutivi tecnici. Abbiamo assistito ad un continuo e perpetrato uso eccessivo della forza da parte delle forze dell’ordine del nostro Paese: dagli incancellabili giorni del G8 di Genova fino alle cariche degli operai delle Acciaierie di Terni che manifestavano pacificamente a Roma.

Ci sia consentito di avere qualche dubbio nei confronti di un Governo che nelle “istruzioni operative” descrive nuove tecniche di ammanettamento, l’impiego dello spray al peperoncino, le fasce in velcro per immobilizzare “soggetti particolarmente aggressivi”, lo “sfollagente” (ma da non usare come “mezzo punitivo”!), la pistola elettrica – il taser – che l’Esecutivo ha voluto fortemente inserire un mese fa nel nostro ordinamento con la legge sulla violenza negli stadi.

Il manganello e i lacrimogeni saranno usati solo in “extrema ratio” tengono a specificare. Ma non finisce qui. Perché i sindacati di Polizia (alcuni dei quali come il Coisp e il Sap proprio in queste ore hanno dato il peggio di sé sulla vicenda di Stefano Cucchi, a testimonianza di un sistema completamente da riformare) avrebbero proposto l’utilizzo delle microtelecamere su tutti gli agenti che partecipano ai servizi di ordine pubblico.

Una proposta monca e inutile. Non è soltanto un problema di uso e abuso di armi letali e non, men che meno di chi gira le immagini nelle manifestazioni. Sarebbe molto più semplice e utile, come chiediamo da tempo, il numero identificativo sulle divise dei poliziotti in assetto antisommossa: i cittadini devono avere il diritto di risalire all’identificazione dei poliziotti in situazioni di ordine pubblico poiché lo stesso assetto delle forze dell’ordine ne impedisce il riconoscimento. Non una proposta rivoluzionaria: è già così in tantissimi Paesi europei.

Ad inizio settimana abbiamo depositato una proposta di legge per mettere a disposizione delle forze dell’ordine dei percorsi didattici, di addestramento e aggiornamento all’uso delle risorse della nonviolenza. Per fornire finalmente agli operatori addetti alla protezione dei diritti ed al controllo del territorio un quadro di riferimento coerente con la Costituzione e con la Dichiarazione universale dei diritti umani.

La nonviolenza è una grande risorsa per la democrazia, ed oggi più che mai vi è bisogno dell’impegno di tutti in difesa e a promozione della giustizia sociale. Per tutte queste ragioni oggi pomeriggio presenteremo la nostra mozione di sfiducia al ministro dell’Interno Angelino Alfano, nata dopo le cariche agli operai di Terni. Nelle sue proposte c’è solo repressione, sperimentazioni di nuove armi e iniquità. Nel suo atteggiamento l’irresponsabilità che non è consentita a un ministro dell’Interno. Esattamente il modo sbagliato per affrontare la questione “sicurezza” nel nostro Paese.

Celeste Costantino (deputata Sel)

Il Garantista, 5 novembre 2014

Giustizia Penale e Detenzione : la trasmissione di Radio Carcere del 17 Giugno 2014


Radio CarcereAlfano: quando un ministro sentenzia su un omicidio che è ancora nella fase delle indagini (quello di Yara Gambirasio). Il Presidente Renzi annuncia una prossima riforma della giustizia. Il decreto che dovrebbe essere varato dal Governo e che prevederebbe la riduzione della pena per chi sta in carcere e anche un risarcimento per chi da poco è stato scarcerato. L’errore sulla Gazetta ufficiale relativo alla pubblicazione della legge sugli stupefacenti.

Conduce : Riccardo Arena, Direttore Radio Carcere

In Studio : Rita Bernardini, Segretario Nazionale Radicali Italiani

http://www.radioradicale.it/scheda/414085/radio-carcere-informazione-su-giustizia-penale-e-detenzione

Caso Gambirasio, Arena : “Non spetta a un Ministro condannare un indagato”


Radio CarcereIl processo penale si celebra solo nelle aule di giustizia (e non sui giornali). La sentenza di condanna viene pronunciata solo da un giudice (e non da un Ministro dell’Interno). Ogni imputato è presunto non colpevole fino a condanna definitiva.

Sono questi concetti ovvi per un Paese che si dice civile. Concetti che evidentemente non sembrano così ovvi per il Ministro dell’Interno Angelino Alfano. Ministro che si è affrettato ad emettere la sua condanna definitiva nei confronti di un indagato. “Le forze dell’ordine” ha sentenziato Alfano “hanno individuato l’assassino di Yara”. Una frase categorica capace di superare la necessità di celebrare un processo. Un’affermazione lapidaria che si è sostituita a tre gradi di giudizio: Corte d’Assise, Corte d’Appello e Corte di Cassazione.

Eppure nessuna norma attribuisce al Ministro dell’Interno il compito di emettere sentenze né di diffondere notizie che riguardano esclusivamente le attività istituzionali dei magistrati. Attività dei magistrati che, soprattutto quando riguardano casi che sono nella fase delle indagini, necessitano del massimo riserbo. Riserbo che se violato potrebbe nuocere alle indagini stesse.

Ma c’è dell’altro. La gogna politica di Alfano ha prodotto anche una gogna mediatica su tanti giornali.

Una gogna mediatica fatta di titoli in prima pagina che hanno riportato tra le virgolette la sentenza emessa da Alfano: “Yara, preso l’assassino”.

È la contaminazione dell’errore. È l’epidemia del decadimento.

Resta infine un ultima perplessità: perché il ministro Alfano si è spinto tanto oltre? Al momento non è dato saperlo, anche se è preferibile non pensare al peggio. Ovvero che lo abbia fatto per ragioni di visibilità. Approfittare dell’omicidio di una tredicenne per andare sui giornali sarebbe una condotta davvero inqualificabile. Forse anche peggiore che fingersi giudice.

Riccardo Arena, Direttore Radio Carcere

18 Giugno 2014, http://www.ilpost.it