Coronavirus, aumentano gli Istituti Penitenziari attrezzati per le videochiamate tra detenuti e familiari


skype carcereLe videochiamate, usate in tempi di Coronavirus anche dai cittadini meno “social”, sono ormai concesse ai detenuti in quasi tutti gli istituti penitenziari per supplire alla mancanza di colloqui “in presenza” con i familiari imposta dalle misure di prevenzione del contagio. Un’opportunità consentita già da una circolare del 2015 del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (Dap) che aveva aperto la strada ad alcune sperimentazioni, ma che la diffusione del Covid-19 ha reso una forma di comunicazione ordinaria.

La piattaforma individuata per le garanzie di sicurezza offerte è l’applicazione Skype for business. Ma una soluzione alternativa è arrivata dalla sperimentazione dell’uso della piattaforma Cisco Webex – normalmente usata per le videoconferenze e la collaborazione in ambito aziendale – avviata nel carcere di Bollate, struttura che ospita ormai da vent’anni la Networking Academy Cisco. Una realtà di alto livello formativo frequentata da oltre mille detenuti e detenute, molti dei quali hanno conseguito certificazioni utili per il reinserimento socio-lavorativo una volta terminata la pena.

La sperimentazione si è rivelata funzionale alle esigenze di comunicazione e di sicurezza, grazie alla presenza di lunga data dell’azienda negli istituti penitenziari e alla conoscenza delle particolari caratteristiche di queste realtà. Cisco Webex, disponibile con licenza gratuita da scaricare online, si acquisisce in pochi minuti su qualsiasi dispositivo, non grava troppo sulle infrastrutture tecnologiche presenti negli istituti di pena ed è di facile e utilizzo anche per i familiari dei detenuti. L’applicazione è ora in uso in ben 30 istituti penitenziari, da quello romano di Regina Coeli a quello di San Vittore a Milano, dalla casa circondariale di Aosta a quella di Gela in Sicilia.

Si tratta di un progetto che è stato possibile realizzare in breve tempo, grazie anche alla disponibilità della direttrice di Bollate Cosima Buccoliero, all’azione della Cooperativa Universo creata da Lorenzo Lento, ‘storico’ istruttore della Networking Academy a Bollate, e al contributo dell’agente della Polizia Penitenziaria Costantino Minonne, assistente capo coordinatore e appassionato d’informatica.

Minonne, formatosi alla Cisco Academy (“fuori orario di servizio” come specifica lui), ha svolto un ruolo chiave per permettere di replicare il progetto di Bollate in altri istituti. L’agente ha fatto da tramite formativo per i colleghi dei primi trenta istituti che già si avvalgono della piattaforma: “L’impegno è quello di fornire assistenza, indicazioni in caso di dubbi e anche di accertarmi del funzionamento effettivo negli istituti in cui è stato implementato il sistema”. Grazie a Costantino e ai suoi colleghi, sempre più detenuti ogni giorno potranno non solo parlare e vedere i loro familiari, ma ritrovare scorci di ambienti casalinghi, dettagli domestici magari dimenticati.

“È consentito inquadrare ambienti dell’abitazione, ma nel rispetto delle norme di sicurezza – spiega Costantino – che per le videochiamate sono le stesse che si utilizzano per i colloqui visivi. Il familiare inquadrato mostra il documento e dalla postazione di controllo l’operatore verifica che si tratti di una persona autorizzata ai colloqui. La vigilanza è sempre scrupolosa e se compaiono persone non autorizzate, la videochiamata viene subito bloccata”.

La presenza di Costantino in carcere, anche in tempo di Coronavirus, è ormai divenuta indispensabile. “I problemi veri sono quelli con la mia famiglia che non mi vede più – conclude sorridendo – per il resto non corro rischi di contagio, perché lavoro da solo in una stanza in compagnia solo dei miei monitor”.

Antonella Barone

http://www.gnewsonline.it, 26 marzo 2020

Coronavirus, l’Onu striglia l’Italia: liberate i detenuti, specie quelli più anziani e malati o non pericolosi


pol pen sorveglianza regiaAnche l’Onu chiede ai governi mondiali di porre in atto tutte le misure possibili per ridurre il numero delle persone detenute in carcere, tra le più vulnerabili in caso di contagio. La richiesta è arrivata mercoledì da Michelle Bachelet, due volte presidente del Cile e attualmente Alto commissario Onu per i diritti umani.

Intervenendo da Ginevra, la Bachelet ha chiesto disposizione in particolare per le persone più anziane, malate, o non pericolose. “Il Covid-19 ha iniziato a colpire carceri, prigioni, centri di detenzione per migranti, case di cura e ospedali psichiatrici, e rischia di essere devastante per le popolazioni estremamente vulnerabili di tali istituzioni. I governi dovrebbero rilasciare ogni persona detenuta senza una base giuridica sufficiente, compresi prigionieri politici e altri detenuti semplicemente per aver espresso opinioni critiche o dissenzienti”, è stato l’appello della Bachelet.

E l’Italia? Ai deputati che lo hanno interpellato durante il question time a Montecitorio, il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede ha spiegato che a sette giorni dall’entrata in vigore del decreto “sono 50 i detenuti” che hanno beneficiato degli arresti domiciliari, mentre sono 150 “quelli in semilibertà cui è stata concessa una licenza in modo da non farli rientrare in carcere la sera”. Intanto i casi di contagio in carcere ci sono, eccome. “Ce ne sono quindici”, è costretto ad ammettere il Guardasigilli. E dove vengono messi? “In isolamento”, si limita a dire Bonafede.

Intanto però i casi di contagio in carcere ci sono, eccome. «Ce ne sono quindici», è costretto ad ammettere il Guardasigilli. E dove vengono messi? «In isolamento», si limita a dire Bonafede.

Il tutto mentre solo pochi giorni fa rivolte scoppiavano in decine di carceri in tutta Italia, con 15 detenuti morti tra Modena, Rieti e Bologna mentre erano sotto la custodia e la responsabilità dello Stato.

Per fare un esempio nella vicina Francia il ministro della giustizia ha annunciato il rilascio di 5.000 detenuti. Nel Paese del presidente Macron sono sette i detenuti risultati positivi al coronavirus, uno è morto e 315 sono in prigione.

Il Riformista – 26 marzo 2020

http://www.ilriformista.it