Quintieri (Radicali) : Il Carcere di Locri è un modello per tutta la Calabria. Quasi tutti i detenuti impegnati in attività lavorative


Questa mattina, accompagnato dalla collega giurista Valentina Anna Moretti, ho effettuato una visita alla Casa Circondariale di Locri ed all’esito della stessa non posso far altro che ribadire il giudizio positivo già espresso negli anni passati. Locri è un modello per tutta la Calabria! Lo dice Emilio Enzo Quintieri, già Consigliere Nazionale di Radicali Italiani e candidato Garante Regionale dei Diritti dei Detenuti della Calabria.

La Delegazione visitante, autorizzata dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria del Ministero della Giustizia, è stata ricevuta ed accompagnata negli spazi detentivi e nelle lavorazioni dal Direttore dell’Istituto Dott.ssa Patrizia Delfino e dal Comandante di Reparto della Polizia Penitenziaria Commissario Capo Dott.ssa Giuseppina Crea.

Attualmente, nell’Istituto Penitenziario di Locri, che risale al 1862, a fronte di una capienza regolamentare di 89 posti, sono ristretti 101 detenuti, 23 dei quali stranieri, aventi le seguenti posizioni giuridiche: 11 imputati, 16 appellanti, 8 ricorrenti e 66 definitivi, tutti appartenenti al Circuito della Media Sicurezza. Tra i definitivi 5 sono in semilibertà ex Art. 50 O.P., alle dipendenze di datori di lavoro esterni. A 16 detenuti il Magistrato di Sorveglianza di Reggio Calabria Dott.ssa Daniela Tortorella, in occasione delle festività pasquali, ha concesso un permesso premio ex Art. 30 ter O.P. e agli altri 5 detenuti semiliberi, ha concesso la licenza premio ex Art. 52 O.P. Quasi la totalità dei detenuti ristretti a Locri è impegnata in attività lavorative, alle dirette dipendenze dell’Amministrazione Penitenziaria (54 su 61 definitivi). Una percentuale altissima rispetto agli altri Istituti Penitenziari della Calabria.

Altri 10 detenuti svolgono lavori di pubblica utilità ex Art. 20 ter O.P. di cui 7 all’interno dell’Istituto e 3 all’esterno, presso il Comune di Locri, la Diocesi di Locri ed il Tribunale di Locri. A breve, verrà sottoscritta dalla Direzione dell’Istituto altra convenzione con il Comune di Siderno, per l’impiego dei detenuti in progetti di pubblica utilità. Vi sono solo due detenuti con problematiche sanitarie: un tossicodipendente in terapia metadonica ed un sieropositivo; non sono presenti altri soggetti con patologie psichiatriche, con disabilità motorie o altre malattie come l’epatite b e c, la scabbia, la tubercolosi, etc. Non vi sono stati eventi critici negli ultimi tempi: nessun suicidio, nessun decesso, nessun atto di autolesionismo e nessuna aggressione nei confronti del personale che opera nell’Istituto. Per tale ragione anche le sanzioni disciplinari sono pressoché inesistenti.

L’Istituto, situato nel pieno centro cittadino, è composto da un unico padiglione, diviso in quattro sezioni oltre al reparto di transito destinato al Circuito Alta Sicurezza, ormai inutilizzato poiché i detenuti partecipano al processo in videoconferenza, ed al Reparto di Semilibertà. Le due sezioni, poste a piano terra, sono a custodia aperta con la sorveglianza dinamica; i 49 detenuti che sono presenti in tali sezioni, permangono per 10 ore fuori dalla camera di pernottamento usufruendo delle numerose attività trattamentali organizzate nell’Istituto. Nelle restanti sezioni, poste al primo piano, in cui sono presenti 47 detenuti, è ancora operativa la tradizionale e più rigorosa custodia chiusa, ma anche questi ultimi trascorrono 10 ore fuori dalle loro camere. Prossimamente, queste due Sezioni, potrebbero diventare a custodia aperta, qualora la Sezione di transito Alta Sicurezza, come detto inutilizzata, venga ristrutturata e diventi sezione destinata all’accoglienza dei “nuovi giunti” dalla libertà. Tale progettualità verrà presentata alla Cassa delle Ammende del Ministero della Giustizia che valuterà di finanziare i lavori di ristrutturazione.

Il Provveditorato Regionale dell’Amministrazione Penitenziaria della Calabria, guidato dal Dirigente Generale Dott. Massimo Parisi, ha individuato la Casa Circondariale di Locri come Istituto destinato alla lavorazione del ferro e della ceramica. E’ presente altresì una falegnameria ma solo per soddisfare le esigenze interne. Sarà la Casa di Reclusione a Custodia Attenuata di Laureana di Borrello a provvedere alle lavorazioni del legno, per tutti gli altri stabilimenti penitenziari.  Attualmente è in costruzione, in economia e tramite manodopera detenuta, un laboratorio per la lavorazione del ferro che, oltre alle attrezzature già nella disponibilità dell’Istituto, riceverà tutti gli strumenti e le apparecchiature presenti ed inutilizzate nella Casa Circondariale di Crotone.

Grazie a dei progetti finanziati dalla Cassa delle Ammende “Colore dentro le mura” tutto l’Istituto, dai locali per lo svolgimento delle attività in comune alle camere di pernottamento, è stato completamente ritinteggiato ed allo stato si presenta in ottime condizioni. Inoltre, tutti gli ambienti che sono stati visitati, sono stati trovati in perfetto stato di igiene e pulizia, garantendo senza alcun dubbio elevati standard di vivibilità alla popolazione detenuta.  Sono presenti, altresì, due impianti sportivi, uno di calcio a cinque e l’altro di pallavolo, quotidianamente utilizzati, realizzati grazie ai finanziamenti concessi dalla Cassa delle Ammende. E’ presente ed attiva una palestra, dotata di ogni attrezzatura, a cui possono accedere tutti i detenuti. Nelle condizioni appena descritte, il Carcere di Locri, si pone come una struttura innovativa, dotata anche delle più moderne tecnologie necessarie a garantire la sicurezza, che corrisponde all’idea evoluta di esecuzione della pena, in linea con i lavori degli Stati Generali dell’Esecuzione Penale e della recente Riforma Penitenziaria. Per quanto concerne l’assistenza sanitaria non sono stati riscontrati problemi degni di nota, fatta eccezione per l’assenza del Medico Cardiologo, che verrà rappresentata ai vertici dell’Amministrazione Penitenziaria, centrale e periferica, ed alle altre Autorità competenti.

Nel Carcere di Locri in questi giorni è stata allestita una postazione per i colloqui familiari tramite videochiamata Skype, il cui servizio sarà ufficialmente operativo dal prossimo 1 maggio, per facilitare le relazioni familiari dei detenuti e garantire le loro esigenze affettive, nella massima sicurezza. Dal punto di vista giuridico, la videochiamata viene equiparata ai colloqui, anche per quanto riguarda autorizzazioni, durata e controllo. I detenuti, in linea generale, potranno fare fino a sei video-colloqui al mese per la durata massima di un’ora. Per quelli in attesa di giudizio sarà necessaria l’autorizzazione dell’Autorità Giudiziaria. Prima di svolgere le videochiamate ai familiari, i detenuti dovranno presentare richiesta indicando l’indirizzo mail da contattare e allegando copia del certificato che attesta la relazione di convivenza o il grado di parentela. Il familiare o il convivente destinatario della chiamata dovrà, invece, assicurare (tramite autocertificazione) che parteciperanno al collegamento esclusivamente i soggetti indicati nella richiesta e autorizzati. Per il collegamento i detenuti saranno accompagnati in appositi locali degli istituti dove avranno a disposizione postazioni informatiche abilitate. Per assicurare, accanto alla riservatezza, anche condizioni di completa sicurezza, i colloqui si svolgeranno sempre sotto il controllo visivo del personale della Polizia Penitenziaria che da postazione remota potrà visualizzare le immagini che appaiono sul monitor del computer che sta utilizzando il detenuto. Nel caso di comportamenti non corretti del detenuto o dei familiari, il video collegamento verrà immediatamente interrotto con conseguente preclusione del servizio.

Il Premio Nazionale “Sulle ali della libertà” vinto dal detenuto Argentieri. Martedì cerimonia al Carcere di Rossano


Il Premio Nazionale “Sulle ali della libertà”, giunto alla sua seconda edizione, promosso e ideato dall’Associazione Isola Solidale (in collaborazione con l’Agenzia Comunicatio), che a Roma, da oltre 50 anni, accoglie le persone detenute che hanno commesso reati per i quali sono state condannate, che si trovano agli arresti domiciliari, in permesso premio o che, giunte a fine pena, si ritrovano prive di riferimenti familiari e in stato di difficoltà economica, ha come obiettivo quello di promuovere la cultura negli Istituti Penitenziari. Il Premio consiste in un buono di 1.000 euro da spendere per l’acquisto di libri.

L’anno scorso, il premio nazionale, era stato vinto da Alessandro L., 46 anni, detenuto da 23 anni nella Casa Circondariale di Roma Rebibbia, che ha ottenuto – primo in Italia – il dottorato di ricerca in Sociologia e Scienze applicate, presso l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, con lo studio dal titolo: “Rieducazione, formazione e reinserimento sociale dei detenuti. Uno studio comparativo ed etnografico dei detenuti rientranti nella categoria “Alta Sicurezza” in Italia: percorsi di vita, aspettative, e reti sociali di riferimento”. Alessandro che è in carcere ininterrottamente dal 1995, aveva conseguito la Laurea con lode in Sociologia nel 2013 ed a breve, conseguirà anche una seconda Laurea in Scienze del Servizio Sociale.

Quest’anno, invece, il premio se lo è aggiudicato Francesco Argentieri, di Mesagne (Brindisi), 45 anni, da tempo ristretto nel Reparto di Alta Sicurezza (As3) della Casa di Reclusione di Rossano (Cosenza). Argentieri, il 18 maggio 2017, si è laureato in Servizio Sociale e Sociologia presso l’Aula Caldora dell’Università della Calabria con una tesi dal titolo: “La sfera pubblica: il carcere come progetto sociale”. La Commissione, presieduta dal Prof. Ercole Giap Parini e composta dai Prof. Pierluigi Adamo, Antonino Campennì, Franca Garreffa, Donatella Loprieno, Giorgio Marcello, Annalisa Palermiti, Antonio Samà e Giovanna Vingelli, dopo aver ascoltato l’illustrazione della tesi, gli assegnò il voto più alto (106/110) su tutti i numerosi studenti che sostennero l’esame di laurea.

La cerimonia di premiazione si terrà martedì 30 aprile presso il Teatro della Casa di Reclusione di Rossano, attualmente diretta dal Dirigente Penitenziario Maria Luisa Mendicino e, tra gli altri, vedrà la partecipazione di Alessandro Pinna, Presidente dell’Associazione “L’isola solidale”, promotrice del concorso, congiuntamente ad alcuni membri della stessa nonché dei Professori Ercole Giap Parini e Olimpia Affuso del Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Università della Calabria.

Nella circostanza, inoltre, si terrà lo spettacolo teatrale “Lo cunto dei ristretti”, inserito nel cartellone della Sesta Giornata Nazionale del Teatro in Carcere, patrocinata anche dal Ministero della Giustizia, che coinvolgerà i detenuti del Circuito di Alta Sicurezza (As3) impegnati in qualità di attori, di tecnici di scenografia e costumi nonché di tecnici audio e luci. La rappresentazione costituisce il fecondo epilogo del progetto “Lo cunto dei ristretti” che si inserisce nel percorso costruito dal Centro Studi Scuola Pubblica (Cesp) e dalla rete delle scuole ristrette, volto a potenziare il ruolo della scuola e della cultura quali elementi portanti dell’esecuzione penale. Difatti, il teatro in carcere costituisce una pratica formativa non tradizionale, utile a ri-scoprire le proprie capacità e inclinazioni atteso che nel laboratorio teatrale è possibile sperimentare ruoli e dinamiche differenti da quelli che caratterizzano la detenzione, privilegiando meccanismi relazionali improntati alla collaborazione, allo scambio e alla condivisione.

Il lavoro svolto, pur partendo dal progetto originale, “Il Pentamerone” (cinque giornate) di Giambattista Basile, ha subito, in corso d’opera, una trasformazione frutto della creatività dei partecipanti i quali hanno contribuito alla stesura del copione con apporti di scrittura drammaturgica legata alla loro condizione quotidiana e con l’utilizzo del proprio dialetto di origine. “Lo cunto de li cunti” è una raccolta di 50 fiabe in lingua napoletana edite tra il 1634 e il 1636. Si è sostituito il dialetto napoletano del 600 con i dialetti di appartenenza, come strumento di espressione autentica. La conduzione del laboratorio artistico-espressivo è stata affidata ad Antonello Antonante, Direttore artistico del Teatro dell’Acquario di Cosenza. Fanno parte dell’Equipe Dora Ricca, scenografa e regista e la Prof.ssa Antonietta Cosenza, Docente del Centro Provinciale per l’Istruzione degli Adulti (CPIA) di Cosenza “Valeria Solesin” e referente del progetto.

Soddisfazione per la vittoria del premio nazionale “Sulle ali della libertà” da parte del detenuto Francesco Argentieri, è stata espressa da Emilio Enzo Quintieri, già Consigliere Nazionale dei Radicali Italiani e candidato Garante Regionale dei Diritti dei Detenuti della Calabria che, nei giorni scorsi, unitamente a Valentina Moretti e Danilo Crusco, ha visitato la Casa di Reclusione di Rossano, previamente autorizzato dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria del Ministero della Giustizia. Anche Quintieri, Moretti e Crusco, parteciperanno allo spettacolo teatrale ed alla cerimonia di premiazione che si terrà nel Carcere di Rossano.