Rossano, Quintieri (Radicali): Gli ergastolani non hanno diritto alla cella singola


CARCERE ROSSANOAlla luce di quanto accaduto nei giorni scorsi presso la Casa di Reclusione di Rossano ove un detenuto, C.D., napoletano, condannato alla pena dell’ergastolo, ha aggredito il Medico Psichiatra ed un sottufficiale del Corpo di Polizia Penitenziaria, poiché voleva essere collocato in cella singola, ritenendo di averne diritto per il suo status di ergastolano, nell’esprimere la mia convinta solidarietà alle vittime, intendo precisare quanto peraltro già sostenuto durante numerose visite circa l’insussistenza di tale diritto in capo agli ergastolani. Infatti, numerosi detenuti in espiazione della pena dell’ergastolo, in virtù di quanto disposto dall’Art. 22 comma 1 del Codice Penale che prevede l’isolamento notturno, sono convinti che spetti loro il diritto di essere collocati in una camera singola mentre in realtà l’isolamento notturno, a differenza di quello diurno, non costituisce una vera e propria sanzione penale, ma soltanto una modalità esecutiva della pena, peraltro, affidata alla discrezionalità dell’Amministrazione Penitenziaria.

Invero, la Corte Suprema di Cassazione, chiamata ripetutamente a pronunciarsi in merito ad ordinanze emesse dalla Magistratura di Sorveglianza, con le quali venivano rigettati i reclami proposti dai detenuti per la omessa attuazione dell’isolamento notturno, ha affermato il seguente principio di diritto : «l’isolamento notturno del condannato all’ergastolo, che rappresenta un inasprimento sanzionatorio e non una sanzione vera e propria come quello diurno, non può considerarsi oggetto di un diritto soggettivo giuridicamente azionabile dall’interessato. Ne consegue, che è legittimo il rigetto di istanza presentata da condannato alla pena dell’ergastolo e mirante ad ottenere, in costanza della sua esecuzione, l’isolamento notturno.».

Inoltre, allo stato, tuttavia, l’isolamento notturno, quale istituto generalizzato collegato alla pena dell’ergastolo con finalità segregante, non può considerarsi più previsto dall’ordinamento giuridico positivo, giacche gli Artt. 22, 23 e 25 del Codice Penale che lo menzionavano, devono ritenersi implicitamente modificati in parte qua in seguito all’entrata in vigore dell’Art. 6 comma 2 dell’Ordinamento Penitenziario approvato con Legge nr. 354/1975. Dispone, infatti, tale norma che i locali destinati al pernottamento dei detenuti consistono “in camere dotate di uno o più posti”, senza distinguere la pena da eseguire. Ed il Regolamento di Esecuzione Penitenziaria approvato con Decreto del Presidente della Repubblica nr. 230/2000, nel dare attuazione al disposto legislativo, ribadisce all’Art. 110 comma 5 che l’esecuzione della ergastolo debba essere effettuata nelle Case di Reclusione. Peraltro, l’Ordinamento Penitenziario, contempla l’Art. 89, norma di coordinamento, in forza del quale deve ritenersi abrogata “ogni altra norma incompatibile con la presente legge”. E’ del tutto evidente, quindi, che i provvedimenti assunti dall’Amministrazione Penitenziaria – che non ammettano il detenuto ergastolano (che lo richieda) ad essere “isolato” durante la notte con collocazione in cella singola, specie in presenza di ragioni ostative come il sovraffollamento – siano conformi alla Legge, non essendo un diritto soggettivo del condannato, giuridicamente azionabile.

Per completezza di informazione evidenzio che, durante gli Stati Generali dell’Esecuzione Penale voluti dal Ministro della Giustizia On. Andrea Orlando e, più precisamente, durante i lavori del Tavolo 2 “Vita detentiva, responsabilizzazione, circuiti e sicurezza” coordinato dal Dott. Marcello Bortolato, Magistrato di Sorveglianza di Padova, è stata proposta la cella singola per gli ergastolani mediante la modifica dell’Art. 6 dell’Ordinamento Penitenziario, inserendo dopo il comma 3 il seguente : “3.bis. Al condannato alla pena dell’ergastolo è garantita nell’istituto di assegnazione la camera ad un posto a meno che egli richieda di coabitare con altri detenuti.”

Con l’occasione, intendo dissociarmi dalle critiche mosse alla Casa di Reclusione di Rossano, all’esito di una visita effettuata da una delegazione del Partito Radicale Transnazionale guidata da Giuseppe Candido il 15/08/2016 perché diverse criticità che sono state raccontate sulla stampa non rispondono al vero (ad esempio, assenza di un Mediatore Culturale per i detenuti stranieri, assenza di attività trattamentali, etc.).

Emilio Enzo Quintieri, Esponente di Radicali Italiani

Il Capo del Dap Santi Consolo risponde ai Radicali sulla Casa Circondariale di Paola


Santi Consolo - Capo DapAnche nella Casa Circondariale di Paola, molto probabilmente, sarà rivista l’organizzazione custodiale. Infatti, su proposta dei Radicali, il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria del Ministero della Giustizia, ha avviato le opportune verifiche al fine di favorire l’avvio della “Sorveglianza dinamica”, un nuovo modello di detenzione già avviato, con risultati estremamente positivi, in tanti altri Penitenziari d’Italia. Lo rende noto Emilio Enzo Quintieri, capo della delegazione radicale che lo scorso 16 luglio – su autorizzazione del Vice Capo del Dipartimento Massimo De Pascalis – aveva ispezionato l’Istituto e formulato la proposta di rivedere l’organizzazione custodiale dello stesso.

La delegazione – scriveva Quintieri nella sua relazione inviata il 18 luglio ai vertici dell’Amministrazione Penitenziaria, alla Magistratura di Sorveglianza ed al Garante Nazionale dei Diritti dei Detenuti presso il Ministero della Giustizia, riconosce gli sforzi sino ad ora compiuti dalla Direzione per migliorare la vita detentiva, sforzi posti in essere anche a seguito della Sentenza pilota Torreggiani della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, ma osserva che si deve fare di più per cui esorta l’Amministrazione, di valutare con attenzione la possibilità di rivedere l’organizzazione custodiale esistente, quantomeno nelle Sezioni “Reclusione” della Casa Circondariale di Paola, poiché è noto che una maggiore quantità di tempo trascorsa fuori dalle “celle” (che l’Ordinamento Penitenziario classifica come “camere di pernottamento”) ha comprovati effetti positivi per la prevenzione della recidività, proponendo di andare verso un nuovo modello di detenzione, basato sulla “sorveglianza dinamica” e una maggiore responsabilità dei detenuti, modello peraltro già applicato, con risultati positivi, in altri Penitenziari sicuramente più problematici di quello paolano.

La risposta del Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria Santi Consolo ai Radicali cosentini non si è fatta attendere : “Ai detenuti è assicurata una permanenza fuori dalla camera di pernotto per almeno 8 ore al giorno. Ogni detenuto, come si evince dall’applicativo spazi detenuti aggiornato al 1 agosto 2016, ha, sicuramente, a disposizione più di 4 metri quadrati nella propria camera di pernotto. In merito all’attuazione della “Sorveglianza dinamica”, posto che l’attuazione della stessa richiede interventi, anche di tipo tecnologico, che non possono essere risolti direttamente dal plesso penitenziario ma che necessitano del coinvolgimento del Provveditorato Regionale e delle competenti Direzioni Generali, saranno effettuate le opportune verifiche al fine di favorire il modello operativo de quo.”.

Con la “Sorveglianza dinamica” commenta entusiasto il radicale Quintieri, che nella visita è stato accompagnato da Valentina Moretti, Manuel Pisani, Shyama Bokkory e dall’Avv. Natalia Branda, si supererà l’antico e rigoroso criterio di perimetrazione della vita detentiva all’interno della camera di pernottamento. La differenziazione dei detenuti e delle modalità di svolgimento della vita detentiva è senz’altro funzionale al raggiungimento degli obiettivi di sicurezza, alla responsabilizzazione dei soggetti in stato di detenzione e all’incremento delle attività trattamentali necessarie per la concreta attuazione della finalità rieducativa della pena. Adottando questa modalità di custodia meno rigida e più consona alla finalità costituzionali della pena, ne trarrà beneficio anche il personale di Polizia Penitenziaria, poiché diminuendo la copertura dei posti di servizio grazie agli strumenti di controllo remoto, non dovrà più fare turni massacranti e non avrà alcuna limitazione per godere le ferie o i riposi che gli spettano.

Per quanto riguarda, invece, le altre criticità segnalate dalla delegazione radicale, il Capo dell’Amministrazione Penitenziaria ha precisato : 1) “la palestra detenuti, come ha avuto modo di apprezzare la delegazione, era al momento della visita, interessata da lavori di ristrutturazione. Come assicurato dalla Direzione dell’Istituto con relazione del 21 luglio, la stessa sarà pronta nell’arco di pochi giorni (due settimane dalla predetta). Tali lavori si erano resi necessari al fine di apportare gli adeguamenti utili per il suo corretto funzionamento. La Direzione assicura altresì che al completamento dei lavori sarà disciplinato l’accesso e sarà individuato un trainer idoneo.” ; 2) “in merito alla lavanderia industriale, la Direzione ha rappresentato che nonostante una breve interruzione del funzionamento a causa del cattivo funzionamento dei macchinari, a seguito degli interventi tecnici effettuati, già dal 18 luglio scorso questa è stata riattivata.”; 3) “con riferimento alle liste di attesa per le visite specialistiche in luoghi esterni di cura, la Direzione ha dato assicurazione che il referente Medico provvede a riproporre la prenotazione in sede ospedaliera diversa o comunque a sollecitare quando i tempi di attesa sono troppo lunghi. Purtroppo, come del resto avviene anche per le persone in libertà, le prenotazioni nei presidi sanitari esterni richiedono spesso tempi non brevi.” ; 4) “altra verifica effettuata riguarda gli oggetti di valore del detenuto G.G.A. Tali oggetti custoditi nella Casa Circondariale ove il detenuto risultava precedentemente ristretto, sono pervenuti. Di ciò è stata data comunicazione all’interessato e attualmente, essendo oggetti non consentiti, sono custoditi in cassa valori.” ; 5) “la Direzione riferisce altresì che i surgelatori di cui durante la visita alcuni detenuti avrebbero lamentato l’assenza, erano già stati ordinati l’11 luglio 2016 per essere consegnati il 22 luglio u.s.” ; 6) “con riferimento alle lamentele circa la ricezione dei canali televisivi, la Direzione ha assicurato che già dal 16 giugno u.s., è stato affidato ad una ditta specializzata l’incarico dei lavori per apportare modifiche tecniche alle linee di derivazione e dei punti presa TV all’interno delle celle”; 7) “la Direzione, oltre ad aver garantito nel primo semestre la presenza del Mediatore culturale per un numero complessivo di 7,6 ore settimanali, sta attuando le giuste iniziative mediante le associazioni ed enti presenti sul territorio del Tirreno al fine di individuare una figura professionale di Mediatore culturale”.

Sono state risolte gran parte delle problematiche che abbiamo segnalato all’esito della visita ispettiva. Per questo, conclude l’esponente radicale Emilio Quintieri, ringraziamo l’Amministrazione Penitenziaria per la collaborazione ma continueremo comunque a vigilare sul resto, affinché le nostre ulteriori proposte siano adeguatamente valutate e tenute in considerazione.

Iannucci (Medico Penitenziario) : Addio Margara, il carcere non ti dimenticherà mai


Casa Circondariale 2Il Presidente Alessandro Margara ha lasciato questa vita terrena. Poche ore prima della sua morte dicevo l’altro ieri a un amico che ad Alessandro Margara, nonostante il legame di amicizia che c’era fra di noi, non ero mai riuscito a dare del tu. Ci davamo del tu con Nora Beretta, la moglie di Margara che se ne è andata pochi anni or sono: per la malattia e la morte di Nora il Presidente Margara aveva enormemente sofferto e forse quella perdita, nella mente e nel corpo, non l’aveva sopportata.

Non riuscivo a dare del tu ad Alessandro Margara, nonostante i suoi inviti, non solo perché per me egli è sempre rimasto, in modo forte e precipuo, “Il Presidente”. L’ho conosciuto, fino dal 1981, come Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Firenze. Poi, per i suoi indubbi meriti, fu chiamato a rivestire il ruolo prestigioso di Direttore Generale delle carceri italiane. Allorché qualcuno, con suo e nostro grande stupore e disappunto, decise di rimuoverlo da quel posto, con il profondo spirito di servizio che lo contraddistingueva Alessandro Margara decise di tornare al “suo” Tribunale di Sorveglianza, a quei compiti nei quali era e, almeno per lungo tempo rimarrà, insuperabile.

Mi chiesi subito, anni addietro, perché non riuscissi a dare del tu all’amico Margara. La risposta è sempre stata la stessa: non era il suo ruolo di Presidente ad impedirmelo, non quello di Direttore Generale, ma era piuttosto la sua funzione di Maîtrise. Già: Alessandro Margara, per me come per molti altri, è stato un Maestro. Lo ha fatto sottovoce, con quel pudore naturale e cristiano che gli impediva di comparire da protagonista sulla scena, con quella competenza smisurata che nasceva dalla diuturna e appassionata pratica “clinica”.

Non amava mostrarsi Alessandro Margara. Eppure è stato uno dei principali artefici di quelle illuminate riforme che, nell’arco di un trentennio, hanno radicalmente mutato in meglio il panorama della detenzione in Italia. A partire dalla Legge Gozzini, che ha restituito alle persone detenute una parte fondamentale della responsabilità del trattamento “rieducativo”. Ma ad Alessandro Margara non piaceva che le riforme avessero il suo eponimo. Così non volle che si chiamasse “Progetto Margara” quel progetto di legge (che poi, presentato in Parlamento nel 1997, si è detto “delle Regioni”) per la riforma delle norme relative ai folli autori di reato. Un Progetto che, travasato ampiamente nelle recenti norme per il “superamento degli OPG”, ne ha costituito la traccia. Non ha nemmeno voluto mettere il suo eponimo sul DL 230/1999, quell’insieme fondamentale di norme attraverso il quale le funzioni sanitarie, all’interno di queste carceri stracolme di malattie, sono state assunte dai Sistemi Sanitari Regionali, allo stesso modo di ciò che accade all’esterno. Tantomeno ha voluto usare il suo nome per il DPR 230/2000, quel Regolamento di Esecuzione dell’Ordinamento Penitenziario che diede un ulteriore respiro alle operazioni riabilitative nelle carceri. Potremmo citare mille altre iniziative di Alessandro Margara in favore della civilizzazione del trattamento penitenziario. A partire dalla collaborazione strettissima con Giovanni Michelucci per la promozione di una architettura penitenziaria a misura d’uomo. Continuando con l’impegno indefesso per garantire ai detenuti adeguate relazioni affettive. Non tutte le possiamo citare le iniziative di Margara.

Ma oggi mi preme rammentare il Maestro e l’uomo Margara per altre caratteristiche. La prima era la sua capacità di ascolto. Alessandro Margara aveva ferme idee (pochi anni addietro, quando lo rimproverammo benevolmente per i suoi “pregiudizi”, con l’abituale ironia ribatté: “Non credo di avere grandi vizi, ma almeno qualche pregiudizio lasciatemelo!”), ma non mi è mai capitato di non vederlo ascoltare con attenzione qualcuno che esprimeva idee diverse. Estremamente competente nel suo settore, rispettava le altrui competenze, specie quando, da buon Magistrato, se ne valeva per confortare i suoi giudizi. Uomo di grande ironia, da buon cristiano non l’ho mai sentito esprimere malignità su alcuna persona, nemmeno sui nemici. Piccole note a margine, relative all’operato di qualcuno, stigmatizzavano l’inopportunità di quell’operato assai meglio di una critica aperta e feroce. L’uso delle parole, per lui che era un vero toscano, è sempre rimasto fondamentale. Poco tempo dopo la perdita dell’amata Nora, quando gli chiesi come considerasse la badante dell’est Europa che mi era parsa trattarlo con una confidenza eccessiva, Margara, sorridente e come al solito tollerante per queste cose, a bassa voce mi disse: “In effetti è un po’ disinvolta”.

Ma c’è un’ultima cosa per la quale tutti coloro che abitano il carcere sono grati ad Alessandro Margara. Questa cosa è il grandissimo rispetto che ha sempre avuto per tutti gli uomini detenuti. Il “Presidente” non si è mai negato a qualche detenuto che gli chiedeva di parlare e nemmeno ai familiari dei detenuti. Ecco perché poteva giudicare con rettitudine e giustizia: conosceva bene coloro che giudicava e lo faceva sempre spinto da una vera partecipazione umana. Amava il suo mestiere ed è a partire da questo amore che tutto il carcere piange la sua scomparsa. Perché per tutti è scomparso un Presidente e un Maestro, ma anche un Fratello.

Mario Iannucci

Psichiatra Psicoanalista, Specialista della CC di Firenze Sollicciano

già Presidente della Società Italiana di Psichiatria Penitenziaria

Ristretti Orizzonti, 2 agosto 2016

Rossano, Quintieri (Radicali): Il Corpo di Polizia Penitenziaria va subito rafforzato


Carcere di RossanoNei giorni scorsi, una delegazione dei Radicali guidata da Emilio Enzo Quintieri, già membro del Comitato Nazionale di Radicali Italiani, ha effettuato una visita ispettiva alla Casa di Reclusione di Rossano, grazie all’autorizzazione concessa dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria del Ministero della Giustizia.

La delegazione, della quale facevano parte anche Valentina Anna Moretti ed Ercole Blasi Nevone, stante l’assenza del Direttore Giuseppe Carrà e del Comandante di Reparto, Commissario Elisabetta Ciambriello, è stata ricevuta ed accompagnata dal Sovrintendente Damiano Cadicamo, sottufficiale della Polizia Penitenziaria, nella circostanza addetto al coordinamento della Sorveglianza Generale dell’Istituto.

La delegazione, che ha visitato tutti i Padiglioni detentivi di Alta e Media Sicurezza nonché il Reparto di Isolamento, ha accertato che nella struttura erano presenti 216 detenuti (157 italiani e 59 stranieri) a fronte di una capienza regolamentare di 215 posti (1 in esubero) con le seguenti posizioni giuridiche : 204 condannati definitivi e 12 giudicabili (7 imputati, 3 appellanti e 2 ricorrenti). 129 sono i ristretti appartenenti al Circuito dell’Alta Sicurezza (120 al Sottocircuito As3 criminalità organizzata e 9 al Sottocircuito As2 terrorismo internazionale di matrice islamica) e 75 quelli appartenenti al Circuito della Media Sicurezza. Tra di essi vi sono 26 condannati all’ergastolo dei quali 23 appartengono all’Alta Sicurezza e quindi “ostativi” e 3 alla Media Sicurezza.

Per quanto riguarda le ulteriori “posizioni” della popolazione detenuta, i Radicali, hanno riscontrato la presenza di 18 tossicodipendenti e di 4 “lavoranti” in Art. 21 o.p. all’interno dell’Istituto. Nell’occasione 1 detenuto si trovava in permesso premio fuori dall’Istituto, beneficio accordatogli dal Magistrato di Sorveglianza di Cosenza Silvana Ferriero. 2 detenuti, invece, provenienti da altri Istituti Penitenziari del Nord Italia, si trovano nel Reparto di Isolamento, poiché sottoposti al regime di sorveglianza particolare previsto dall’Art. 14 bis o.p. Con riferimento a questi 2 detenuti, entrambi di nazionalità straniera, la Delegazione ha preso atto che, tra le altre cose, è stato loro proibito di vedere persino la televisione e quindi di tenersi informati, rimuovendo il televisore dalle rispettive camere di pernottamento. Secondo i Radicali, esperti di questioni carcerarie, l’Ordinamento (Art. 14 quater o.p.) prevede che le restrizioni previste dal regime di sorveglianza particolare debbono essere “strettamente necessarie per il mantenimento dell’ordine e della sicurezza”. Non si comprende quali siano i motivi che giustifichino la rimozione dalle camere detentive del televisore, afferma il capodelegazione Quintieri, posto che tale apparecchio non può assolutamente ritenersi, nel caso specifico, funzionale al mantenimento dell’ordine e della sicurezza intramoenia per cui la sua rimozione è ingiustificata, inutilmente afflittiva ed illegittima non essendo “strettamente necessaria” allo scopo previsto dalla legge. Con la rimozione del televisore viene anche impedito ai detenuti di potersi avvalere dei mezzi di informazione, negandogli un diritto umano fondamentale costituzionalmente protetto dall’Art. 21 della Costituzione oltre che dall’Art. 18 comma 6 della Legge Penitenziaria.

Per tali motivi, la Delegazione, con una nota inviata anche all’Amministrazione Penitenziaria ed al Garante Nazionale dei Diritti dei Detenuti, ha sollecitato l’intervento “d’ufficio” del Magistrato di Sorveglianza di Cosenza (poiché i detenuti non hanno presentato alcun reclamo) per valutare la legittimità del decreto disposto dall’Amministrazione Penitenziaria ed in particolare modo della restrizione segnalata, adottando i provvedimenti conseguenti qualora condivida che la rimozione del televisore sia “contra legem”. Nell’Istituto, da qualche mese, proprio grazie ai Radicali, opera un Mediatore Culturale dell’Associazione Alone Cosenza Onlus che si occupa gratuitamente dell’integrazione interculturale e linguistica dei detenuti stranieri. Infine, la delegazione Radicale, ha lamentato la grave carenza del personale del Corpo di Polizia Penitenziaria nel Carcere di Rossano; nell’ambito della visita, infatti, erano presenti solo 11 unità di Polizia Penitenziaria fino alle 20 (2 delle quali in servizio dalle 8 del mattino ed 1 richiamato nonostante fosse in congedo per fare il Preposto) e che, successivamente, si sarebbero ulteriormente ridotte a 8 unità (dalle 20 alle 24) e poi ancora, nel turno notturno, a 7 unità dalle 24 alle 8 del mattino seguente.

Il personale di Polizia Penitenziaria di Rossano, la maggior parte del quale ha una età superiore ai 50 anni, non può continuare a svolgere servizio in queste condizioni, anche perché la carenza di organico (mancherebbero oltre 30 unità), limiterà notevolmente la realizzazione delle molteplici attività trattamentali programmate dall’Istituto, con tutte le gravi conseguenze che ne deriveranno nella gestione e nel trattamento della popolazione ivi reclusa.

Pertanto, la delegazione dei Radicali, ha sollecitato l’Amministrazione Penitenziaria, centrale e periferica, di voler intervenire tempestivamente per potenziare l’organico del personale di Polizia Penitenziaria presso la Casa di Reclusione di Rossano, ricorrendo anche ad eventuali distacchi da altri Istituti, al fine di eliminare disagi e stress per il personale operante e, contestualmente, al fine di consentire l’effettivo e concreto svolgimento di tutte le attività trattamentali programmate dall’Istituto di Rossano.

Dell’esito della visita ispettiva condotta dai Radicali, con una dettagliata relazione, sono stati informati il Capo ed il Vice Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria Santi Consolo e Massimo De Pascalis, il Provveditore Regionale della Calabria Salvatore Acerra, il Direttore della Casa di Reclusione di Rossano Giuseppe Carrà, il Magistrato di Sorveglianza di Cosenza Silvana Ferriero ed il Garante Nazionale per i Diritti dei Detenuti Mauro Palma.