Teramo, Carcere inumano, lo Stato dovrà risarcire 6 detenuti tra cui Davide Rosci


carcere_teramo_castrognoIl Tribunale dell’Aquila accoglie il ricorso del suo legale che si è appellato alla Convenzione dei diritti dell’uomo. Lo Stato dovrà risarcire Davide Rosci perché per 340 giorni è stato detenuto in celle troppo piccole, a volte senza finestre, in spazi angusti condivisi con altri reclusi. Per la Corte europea “in condizioni non compatibili con la dignità umana”. Lo dovrà fare dopo che il tribunale civile dell’Aquila ha accolto il ricorso dell’avvocato Filippo Torretta.

Rosci, così come altre centinaia di reclusi italiani, si è appellato all’articolo 3 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo, quello che secondo la corte di Strasburgo lo Stato italiano avrebbe più volte violato per i detenuti. È il caso della ormai nota sentenza Torreggiani, successivamente alla quale c’è stata una nuova normativa italiana. Che naturalmente poco o nulla si concilia con l’annoso problema del sovraffollamento della maggior parte delle carceri.
Rosci attualmente è nell’istituto penitenziario di Castrogno per scontare la condanna definitiva a cinque anni e due mesi non solo per gli scontri di Roma, ma anche per un cumulo di altre pene diventate esecutive. “Non possiamo che esprimere soddisfazione per l’accoglimento del ricorso”, dice l’avvocato Torretta, “è innegabile che Davide, insieme a decine di migliaia di altri detenuti, abbia vissuto in carcere in condizioni contrarie alla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, senza dimenticare un anno intero di peregrinazioni tra le carceri di Teramo, Rieti e Viterbo”.

E negli istituti sovraffollati di Teramo e Viterbo, prima della condanna definitiva, ha trascorso 340 giorni che saranno risarciti con 2.700 euro. Scrive il legale nel ricorso accolto dal giudice Ciro Riviezzo: “Rosci ha condiviso nei luoghi di reclusione di Teramo e Viterbo celle di circa 7/8 metri quadrati con un’altra persona, per cui lo spazio di vivibilità, considerato anche il mobilio, era nettamente inferiore al parametro dei tre metri quadrati indicato in più occasioni dalla Corte come lo spazio minimo che deve essere garantito alle persone ristrette”.
E aggiunge: “La disumanità delle condizioni in cui era costretto a vivere l’odierno ricorrente non era determinata soltanto dalla ristrettezza degli spazi, ma anche da altri fattori: la presenza nella cella di una sola finestra (una piccola nel bagno), l’assenza di acqua calda nella cella e di una doccia nel bagno, la permanenza in cella per circa venti ore al giorno”. Insieme a quella di Rosci il tribunale ha accolto altri cinque ricorsi per altrettanti detenuti di Pescara e L’Aquila.

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