Belluno, il Tribunale di Venezia condanna lo Stato a risarcire un ex detenuto con 5.800 euro


Casa Circondariale di BellunoUn bellunese che è passato per Busto Arsizio e Padova ha incassato 5.800 euro. Si è avvalso di una sentenza emessa della Corte europea e di un decreto legge. Cella sovraffollata? Una tortura.

Meno di tre metri quadrati a testa danno diritto alla richiesta di un risarcimento danni allo Stato, sulla base della sentenza Torreggiani della Corte europea dei diritti dell’uomo e del decreto legge numero 92 dell’anno scorso.

Un ex detenuto bellunese, difeso dall’avvocato Mario Mazzoccoli ha ottenuto 5.800 euro per i 730 giorni passati in spazi angusti, tra le carceri di Busto Arzizio e Due Palazzi di Padova. Non aveva abbastanza spazio vitale, insieme ad altri carcerati e, quando è uscito ha presentato un ricorso di fronte al giudice civile di Venezia, entro il termine previsto di sei mesi. Gli spettano otto euro per ciascun giorno di detenzione in condizioni difficili. E il conto torna.

Nel caso fosse stato ancora detenuto, invece, avrebbe spuntato uno sconto di pena pari a un giorno ogni dieci trascorsi nelle stesse condizioni. L’uomo è in stato di libertà ormai da qualche settimana e ha anche trovato un lavoro. Era stato condannato a un certo numero di anni, per vari e non meglio identificati reati e quasi 24 mesi li ha passati con uno spazio vitale intorno troppo esiguo per essere considerato umano.

La sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo è dell’8 gennaio di due anni fa e rappresenta una pesante condanna nei confronti dell’Italia e del suo sistema penitenziario. Il caso di Torreggiani e di altri ricorrenti era stato posto all’attenzione della Corte nell’agosto del 2009. È stato depositato da sette ricorrenti contro lo Stato per violazione dell’articolo 3 della Convenzione europea, che proibisce trattamenti inumani e degradanti. I detenuti stanno scontando la pena nelle case circondariali di Busto e Piacenza. Ogni cella era occupata da tre detenuti, ognuno dei quali aveva meno di tre metri quadrati, come proprio spazio personale. Letti a castello e mobilio esclusi.

La Corte considera che non solo lo spazio vitale indicato non sia conforme alle previsioni minime individuate dalla propria giurisprudenza, ma anche che tale situazione detentiva sia aggravata dalle generali condizioni di mancanza di acqua calda, mancanza di ventilazione e luce. Questa situazione costituisce una violazione dei requisiti minimi di vivibilità provocando una situazione di vita degradante. I danni morali subiti in violazione dell’articolo 3 della Convenzione è stata quantificata per loro in una somma di circa 100 mila euro a testa.

Gigi Sosso

Corriere delle Alpi, 4 ottobre 2015

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...