Carceri, ancora suicidi. Ragazza di 27 anni si toglie la vita dopo la revoca dei domiciliari


Carcere di PisaUna giovane donna italiana di 27 anni si è impiccata la vigilia di Ferragosto nella sua cella nella Sezione Femminile della Casa Circondariale “Don Bosco” di Pisa. La giovane, originaria di Massa Marittima, secondo quanto appreso, si trovava reclusa dal 31 luglio, dopo la revoca degli arresti domiciliari, per maltrattamenti familiari dopo una precedente detenzione domiciliare per stalking nei confronti della madre e della nonna.

Sull’episodio ha aperto un’indagine la Polizia Penitenziaria, dopo che i rilievi della scientifica sono stati effettuati dai carabinieri. La 27enne, secondo quanto si è appreso, era detenuta con “regime aperto”, ovvero con 8 ore quotidiane di socialità. Divideva la cella insieme ad altre donne: avrebbe evidentemente approfittato di un momento in cui si è trovata da sola per togliersi la vita, utilizzando un lenzuolo per impiccarsi. Stando a quanto riferito dalla direzione della casa circondariale, la ventisettenne in queste due settimane di detenzione a Pisa non aveva mai avuto particolari problemi né con gli agenti né con le altre recluse. Viveva comunque un momento di disagio, un passaggio difficile, era stata anche in cura ai servizi sociali.

Secondo l’Osservatorio sul carcere dell’associazione Ristretti Orizzonti quello di oggi, di una giovane di 27 anni a Pisa, è il ventinovesimo suicidio in cella dall’inizio dell’anno. Il ventottesimo suicidio era avvenuto, poche ore prima, ad Alba dove alle grate della sua cella si era impiccato un uomo, romeno di 30 anni. Una ricerca di Ristretti Orizzonti rileva che circa un terzo dei suicidi tra i detenuti riguarda persone di età compresa tra i 20 e i 30 anni e, più di un quarto, un’età compresa tra i 30 e i 40. In queste due fasce d’età il totale dei detenuti sono, rispettivamente, il 36% e il 27%.

Il primo Sindacato della Polizia Penitenziaria, Sappe, sottolinea come permangano le criticità e le problematiche nelle carceri toscane: “I detenuti complessivamente presenti nelle carceri regionali della Toscana erano, il 30 luglio scorso, 3.223 Circa 150 in meno di quelli che c’erano un anno fa quando, nello stesso giorno del 2014, erano 3.371. A non calare, però, sono gli eventi e gli episodi critici nelle celle”, sottolinea Donato Capece, segretario generale del Sappe.

“Per il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria le condizioni di vita dei detenuti, in linea con le prescrizioni dettate dalla sentenza Torreggiani, sono migliorate in Italia. Non si dice, però, che le tensioni del sistema penitenziario italiano continuano a scaricarsi sulle donne e gli uomini del Corpo di Polizia Penitenziaria, quotidianamente impegnati a contrastare le tensioni e le violenze che avvengono nelle nostre carceri vedono spesso i nostri Agenti, Sovrintendenti, Ispettori picchiati e feriti dalle violenze ingiustificate di una consistente fetta di detenuti che evidentemente si sentono intoccabili”, aggiunge il leader nazionale del Sappe.

“I dati sono gravi e sconcertanti e sono utili a comprenderli organicamente la situazione delle prigioni del nostro Paese: ometterli è operazione mistificatoria”, prosegue Capece con il Segretario regionale Sappe della Toscana Pasquale Salemme.

“Dal 1 gennaio al 30 giugno 2015 nelle 18 carceri toscane si sono infatti contati il suicidio di 2 detenuti in cella, 3 tentativi sventati in tempo dagli uomini della Polizia Penitenziaria e ben 501 atti di autolesionismo (il numero più alto in tutta Italia!) posti in essere da detenuti. Ancora più gravi i numeri delle violenze contro i nostri poliziotti penitenziari: parliamo di 213 colluttazioni e 39 ferimenti. Ogni giorno, insomma, le turbolenti carceri toscane ed italiane vedono le donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria fronteggiare pericoli e tensioni e per i poliziotti penitenziari in servizio le condizioni di lavoro restano pericolose e stressanti”.

“Ma il Dap queste cose non le dice”, denunciano infine Capece e Salemme: “l’unica preoccupazione, per i solerti dirigenti ministeriali, è evidentemente quella di migliorare la vita in cella ai detenuti. I poliziotti possono continuare a prendere sberle e pugni, a salvare la vita ai detenuti che tentato il suicidio nel silenzio e nell’indifferenza dell’Amministrazione penitenziaria”.

“La situazione delle carceri sta migliorando grazie all’impegno ed al lavoro del governo. Una giovane donna che compie l’estremo gesto del togliersi la vita merita massima attenzione. L’impegno del governo nel monitorare e offrire supporto alle strutture detentive è costante. Cercheremo di fare ancora di più affinché le carceri assolvano al difficile ma essenziale compito della rieducazione di chi delinque prevista dalla Costituzione”.

Così in una nota il sottosegretario alla Giustizia Cosimo Maria Ferri dopo aver visitato oggi la Casa Circondariale “Don Bosco” di Pisa dove ieri, nella sezione femminile, si è tolta la vita una detenuta di 27 anni. “Occorre potenziare – afferma ancora Ferri – le strutture sanitarie all’interno degli istituti, in tal senso stiamo attivando protocolli d’intesa con le aziende Usl per trovare rimedi più efficaci e maggior attenzione nei confronti delle persone detenute”.

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