Gherardo Colombo (Magistrato) : Ero uno che mandava in galera le persone. Ho sbagliato, oggi sono pentito !


PM Colombo“Questa donna ha ragione. E va ascoltata. Perché se oggi il carcere svolge una funzione, è la vendetta”. Prima giudice, poi pubblico ministero in inchieste che hanno fatto la storia d’Italia come la Loggia P2 o Mani Pulite, Gherardo Colombo ha messo profondamente in discussione le sue idee: “Ero uno che le mandava le persone in prigione, convinto fosse utile. Ma da almeno quindici anni ho iniziato un percorso che mi porta a ritenere errata quella convinzione”.

Da uomo di legge, la sua è una posizione tanto netta quanto sorprendente.

“È concreta. I penitenziari sono inefficaci, se non dannosi per la società. Anziché aumentare la sicurezza, la diminuiscono, restituendo uomini più fragili o più pericolosi, privando le persone della libertà senza dare loro quella possibilità di recupero sancita dalla Costituzione. Esistono esempi positivi, come il reparto “La Nave” per i tossicodipendenti a San Vittore, o il carcere di Bollate, ma sono minimi”.

Molti dati mostrano la debolezza della rieducazione nei nostri penitenziari. Ma perché parlare addirittura di vendetta?

“Credo sia così. Pensiamo alle vittime: cosa riconosce la giustizia italiana alla vittima di un reato? Nulla. Niente; se vuole un risarcimento deve pagarsi l’avvocato. Così non gli resta che una sola compensazione: la vendetta, sapere che chi ha offeso sta soffrendo. La nostra è infatti una giustizia retributiva: che retribuisce cioè chi ha subito il danno con la sofferenza di chi gli ha fatto male”.

Esistono esperienze alternative?

“Sì. In molti Paesi europei sono sperimentate da tempo le strade della “giustizia riparativa”, che cerca di compensare la vittima e far assumere al condannato la piena responsabilità del proprio gesto. Sono percorsi difficili, spesso più duri dei pomeriggi in cella. Ma dai risultati molto positivi”.

Se questa possibilità è tracciata in Europa, perché un governo come quello attuale, così impegnato nelle riforme, non guarda anche alle carceri?

“Nei discorsi ufficiali sono tutti impegnati piuttosto ad aumentare le pene, a sostenere “condanne esemplari”, come sta succedendo per la legge sull’omicidio stradale – una prospettiva che trovo quasi fuori luogo: quale effetto deterrente avrebbe su un delitto colposo? Ma al di là del caso particolare, il problema è che i politici rispondono alla cultura dei loro elettori. Il pensiero comune è che al reato debba corrispondere una punizione, che è giusto consista nella sofferenza. Me ne accorgo quando parlo nelle scuole del mio libro, “Il perdono responsabile”: l’idea per cui chi ha sbagliato deve pagare è un assioma granitico, che solo attraverso un dialogo approfondito i ragazzi, al contrario di tanti adulti, riescono a superare. D’altronde il carcere è una risposta alla paura, e la paura è irrazionale, per cui è difficile discuterne”.

È una paura comprensibile, però. Parliamo di persone che hanno rubato, spacciato, ucciso, corrotto.

“Ovviamente chi è pericoloso deve stare da un’altra parte, nel rispetto delle condizioni di dignità spesso disattese nei nostri penitenziari. Ma solo chi è pericoloso. Ed è invece necessario pensare in da subito, per tutti, alla riabilitazione. Anche perché queste persone, scontata la condanna, torneranno all’interno di quella società che li respinge”.

Francesca Sironi

L’Espresso, 15 maggio 2015

Una risposta a "Gherardo Colombo (Magistrato) : Ero uno che mandava in galera le persone. Ho sbagliato, oggi sono pentito !"

  1. Sono lieto di conoscerti. Ci ho messo molti anni, e alla fine sono giunto alla conclusione che NON è POSSIBILE CHIUDERE LE CARCERI SENZA ROTTAMARE IL SISTEMA PENALE. Abbiamo detto mille volte che cos’è il valore legale del titolo di studio. Come si può dare ad uno che in carcere non ci è mai stato la supponenza e l’arroganza di giudicare un altro essere umano, senza incorrere in quei + di 5milioni di “non colpevoli” per i fatti loro ascritti? Lo Stato non deve “punire” proprio nessuno. Bisogna sottrarsi alla smania di punire, per comprendere e fare Giustizia. Giustizia non è punire il reo, ma risarcire la vittima e, contestualmente, fare tutto ciò che permette di non compiere reato, né di reiterarlo. Vorrei l’indirizzo e-mail, oppure sapere se a mezzo wordoPress mi è possibile argomentare. Un abbraccio comunque. Diego Mazzola

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