Frosinone, detenuto tenta il suicidio in cella poco prima dell’assoluzione


Carcere FrosinoneDrammatica la vicenda accaduta a Bassi Pietro, ultimo reduce dell’organizzazione mafiosa capeggiata da Salvatore Anacondia, storico boss della mafia Nord barese, di cui Bassi era l’indiscusso braccio destro.

Il 57enne Bassi Pietro, noto con lo pseudonimo di “Bobby solo”, già condannato per il reato di duplice omicidio e di associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, estradato dall’Olanda ove era stato catturato su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, dopo un lungo periodo di detenzione nella Casa Circondariale di Bellizzi Irpino era stato da poco trasferito nel Carcere di Frosinone. L’approssimarsi di un nuovo processo penale, da celebrarsi nel tribunale di Trani, aveva ingenerato nell’uomo un profondo stato di angoscia.

E così il 25 marzo 2015, dopo aver rinunciato a comparire all’udienza dibattimentale fissata agli inizi di aprile per la sola discussione dinanzi al tribunale di Trani, salito in cella ed approfittato del fatto che gli altri detenuti erano usciti per l’ora d’aria, ha tentato di suicidarsi impiccandosi con le lenzuola legate alla grata della finestra. Il detenuto ha penzolato per circa una quarantina di secondi fino a quando gli insoliti rumori sentiti dal vicino di cella e l’allarme dato, hanno consentito il provvidenziale intervento degli agenti di Polizia penitenziaria.

Bassi è stato immediatamente trasportato in gravissime condizioni nell’ospedale di Frosinone dove tutt’ora si trova in stato di coma.

Sconvolto il legale di fiducia del Bassi, l’avvocato penalista Rolando Iorio, che non ha avuto neanche la soddisfazione di poter comunicare al proprio assistito, che versa in uno stato di coma, l’esito del processo penale celebratosi dinanzi al Tribunale di Trani, Presidente Dott. D’Angeli, che ha mandato assolto Bassi con formula piena perché il fatto non sussiste. “Questa vicenda” ha commentato il legale, “accende ancora una volta la luce sulla drammatica condizione dei detenuti nel nostro Paese, spesso costretti a vivere in condizioni insopportabili, vittime di pregiudizi e ritenuti colpevoli già prima della celebrazione dei processi”.

Paola Iandolo

http://www.ottopagine.it, 19 aprile 2015

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...