Cuneo, Poliziotto Penitenziario rubava i soldi ai detenuti. Condannato a 3 anni e 9 mesi


Casa di Reclusione di SaluzzoNei giorni scorsi Massimo Concu, Assistente Capo della Polizia Penitenziaria in servizio nel Carcere “Morandi” di Saluzzo, il Tribunale di Cuneo, Sezione Penale in composizione Collegiale, è stato condannato a 3 anni e 9 mesi di reclusione per peculato e interdetto in perpetuo dai Pubblici Uffici. E’ stato anche condannato a pagare i danni ai tre detenuti che si sono costituiti parte civile: 1000 euro ciascuno.

I fatti contestati si riferivano al 2012, quando alcuni detenuti si erano lamentati perché non avevano ricevuto delle lettere che stavano aspettando da famigliari ed amici, alcune delle quali contenenti denaro contante. Il Comandante di Reparto della Polizia Penitenziaria aveva dato inizio agli accertamenti interni: “Nell’ufficio del casellario gli agenti addetti iniziarono a fotocopiare tutte le buste della corrispondenza in arrivo e a controllare in trasparenza con l’aiuto della luce di una lampada quali di quelle contenessero denaro in contante. Quindi sulle fotocopie si annotava il loro contenuto, e si monitoravano attentamente . Erano proprio queste con i soldi che sparivano”.

Secondo il Pubblico Ministero Dott.ssa Cristina Bianconi, che aveva chiesto una condanna più pesante, 4 anni e 6 mesi, “un comportamento particolarmente grave” da parte l’imputato, un capo posto, che approfittava della sua posizione gerarchica per intercettare la corrispondenza che arrivava dal casellario. La esaminava per poter trattenere le lettere quelle “interessanti”, prima di riconsegnarle agli agenti che le distribuivano ai destinatari.

I colleghi lo avevano sorpreso mentre gettava nel water “una lettera stracciata, riconosciuta da un detenuto:era stata scritta dal fratello, faceva riferimento a 25 euro, mai arrivati”. Il giorno successivo il capo posto aveva buttato nella spazzatura un sacchetto contente quello che restava di alcune lettere a detenuti e di altri agenti.

Non si sa di quanto denaro l’Assistente Concu si sia appropriato nel complesso. I detenuti, alcuni dei quali si sono costituiti parte civile e hanno chiesto tramite il loro avvocato una provvisionale di mille euro ciascuno, non hanno saputo essere precisi, anche se hanno confermato che ricevevano periodicamente soldi da parte di famigliari e amici per far fronte a piccole spese del carcere.

Giustizia: ricorsi a Strasburgo in calo, tra settembre a dicembre pendenze ridotte di 7mila


cedu strasburgoL’Italia continua a pesare sul carico di lavoro della Corte europea dei diritti dell’uomo ma, negli ultimi mesi, la situazione inizia a migliorare. Nel 2014, come risulta dalla relazione annuale della Corte dei diritti dell’uomo presentata ieri a Strasburgo, Roma mantiene il secondo posto per numero di ricorsi pendenti dinanzi a una formazione giurisdizionale: sono ben 10.087 i casi attesa di una decisione (14,4% del totale).

Solo l’Ucraina, con 13.693 casi (19,5%), supera l’Italia che, però, da settembre a dicembre è riuscita a migliorare la propria situazione passando da 17mila ricorsi pendenti a 10mila, grazie soprattutto alle modifiche introdotte dopo la sentenza Torreggiani sul sovraffollamento carcerario e alla decisione della Corte nel caso Stella contro Italia, con la quale è stato espresso un giudizio positivo sulla misure adottate dopo la Torreggiani.

Nel complesso, il 2014 è da ricordare come un anno positivo per Strasburgo che diminuisce costantemente il suo arretrato sia per la piena operatività del Protocollo n. 14, sia per le modifiche apportate al regolamento di procedura che obbligano i ricorrenti al rispetto di requisiti formali più rigorosi. In totale, sono stati 56.250 i ricorsi attribuiti al giurisdizionale, con una diminuzione del 15% rispetto al 2013 (65.800): è la prima volta dal 2003.

L’arretrato è diminuito del 30%, con 69.990 ricorsi pendenti a fronte dei 99.999 dell’anno precedente. Ben 83.675 sono stati dichiarati irricevibili nel 2014. La Corte europea – scrive il Presidente Dean Spielmann – si è pronunciata in 93.000 casi, con un incremento del livello di produttività del 6% rispetto al 2012.

Le sentenze depositate sono state 891 con una diminuzione del 3% rispetto all’anno scorso (916). Targate Italia, 44 sentenze: 39 violazioni (erano 32 nel 2013), 2 assoluzioni e tre sentenze in materia di equa soddisfazione. In 17 casi la condanna ha riguardato l’articolo 6 della Convenzione in materia di equo processo e in 16 il diritto di proprietà.

Nel 2014 superano l’Italia, la Russia con 122 condanne, la Romania (74), la Turchia (94), la Grecia (50), l’Ungheria con 49, l’Ucraina a pari merito con 39. Dal 1959 ad oggi l’Italia è stata destinataria di 2.512 sentenze di cui 1.760 condanne, al secondo posto dopo la Turchia a quota 2.733. Tra le pronunce “italiane” più significative del 2014, la sentenza Grande Stevens del 4 marzo 2014 sul ne bis in idem e la prima pronuncia della Corte europea relativa alla violazione del diritto all’equo processo per il mancato rinvio pregiudiziale a Lussemburgo (Dhahbi).

Marina Castellaneta

Il Sole 24 Ore, 31 gennaio 2015