Tribunale Sorveglianza di Roma “no a revoca del regime di 41 bis per Provenzano”


Aula Udienza Tribunale“Il Collegio ritiene che le restrizioni trattamentali in esame siano pienamente giustificate e funzionali rispetto alla finalità di salvaguardia dell’ordine e delle sicurezza pubblica, sussistendo il pericolo di continuità di relazioni criminali tra Bernardo Provenzano e la potente organizzazione di appartenenza, che annovera latitanti di massimo spicco (quale Matteo Messina Denaro); con la conseguenza che il regime speciale di cui all’articolo 41 bis deve essere confermato”.

Lo sostiene il Tribunale di sorveglianza di Roma rigettando il reclamo proposto dai difensori di Bernardo Provenzano contro la proroga del regime di carcere duro. Il capomafia corleonese è attualmente detenuto presso il carcere milanese di Opera, nel reparto di medicina protetta dell’ospedale San Paolo e in regime di 41 bis. I giudici del Tribunale di sorveglianza prendono atto, dalla relazione del 25 novembre scorso dei sanitari del San Paolo, che “il detenuto trascorre le giornate allettato alternando periodi di sonno e vigilanza… l’atteggiamento del paziente, le condizioni neurologiche primarie e la storia clinica lasciano supporre un grave decadimento cognitivo”.

Tuttavia, secondo i giudici che hanno rigettato il reclamo, “tali condizioni non consentono di ritenere venuto meno il pericolo che il detenuto, capo indiscusso da tempo remoto dell’associazione Cosa Nostra – possa mantenere contatti con l’organizzazione criminale”. I giudici del Tribunale di sorveglianza sostengono che “invero, la valutazione dei sanitari, formulata comunque in termini supposizione circa il grave deterioramento cognitivo… indica non già la totale incapacità di attenzione e orientamento spazio temporale, bensì il degrado, tra l’altro neanche quantificato, delle funzioni attentive e cognitive, tale da non escludersi del tutto e in termini di assoluta certezza che il medesimo non possa impartire direttive di rilevanza criminale o strategiche per le attività dell’organizzazione attraverso i familiari o persone di fiducia”.

I magistrati ritengono, respingendo il reclamo, che si sia in presenza di un quadro sanitario non ostativo alla sempre possibile veicolazione all’esterno di messaggi, indicazioni, direttive criminali, che “essendo provenienti dal capo supremo di Cosa Nostra, soggetto depositario di innumerevoli segreti e conoscenze… È di tutta evidenza – scrivono nell’ordinanza di rigetto – che, anche una esternazione apparentemente frammentaria e semplice, assumerebbe una valenza estremamente significativa e pericolosa se fatta pervenire con qualunque mezzo all’interno dell’organizzazione criminale, solo sulla base della mera provenienza da Bernardo Provenzano”.

Bernardini (Radicali): conferma del 41-bis a Provenzano decisione sconcertante

“Appaiono sconcertanti le motivazioni con le quali il Tribunale di Sorveglianza di Roma ha confermato il 41-bis a Bernardo Provenzano. La proroga del “carcere duro” ad un ultraottantenne incapace di intendere e di volere, alimentato artificialmente e allettato, offende l’intelligenza ed è la dimostrazione del basso livello di democraticità del nostro Stato che usa metodi peggiori di quelli delle cosche per contrastare la criminalità organizzata di stampo mafioso”.

Lo dichiara in una nota Rita Bernardini, segretaria nazionale di Radicali italiani. “In un attimo di lucidità Bernardo Provenzano potrebbe ancora impartire direttive criminali”, così i giudici motivano il loro provvedimento, palesemente dimostrando l’inefficienza di uno Stato che – denunciano i Radicali – senza la gabbia di vetro del 41-bis, non è in grado di stoppare il passaggio di un pizzino che peraltro Provenzano non è nemmeno in grado di scrivere”. “Ciò che rattrista di più è che, nonostante tutti questi magistrati ‘lottatori’, la criminalità mafiosa prospera e si diffonde in ogni angolo nel Paese – conclude Rita Bernardini – a scapito dello Stato democratico sempre più anoressico, ormai agonizzante”.

Legale: conferma 41-bis Provenzano è insulto a logica

“Di fronte ad una decisione come questa mi viene da chiedere: a chi giova una motivazione cosi’? Si puo’ dire che, se questi sono i provvedimenti, allora dovremmo stare molto attenti a tutti i rinnovi di 41 bis?”. Non usa mezzi termini l’avvocato Rosalba Di Gregorio, legale di Bernardo Provenzano, per commentare la decisione del Tribunale di sorveglianza di Roma di rigettare la richiesta di revoca del regime di carcere duro a cui è sottoposto l’anziano e malato boss corleonese. “Avevamo chiesto -aggiunge il legale- una perizia che non è stata realizzata. Avevamo inoltre chiesto di acquisire i colloqui videoregistrati, avvenuti con i parenti, al fine di verificare l’effettivo stato di Provenzano. Ricorreremo in Cassazione. Per gli insulti alla logica -conclude il legale- non occorre parlare, basta leggere il provvedimento”.

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