Carcere di Rossano. Manconi, Bruno Bossio e Bargero (Pd) interrogano il Governo Renzi


MontecitorioNei giorni scorsi, il Senatore Luigi Manconi (Pd), già Sottosegretario di Stato alla Giustizia ed attuale Presidente della Commissione Straordinaria per la Tutela e la Promozione dei Diritti Umani, aveva rivolto una Interpellanza al Ministro della Giustizia On. Andrea Orlando in riferimento a quanto riscontrato dal Deputato Enza Bruno Bossio (Pd) durante una visita ispettiva “a sorpresa” presso la Casa di Reclusione di Rossano in Calabria ove erano state rilevate gravi condizioni di detenzione, contrarie a quanto previsto dalla normativa vigente. Nella giornata di ieri, l’Onorevole Enza Bruno Bossio, membro della Commissione Bicamerale Antimafia (unitamente alla collega On. Cristina Bargero) ha depositato una Interrogazione a risposta in Commissione indirizzata ai Ministri della Giustizia On. Andrea Orlando, della Salute On. Beatrice Lorenzin e del Lavoro e delle Politiche Sociali On. Giuliano Poletti alla quale è stato delegato a rispondere il titolare di Via Arenula.
Il Guardasigilli, già nell’immediatezza dei fatti, aveva disposto una ispezione mirata proprio alla Casa di Reclusione di Rossano in seguito alla denuncia effettuata dalla Parlamentare Democratica. Gli accertamenti vennero effettuati dal Consigliere Francesco Cascini, Vice Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria e Responsabile dell’Ufficio Ispettivo e del Controllo.
Nel frattempo, si è appreso informalmente, che sia stato rimosso e trasferito in altra sede il Comandante di Reparto della Polizia Penitenziaria di Rossano, il Vice Commissario Elisabetta Ciambriello e che, relativamente ai pestaggi ed agli abusi a cui sarebbero stati sottoposti alcuni detenuti da parte del personale dell’Amministrazione Penitenziaria, sia stata interessata e stia procedendo, per quanto di competenza, la Procura della Repubblica presso il Tribunale Ordinario di Castrovillari.
Si allegano, per completezza di informazione, gli atti di Sindacato Ispettivo Parlamentare del Sen. Manconi e degli On.li Bruno Bossio e Bargero.
SENATO DELLA REPUBBLICA
XVII LEGISLATURA
Seduta n. 307 del 09/09/2014
INTERPELLANZA n. 2-00192

Al Ministro della Giustizia – Premesso che:

sabato 9 agosto 2014 l’on. Enza Bruno Bossio si è recata in visita ispettiva presso la casa di reclusione di Rossano (Cosenza);

al suo arrivo al carcere di Rossano gli agenti di Polizia penitenziaria si rifiutavano di farla entrare, cosa avvenuta solo a seguito di molte insistenze della parlamentare e della rinuncia ai propri accompagnatori;

la vice commissario Elisabetta Ciambriello, comandante della Polizia penitenziaria dell’istituto, in un colloquio telefonico avrebbe addirittura detto alla deputata: “Onorevole lei non si doveva permettere di venire al Carcere senza preavviso. Quando si va a casa degli altri si chiede il permesso”;

considerato che, per quanto risulta all’interpellante:

l’on. Bruno Bossio intrattiene da tempo una comunicazione epistolare con un detenuto che lamenta di essere ristretto in un regime di isolamento inumano, nel quale gli sarebbero negate anche lettere e telegrammi (particolare confermato dai familiari dell’interessato). Inizialmente gli agenti si erano offerti di portare il detenuto in parlatorio, ma dopo lunghe insistenze la deputata è riuscita a farsi condurre nel reparto di isolamento del carcere;

al suo ingresso nella sezione, gli agenti stavano provvedendo a chiudere le porte blindate delle celle di tutti i detenuti allocati in isolamento, lasciando aperta solo quella del detenuto che la deputata intendeva visitare. Ad un certo momento gli altri ristretti si sono messi ad urlare chiedendo che vedesse in quali condizioni erano costretti a vivere. Quando l’on. Bruno Bossio ha chiesto di aprire le celle gli agenti le hanno detto che non avevano più le chiavi appena usate per chiuderle;

pur non essendo riuscita a entrare nelle camere da cui provenivano le urla, la deputata ha potuto vedere dalle finestrelle di controllo delle porte blindate detenuti sostanzialmente nudi, soltanto con gli slip; in alcune delle celle non c’era neanche il letto, e quindi i detenuti erano seduti per terra, in un caso in mezzo ai propri escrementi, al vomito ed ai piatti sporchi. Uno di loro era stato messo in isolamento per aver tentato il suicidio, gli altri due per aver tentato una evasione. Questi ultimi hanno sostenuto di essere stati picchiati da agenti della Polizia penitenziaria e mostravano sui loro corpi segni di percosse. A uno di loro avrebbero rotto anche un orecchio e, a suo dire, egli non avrebbe ricevuto alcuna assistenza sanitaria;

secondo l’on. Bruno Bossio, nel reparto di isolamento della casa di reclusione di Rossano l’ora d’aria verrebbe trascorsa in uno spazio più piccolo della cella, circondato da una rete metallica;

il 13 agosto il Ministro in indirizzo ha comunicato di aver disposto un’ispezione nel carcere di Rossano, anticipando che nei giorni successivi avrebbe avuto “comunicazione degli esiti dell’attività ispettiva”;

giovedì 4 settembre il quotidiano “Cronache del garantista” ha reso pubblica la testimonianza di un uomo di 38 anni reduce da un periodo di detenzione nel carcere calabrese, come si riporta brevemente;

D.M. ha subito una condanna a 5 anni per furto, falso e lesioni e ora è ai domiciliari;

nell’agosto 2012 D.M. entra nella casa di reclusione di Rossano e, secondo il suo racconto, subisce le prime violenze: per i controlli di rito gli viene chiesto di denudarsi e di procedere all’esecuzione di flessioni; in quel momento uno degli agenti gli avrebbe sferrato improvvisamente e ingiustificatamente un pugno che ne avrebbe colpito la parte destra del cranio: il mento dell’uomo sbatte contro un muro e perde un dente, l’incisivo destro; D.M. avrebbe quindi chiesto invano di vedere un medico;

dalla sua cella, la numero 24, D.M. dichiara che poteva sentire le urla e i lamenti dei detenuti che venivano picchiati nel reparto di isolamento: non solo detenuti assegnati a quel reparto, ma anche detenuti che vi venivano portati appositamente, vittime prescelte sarebbero stati prevalentemente detenuti di media sicurezza, tra cui gli stranieri, presi particolarmente di mira,

si chiede di sapere:

quale sia stato l’esito dell’ispezione disposta nel carcere di Rossano;

se siano stati presi provvedimenti disciplinari nei confronti della comandante del corpo della Polizia penitenziaria, a parere dell’interpellante palesemente ignorante delle prerogative parlamentari in ordine alle visite negli istituti di prevenzione e pena;

se siano stati presi provvedimenti disciplinari nei confronti di ogni altro dipendente dell’amministrazione penitenziaria che abbia tentato in qualsiasi modo di impedire o di limitare lo svolgimento della visita ispettiva dell’on. Bruno Bossio (anche accampando l’argomentazione a giudizio dell’interrogante surreale di non avere a disposizione le chiavi di alcune celle dell’istituto);

se siano stati presi provvedimenti disciplinari nei confronti del dirigente dell’istituto, responsabile della sua conduzione;

se sia stato disposto un supplemento ispettivo in relazione alla denuncia del signor D.M., già detenuto nel carcere di Rossano, ovvero se dagli atti dell’ispezione già compiuta sia risultato il carattere sistematico dell’uso illegittimo dell’isolamento e della violenza nei confronti dei detenuti;

se il Ministro in indirizzo abbia notizia di altri istituti in cui vi sia un ricorso illegittimo all’isolamento e alla violenza nei confronti dei detenuti;

quali provvedimenti intenda adottare per impedire che ciò avvenga.

Sen. Luigi MANCONI

CAMERA DEI DEPUTATI
XVII LEGISLATURA
Seduta n. 291 del 16/09/2014
INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE N. 5-03559
Al Ministro della giustizia, al Ministro della salute, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
il 9 agosto 2014 l’interrogante si è recata in visita ispettiva (ex articolo 67, comma 1, lettera b), dell’Ordinamento Penitenziario, legge n. 354 del 26 luglio 1975) presso la casa di reclusione di Rossano, in provincia di Cosenza, accompagnata da un collaboratore e dall’esponente radicale calabrese Emilio Quintieri;
secondo i dati più recenti diramati dal Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria del Ministero della giustizia, a fronte di una capienza regolamentare di 215 posti, la CR di Rossano ospita 258 detenuti (43 in esubero), molti dei quali appartenenti al circuito differenziato dell’Alta Sicurezza (As3 e As2) e condannati ad espiare pene medio-lunghe;
dell’ispezione, effettuata a seguito delle gravi condizioni di detenzione portate a conoscenza dell’interrogante da alcuni detenuti ristretti nel citato stabilimento penitenziario, non era stato dato alcun preavviso alla direzione dell’istituto penitenziario;
in particolare, erano state segnalate all’interrogante le condizioni in cui erano costretti a vivere alcuni detenuti nel reparto di isolamento posto al piano terra della struttura;
non appena giunta all’istituto gli agenti di polizia penitenziaria hanno tentato in tutti i modi di impedire l’accesso all’interrogante adducendo che, in quel momento, non vi era in servizio né il direttore dell’istituto, dottor G. Carrà né il comandante di reparto dottoressa E. Ciambriello;
solo a seguito di numerose insistenze, gli agenti, consentivano l’accesso alla sola interrogante, ciò in palese violazione a quanto disposto dall’articolo 67, comma 2, dell’Ordinamento penitenziario e limitando, in tale modo, la funzione ispettiva riconosciuta ai membri del Parlamento;
una volta condotta presso il citato reparto di isolamento, l’interrogante ha potuto personalmente constatare i trattamenti inumani e degradanti a cui erano sottoposti i detenuti allocati in tale reparto;
pur non essendo potuta entrare nelle celle (note nel gergo carcerario come «celle lisce»), poiché gli agenti riferivano di non aver le chiavi per aprirle, l’interrogante ha avuto modo di constatare che le stesse erano completamente vuote e cioè prive di tutto l’arredo ministeriale (branda, materasso, sgabello, televisione, etc.), in condizioni igienico-sanitarie vergognose (i pavimenti erano ricoperti di vomito ed escrementi) e i detenuti vi erano tenuti nudi con addosso soltanto gli slip;
chieste spiegazioni in merito agli agenti, questi riferivano che, tali detenuti, erano tenuti in quelle condizioni in quanto, alcuni, avevano tentato il suicidio e avevano problemi psichiatrici (L.G.), e altri, perché ritenuti responsabili di una tentata evasione;
questi ultimi (F.P. e A.D.), sentiti dall’interrogante, hanno dichiarato di essere stati percossi da alcuni agenti di polizia penitenziaria e, poi, di non essere stati nemmeno curati dal personale sanitario in servizio nell’Istituto;
durante la visita gli agenti di polizia penitenziaria chiedevano all’interrogante di recarsi presso una postazione telefonica poiché era desiderata dal comandante di reparto, la quale, nel colloquio telefonico, contestava all’interrogante la possibilità di poter effettuare ispezioni nell’istituto senza preavviso;
in data 11 agosto 2014, su disposizione del Ministro della giustizia, la C.R. di Rossano è stata interessata da una ispezione da parte del dottor Francesco Cascini, vice capo del dipartimento dell’amministrazione penitenziaria e responsabile dell’ufficio ispettivo e del controllo;
il 22 agosto 2014 l’interrogante, unitamente all’onorevole Carlo Guccione, consigliere regionale della Calabria ed ai propri collaboratori Gaspare Galli e Gabriele Petrone, si è recata nuovamente in visita ispettiva presso la casa di reclusione di Rossano dandone preavviso alla direzione;
in tale circostanza, la delegazione, è stata accompagnata dal direttore dell’istituto, dal comandante di reparto e da altri agenti di polizia penitenziaria;
nel corso della visita è stato accertato un leggero miglioramento delle condizioni di detenzione poiché le celle, prima completamente sporche e vuote, erano state adeguatamente ripulite e dotate degli arredi previsti (brande, tavoli, sgabelli, televisioni, e altro);
nel corso dell’ispezione è stato visitato anche uno dei reparti dell’alta sicurezza ove la situazione, sulla base delle dichiarazioni rese dalla popolazione detenuta, presenta numerose criticità;
in particolare i detenuti hanno riferito all’interrogante sulle difficoltà di ricevere la corrispondenza, di poter intrattenere colloqui telefonici con i propri familiari detenuti in altri istituti, di poter ottenere un trasferimento in istituti vicini alla residenza della propria famiglia;
i detenuti, inoltre, hanno messo in evidenza all’interrogante la non possibilità di poter svolgere attività lavorativa in carcere, condizione che rende la detenzione particolarmente insopportabile;
in particolare non si sono potute accogliere le richieste di poter lavorare in cucina di alcuni detenuti perché, secondo le dichiarazioni del direttore Carrà, sarebbe necessario attivare all’interno dell’istituto un corso di formazione che rilasci un attestato;
appare certamente insufficiente l’assistenza educativa e psicologica e manca un’attività continuativa di assistenza sociale e culturale per la carenza di educatori in forza all’istituto tale da precludere a molti detenuti la possibilità di ottenere ciò che gli spetta di diritto ossia un tempestivo accesso ai benefici premiali ed alle altre misure alternative alla detenzione previste dall’ordinamento penitenziario;
la magistratura di sorveglianza competente, spesso in assenza di relazione sulla osservazione scientifica della personalità da parte degli educatori, ha rigettato le legittime istanze avanzate dai reclusi;
in merito all’assistenza sanitaria in carcere, l’interrogante ha verificato come un detenuto non autosufficiente sia affidato alla sola assistenza dei suoi compagni di cella;
diversi detenuti, inoltre, hanno lamentato che non è possibile vedere la televisione, sia perché manca materialmente l’apparecchio, sia per la non funzionalità del digitale terrestre, e che non viene loro consentito di poter acquistare, ricevere e detenere in cella lettori CD per ascoltare musica, o personal computer per scrivere o giocare, a differenza di quanto avviene in altri istituti penitenziari della Calabria in evidente violazione dell’articolo 3 dell’Ordinamento penitenziario il quale stabilisce che «negli Istituti Penitenziari è assicurata ai detenuti ed agli internati parità di condizioni di vita»;
i detenuti hanno poi rappresentato all’interrogante l’assenza della doccia nelle loro celle che, ancora oggi, avviene in locali comuni ubicati all’interno del reparto in violazione di quanto disposto dall’articolo 134 del Regolamento di esecuzione penitenziaria;
i detenuti hanno infine messo in evidenza la scarsa presenza e vigilanza del magistrato di sorveglianza nell’istituto, per cui molte delle istanze prodotte da loro e dai loro legali rimangono per lungo tempo senza una risposta;
fatto ancora più grave e meritevole di essere evidenziato è quello che riguarda il detenuto R.V., ergastolano, il quale in data 2 agosto 2014, improvvisamente, su disposizione della competente direzione generale del dipartimento dell’amministrazione penitenziaria del 31 luglio 2014, è stato trasferito dalla casa circondariale di Catanzaro, nella quale si trovava ristretto da qualche anno, alla casa di reclusione di Rossano e posto in isolamento;
la raccomandazione a «ridurre al minimo l’isolamento dei detenuti» è contenuta anche nel Rapporto annuale del Comitato europeo per la prevenzione della tortura (CPT), pubblicato il 10 novembre 2011, limitandolo solo a circostanze eccezionali e, sempre per il minor tempo possibile, rispettando i presupposti di legge e per un massimo di 14 giorni;
negli anni scorsi, a tal proposito, è più volte intervenuto il dipartimento dell’amministrazione penitenziaria con delle circolari rivolte ai direttori degli istituti penitenziari per invitarli a riportare l’utilizzazione del reparto e dell’istituto dell’isolamento ai soli casi prefissati dal legislatore, disapprovando, peraltro, la prassi di far transitare dal reparto d’isolamento: i condannati al rientro dal permesso (per uno o più giorni), i cosiddetti «nuovi giunti» (sino all’assegnazione) e i detenuti che, per ragioni personali o processuali, hanno un divieto d’incontro con la popolazione detenuta;
negli stessi documenti, peraltro, si sottolinea come l’isolamento continuo determina situazioni di grave disagio fisico e psichico, con esposizione del detenuto a rischio suicida serio ed attuale;
nei casi poi che la richiesta del detenuto di essere «isolato» sia giustificata da ragioni oggettive, che consigliano di adottare cautele per la protezione della sua incolumità personale, la direzione dell’istituto, dovrà disporre l’assegnazione ad una cosiddetta «sezione protetta»;
a quanto risulta R.V. non è affetto da malattia contagiosa, non è stato oggetto di sanzione disciplinare di esclusione dalle attività in comune, non è stato raggiunto da provvedimento dell’autorità giudiziaria che ne disponeva l’allocazione in isolamento per ragioni di cautela processuale per cui non si comprende per quale motivo lo stesso non sia stato allocato in vita comune con gli altri detenuti all’interno del reparto AS3;
inoltre, la pregressa situazione personale di R.V., emergente inconfutabilmente dalla sua cartella personale, avrebbe dovuto escludere categoricamente la sua allocazione in isolamento, per il concreto ed attuale rischio di gesti autolesionistici o suicidari, dal momento che presso la casa circondariale di Catanzaro era stato sottoposto al più rigoroso regime custodiale della «sorveglianza a vista»;
R.V., sulla base delle informazioni in possesso dell’interrogante, alla data odierna, continua a permanere in isolamento e, pare, che lo stesso abbia denunciato tale situazione all’autorità giudiziaria competente chiedendo, altresì, di essere sentito dal procuratore della Repubblica di Castrovillari per denunciare le misure di rigore non consentite dalla legge a cui sarebbe sottoposto unitamente agli altri detenuti da parte del personale dell’amministrazione penitenziaria;
il 4 settembre 2014 sul quotidiano Il Garantista a pagina 5, veniva pubblicato un articolo dal titolo «Una parola di troppo e quelli ti pestavano» in cui parla decreto ministeriale, 38 anni, già detenuto presso la casa di reclusione di Rossano ed in atto sottoposto alla misura alternativa della detenzione domiciliare;
nell’articolo citato decreto ministeriale denunciava fatti e circostanze gravissime avvenute in detto istituto penitenziario negli anni scorsi ad opera di alcuni agenti della polizia penitenziaria, come ispezioni corporali, perquisizioni con denudamento ed esecuzione di flessioni, di percosse, di mancate cure sanitarie ed altro ancora;
nello stesso articolo decreto ministeriale riferisce che «i pestaggi avvengono in isolamento», «dalla cella 24 si sentiva tutto», «bastava niente, uno sguardo, una parola di troppo» riferendo di non aver denunciato prima questa barbarie perché «avevo paura di ritorsioni»;
precedentemente, sempre sugli organi di informazione, erano stati pubblicati ulteriori articoli riguardanti gravi abusi accaduti all’interno della suddetta casa di reclusione commessi dagli agenti di polizia penitenziaria in danno di detenuti stranieri di matrice islamica appartenenti al circuito differenziato dell’AS2 (luglio 2010);
altri racconti di maltrattamenti con abusi da parte del personale dell’amministrazione penitenziaria sono stati raccontati da ex detenuti del circuito media sicurezza negli anni successivi (febbraio 2013);
nell’istituto penitenziario di Rossano, come in tanti altri della Calabria, si registra, da tempo, una cronica carenza di personale di polizia penitenziaria e alcuni agenti riferiscono che spesso una sola unità sarebbe impiegata a sorvegliare circa 100 detenuti;
non v’è dubbio che tale deficit di organico incide sull’organizzazione del lavoro e si ripercuote negativamente sia sulla vita dei detenuti che degli agenti di polizia penitenziaria costretti ad operare in condizioni di estremo disagio –:
se e di quali informazioni dispongano i Ministri interrogati, ognuno per la parte di propria competenza, in merito ai fatti rappresentati, anche con riferimento ai casi specifici ivi segnalati;
quali siano gli esiti dell’ispezione mirata disposta dal Ministro della giustizia ed effettuata dal dottor Francesco Cascini, vice capo del dipartimento dell’amministrazione penitenziaria e responsabile dell’ufficio ispettivo presso la citata casa di reclusione subito dopo la prima visita effettuata dall’interrogante;
se il comandante di reparto della polizia penitenziaria di Rossano sia stato trasferito e, in caso affermativo, quali siano i motivi che abbiano determinato l’adozione di tale provvedimento;
se e quali provvedimenti siano stati eventualmente intrapresi nei confronti del direttore dell’istituto o di altri dipendenti dell’amministrazione penitenziaria in servizio presso la casa di reclusione di Rossano;
se siano stati avviati procedimenti legali presso la competente procura della Repubblica di Castrovillari che riguardino condizioni di detenzione illegali, maltrattamenti ed abusi avvenuti presso la casa di reclusione di Rossano, a seguito di denunce da parte dei detenuti, dei difensori di questi ultimi o di terzi, e se sia noto per quali ipotesi di reato;
se la casa di reclusione di Rossano sia stata ispezionata dalla competente azienda sanitaria ed in caso affermativo a quando risalgano le visite e quali le loro risultanti in merito allo stato igienicosanitario dei suoi locali, all’adeguatezza delle misure di profilassi contro le malattie infettive disposte dal servizio sanitario penitenziario ed alle condizioni igieniche e sanitarie nonché di assistenza socio-sanitaria dei detenuti ai sensi dell’articolo 11, comma 12 e 13, dell’Ordinamento penitenziario;
quale sia il carico di lavoro dell’ufficio di sorveglianza di Cosenza, se e con quale frequenza il magistrato di sorveglianza competente abbia visitato, negli ultimi anni, i locali dove si trovano ristretti i detenuti, se svolga periodici colloqui con i medesimi e se abbia mai prospettato al Ministro della giustizia eventuali problemi, disservizi o violazioni dei diritti dei detenuti nell’ambito della sua attività di vigilanza, con particolare riguardo all’attuazione del trattamento rieducativo, ai sensi e per gli effetti dell’articolo 69, comma 1, del citato Ordinamento penitenziario e degli articoli 5 e 75, comma 1, del Regolamento di esecuzione penitenziaria;
quanti siano i condannati ristretti presso la casa di reclusione di Rossano con una pena residua di 18 mesi che potrebbero ottenere, sin da subito, la concessione della esecuzione della pena presso il domicilio;
quante siano, allo stato, le istanze per la concessione della detenzione domiciliare depositate presso l’ufficio di sorveglianza di Cosenza, quante di queste siano state evase e quante siano ancora quelle pendenti e, in quest’ultimo caso, entro quali tempi tali istanze saranno definite;
quanti siano gli agenti di polizia penitenziaria previsti dalla pianta organica, quelli realmente assegnati e quelli effettivamente in servizio presso la casa di reclusione di Rossano specificando se tra questi vi siano unità distaccate presso altri uffici (provveditorato regionale, ufficio esecuzione penale esterna, e altro) o altri enti pubblici (comuni, province, regioni, e altro);
se ed in quali tempi il Governo intenda adoperarsi per incrementare l’organico della polizia penitenziaria e degli educatori in modo da migliorare le condizioni lavorative del personale e rendere lo stesso adeguato alle esigenze della popolazione detenuta;
se, non si ritenga altresì opportuno, per quanto di competenza, al fine di aumentare l’organico degli esperti psicologi ex articolo 80, comma 4, dell’Ordinamento penitenziario o, comunque, assicurare l’incremento delle ore di lavoro di quelli attualmente assegnati per migliorare l’efficacia degli interventi trattamentali nei confronti dei detenuti;
cosa si intenda fare per implementare l’attività trattamentale dei detenuti, sia essa di studio e/o di formazione e lavoro, anche per quelli appartenenti al circuito differenziato dell’alta sicurezza, atta a preparare il futuro reinserimento sociale previsto dall’articolo 27 della Costituzione e, in particolare, se non si ritenga opportuno di avviare immediatamente un corso di formazione per rilasciare quella certificazione per il lavoro in cucina qualora, come sottolineato dal direttore stesso, tale certificazione si rendesse necessaria;
se, in particolare, non si ritenga opportuno intervenire con urgenza per riavviare il laboratorio di falegnameria denominato «Dedalo» di cui è dotato l’istituto in modo da ampliare i posti di lavoro intramurario dal momento che proprio il lavoro è uno degli elementi fondamentali del trattamento carcerario così come previsto dagli articoli 15 e 20 dell’ordinamento penitenziario;
cosa intenda fare il Governo per applicare finalmente quanto previsto dall’articolo 42 dell’ordinamento penitenziario per consentire ai detenuti di essere assegnati in istituti penitenziari posti in prossimità del luogo di residenza delle famiglie anche per agevolare i rapporti e favorire i colloqui con i familiari come prevedono gli articoli 15 e 18 del citato ordinamento;
se non ritenga doveroso disporre con sollecitudine un intervento straordinario di ristrutturazione delle camere dei detenuti e, nello specifico, per adeguare le stesse al disposto di cui all’articolo 134 del Regolamento di esecuzione penitenziaria il quale prescrive che le docce debbano essere collocate in un vano annesso alla camera detentiva e non in locali esterni posti nel reparto;
quali siano le motivazioni che hanno condotto all’improvviso trasferimento del detenuto R.V. dalla casa circondariale di Catanzaro alla casa di reclusione di Rossano e se tali motivazioni risultino fondate;
se e quali provvedimenti il Governo intenda assumere per assicurare che l’isolamento nei confronti dei detenuti venga disposto solo ed esclusivamente in «circostanze eccezionali» e, comunque, nei soli casi tassativi previsti dal legislatore, proibendo all’amministrazione penitenziaria di utilizzare sezioni o reparti di isolamento per altri motivi in applicazione di quanto sancito dall’articolo 73 del Regolamento di esecuzione penitenziaria;
se il Governo intenda emanare delle direttive soprattutto per quanto attiene l’esecuzione dell’isolamento poiché, ancora oggi, in spregio a quanto prevede la normativa vigente e nonostante le condanne già emesse dall’autorità giudiziaria competente, in diversi istituti della Repubblica, come quello di Rossano, i detenuti vengono collocati nelle cosiddette «celle lisce» prive di ogni suppellettile mentre, invece, dovrebbero essere posti in «camere ordinarie» che presentino le caratteristiche indicate dall’articolo 6 dell’ordinamento penitenziario.
On. Enza BRUNO BOSSIO
On. Cristina BARGERO

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