Reggio Emilia: Massacrarono un giovane detenuto. 9 Agenti di Polizia Penitenziaria a giudizio


polizia penitenziaria chiave cellaPer il pm Maria Rita Pantani uno dei ladri georgiani (il 21enne Guram Shatirishvilli) rimasto coinvolto – nel luglio 2012 – nel tentato omicidio di un poliziotto, fu al centro di un vero e proprio pestaggio all’interno del carcere della Pulce nei momenti subito successivi all’arresto.

E il magistrato inquirente ha chiesto il rinvio a giudizio per 9 agenti di Polizia penitenziaria, mentre è stata archiviata la posizione di altri due colleghi finiti inizialmente nella delicata inchiesta.

Fra poco più di un mese l’udienza preliminare davanti al gip Giovanni Ghini che s’annuncia a dir poco battagliata, perché “gli agenti di polizia penitenziaria – hanno sempre sostenuto gli avvocati difensori Liborio Cataliotti, Federico De Belvis e Donata Cappelluto – negano totalmente e fermamente la fondatezza delle accuse, totale estraneità ai fatti”.

Il pm Pantani – che ha coordinato le indagini della questura – ritiene, invece, che almeno in tre occasioni il giovane arrestato (ai tempi 19enne) venne fatto uscire dalla cella per poi colpirlo con calci e pugni in più parti del corpo, causandogli fratture costali giudicate guaribili in 40 giorni. Un pestaggio che gli inquirenti interpretano come una ritorsione nei confronti di chi tentò di uccidere un agente.

Un “quadro” che ha portato il magistrato ad accusare i 9 agenti di polizia penitenziaria di lesioni pluriaggravate in concorso, con l’aggiunta di tutta una serie di aggravanti: l’aver agito per futili motivi, l’aver commesso il reato con abuso di autorità, ma anche approfittando dello stato di inferiorità della vittima che è incarcerata.

Le indagini erano partite quando, in carcere, venne intercettato un colloquio fra il giovane georgiano e la madre: la Mobile cercava di “captare” i nomi dei complici sfuggiti alla cattura nel condominio residenziale di via Montagna preso di mira dalla banda di ladri georgiani, invece sentirono la donna chiedere al figlio: “Ma ti picchiano ancora?”.

Nel giugno dell’anno scorso vennero effettuati i riconoscimenti tramite il passaggio tecnico dell’incidente probatorio (per “cristallizzare” le prove in vista del processo). Indagati e persone che non c’entrano erano sfilati davanti al georgiano e alla madre (a cui il figlio aveva indicato due dei suoi picchiatori). Riconoscimenti che hanno portato all’archiviazione di due posizioni. Shatirishvili, in Appello, è stato condannato a 4 anni e 8 mesi di reclusione per quel raid nel palazzo.

Tiziano Soresina

La Gazzetta di Reggio, 13 settembre 2014

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