Misteriosa morte di un detenuto di 42 anni nel Carcere di Trieste. La Magistratura apre una inchiesta


Casa Circondariale 1È morto sulla branda all’interno della sua cella dell’infermeria del Coroneo. Si chiamava Roberto Poropat, 42 anni. Il pm Massimo De Bortoli ha disposto l’autopsia affidandola al medico legale Fulvio Costantinides. Lo scopo è quello di individuare le cause della morte. E capire se possano essere state riconducibili a eventi non naturali. L’altra sera Poropat non ha lamentato alcun disturbo.

A dare l’allarme, ieri mattina, sono stati alcuni detenuti della stessa cella. Roberto Poropat era immobile. Lo hanno scosso pensando che stesse dormendo. Ma in breve si sono resi conto che era morto. Dopo poco sono arrivati alcuni agenti della polizia penitenziaria e i sanitari del 118. Hanno tentato di rianimare l’uomo. Ma non c’è stato nulla da fare. Sul posto anche alcuni investigatori della Squadra mobile incaricati dal pm di svolgere le indagini.

“Dai primi accertamenti – afferma Donato Capece, segretario generale del Sappe, sindacato autonomo polizia penitenziaria – sembrerebbe che il decesso sia avvenuto per cause naturali, tant’è che gli stessi compagni di cella credevano che dormisse. Il detenuto avrebbe finito di scontare la pena per reati a breve. Non risultava essere tossicodipendente e non assumeva terapie particolari”.

Capece sottolinea “la professionalità, la competenza e l’umanità che ogni giorno contraddistingue l’operato delle donne e degli uomini della polizia penitenziaria con tutti i detenuti per garantire una carcerazione umana e attenta pur in presenza ormai da anni di oggettive difficoltà operative come il sovraffollamento, le gravi carenze di organico di poliziotti, le strutture spesso inadeguate”.

“L’ho visto sabato scorso quando sono andata a fargli visita. Stava bene anche se era ingrassato”, racconta disperata la madre. Dice: “Non riesco a darmi una risposta. In carcere c’è gente di tutti i tipi. Roberto, non lo dico perché sono la mamma, era uno buono, forse troppo buono. Qualcuno potrebbe avergli fatto del male…”.

Roberto Poropat era finito nei guai per aver picchiato la fidanzata e aver messo a soqquadro alcuni locali della comunità di San Martino al Campo all’interno della villa “Stella Mattutina” di Opicina.

Aveva fatto irruzione a notte fonda nella stanza occupata dalla fidanzata dopo aver superato di slancio il muro di cinta e scardinato la porta d’ingresso. Poi aveva rovesciato il letto della giovane e aveva cercato di picchiare la ragazza, ma era stato sorpreso e stretto con le spalle al muro da un volontario della Comunità che aveva dato l’allarme.

La giovane era stata vittima poche ore prima di un altro episodio di violenza, sempre provocato, secondo l’accusa, da Roberto Poropat. La giovane era precipitata da un muricciolo, fratturandosi il polso e lesionandosi alcune costole. Così almeno aveva riferito in un primo momento. Poi è emersa una seconda versione: che la caduta non era accidentale e sarebbe stata procurata in un momento di rabbia, secondo la Procura, dallo stesso Roberto Poropat. C’è anche una terza versione: che Poropat abbia picchiato la giovane nella sua abitazione ma che lei per difendere l’uomo che diceva di volerle bene, abbia cercato di accreditare la tesi della caduta accidentale per non procurargli dei guai con la giustizia.

Corrado Barbacini

Il Piccolo, 13 Agosto 2014

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