“Torture a premio”, la Camera dei Deputati approva il Decreto per risarcire i detenuti


MontecitorioOgni dieci giorni nella cella-bestiame si vince un giorno di sconto-pena. e poi se la prendono con De Sade! Il bello è che la curva forcaiola di Montecitorio protesta pure. Secondo Lega e Movimento Cinque Stelle è una vergogna assegnare un risarcimento di 8 euro al giorno a chi è recluso in condizioni subumane. In realtà il decreto detenuti approvato in prima lettura da Montecitorio aggira con astuzia le prescrizioni della Corte europea.

All’interno del provvedimento infatti non ci sono misure particolarmente efficaci per risolvere il problema del sovraffollamento: solo un divieto di ricorrere alla custodia cautelare per reati con pena inferiore a 3 anni, molto condizionato da diverse eccezioni e dall’arbitrio del gip. C’è invece la beffa del rimborso da 8 euro al giorno che dovrebbe sollevare lo Stato da ogni altra responsabilità sia nei confronti di chi è ammassato in celle da terzo mondo sia per le vittime di maltrattamenti, compresa la tortura. Un macabro gioco a premi, che nasconde ulteriori beffe: a cominciare dalle condizioni e dalle procedure per ottenere il risarcimento, destinate ad ammassarsi negli ingolfatissimi tribunali di sorveglianza.

Forcaioli contro il decreto: “Sono otto euro buttati”

Pochi, maledetti. E non arriveranno subito. Gli 8 euro di risarcimento per chi è ammassato in carceri sovraffollate paiono un rimedio vagamente elusivo, rispetto alle condizioni del sistema penitenziario. Ma rappresentano anche una scorciatoia provvidenziale per lo Stato italiano, che altrimenti dovrebbe mettere in conto spese per centinaia di milioni tra ricorsi e sanzioni europee. Sul decreto che istituisce le compensazioni ai reclusi in condizioni “inumane e degradanti” arriva dunque il sì della Camera, Ora il Senato ha tempo fino al 28 agosto per convertire in legge il provvedimento. D’altra parte la misura è stata adottata il 26 giugno dal Consiglio dei ministri anche per l’incombere del generale agosto, E cioè per scongiurare il più possibile il solito inferno legalizzato dei detenuti costretti in celie con spazi vitali da bestie. Montecitorio licenzia il di con 305 voti favorevoli, 110 contrari e 30 astenuti, in gran parte deputati di Forza Italia, Sul fronte del no si trovano accomunati da affini impeti pseudo-sicuri tari il Movimento Cinque Stelle, Lega e Fratelli d’Italia. Con i lumbard che inscenano la solita coreografia: stavolta si tratta di banconote false da 8 euro fatte volare per l’emiciclo un attimo dopo il voto finale, Da questo variegato fronte contrario provengono critiche soprattutto alla norma che monetizza il risarcimento ai reclusi. Ma il decreto ha una doppia faccia. L’altra riguarda la custodia cautelare, ovvero il divieto di applicarla agli indagati il cui reato comporterà, secondo il gip, una pena inferiore a 3 anni. Seppure con minor ardore, leghisti e grillini se la prendono anche con questa seconda parte del provvedimento, contestata in quanto “ennesimo svuota carceri”.

Ma qui l’efficacia del di è ancora più dubbia, Nel caso specifico, per alcune modifiche reclamate dall’Anni che ne limitano l’applicazione. Molto rumore per poco, se non per nulla, Tanto più che mentre vanno in scena gli anatemi forcaioli delle opposizioni, la realtà si impone con l’ennesima tragedia di un carcerato suicida: stavolta succede a Trento, dove si toglie la vita un uomo di 33 anni. Se ne ricorda solo la segretaria dì Radicali italiani Rita Bernardini, che non si lascia commuovere dal via libera della Camera: “Noi radicali, con Marco Pannella e altri 306 cittadini, proseguiamo il Satyagraha affinché si interrompa questa mattanza e si garantiscano le cure a migliaia dì detenuti oggi privati di ogni diritto”, dice Bernardini, “abbiamo uno Stato che si comporta peggio del peggior criminale violando Costituzione e Convenzioni europee”.

La norma sugli 8 euro peraltro viene aggredita con scarso senso della realtà. 11 risarcimento monetario riguarderà un numero limitato di casi. Il decreto infatti prevede in. via prioritaria che il ristoro avvenga attraverso uno sconto di pena: 1 giorno ogni 10 trascorsi in celle sovraf-follate. A essere “pagati” in denaro saranno solo i reclusi che trascorrono in condizioni “inumane e degradanti” meno di 15 giorni; oppure quelli per i quali il numero di giorni di pena residui è inferiore allo “sconto temporale” da ottenere. È chiaro come fin qui si tratti di cifre ridicole. Il grosso della spesa riguarderà chi è già fuori dal carcere e dunque non può in ogni caso risparmiare sulla durata della pena. Questa categoria di ex detenuti potrà ottenere appunto 8 euro in cambio di ogni giorno trascorso dentro un carcere da terzo mondo.

A una condizione: essere uscito di galera da non più di 6 mesi. Tutti gli ex carcerati la cui mortificazione risale a più di 8 mesi addietro possono scordarsi i soldi e pure le scuse. A quanto ammonta il tutto? Secondo i calcoli del governo si tratta di 5 milioni per questo residuo di 2014, 10 milioni per il 2015 e 5,3 milioni per il 2018, Cifre irrisorie rispetto al mezzo miliardo di euro che sarebbe piovuto addosso tra risarcimenti vinti alla Corte europea e sanzioni di Bruxelles, come ricorda nella dichiarazione di voto il deputato Pd Walter Verini.

Senza considerare che il provvedimento prevede di liquidare con 8 euro al giorno anche i casi di maltrattamenti in cella. Paradosso che tende a degradare nel mostruoso, come denuncia l’Unione camere penali, e a cui difficilmente si potrà porre rimedio.

In mia proposta di legge rimasta a galleggiare in commissione Giustizia già c’era una norma che impone il divieto di carcerazione preventiva per i reati con pena inferiore ai 3 armi. Il guardasigilli Orlando l’ha estrapolata e inserita pari pari nel decreto. Poi in fase di conversione la magistratura lombarda prima e l’Anm poi hanno impostò alcune precisazioni. Dal divieto di custodia in carcere sono esclusi i reati a più alto allarme sociale; in ogni caso tutti quelli per i quali non è prevista la sospensione cautelare della pena. E in particolare i reati legati, a fatti di mafia e terrorismo, lo stalking, i maltrattamenti in famiglia, gli scippi, le rapine, i furti in abitazione. Deve essere comunque il gip (e in seconda istanza il Riesame) a stabilire la prognosi sull’eventuale condanna, cioè a decidere se la pena, all’esito del processo, sarà davvero sotto i 3 anni. C’è evidentemente un ampio margine di discrezione che promette di ridurre ulteriormente l’efficacia della norma.

Un minimo di sollievo all’affollamento carcerario dovrebbe provenire anche dalla disposizione che estende agli under 25 le misure alternative già previste per gli under 21 che hanno commesso il reato da minorenni. C’è una riduzione di 703 posti sull’organico delia polizia penitenziaria con corrispondente aumento fino a un massimo di 907 unità per gli agenti.

Si cerca di risparmiare sulla formazione degli allievi vice ispettori penitenziari, con la riduzione da 18 a 12 mesi della durata dei loro corsi, Prevista l’eventuale immissione in ruolo di magistrati di sorveglianza, scelti tra i nuovi giudici che non hanno ancora conseguito la prima valutazione di professionalità, qualora risulti uno scoperto d’organico superiore al 20 per cento. Sempre per limitare le spese è stabilito che chi è sottoposto ad arresti domiciliari con braccialetto elettronico vada a casa da solo anziché accompagnato dalle forze dell’ordine, Più che il decreto detenuti sembra il decreto scorciatoie.

Enrico Novi

Il Garantista, 25 luglio 2014

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