Suicidio in carcere a Pavia, la denuncia dei parenti : “Era a rischio, dovevano controllarlo meglio”


carcere chiave«Jhonny era a rischio suicidio, in carcere dovevano controllarlo meglio». Sono parole dei parenti di Jhonny Bianchi il «sinti» di Gambolò che l’altro giorno si è impiccato nella sua cella del carcere di Torre del Gallo. Era accusato, insieme al fratello Mike, di aver ucciso, il 16 aprile scorso, Driss Sabri, un marocchino di 30 anni che abitava a Vigevano. Una delitto che era avvenuto a Gambolò.

«Aveva già cercato di uccidersi – spiega un fratello – alcuni mese prima del delitto. Era morto nostro padre e lui, forse per la disperazione, si era sparato un colpo di pistola in testa. Per fortuna il proiettile non aveva leso parti vitali e si era salvato miracolosamente Aveva ripreso una vita normale anche se aveva continui attacchi epilettici. Una volta in carcere perchè accusato di omicidio c’era la possibilità che ci potesse riprovare magari per la disperazione. Ed è stato così. Noi dovremo valutare il comportamento del personale del carcere di Pavia. Mio fratello è rimasto solo in cella, senza che nessuno lo guardasse. In più c’era anche la possibilità che la comunità marocchina di Torre del Gallo si potesse vendicare considerando l’accusa di omicidio nei confronti di un cittadino del Marocco.

Aspettiamo l’esito dell’autopsia poi vedremo cosa possiamo fare». Un’autopsia che potrebbe chiarire alcuni dubbi del suicidio. Il carcere ha aperto un’inchiesta interna. I funerali sono in programma, forse già mercoledì, a Gambolò. La comunità sinti ha organizzato una colletta per il pagamento dei funerali. Il giovane, aveva 27 anni, si era ucciso venerdì mattina a Torre del Gallo. Il compagno di cella era in cortile per le prime due ore d’aria (dalle 9.30 alle 11.30) e così il sinti di Gambolò era rimasto solo e si era impiccato. Il personale lo aveva trovato ancora vita e il giovane era stato trasportato in infermeria. Poi il decesso. «Nel carcere di Torre del Gallo – spiegano alla comunità sinti – stanno morendo troppi nostri giovani. Per suicidio o per malattia. I responsabili dovrebbero stare più attenti».

La Provincia Pavese, 21 Luglio 2014

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