Napoli, Ciruzzi (Camera Penale): serve Amnistia e Indulto, il carcere non è “strumento d’indagine”


toga_avvocato“Invece di depenalizzare, dal 1999 ad oggi abbiamo prodotto 320 nuove norme. I risarcimenti? Non risolvono il problema”. I cambiamenti in campo carcerario sono in atto, se ne parla da tempo e il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, è riuscito a strappare una proroga a Strasburgo.

Ma le misure messe in campo sono davvero efficienti per dare un nuovo volto alla giustizia italiana? A queste domande risponde l’avvocato Domenico Ciruzzi, Presidente della Camera Penale di Napoli.

Avvocato, i dati sul sovraffollamento carcerario a Napoli, indicano una flessione delle presenze. Secondo lei, sono dati significativi?

“I dati non sono significativi perché arrivano dopo un periodo di totale illegalità. Quelli messi in campo sono piccoli, importanti provvedimenti, ma non sono risolutivi. Continuiamo a versare in uno stato di censure europee. Insisto nel dire che il Governo si sarebbe dovuto precipitare ad attuare amnistia e indulto per avere una situazione accettabile. Amnistia e indulto non sono un male necessario, ma un dovere necessario da parte dello Stato”.

Meno di due settimane fa è stata approvata una normativa per il risarcimento a favore dei detenuti che hanno subito la carcerazione in condizioni inumane. Pensa che ci saranno fiumi di ricorsi?

“Difficile capire come si evolveranno le cose, ma questi restano provvedimenti finalizzati ad evitare la sanzione, non certo a risolvere il problema. Per una questione meramente elettoralistica, perché si teme di perdere consensi, non si fa un indulto che invece sarebbe la mossa risolutiva”.

L’Italia ha ottenuto una proroga dall’Europa per l’attuazione delle sanzioni fino a giugno 2015. Secondo lei c’è tempo sufficiente per riuscire a rientrare nei parametri europei e tornare ad avere un sistema carcerario aderente ai dettami della Costituzione?

“Per riuscirci i campi di cambiamento dovrebbero essere due”.

Quali?

“Dovrebbe esserci un cambiamento culturale e uno delle riforme. Gli stessi giudici hanno una visione del carcere come strumento d’indagine, quando dovrebbe essere invece l’estrema ratio. Non ci sono strumenti in atto, nemmeno le norme per gli arresti domiciliari sono state approvate in via definitiva”.

Nel concreto, che cosa si sarebbe dovuto fare?

“Guardi, dal 1999 ad oggi si sarebbero potuti fare tanti passi avanti, ma invece di depenalizzare alcuni reati, sono state varate sempre nuove norme per dare al cittadino l’impressione di una maggiore sicurezza”.

Di quante norme stiamo parlando?

“Sono state introdotte 320 nuove norme, per fortuna e ‘è stato il recente intervento della Corte costituzionale per differenziare almeno le pene in materia di droghe pesanti e leggere, superando la Bossi-Fini. Il carcere dovrebbe essere applicato solo per le cose eclatanti”.

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