Cosenza : Procura chiede atti per punire Avvocato per oltraggio. La Camera Penale proclama l’astensione dalle Udienze


Avvocati togheA Cosenza, nel corso di una udienza preliminare tenutasi lo scorso 7 luglio la difesa eccepisce un errore nella indicazione delle parti lese causato dal ricorso alla nota tecnica del “copia ed incolla” ed il PM chiede la trasmissione degli atti al proprio ufficio perché proceda a carico del difensore per il delitto di oltraggio. Il GUP ottempera sollecitamente prima ancora che sia definita l’udienza preliminare.

La Camera Penale “F. Gullo” presieduta dall’Avvocato Marcello Manna proclama lo stato di agitazione con l’astensione dalle udienze dal 21 al 25 luglio 2014.

 

http://www.camerepenali.it/public/file/Camere%20Penali/2014.07.07%20CP%20Cosenza%20delibera%20di%20astensione%2021%20-%2025luglio%202014.pdf

Cucchi, Uva, Ferrulli, Moretti, vittime di Stato ? No, hanno diffamato le Forze dell’Ordine !


ViaLaDivisaIlaria Cucchi, Lucia Uva, Domenica Ferrulli, Patrizia Moretti. Cosa hanno in comune queste donne? L’orrore negli occhi, lo strazio nel cuore, un dolore eterno e inconsolabile per aver perso atrocemente un proprio familiare mentre era nelle mani dei tutori dell’ordine ? No.

Sono indagate. Hanno offeso l’onore e il decoro delle forze di polizia. Hanno chiesto verità e giustizia. Hanno pianto e gridato con tutta la loro forza il loro bisogno di risposte. Non hanno accettato che le persone che amavano siano morte, nelle mani dello stato. Non potevano.

Stefano Cucchi. Deceduto all’ospedale Sandro Pertini, a Roma. Malnutrizione. Gli occhi fuori dalle orbite, le ferite, le costole rotte, l’abbandono a sé stesso. Malnutrizione.

Giuseppe Uva, infarto. Tumefazioni, ferite, fratture, sangue, grida di dolore nella notte. Infarto.

Michele Ferrulli. Infarto. Morto durante l’arresto ad opera di quattro poliziotti, ammanettato a faccia in giù, gridando aiuto. Infarto.

Federico Aldrovandi. Ucciso, per negligenza imprudenza ed imperizia, ammanettato a faccia in giù, anche lui, a lungo. Mentre moriva. Accanto al suo corpo insanguinato, i manganelli spezzati dalla violenza con cui era stato colpito. Omicidio colposo.

I poliziotti che hanno ucciso Federico, dovranno risarcire i danni delle parti civili con un quinto del loro stipendio. Sì, uno stipendio che percepiscono ancora. Una divisa che indossano ancora mentre sul web un comitato spontaneo si estende all’infinito e grida con Ilaria, con Lucia, con Domenica, con Patrizia: Via la divisa !

Maccari, segretario del Coisp, ha già querelato Ilaria, ora perseguirà Patrizia, una donna assetata a suo dire, solo di vendetta, per averlo definito, dopo queste esternazioni, uno stalker, un torturatore morale. Il corpo di Federico, è ancora sull’asfalto. Accanto, i manganelli.

Avv. Maria Brucale

Padova: i racconti-choc dei detenuti “gli agenti ci offrivano eroina e film porno…”


Carcere di PadovaDopo il blitz che ha portato all’arresto di 15 persone, tra cui 6 agenti della polizia penitenziaria, la ricostruzione dei reclusi: mazzette di denaro, sigarette e stupefacenti I pacchi con dentro la merce e i vaglia arrivavano alle mogli dei carcerieri per sviare i sospetti.

Guardie penitenziarie strafatte di droga anche durante il servizio. E un carcere-groviera dove entra ed esce di tutto. È il 5° blocco (il quinto piano del grattacielo), in particolare, il supermarket della casa di reclusione Due Palazzi dove si compra e si vende dallo stupefacente ai filmini pornografici, dai cellulari a schede sim e chiavi usb. E dove qualunque contatto con l’esterno è possibile.

Lo racconta uno dei detenuti che hanno collaborato all’inchiesta, Andrea (nome fittizio) che ricorda come fossero gli agenti a “offrire” droga ai detenuti: “La prima volta ti veniva regalata una riga di eroina o una canna e ti veniva detto “tieni dai, fai festa…”, così da quel momento capivano che eri diventato loro cliente acquirente”.

Il capo-posto del 5° blocco è l’assistente di polizia penitenziaria Pietro Rega. “Prima di me” continua Andrea, “vi era tale A.A. (un detenuto) il quale era incaricato da Rega di portare i pacchi contenenti droga, telefoni e chiavette usb nel reparto alta sicurezza a un detenuto di nome Ivan, poi trasferito… A.A. se ne è andato. Nel frangente Strisciuglio (membro di un clan della Sacra Corona Unita detenuto nel reparto massima sicurezza) scriveva in alcuni bigliettini diretti a Rega che il pacco di Ivan doveva essere dato a lui…”.

Andrea insiste: “Rega mi ha fatto arrivare a casa somme di danaro in cambio del fatto che, per suo conto, consegnavo a Strisciuglio hashish in panetti da 100 a 200 grammi l’uno con tanto di logo che cambiava ogni volta… E ho consegnato sempre a Strisciuglio una chiavetta usb con scheda telefonica, forchette, coltelli…”. L’assistente Rega aveva “anche dell’eroina in sasso. Quando aveva la droga lo faceva sapere in giro, poi quando ne faceva uso perdeva un po’ il controllo e diceva tutto”.

Nel luglio 2013 Rega ha paura “perché ha sentito che un detenuto stava parlando con la magistratura o la polizia e non ha più voluto che i pacchi fossero indirizzati a sua moglie Zaccaria Iolanda… ma alla moglie del collega Telesca Angelo, il Condor, che ho letto sempre sui bigliettini si chiama Pugliese Francesca. Non so quale fosse il contenuto dei pacchi, presumo hashish, cocaina o eroina… Lo dico perché, poco dopo che i pacchi arrivavano, girava la droga al piano… Ho saputo da Rega che il pacco è regolarmente arrivato alla moglie di Telesca ma quest’ultimo si è tenuto il contenuto (la droga), dicendo a Strisciuglio che il pacco non è mai arrivato”.

Andrea conferma che, passata la paura, tutto torna come prima: “Rega ha capito che non vi erano grossi problemi e ha ricominciato a ricevere i pacchi a nome di sua moglie”. Rega aveva un precedente analogo: era stato indagato, poi condannato in primo grado, infine assolto in via definitiva dal tribunale di Napoli. Lo spiega sempre il detenuto Andrea: “Rega mi ha raccontato di essere stato in galera per associazione a delinquere, poi ha aggiunto “comunque gliela ho messa nel culo perché mi hanno assolto”.

Rega era un agente-pusher dentro il carcere: “Per un anno e mezzo l’ho visto cedere eroina e hashish… Le cessioni avvenivano nell’ufficio degli agenti e partecipavano, oltre a Rega, anche i suoi colleghi, l’assistente capo Bellino Luca detto ‘u cafone, l’assistente Giordano Paolo detto il poeta, l’agente Telesca Angelo detto condor… Telesca e Bellino cedevano pure metadone ai detenuti che ne avevano bisogno… Entrambi, per quanto ne so, sono in cura al Sert”.

Domanda spontanea: come è possibile che due agenti di un carcere di massima sicurezza siano tossicodipendenti in cura?

Gli agenti sono “comprati” a dosi di droga. E di stecche di sigarette. Il detenuto Andrea aveva regalato all’agente Telesca due stecche di Marlboro. In cambio “di un apparecchio telefonico con scheda… Era il suo telefono e ho chiamato la mia convivente”. Bastava pagare o distribuire regalie, e tutto (o quasi) era possibile. “Rega ha sempre fornito di panetti di hashish Arrab Imame (un detenuto)…”. Spesso gli agenti si tenevano parte della droga (in qualche caso tutta) spedita ai detenuti con la loro complicità: “Rega mi ha raccontato di aver ricevuto un pacco destinato al magrebino e di aver ricevuto in cambio del favore 70 grammi di eroina e 100 grammi di hashish”.

Ma come uscivano gli ordini dal carcere? Attraverso ex detenuti come “Mohamed El Ins, il contatto telefonico di Rega che fa da tramite tra lui e chi fornisce lo stupefacente… È Mohamed che i marocchini detenuti chiamano, utilizzando un telefono gestito dai rumeni che lo prestano in cambio di quattro pacchetti di sigarette. Anche gli albanesi hanno telefoni a disposizione e li prestano in cambio di sigarette o soldi… I telefoni cellulari sono stati portati in carcere da Rega e questo è risaputo da tutti”.

Il quadro è allucinante. Avverte il detenuto Andrea: “Quando sono sotto l’effetto dell’eroina, le guardie carcerarie parlano di tutto e raccontano tutto”.

Paolo Giordano è l’assistente di polizia pornostar. Oltreché far arrivare in carcere eroina, metadone (lo “sciroppo” suggerito a un collega come antidepressivo), e subutex (un oppiaceo), droghe che assume, distribuisce filmini hard realizzati “in casa”. Racconta un detenuto: “Ti offriva la droga in cambio di danaro oppure, se avevi un contatto esterno, andava a ritirarla e ne teneva per sé la metà”. Ma l’aspirazione di Giordano, detto il poeta e a volte il pittore, è quella di diventare un divo del porno. Così si cimenta in filmini a luci rosse, realizzati con amiche compiacenti, che distribuisce in carcere grazie alle chiavette usb. Filmini in cui è protagonista indiscusso.

Cristina Genesin

Il Mattino di Padova, 9 luglio 2014

Padova: Poliziotti Penitenziari fornivano droga e telefonini ai detenuti. Arrestati dalla Polizia


Penitenziaria 1Ha concluso il servizio nella notte, ma un agente penitenziario non ha fatto in tempo a oltrepassare il portone del carcere di Padova per andare a casa. È finito diritto in cella assieme ad altri cinque colleghi – altri 9 sono indagati, a un avvocato e ad altre 8 persone.

Tutti arrestati dalla squadra mobile di Padova che ha scoperto un malaffare, in cambio di soldi, tra droga e corruzione a favore di detenuti del penitenziario euganeo, anche per quelli condannati per associazione mafiosa entrati in possesso di cellulari.

Tutto documentato da circa un anno dalla squadra mobile della Questura di Padova, diretta da Marco Calì, che ha scoperto il “marcio” quasi per caso nell’estate 2013 mentre erano in corso delle intercettazioni di marocchini sospettati di un traffico di droga.

Nelle telefonate si parlava di quanto avveniva nella casa penale e così, scavando più a fondo, la polizia ha portato alla luce il “malaffare”: un nutrito e organizzato gruppo di agenti penitenziari in servizio che per denaro e in pianta stabile, in concorso con familiari ed ex detenuti, gestivano un sistema illecito finalizzato all’introduzione in carcere di droga (eroina, cocaina, hashish, metadone), materiale tecnologico (telefonini, schede sim, chiavette usb, palmari). Tutto per accontentare le richieste dei detenuti.

A tirare le fila, un capoposto del quinto piano del “Due Palazzi”, Pietro Rega, 48, già arrestato per fatti analoghi nel 2001 dalla Direzione distrettuale Antimafia di Napoli quando lavorava nel carcere di Avellino. Allora Rega risultò sul libro paga di un clan della Camorra.

Gli agenti coinvolti nell’inchiesta, lo chiamavano il “grande capo” il quale percepiva anche tramite vaglia postali o Western Union i pagamenti di somme di danaro da parte di familiari e complici in cambio delle varie consegne. Per gli investigatori sarebbe stato Rega a coinvolgere gli altri agenti penitenziari, ad influenzarne altri dividendo il denaro incassato con somme che variavano dai 200 agli 800 euro, a seconda dei favori fatti.

Ma, sempre secondo gli inquirenti, l’uomo avrebbe gestito con altri colleghi anche il traffico di droga all’interno del carcere, permettendo ai detenuti, specie albanesi e magrebini, di svolgere parallelamente un loro micro spaccio con gli altri reclusi. Sarebbe stato lui a prendere i contatti con un camorrista napoletano appartenente al clan Bocchetta e ad un affiliato al clan Strisuglio della Sacra Corona Unita, entrambi sottoposti a misura di massima sicurezza, beneficandoli anche di cellulari e sim card che permettevano di comunicare tranquillamente comunicare con l’esterno.

E nel malaffare è entrato anche l’avvocato Michela Marangoni, 51 anni, del foro di Rovigo, che si sarebbe servita di due suoi assistiti per l’illecito commercio. Con qualche blitz, su suggerimento della squadra mobile, la polizia penitenziaria è andata a colpo sicuro perquisendo le celle dei detenuti sospetti, ma i traffici non hanno mai subito soste, fino a stamane, quando è stato tagliato definitivamente il cordone ombelicale che legava pregiudicati e uomini infedeli dello Stato.

Ansa, 9 luglio 2014

Decreto detenuti; Governo pronto a interventi correttivi sulla custodia cautelare


Carceri1Escludere dalla inapplicabilità della custodia cautelare in carcere tutti quei reati per i quali non è prevista la sospensione dell’esecuzione della pena. Vanno in questa direzione i correttivi che il governo intende apportare alla norma, prevista dal decreto legge sulle misure compensative per i detenuti, che esclude la custodia cautelare in carcere se la pena prevista è inferiore a 3 anni.

Lo ha spiegato il viceministro alla Giustizia, Enrico Costa, presente in commissione alla Camera alle audizioni dei rappresentanti dell’Associazione nazionale magistrati e dell’Unione camere penali. La correzione escluderebbe dalla norma reati di mafia, stalking, estorsione e rapina aggravata, furti in abitazione, violenza sessuale, furti in appartamento.

Perché ci sia “coerenza sistematica”, ha spiegato Costa, la norma “deve agganciarsi al meccanismo della sospensione dell’esecuzione della pena”. Dunque “la misura cautelare in carcere, quale che sia la prognosi del giudice sulla pena, può essere applicata in tutti i procedimenti per reati che già prevedono l’esclusione della sospensione della pena”. E deve anche essere previsto il “coordinamento con le norme sugli arresti domiciliari”. Dunque il governo è disponibile a intervenire sul punto, non è chiaro ancora se questo avverrà con un emendamento specifico o con il parere favorevole a un eventuale emendamento presentato in Parlamento.

Anm: criticità in norma custodia cautelare ma bene correttivi governo

La norma, contenuta nel decreto sulle misure compensative ai detenuti, che prevede che non si possa applicare la custodia cautelare in carcere nei casi in cui il giudice preveda una pena fino a tre anni, presentano “molti aspetti critici”.

È la posizione dell’Associazione nazionale magistrati, ribadita dal presidente Rodolfo Sabelli, ascoltato in commissione Giustizia alla Camera insieme con il componente della Giunta, Marcello Bortolato. Ma l’Anm accoglie con favore i correttivi annunciati dal governo, che escludono la mancata applicabilità della custodia cautelare ai reati per i quali non è prevista la sospensione dell’esecuzione della pena.

Il decreto, così com’è formulato, ha spiegato Sabelli, “non prevede l’esclusione dall’applicazione della norma per i reati per i quali è esclusa la sospensione della pena”. E non va bene “l’automatismo sulla base delle previsioni della pena e non sulla pena edittale”. Un altro aspetto contestato dall’Anm riguarda “il mancato coordinamento con la disciplina degli arresti domiciliari”.

Senza correttivi, dunque, il mancato ricorso alla custodia cautelare, ha ricordato Sabelli, potrebbe riguardare anche “reati di media gravità” e “casi di elevata pericolosità”, come ad esempio lo stalking “per il quale la pena è quasi sempre contenuta entro 3 anni”. Ma con gli interventi annunciati dal governo “alcuni di questi problemi sarebbero eliminati”.

Ucpi: non abbandonare filosofia norma, il carcere inutile va eliminato

La norma sulla custodia cautelare contenuta nel decreto sulle misure compensative ai detenuti, che prevede la non applicabilità nei casi in cui è prevista una pena fino a 3 anni, “non deve essere abbandonata quanto alla filosofia che la ispira, e cioè che il carcere inutile va eliminato”.

Lo ha sottolineato il presidente dell’Unione Camere penali, Valerio Spigarelli, ascoltato in Commissione Giustizia alla Camera. La custodia cautelare “è un incidente del processo – ha denunciato Spigarelli – e arrivare liberi a processo non deve essere considerata una bestemmia”, mentre “si vuole la custodia cautelare come pena anticipata, anche se inutile”. Il Parlamento, è l’invito del leader dei penalisti, “dovrebbe andare avanti con la ricostituzionalizzazione delle misure cautelari”.

Adnkronos, 9 luglio 2014

Decreto detenuti, l’Aula della Camera respinge pregiudiziali M5S e Lega Nord


Camera dei DeputatiL’aula della Camera ha respinto le questioni pregiudiziali presentate al dl Detenuti da Movimento 5 stelle e Lega Nord: 310 contrari, 102 favorevoli.

Il dl, spiega una nota di Palazzo Chigi, “ha la finalità di adempiere alle direttive dettate da parte della Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo (Cedu) nei confronti dello Stato italiano nella Sentenza Torreggiani del gennaio 2013, nella quale la Corte aveva imposto l’adozione di specifiche misure riparatorie per Detenuti che hanno scontato la pena in una condizione di sovraffollamento, imponendo a tal fine il perentorio termine, appena decorso, di un anno dalla definitività della pronuncia”.

“I giudici europei – continua la nota – hanno condannato il nostro Stato al pagamento nei confronti dei ricorrenti di somme comprese tra i 10mila euro ed i 23mila”. Il dl si occupa anche di chi già è uscito dal carcere disponendo “un risarcimento pari a 8 euro per ciascuna giornata di detenzione trascorsa in condizioni non conformi alle indicazioni della Cedu”.

Nel dl sono state poi previste anche alcune modifiche in materia di codice di procedura penale. Tra queste ci sono: gli obblighi informativi per procedimenti che incidono sullo stato di libertà di condannati da corti penali internazionali, misure di esecuzione delle ordinanze degli arresti domiciliari, la modifica dell’art. 275 del codice di procedura penale che prevede che, con una pena detentiva da irrogare che sia massimo di tre anni, non possano essere disposte le misure della custodia cautelare o degli arresti domiciliari. E ancora, altre misure previste nel dl riguardano l’esecuzione “dei provvedimenti limitativi della libertà personale” verso i minorenni che “nel corso dell’esecuzione, siano divenuti maggiorenni” ma fino ai 25 anni d’età.

Infine il governo ha predisposto alcune modifiche dell’ordinamento della polizia penitenziaria sulla “consistenza dell’organico”, tramite “un aumento della dotazione del ruolo degli agenti e assistenti e diminuzione di quella degli ispettori” e una specifica modifica all’ordinamento per fare in modo che “il magistrato di sorveglianza possa avvalersi dell’ausilio di assistenti volontari”.

Balduzzi (Sc): adempiere a obblighi Ue

“Non si tratta di far bella figura con l’Europa, ma di adempiere agli obblighi derivanti dalla sentenza Torreggiani della Corte europea dei diritti dell’uomo che non può essere ignorata”. Lo ha detto Renato Balduzzi, presidente reggente di Scelta Civica, che ha annunciato nell’Aula di Montecitorio il voto favorevole del suo movimento politico per la conversione in legge del decreto-legge che dispone in materia di rimedi risarcitori in favore dei detenuti e degli internati che hanno subito un trattamento in violazione dell’articolo 3 della convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali.

Nel confutare i profili di illegittimità contestati in aula al provvedimento in quanto si porrebbe in contrasto con la funzione di urgenza propria del decreto legge, Balduzzi ha tenuto piuttosto a sottolineare i profili di merito del testo adottato dal Governo.

“Alla base – ha osservato il deputato piemontese – c’è l’idea della prevalenza della funzione rieducativa della pena così come prevista dall’art. 27 della nostra Costituzione. L’extrema ratio rappresentata dall’applicazione della pena detentiva, così come dimostrato da pronunce e disposizioni susseguitesi nel tempo, costituisce la cultura giuridica prevalente nel nostro ordinamento e anche questo provvedimento va in tale direzione”.

Fedriga (Ln): ci batteremo per premiare Abele, non Caino

“Le battaglie che ci troviamo ad affrontare riguardano non solo noi, ma tutto il gruppo e il movimento”. Lo ha detto il nuovo capogruppo della Lega Nord alla Camera Massimiliano Fedriga annunciando la battaglia che il Carroccio porterà avanti nei prossimi giorni contro il governo sul tema dei carcerati: “Renzi vuole regalare 8 euro al giorno ai carcerati e dare incentivi alle aziende che assumeranno i detenuti, invece di aiutare i lavoratori e le aziende. Ci batteremo perché noi vogliamo premiare Abele e non Caino”.

Public Policy, 9 luglio 2014

Custodia cautelare: per le Sezioni Unite della Cassazione i limiti massimi per ogni fase non possono mai essere superati


Corte di cassazione1Nel caso di sospensione dei termini di fase della custodia cautelare il limite del doppio del termine di fase non può essere ulteriormente superato. Lo chiariscono le Sezioni unite penali della Cassazione con la sentenza n. 29956 depositata ieri.

Con la pronuncia si evita che, sia pure nel caso di procedimenti per reati assai gravi come quelli previsti dall’articolo 407 comma 2 lettera a), del Codice di procedura penale (tra cui, l’associazione mafiosa e la strage), si proceda a un’ulteriore proroga dei termini di durata massima della carcerazione preventiva sulla base del comma 3 bis dell’articolo 303 comma 1 lettera b).

La scelta più garantista effettuata dalle Sezioni unite parte da una ricostruzione della genesi della disposizione inserita tra la fine del 200 e l’inizio del 2001 nel Codice di procedura penale all’articolo 303 con l’obiettivo di evitare il fenomeno delle “scarcerazioni facili” che aveva sollevato un particolare allarme nell’opinione pubblica.

Per questo veniva elaborato un meccanismo di recupero della custodia cautelare, possibile ma non utilizzata pienamente in una fase, nella fase successiva. Le Sezioni unite puntualizzano, quanto all’intervento, che non ci trova in presenza di una stratificazione normativa, quanto piuttosto di una modifica complessiva che risponde a un disegno lineare costituito da una flessibilità dei termini di fase, da un aumento recuperabile fino a 6 mesi dei termini di fase per i delitti di maggiore allarme sociale e da un’espressa previsione che l’aumento per le sospensioni non può essere cumulato, nel caso si arrivi al doppio del termine di fase, con l’ulteriore aumento previsto dal n. 3 bis del medesimo articolo 303.

L’insuperabilità assoluta, e non relativa, del limite del doppio del termine di fase è verificata dalla sentenza sulla base della forma stessa della disposizione per concludere che “la frase (dell’articolo 304 comma 6, ndr) ci dice che nel calcolo per verificare l’eventuale superamento del doppio non si deve tenere conto di quell’aumento. È come se l’aumento di 6 mesi non esistesse; il giudice deve calcolare il doppio del termine di fase come se il n. 3 bis nonfosse mai esistito”.

In questo senso, milita, ed è argomento decisivo, anche un’interpretazione costituzionalmente orientata alla luce cioè di quanto stabilito dalla Consulta. Quest’ultima infatti ha avuto modo di chiarire (sentenza n. 299 del 2005) come anche i termini di fase devono, come quelli complessivi, essere ispirati ai principi di proprozionalità e adeguatezza. Inoltre, a volere allargare un po’ lo sguardo, la stessa Convenzione europea dei diritti dell’uomo, pur in assenza di una disciplina sui termini di custodia cautelare, è attenta a sottolineare come la persona sottoposta a detenzione preventiva deve essere giudicata in un “tempo congruo” oppure deve essere liberata. Il sacrificio della libertà personale non può così essere protratto oltre i confini della ragionevolezza.

di Giovanni Negri

Il Sole 24 Ore, 9 luglio 2014

http://www.quotidianodiritto.ilsole24ore.com/pdf2010/Editrice/ILSOLE24ORE/QUOTIDIANO_DIRITTO/Online/_Oggetti_Correlati/Documenti/2014/07/09/Sentenza_29556_2014.pdf