Teramo: si toglie la vita in carcere 50enne originaria della Bulgaria arrestata per un furto


Carcere mezzi Polizia PenitenziariaUna 50enne bulgara era a Castrogno da un mese in attesa di giudizio. Ma non ha sopportato la detenzione e si è impiccata alle sbarre della cella.

Era stata arrestata un mese all’Aquila per un furto ed era stata rinchiusa nel carcere teramano di Castrogno in attesa di giudizio. Ma non ce l’ha fatta a sopportare la detenzione e si è impiccata alle sbarre della sua cella. Una donna di 50 anni, Stoycheva Slavska, di nazionalità bulgara, si è tolta la vita ieri pomeriggio e non è stato possibile soccorrerla.

Quando una compagna di cella ha visto il corpo penzoloni la cinquantenne era già morta. Nella sezione femminile del carcere teramano per regolamento le celle restano aperte dalle 9 del mattino fino al pomeriggio e le detenute possono circolare liberamente all’interno della sezione i cui ingressi ovviamente restano chiusi.

Nessuno si è accorto di niente, anche perché le agenti della polizia penitenziaria addette alla sezione, dove ci sono attualmente quaranta detenute, sono in numero ridotto, la metà dell’organico previsto. Secondo il sindacato della polizia penitenziaria Sappe, nel carcere di Teramo il problema attualmente non è tanto il sovraffollamento dei detenuti – che pure si è verificato nei mesi scorsi – quanto la carenza di personale, circostanza che rende particolarmente gravoso il lavoro degli agenti.

Il sindacato fa inoltre sapere che in questo mese di detenzione il comportamento della cinquantenne bulgara era stato del tutto tranquillo e niente faceva presagire che potesse arrivare al suicidio. Il segretario nazionale del Sappe Donato Capece, dopo aver ricordato che “negli ultimi 20 anni le donne e gli uomini della Polizia penitenziaria hanno sventato, nelle carceri del Paese, più di 16mila tentati suicidi ed impedito che quasi 113mila atti di autolesionismo potessero avere nefaste conseguenze”, sottolinea i problemi del carcere di Teramo: “Manca il personale di Polizia penitenziaria e ogni giorno c’è una nuova criticità.

Stamane, ad esempio, è stato accertato un caso di tubercolosi e questo è sintomo di preoccupazione. Il nostro organico è sotto di 7mila unità. La spending review e la legge di stabilità hanno cancellato le assunzioni, nonostante l’età media dei poliziotti si aggira sui 37 anni. Altissima, considerato il lavoro usurante che svolgiamo”.

Nel carcere di Castrogno ci sono stati diversi tentativi di suicidio nei mesi scorsi, tutti sventati dagli agenti. L’ultimo caso riguarda Luca Varani, l’uomo che sfregiò con l’acido l’ex fidanzata Lucia Annibali, divenuta suo malgrado un simbolo della lotta alla violenza sulle donne. Varani il mese scorso ha tento di impiccarsi ed è stato salvato dagli agenti. Pochi giorni fa è stato trasferito a Milano.

di Edoardo Amato

Il Centro, 21 giugno 2014

Rossano, Detenuto si da fuoco in Carcere. Trasportato in Ospedale in gravi condizioni


Carcere di RossanoUn detenuto di etnia curda si è dato fuoco ieri sera, nel carcere di Rossano, usando la piccola bomboletta di gas del fornellino usato per cucinare ed un accendino. L’uomo ha riportato ustioni di terzo grado al volto ed al petto ed è stato trasportato nell’ospedale di Rossano.

Il gesto del detenuto è avvenuto mentre il compagno, di cella stava seguendo in tv la partita dell’Italia ai Mondiali. Immediatamente è stato soccorso dall’altro detenuto e dagli Agenti della Polizia penitenziaria che hanno spento le fiamme e poi lo hanno affidato alle cure dei medici. Al momento non è chiaro il motivo del gesto.

 

Papa Francesco visita il Carcere di Castrovillari in Calabria. I Detenuti siano trattati con umanità


carcere-castrovillariIl Santo Padre in visita al carcere di Castrovillari, paese del piccolo Cocò ucciso dalla ‘ndrangheta. “Nelle riflessioni che riguardano i detenuti, si sottolinea spesso il tema del rispetto dei diritti fondamentali dell’uomo e l’esigenza di corrispondenti condizioni di espiazione della pena.

Questo aspetto della politica penitenziaria è certamente essenziale e l’attenzione in proposito deve rimanere sempre alta. Ma tale prospettiva non è ancora sufficiente, se non è accompagnata e completata da un impegno concreto delle istituzioni in vista di un effettivo reinserimento nella società”. È questo il messaggio che Papa Francesco ha rivolto ai detenuti, in occasione della sua visita al carcere di Castrovillari, in provincia di Cosenza.

“Quando questa finalità viene trascurata – ha proseguito il Pontefice, l’esecuzione della pena degrada a uno strumento di sola punizione e ritorsione sociale, a sua volta dannoso per l’individuo e per la società”.

Quindi Papa Francesco ha sottolineato come “un vero e pieno reinserimento della persona non avviene come termine di un percorso solamente umano. In questo cammino entra anche l’incontro con Dio, la capacità di lasciarci guardare da Dio che ci ama, che è capace di comprenderci e di perdonare i nostri errori. Il Signore è un maestro di reinserimento: ci prende per mano e ci riporta nella comunità sociale”. Tra i detenuti del carcere di Castrovillari, c’è anche Nicola Campolongo, il padre di Cocò, il bimbo di 3 anni ucciso e bruciato a Cassano all’Ionio insieme al nonno e alla sua compagna.

Sebbene non siano previsti incontri privati tra il Santo Padre e i familiari del piccolo, non è escluso che possano incontrarsi per un saluto. Oltre a Campolongo, in carcere a Castrovillari è detenuto il rumeno che alcuni mesi fa uccise don Lazzaro, un parroco di Cassano all’Ionio.

La pena non può essere pura ritorsione sociale, così è un danno

Papa FrancescoLe istituzioni devono impegnarsi “all’effettivo reinserimento” nella società di chi sta espiando la pena perché “quando questa finalità viene trascurata, l’esecuzione della pena degrada a uno strumento di sola punizione e ritorsione sociale, a sua volta dannoso per l’individuo e per la società”. È il monito di papa Francesco nel corso della visita ai detenuti nel carcere di Castrovillari, prima tappa del breve ma intenso viaggio a Cassano all’Jonio. “Il primo gesto della mia visita pastorale è l’incontro con voi detenuti e voi operatori della Casa circondariale di Castrovillari. In questo modo – dice Bergoglio – vorrei esprimere la vicinanza del Papa e della Chiesa ad ogni uomo e ogni donna che si trova in carcere, in ogni parte del mondo. Gesù ha detto: “ero in carcere e siete venuti a trovarmi”.

Il Papa ricorda che “nelle riflessioni che riguardano i detenuti, si sottolinea spesso il tema del rispetto dei diritti fondamentali dell’uomo e l’esigenza di corrispondenti condizioni di espiazione della pena. Questo aspetto della politica penitenziaria è certamente essenziale e l’attenzione in proposito deve rimanere sempre alta. Ma tale prospettiva non è ancora sufficiente, se non è accompagnata e completata da un impegno concreto delle istituzioni in vista di un effettivo reinserimento nella società”.

Tm News, 21 giugno 2014

Provenzano è in gravissime condizioni di salute. Chiesta la revoca del 41 bis


Tribunale1Ieri mattina i legali di Bernardo Provenzano, Rosalba Di Gregorio e Maria Brucale, hanno reiterato la richiesta di revoca del 41 bis per il loro assistito davanti al Tribunale di Sorveglianza di Roma, competente su tutto il territorio nazionale sulle istanze di revoca del carcere duro.

Ribadendo le gravissime condizioni di salute del boss, i legali hanno anche depositato la decisione del Giudice tutelare del Tribunale di Milano Delia Scirè che ha nominato il figlio di Provenzano, Angelo, “amministratore di sostegno del padre”. Per i legali, questo atto ne certifica l’incapacità. La Procura generale, facendo riferimento ad alcune relazioni del Dap, ha invece sostenuto che il detenuto ha dei momenti, seppur rari, di lucidità.

Il Tribunale di Sorveglianza si è riservato di decidere. Attualmente, l’ex boss di Cosa Nostra è detenuto col regime del 41 bis nella struttura ospedaliera “San Paolo” di Milano dopo un lungo periodo trascorso nella Casa Circondariale di Parma.