Ruba un paio di scarpe. Condannata a 16 mesi di carcere, 200 euro di multa e spese processuali


giustizia1-640x436Sedici mesi di reclusione e 200 euro di multa (pena sospesa) oltre al pagamento delle spese processuali: questa la condanna nei confronti di Iole Maria Piazza, 28 anni, di Messina, accusata di avere rubato il 16 gennaio del 2011 un paio di scarpe in un centro commerciale di Milazzo. La sentenza è stata emessa, nei giorni scorsi, dal dal Giudice Onorario del Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto, Dott. Ennio Fiocco.

La giovane donna doveva rispondere di furto con destrezza e mediante violenza sulle cose, per avere rimosso la placca anti taccheggio. Il Pubblico Ministero Dott. Agatino Allegra aveva richiesto il minimo della pena con pena sospesa, mentre il difensore dell’imputato, l’avvocato Giuseppe Carrabba, aveva sollecitato l’assoluzione della sua assistita per non aver commesso il fatto.

 

Appalti per le carceri, indagato il commissario straordinario Sinesio


Appalti per le carceri, indagato il commissario straordinario SinesioCorruzione legata ad appalti per lavori di ristrutturazione in alcuni carceri. E’ questa l’accusa formulata dalla Procura di Roma nei confronti di nove persone e che ha portato a perquisizioni da parte del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza presso il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap). Tra le persone coinvolte c’è il commissario straordinario al piano carceri Angelo Sinesio, accusato di falso e abuso d’ufficio: i pm ritengono che nell’assegnazione delle gare d’appalto Sinesio abbia compiuto irregolarità anticipando le gare stesse e impedendo che a queste potessero partecipare altre ditte oltre a quelle prescelte. Un’altra contestazione è quella d’aver fatto in modo che il valore delle gare non superasse i 5 mln di euro. In tal modo attraverso questo limite fu possibile superare la normativa europea che consente così di affidare i lavori a più di un’impresa. A carico di Sinesio è ipotizzato anche il reato di falso perché avrebbe ‘truccato’ le carte rispetto a un decreto per rifunzionalizzazione del carcere di Arghillà a Reggio Calabria.

Le indagini, coordinate dai pm Paolo Ielo e Mario Palazzi, si concentrano, in particolare, ad accertare eventuali illeciti nel lavori effettuati presso le carceri di Voghera, Lodi e Frosinone.

Le indagini sono partite da un dossier firmato da Alfonso Sabella, già pm antimafia a Palermo e funzionario al ministero della Giustizia, che contestò il piano carceri, presentato da Sinesio alla Camera il 21 novembre 2013, parlando di anomalie, costi gonfiati e dati alterati. La parte dell’inchiesta legata all’ipotesi di corruzione è invece legata a un esposto-denuncia del ministro della Giustizia Andrea Orlando.

In merito al dossier di Alfonso Sabella, il commissario straordinario Angelo Sinesio, sarebbe accusato anche di diffamazione in relazione a quanto dichiarato nell’audizione dell’ottobre 2013 davanti alla commissione Giustizia della Camera durante la quale presentò il piano. In quell’occasione, questa la contestazione, Sinesio avrebbe accusato “ingiustamente di incapacità ed inefficienza Alfonso Sabella”, all’epoca direttore generale delle risorse materiali al Dap. Sinesio avrebbe anche fornito “dati non veritieri, così da offendere” la reputazione dell’ex magistrato.

La Repubblica, 20 Giugno 2014

Giustizia Penale e Detenzione : la trasmissione di Radio Carcere del 17 Giugno 2014


Radio CarcereAlfano: quando un ministro sentenzia su un omicidio che è ancora nella fase delle indagini (quello di Yara Gambirasio). Il Presidente Renzi annuncia una prossima riforma della giustizia. Il decreto che dovrebbe essere varato dal Governo e che prevederebbe la riduzione della pena per chi sta in carcere e anche un risarcimento per chi da poco è stato scarcerato. L’errore sulla Gazetta ufficiale relativo alla pubblicazione della legge sugli stupefacenti.

Conduce : Riccardo Arena, Direttore Radio Carcere

In Studio : Rita Bernardini, Segretario Nazionale Radicali Italiani

http://www.radioradicale.it/scheda/414085/radio-carcere-informazione-su-giustizia-penale-e-detenzione

Padova, Scambiò un infarto per un mal di stomaco. Condannato a 2 anni Medico Penitenziario. Dovrà pagare 250 mila Euro


Casa Circondariale di PadovaHa violato la posizione di garanzia che un medico del carcere deve assicurare nei confronti di un detenuto in precarie condizioni di salute. È una colpa grave quella che, nei giorni scorsi, ha portato alla condanna del dottor Annibale Cirulli, 45 anni, medico con studio a Dolo, all’epoca dei fatti in servizio di guardia medica alla Casa circondariale di Padova. 2 anni di reclusione. È la pena inflittagli dal Giudice per le Indagini Preliminari Dott.ssa Lara Fortuna con rito abbreviato. Per la condanna si era espresso anche il Pubblico Ministero Dott.ssa Orietta Canova che aveva però sollecitato una pena di 18 mesi.

Al dottor Cirulli, assistito dall’avvocato Lino Roetta, è stata concessa la sospensione condizionale della pena a patto che risarcisca il danno entro sei mesi dal giorno in cui la sentenza diventerà definitiva e cioè il 25 luglio (salvo ricorso in appello).

Dovrà infatti rifondere i tre fratelli e i due genitori di Adel Mzoughi, il pusher tunisino trentaseienne morto tra le sbarre della sua cella, mentre era in attesa di giudizio, il 13 marzo 2011, con una provvisionale di complessivi 250 mila euro (50 mila euro per uno dei tre fratelli, 30 mila euro a testa per gli altri due, 70 mila euro a testa per i genitori). L’esatta quantificazione del risarcimento ai familiari, costituiti parte civile con l’avvocato Annamaria Beltrame, dovrà essere stabilita in sede civile.

Cirulli era accusato di non aver diagnosticato l’infarto in tempo utile. Quella mattina Mzoughi aveva chiesto di essere accompagnato in infermeria. Lamentava forti dolori epigastrici e retrosternali. Il medico l’avrebbe visitato in maniera sommaria. Si sarebbe limitato a prescrivergli un gastroprotettore senza disporre ulteriori esami nè accertamenti di natura diagnostica. Ad un’ora di distanza il tunisino si era sentito male un’altra volta. Il farmaco non era servito ad arrestare il dolore. Cirulli non aveva però ritenuto necessario il trasferimento in ospedale. Gli aveva prescritto soltanto un valium. Nemmeno un’ora dopo il cuore di Mzoughi aveva cessato di battere. Per la Procura il medico non si era reso conto della gravità della sindrome coronarica in atto.

Carceri : Il Governo approva il Decreto per risarcire i detenuti vittime di trattamenti disumani


Andrea Orlando Ministro GiustiziaIl Consiglio dei Ministri si è riunito oggi venerdì 20 giugno alle ore 10.45 a Palazzo Chigi, sotto la presidenza del Presidente del Consiglio, Matteo Renzi. Segretario il ministro per le Riforme costituzionali e i rapporti con il Parlamento, Maria Elena Boschi.

Disposizioni urgenti in materia di rimedi risarcitori in favore dei detenuti e internati (decreto legge)

Il Consiglio dei Ministri, su proposta del Presidente, Matteo Renzi, e del Ministro della Giustizia, Andrea Orlando, ha approvato un decreto legge contenente disposizioni urgenti in materia di rimedi risarcitori in favore dei detenuti e degli internati che hanno subito un trattamento in violazione dell’articolo 3 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, nonché  modifiche al codice di procedura penale e alle disposizioni di attuazione, all’ordinamento del Corpo di polizia penitenziaria e all’ordinamento penitenziario, anche minorile.

Il provvedimento ha la finalità di adempiere alle direttive dettate da parte della Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo (Cedu) nei confronti dello Stato italiano nella sentenza “Torreggiani” del gennaio 2013, nella quale la Corte aveva imposto l’adozione di specifiche misure riparatorie in favore dei detenuti che hanno scontato la pena in una condizione di sovraffollamento, imponendo a tal fine il perentorio termine, appena decorso, di un anno dalla definitività della pronuncia.

I giudici europei hanno condannato il nostro Stato al pagamento nei confronti dei ricorrenti di somme comprese tra € 10.600 ed € 23.500 (quantificata, in quest’ultimo caso, per un periodo di detenzione pari a tre anni e tre mesi). Occorre quindi adempiere a tale direttiva al fine di evitare le condanne dello Stato italiano e i conseguenti pesanti oneri per la finanza pubblica.

Il provvedimento adempie a tali direttive prevedendo che i detenuti che hanno subito un trattamento non conforme al disposto della Convenzione europea dei diritti dell’Uomo abbiano diritto a ottenere la riduzione di un giorno di pena per ogni dieci durante il quale è avvenuta la violazione del loro diritto a uno spazio e a condizioni adeguate, con contestuale previsione in favore di coloro che non si trovino più in stato di detenzione di un risarcimento pari a 8 euro per ciascuna giornata di detenzione trascorsa in condizioni non conformi alle indicazioni della Cedu.

Modifiche in materia di codice di procedura penale e di rafforzamento del corpo di polizia penitenziaria

Il decreto legge contiene altresì una serie di puntuali modifiche in materia di codice di procedura penale e di rafforzamento del corpo di polizia penitenziaria:

  • gli obblighi informativi nascenti dall’incardinazione di procedimenti incidenti sullo stato di libertà di soggetti condannati da corti penali internazionali;
  • le modalità di esecuzione delle ordinanze applicative degli arresti domiciliari, autorizzando l’imputato a recarsi senza scorta al luogo di esecuzione della misura, salvo particolari esigenze;
  • la modifica del comma 2-bis dell’art.275 codice procedura penale con cui si prevede che, qualora il giudice procedente ritenga che la pena detentiva da irrogare possa essere contenuta in un massimo di tre anni, non possano essere disposte le misure della custodia cautelare o degli arresti domiciliari (in coerenza con le disposizioni contenute nell’art.656 cod. proc. pen. in materia di sospensione dell’esecuzione della pena);
  •  le modalità esecutive dei provvedimenti limitativi della libertà personale nei confronti degli imputati e condannati minorenni che, nel corso dell’esecuzione, siano divenuti maggiorenni non più sino a al compimento del ventunesimo anno, ma fino ai 25 anni: la norme consentirà di completare percorsi rieducativi modulati su specifiche esigenze rieducative;
  • alcune modifiche ordinamento della polizia penitenziaria, riguardanti, da un lato, la consistenza dell’organico (con aumento della dotazione del ruolo degli agenti e assistenti e diminuzione di quella degli ispettori) e, dall’altro, finalizzate a  consentire una più celere utilizzazione nei servizi di istituto a seguito dell’ingresso in ruolo e a impedire, per un biennio, l’adozione di atti di comando o di distacco presso altre pubbliche amministrazioni;
  • una specifica modifica all’ordinamento penitenziario in forza della quale il magistrato di sorveglianza può avvalersi dell’ausilio di assistenti volontari.

Il Ministro della Giustizia On. Andrea Orlando ha annunciato al Consiglio dei Ministri la sua volontà di attribuire il titolo di Vice Ministro della Giustizia al Sottosegretario On. Enrico Costa.

Il Consiglio dei Ministri ha condiviso l’iniziativa ed ha approvato la delega di funzione attribuitagli.

La Conferenza Stampa del Consiglio dei Ministri del 20/06/2014 :

http://www.youtube.com/watch?v=aLkKKyyVm4k&feature=youtu.be

 

Bernardini (Radicali): Emergenza carceri, lo sporco gioco dell’Europa per salvare l’Italia


rita bernardiniE così l’Italia l’ha sfangata. Il 5 giugno scorso il Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa, chiamato a pronunciarsi sull’esecuzione della sentenza Torreggiani, ha riconosciuto “l’impegno che le autorità italiane hanno messo nel risolvere la questione del sovraffollamento carcerario e i risultati significativi già ottenuti attraverso l’introduzione di varie misure strutturali”. In quell’occasione, il Comitato ha inoltre preso nota di come l’Italia abbia “introdotto, entro i limiti di tempo imposti dalla sentenza Torreggiani, un rimedio preventivo”.

Infine, il Comitato ha annunciato che riprenderà in esame la questione nella sua riunione del giugno 2015, quando farà un esame approfondito sui progressi fatti dal nostro Paese. Tutto bene, dunque? Niente affatto.

Il partito Radicale e Radicali italiani sono state le uniche due organizzazioni ad inviare un dossier a Strasburgo secondo quanto previsto dall’art. 9 comma 2 del regolamento del Comitato dei Ministri.

Lo abbiamo fatto per confutare le tesi del governo italiano e abbiamo fondati motivi per contestare oggi il pronunciamento del suddetto Comitato formato dai delegati (tutti ambasciatori) dei ministri degli Esteri dei 47 Paesi che fanno parte del Consiglio d’Europa.

Il riconoscimento per gli sforzi fatti dall’Italia e il rinvio di un anno dell’esame costituiscono giudizi che nulla hanno a che vedere con il controllo dell’esecuzione della sentenza che l’8 gennaio 2013 aveva visto la Corte Europea dei diritti dell’uomo condannare l’Italia per violazione sistematica dell’art. 3 della Cedu, cioè per tortura e trattamenti inumani e degradanti dei detenuti ristretti nelle nostre carceri. Sono cessati questi trattamenti nelle nostre carceri come chiedevano anche il nostro presidente della Repubblica e la nostra Corte Costituzionale? È stato posto fine alla tortura?

Il dossier preparato da me, dall’avvocato Debora Cianfanelli e dalla presidente del Movimento Laura Arconti, dimostrava, dati e tabelle alla mano, palesemente di noi numeri inventati dal ministero sulle capienze regolamentari degli istituti penitenziari, deportazioni di massa di migliaia di detenuti, cure negate, condizioni strutturali degli edifici e igienico-sanitarie disastrose, mancanza pressoché totale di attività trattamentali quali stadio e lavoro, impressionanti carenze di organico a tutti i livelli persino nei ruoli della magistratura di sorveglianza, percentuali elevatissime di detenuti in attesa dì giudizio.

Ma sapete cosa è successo? È accaduto che qualche manina (leggasi: burocrazia europea) ha fatto in modo che la nostra documentazione spedita e ricevuta dagli uffici il 23 maggio non giungesse nelle mani dei 47 ambasciatori appositamente riuniti dal 3 al 5 giugno a Strasburgo. Lo abbiamo scoperto quando ci siamo rese conto che il nostro dossier non era stato pubblicato sul sito ufficiale del comitato dei Ministri assieme al resto della documentazione dì parte governativa che, invece, veniva riportata puntualmente.

Abbiamo chiesto spiegazioni e, dopo qualche giorno, il 10 giugno – a sessione conclusa e a decisioni prese – il nostro fascicolo miracolosamente compariva fra i documenti con tanto di timbri di ricezione (23 maggio), di pubblicazione (10 giugno) e dì messa a disposizione dei delegati… ma per la prossima sessione del 23/25 settembre. Intanto, come scrivevo all’inizio, l’hanno sfangata, È lo stesso ministro della Giustizia a farsi scappare la frase “sulle carceri ci abbiamo messo una pezza” (Adnkronos del 10 giugno).

Che la burocrazia europea giocasse sporco ne avevamo già avuto sentore il 22 maggio quando, la vice-segretaria generale del Consiglio d’Europa, l’italiana Gabriella Battami Dragoni, esprimeva – con largo anticipo sulla sessione del Comitato dei Ministri – il suo giudizio “politico” positivo sull’operato dell’Italia preannunciando il fausto verdetto con tanto di lodi per “l’impegno decisivo del ministro Orlando nel trovare delle soluzioni adeguate per risolvere il problema del sovraffollamento carcerario”.

C’è di più. Non è vero che l’Italia abbia introdotto, entro i limiti di tempo imposti dalla sentenza Torreggiani (28 maggio), un rimedio compensativo per i trattamenti inumani e degradanti. Il Comitato dei Ministri si è fidato delle promesse italiane sia su questo aspetto che sulla riforma della custodia cautelare in carcere.

Il “risarcimento” che sì preannuncia dalle indiscrezioni di stampa sull’imminente decreto ha il carattere della beffa: sconto di un giorno per ogni 10 giorni di tortura subiti o, nel caso si sia già stati scarcerati, 8 euro al giorno. Per essere però tra i “fortunati” ricompensati occorre aver patito almeno 15 giorni di disumanità e di umiliazione, altrimenti, niente.

Che in tutto ciò il presidente del Consiglio Matteo Renzi non intravveda nemmeno lontanamente il rischio del ritorno di orrori antidemocratici che con immatura spavalderia si pensa siano stati debellati per sempre, preoccupa e continua ad occupare Marco Pannella e noi pochi, troppo pochi, radicali cancellati con meticolosità scientifica dai mezzi di informazione di massa. Da pochi giorni però c’è “Il Garantista” e questo ci fa sentire meno soli. Grazie a Piero Sansonetti e a chi sta sostenendo la sua non facile scommessa editoriale.

di Rita Bernardini (Segreteria dei Radicali Italiani)

Il Garantista, 20 giugno 2014

“In carcere da 7 mesi per un reato commesso nel 2000″


carcere busto arsizioCara Radiocarcere,
ho 33 anni e sono in carcere da quasi 7 mesi per un reato commesso nel 2000, ovvero 14 anni fa quando avevo solo 19 anni. Un reato legato alla droga… un errore di gioventù.
Ricordo che allora feci un anno di misura cautelare in carcere e poi fui scarcerato per scadenza dei termini e ora dopo 14 anni ecco che la giustizia mi rovina la vita e mi porta in carcere per pagare un reato commesso tanti anni fa quando ero un’altra persona.

Sia chiaro io non dico di essere innocente! Dico solo che quel reato, quello sbaglio avrei dovuto pagarlo subito e non ora che mi sono rifatto una vita.
Ed infatti, in questi 14 anni, ho messo la testa a posto, ho trovato un regolare lavoro, mi sono sposato e ho avuto due bambini. Insomma facevo una vita normale, fino a quando questa giustizia tardiva mi ha fatto perdere tutto!
Ora, a distanza di 14 anni, devo scontare una pena di un anno e sei mesi (di cui sette mesi già passai in carcere) e ti confesso che sono distrutto anche perché non saprò se, una volta libero, riuscirò di nuovo a ricostruirmi una vita.

Ma domando: si può chiamare questa giustizia?
Infine ci tenevo a dirti che essere ristretti nel carcere San Michele di Alessadria è come smettere di esistere in quanto qui siamo privati di tutto.
Pensa infatti che ci fanno vivere come degli animali, costretti a restare chiusi in 2 persone all’interno di una cella di 6 mq e, se si toglie il mobilio, ci restano solo 60 cm a testa per vivere altro che 3 mq! Ciao e grazie.

Radio carcere è una rubrica di informazione su processo penale e detenzione che va in onda su Radio Radicale il martedì alle 21 e il giovedì alle 19.45 a cura di Riccardo Arena

Il Garantista, 20 Giugno 2014