Agnese Moro: “Mai più ergastoli. Sono contrari alla Costituzione”


Agnese Moro“L’ergastolo è come dire a una persona: ti vogliamo buttare via. Ma io non voglio buttar via nessuno”. Parla Agnese Moro. Pronuncia parole che riportano al passato e alla storia. Il suo non è un cognome qualunque.

“Si pensa che chi ha subìto un torto molto grave sia ripagato dalla pena inflitta al colpevole. Ma la mia esperienza personale mi ha insegnato altro”.

Ci vogliono anni per giungere al perdono

9 maggio 1978. Sono passati 55 giorni dal rapimento: in via Caetani viene ritrovata quella Renault 4 rossa. La figlia dello statista ha 25 anni. “All’inizio nella testa e nel cuore c’è solo confusione – spiega, l’accento romano, la voce lieve. Si vive sospesi non si riesce a ragionare. Ci vogliono molti anni per superarlo. Ma poi nel tempo si riflette, si capisce: la persona che ti è stata portata via non ti verrà restituita punendone un’altra. Così ho deciso”. Agnese Moro ha perdonato da tempo chi gli ha strappato suo padre e ha soffiato via la vita di cinque uomini della scorta. “Incontrare quelle persone mi ha aiutato moltissimo – racconta, riferendosi ai brigatisti – Nella mia mente vorticavano solo immagini mostruose, pensavo a qualcosa di onnipotente, di enorme. Invece ho capito che avevano un volto e avevano delle storie. Che erano esseri umani. E che sarei stata più felice se fossero riusciti a cambiare e a fare qualcosa di buono per la società”.

In visita presso “Ristretti Orizzonti”, primo giornale nato dietro le mura di un carcere

Moro ha rimesso insieme i pezzi della sua vita e ha perdonato. “Non dico che sia stato facile, il dolore non se ne va mai – sussurra – ma ogni incontro, ogni riflessione aggiunge un pezzetto”.

Venerdì 6 giugno è intervenuta al convegno “Senza l’ergastolo. Per una società non vendicativa”, organizzato all’ interno della casa di reclusione di Padova dalla redazione di Ristretti Orizzonti. Che, dal 1997, mette insieme alcuni detenuti del regime di alta sicurezza per far uscire dal carcere un giornale oggi seguito da migliaia di persone, online e su carta. “Agnese Moro è venuta in redazione e ha incontrato persone che hanno ucciso e commesso delitti gravi.

E a loro ha detto “non mi sentirei mai meglio a vedere qualcuno morire dietro le sbarre” – racconta Ornella Favero, direttrice della rivista. È da lì che partiremo domani, dall’idea di una giustizia mite e dalla necessità di misure alternative all’ergastolo: rieducative e integrative”.

“Credo che il carcere a vita non debba esser dato per scontato solo perché esiste da sempre – afferma Moro – penso che sia un’idea contraria alla nostra Costituzione. L’articolo 27 recita: “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”. Ecco, l’ergastolo non rieduca, non prevede un ritorno. Abbandona”.

di Alice Martinelli

Corriere della Sera, 10 giugno 2014

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