Giustizia: tortura, arriva il reato, ma è devitalizzato. Nessun aggravante per i Pubblici Ufficiali


Palazzo Montecitorio Roma“Forti sofferenze fisiche o mentali ovvero trattamenti crudeli, disumani o degradanti” allo scopo di ottenere informazioni, di punizione o discriminazione. È questa la tortura secondo il disegno di legge per l’introduzione del reato di tortura nel codice penale”. E non appena la Camera lo avrà vagliato, il ddl registrato al n. 849 entrerà finalmente nell’ordinamento italiano. Al Senato, infatti, il ddl è già passato a marzo con la quasi unanimità.

Quasi, perché in tre si sono astenuti dal voto: Maria Rizzotti e Francesco Aracri (Fi-Pdl) e il leghista Roberto Calderoli. Il provvedimento, proposto dal senatore Luigi Manconi (Pd), è stato però modificato ampiamente dalla commissione Giustizia del Se-nato, tanto da “devitalizzarlo”, come spiega lo stesso presidente della commissione sui Diritti umani di Palazzo Madama: nell’attuale testo “la tortura non è qualificata come reato proprio ma comune, quindi imputabile a qualunque cittadino e non solo ai titolari di funzione pubblica”.

Un reato ordinario, quindi. Ma sono previste, in compenso, delle aggravanti nel caso in cui il colpevole sia “un pubblico ufficiale o un incaricato di pubblico servizio”, come si legge nel provvedimento. Depotenziato ma almeno ci sarà. Il disegno di legge si va a inserire tra i delitti contro la persona già previsti nel nostro ordinamento, più esattamente in aggiunta all’art. 613 del codice penale “Stato di incapacità prodi rato mediante violenza”, con gli articoli 613-bis e 613- ferii reato è punibile con una pena da 3 a 12 anni.

Pena che raddoppia in caso di lesioni gravi o gravissime e che diventa ergastolo in caso di decesso. Inoltre, ne beneficeranno anche gli stranieri che non potranno essere espulsi o estradati verso un Paese in cui esistano motivi di ritenere che corrano il rischio di essere sottoposti a tortura. Prima di sanare definitivamente la lacuna rispetto alla Convenzione Onu manca solo un passo: il vaglio della Camera. Diversi parlamentari avevano assicurato che la discussione sarebbe cominciata entro la fine del mese, di maggio. Siamo arrivati a giugno.

di Tiziana Barìllà

Left, 9 giugno 2014

Giustizia, Radicali: Europa e Governo prorogano la vergogna delle carceri e la tortura


Dai Radicali italiani riceviamo e volentieri pubblichiamo: “Fa inorridire il giudizio del Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa: “significativi risultati”, quasi si possa stabilire una gradazione della tortura, dei trattamenti inumani e degradanti.

Secondo la Corte Costituzionale italiana devono obbligatoriamente cessare gli effetti normativi lesivi della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo: per questo avrebbero dovuto adoperarsi i poteri dello Stato. Sono cessate queste violazioni? Noi siamo convinti di no, e lo abbiamo documentato con il dossier che abbiamo inviato proprio al Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa.

Condizioni igieniche disastrose, mancanza di cure anche per malati con patologie gravissime, attività trattamentali di lavoro e studio praticamente inesistenti, sofferenze indicibili per i tossicodipendenti e per coloro che essendo troppo lontani non possono più vedere figli, coniugi o genitori: gli atti di autolesionismo, le morti e i suicidi sono l’indice di questo sconforto che spesso arriva alla disperazione. Altro che “significativi risultati”.

Dichiarazione di Donato Salzano segretario Radicali Salerno Ass. “Maurizio Provenza”: “Orribile, tanto da far inorridire, un terribile giudizio del comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa, una proroga di un anno sulla pelle già martoriata di uomini e donne, sacrificare lo Stato di Diritto della sentenza pilota della Corte Edu “Torreggiani ed altri Vs Italia”, per favorire la ragion di Stato del “Governo della tortura” di Matteo Renzi.

Questi hanno accettato “il gioco dei tre metri” dei “treccartari e bari” italiani, in primis il Presidente del Consiglio del quale abbiamo chiesto le dimissioni; tre metri quadri a disposizione di ogni detenuto, calcolati chissà come e ottenuti violando altri diritti umani come la deportazione di migliaia di reclusi in istituti lontani centinaia di chilometri dalla propria famiglia. Questo Governo sta per varare un decreto legge “in materia di rimedi risarcitori in favore dei detenuti e degli internati che hanno subito un trattamento in violazione dell’articolo 3 della convenzione europea dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali”: vedremo quale sarà il “prezzo della tortura” e della vergogna dell’Italia, di questo Stato delinquente abituale.

Noi Radicali, vogliamo dare Speranza ed essere speranza, proseguiamo la nostra lotta nonviolenta per l’amnistia e l’indulto subito per la Repubblica! Forti dell’attualissima sentenza Torreggiani della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (tanti i giudici a Berlino, anche qui da noi!) e del messaggio alle Camere da garante degli ultimi del nostro Presidente Giorgio Napolitano. Ma soprattutto della preghiera e del sostegno di questo Papa Francesco e della sua “Chiesa dei Poveri per i poveri”, della fame di verità di Rita Bernardini e la sete di Diritto di Marco Pannella, ma di tanti tra militanti Radicali, di detenuti e i loro familiari, che sappiano scorgere e denunciare con forza la violenza dei crimini perpetrati dal Regime italiano che si credevano debellati nel secolo scorso”.

www.eolopress.it, 9 giugno 2014

Giustizia, Palombarini (Md) : Sulle Carceri, l’Italia si adegui all’Europa


Casa Circondariale di VeronaIl ministro Orlando ha avviato una sana politica per combattere il sovraffollamento in cella. Capita che il lavoro di un ministro italiano trovi apprezzamento presso Autorità europee abituate da anni a infliggere ammonimenti o addirittura sanzioni al nostro Paese.

È il caso del ministro della giustizia Orlando, che all’inizio della primavera ha incontrato il Consiglio d’Europa. Capita che il lavoro di un ministro italiano trovi apprezzamento presso autorità europee abituate da anni a infliggere ammonimenti o addirittura sanzioni al nostro Paese. È il caso del ministro della giustizia Andrea Orlando.

All’inizio della primavera si era recato a Strasburgo per incontrare il Consiglio d’Europa, con l’intenzione di convincere gli interlocutori, fra i quali la Corte dei diritti dell’uomo (innanzi alla quale pendono circa 3.000 ricorsi di detenuti nella carceri italiane), della bontà di una politica finalizzata a sanare l’indecorosa situazione del sovraffollamento carcerario.

L’impegno era quello di adottare entro la fine di maggio provvedimenti significativi, atti a scongiurare nuove sanzioni e l’applicazione della “sentenza Torreggiani”, che ha condannato l’Italia a pagare un risarcimento per ciascuno dei detenuti costretti a vivere in uno spazio ristretto, equiparato alla tortura. L’opera del ministro ha ottenuto un risultato significativo, anche se parziale. Attraverso una serie di provvedimenti, sia pure frammentari, il numero delle persone in carcere è diminuito, essendo oggi pari a circa 58.000 detenuti.

Attualmente non è più obbligatorio l’ingresso in carcere per reati di lieve entità, droghe pesanti e leggere non sono più equiparate (grazie alle sentenze della Corte costituzionale e della Cassazione circa 3.000 detenuti usciranno dal carcere), sono cadute le rigidità assolute per i recidivi introdotte con la ex Cirielli. Inoltre i giorni di riduzione della carcerazione per buona condotta sono passati da 45 a 75 per semestre di detenzione.

Così la Corte dei diritti dell’uomo ha apprezzato la diminuzione della popolazione detenuta e il conseguente raggiungimento del limite minimo di 3 metri quadri di spazio a disposizione di ogni persona in carcere, fin qui disinvoltamente superato in nome delle varie emergenze e soprattutto per effetto della ricorrente illusione di poter affrontare con il ricorso al carcere ogni problema sociale.

Ha anche apprezzato l’intenzione del governo italiano di adottare con decreto un rimedio compensativo – 10 euro al giorno per chi ha già scontato la pena, una riduzione di questa per chi è ancora in carcere – per le persone che hanno subito la carcerazione in condizioni di sovraffollamento. Ha però mantenuto la vigilanza sull’Italia (tra l’altro i posti-letto disponibili sono ancora 45.000), chiamata a dimostrare, nel giugno del 2015, il conseguimento di ulteriori significativi progressi. Si può dire che per effetto dei provvedimenti adottati il carcere tende a diventare l’extrema ratio, cioè la sanzione eccezionale da applicare quando le altre appaiono insufficienti?

Certamente no, come ha riconosciuto lo stesso ministro Orlando quando li ha definiti un punto di partenza. Una politica di riforma del sistema penale rimane infatti lontana. Nessuno, nella maggioranza o fra le opposizioni, si pone il tema del diritto penale minimo, cioè la questione del come ridurre il numero delle persone che oggi sono destinate al carcere, in primo luogo attraverso coraggiose riduzioni dei comportamenti sanzionati come reati, e poi con la limitazione dei casi nei quali la sanzione è costituita necessariamente dalla reclusione.

Che siano possibili alternative di tutela di beni e valori della collettività è stato ampiamente dimostrato, anche da esperienze straniere, ma l’intero ceto politico si è sempre tenuto a larga distanza da simili prospettive. Il carcere continua a essere generalmente considerato la misura repressiva per eccellenza, prevista per un numero rilevantissimo di reati. Il problema, però, non può essere solo quello di non farsi tirare le orecchie in Europa. Lo stesso ministro Orlando lo sa. Ma da dove può cominciare, con questo Parlamento, un discorso di riforma organica del sistema penale?

di Giovanni Palombarini (Magistratura Democratica)

Messaggero Veneto, 9 giugno 2014

Carceri italiane “promosse”, ma con riserva… la grazia di Strasburgo non basta


CC SecondiglianoL’Italia è riuscita, almeno per ora, a sfangarla e non dovrà pagare nessuna multa per gli infiniti ricorsi dei detenuti che si trovano nelle nostre carceri, sovraffollate ed ai limiti della decenza.

La corte di Strasburgo ci ha graziati, avendo appurato che, seppur in minima parte, qualcosa è stato fatto. Il numero dei detenuti, ad esempio, è sceso di 7.000 mila unità rispetto a gennaio 2013.

Ora i “galeotti” sono 58.925, una cifra senza dubbio più accettabile, ma comunque ancora molto alta rispetto agli altri paesi europei. Alla scadenza dell’ultimatum della Cedu, dunque, l’Italia è riuscita in extremis a salvarsi in calcio d’angolo. Ed il ministro della Giustizia, Andrea Orlando ha tirato un bel sospiro di sollievo, grazie anche soprattutto ai quattro decreti svuota carceri ed alla bocciatura della legge Fini-Giovanardi che hanno contribuito a diminuire il numero dei detenuti.

Si tratta però di una fiducia a tempo. Perché il problema non è risolto, ma semplicemente rimandato. Tra un anno esatto, a giugno del 2015, la corte di Strasburgo tornerà sulla questione delle carceri italiani e i risultati dovranno essere sicuramente più importanti. Trecentosessantacinque giorni che l’Italia avrà a disposizione per dimostrare all’Europa che la condizioni delle carceri, delle celle e dei detenuti è effettivamente migliorata.

Il Dap (dipartimento amministrazione penitenziaria), che funziona sicuramente meglio da quando non è stato riconfermato il capo Giovanni Tamburino, ha espresso soddisfazione per i risultati ottenuti.

Proprio per questo, il Guardasigilli Orlando potrebbe decidere di non mettere più al vertice un magistrato, scegliendo piuttosto una figura manageriale.

Tutti contenti quindi? Macché. I primi a non essere soddisfatti sono naturalmente quei detenuti che continuano a vivere in condizioni pessime. In celle di tre metri quadrati, sporche, ai limiti della decenza.

Poi ci sono i radicali che, senza mezzi termini, hanno criticato il giudizio della Corte di Strasburgo e la soddisfazione dell’Italia per i risultati raggiunti. Risultati che, secondo il partito di Pannella, sono pari allo zero. “Fa inorridire la decisione di Strasburgo di non punire il nostro paese per le condizioni delle nostre carceri”, ha commentato Rita Bernardini (radicali). “Le condizioni inumane, dovute soprattutto al sovraffollamento e degradanti, o ci sono o non ci sono. La nostra Corte Costituzionale, nel 2013 aveva detto che questa situazione doveva cessare. Non di certo diminuire di così poco”.

Polemiche a parte, il problema carceri c’è e rimane. Basti pensare al continuo numero di suicidi sia di detenuti, ma anche delle guardie carcerarie. L’ultimo episodio si è verificato giovedì pomeriggio, dove un “secondino” si è tolto la vita sparandosi. Poi ancora alle condizioni igienico-sanitarie disastrose, alla mancanza di cure anche per i malati con patologie gravissime. Ai tossicodipendenti, allo sconforto, alla disperazione. Non basta diminuire il numero dei carcerati e poi esultare per essere riusciti a sfangare una condanna da parte della Corte di Strasburgo che sembrava certa, per ritenersi soddisfatti L’Italia ha un anno di tempo per dare una svolta. Questa volta per davvero.

di Paolo Signorelli

http://www.lultimaribattuta.it, 8 giugno 2014

Carceri : il testo della decisione del Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa


Consiglio d'Europa 2Il 5 giugno il Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa, organo competente per verificare l’esecuzione delle sentenze emesse dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo, ha affermato che l’Italia sta rispettando le indicazione date nelle sentenza pilota “Torreggiani”. Di seguito il testo integrale della decisione.

I delegati:

Hanno apprezzato gli impegni presi dalle autorità per risolvere il problema del sovraffollamento carcerario in Italia e i significativi risultati raggiunti in questo campo, attraverso le diverse misure strutturali adottate allo scopo di adempiere alla sentenza pilota, incluso un importante e continuo calo della popolazione carceraria e un aumento dello spazio di vita di 3 mq per detenuto.

Hanno apprezzato l’ulteriore previsione di un rimedio interno e affinché questa possa essere pienamente valutata…hanno invitato le autorità a fornire ulteriori informazioni sulla sua messa in atto, in particolare alla luce del monitoraggio che intraprenderanno in quest’ambito.

Hanno accolto con interesse l’informazione fornita sui passi compiuti per stabilire un rimedio compensatorio, anch’esso richiesto dalla sentenza pilota, attraverso un decreto legge che prevedrà la possibilità di una riduzione di pena per i detenuti che sono ancora ristretti e un risarcimento pecuniario per coloro che sono stati rilasciati.

Hanno altresì osservato che l’adozione di questo decreto legge è imminente e ha invitato le autorità a informare la Commissione non appena sia stato adottato.

Hanno deciso di riprendere l’esame non più tardi della riunione che si terrà nel giugno 2015 per una piena valutazione dei progressi fatti in base ad un piano d’azione aggiornato che dovrà essere fornito”.

traduzione a cura di Riccardo Arena, Direttore di Radio Carcere

Ristretti Orizzonti, 07 Giugno 2014

Giustizia: Anm; ok a superamento degli Opg, ma niente forzature sulla pericolosità sociale


ospedale-psichiatrico“Piena condivisione” della legge che prevede la sostituzione degli attuali ospedali psichiatrici giudiziari – “il cui complessivo sistema non appare in linea con le esigenze di cura e con i principi di rispetto della dignità degli internati” – con le cosiddette “Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza” (Rems), ma evitare “forzature e incrinature di fondamentali categorie”, come quella della pericolosità sociale, “senza una generale e meditata rivisitazione della materia”.

Così l’Associazione nazionale magistrati, con il Coordinamento dei magistrati di sorveglianza (Conams), interviene nel dibattito sugli Opg.

In particolare, le toghe esprimono “perplessità e preoccupazioni” su un punto del testo approvato dal Parlamento che ha ripercussioni in merito al giudizio di pericolosità sociale che “potrà pertanto essere desunto esclusivamente dalle qualità soggettive della persona”, tra cui “le sole condizioni biologiche, caratteriali e di salute psichica del soggetto” e “non anche da quelle di vita individuale, familiare e sociale”.

In tal modo, rilevano Anm e Conams, “la pericolosità sociale sarà legata in definitiva solo alla malattia”. I magistrati, dunque, auspicano la “piena attuazione” della legge, il “rapido completamento delle Rems sull’intero territorio senza ulteriori rinvii”, e, nel contempo, “l’avvio di una seria riflessione per una revisione complessiva della materia”, anche sugli “istituti dell’imputabilità e della pericolosità sociale, senza affrettate, riduttive e regressive reinterpretazioni che rispondono – concludono Anm e Conams – più a impulsi contingenti che a una sana logica sistematica”.

Ferri: no allarmismo su Opg, internati non abbandonati

“Sugli Ospedali Psichiatrici Giudiziari non bisogna fare allarmismo: gli internati non saranno abbandonati, ma verranno affidati a delle strutture sanitarie idonee e il giudice potrà applicare misure di sicurezza non detentive come la libertà vigilata, per cui questi soggetti resteranno controllati”. Lo ha detto il sottosegretario alla Giustizia, Cosimo Ferri, commentando l’allarme lanciato dal giudice di Roma Paola Di Nicola su una disposizione della legge sul superamento degli Opg.

Secondo il giudice Di Nicola, un comma della legge costringerebbe i giudici a revocare le misure di sicurezza per gli internati pericolosi che abbiano superato il limite massimo della pena con l’effetto di liberare dei soggetti socialmente pericolosi. “Si tratta di una polemica sterile – ha aggiunto Ferri a margine di un convegno sulla sentenza Torreggiani nel carcere di Rebibbia – questi soggetti non saranno abbandonati e potranno completare la loro terapia in strutture più adeguate degli Opg. Si tratta di un principio di civiltà che siamo riusciti ad affermare, per la prima volta, dopo anni e anni di discussioni. Mi dispiace che ad aver lanciato l’allarme sia stato un magistrato. Non c’è alcun motivo per farlo perché ci sarà una collaborazione con le strutture sanitarie che accoglieranno questi soggetti”.