Sassari: detenuto ritrovato morto, riprende il processo per il “giallo” di San Sebastiano


carcere3Oggi riprenderà il processo in corte d’assise per il giallo di San Sebastiano: nel 2007 il detenuto Marco Erittu fu trovato morto nella sua cella e mentre in un primo momento la vicenda fu archiviata come un suicidio, a distanza di anni la Procura ha riaperto le indagini.

Lo ha fatto in seguito alle dichiarazioni di Giuseppe Bigella, reo confesso del delitto. Il pentito ha chiamato in correità Pino Vandi quale mandante dell’omicidio, l’agente di polizia penitenziaria Mario Sanna come colui che aprì la cella al commando, e Nicolino Pinna come la persona che tenne ferma la vittima mentre Bigella la soffocava e che in seguito simulò il suicidio stringendo al collo di Erittu la striscia di una coperta.

Il pubblico ministero Giovanni Porcheddu, al termine di una lunghissima requisitoria ha chiesto per i tre imputati la pena dell’ergastolo. Ma nel processo sono finite anche altre due persone accusate di favoreggiamento. Si tratta dei due agenti di polizia penitenziaria Gianfranco Faedda e Giuseppe Soggiu. E oggi saranno proprio i loro avvocati difensori – Gabriele Satta e Giulio Fais – a tentare di smantellare le accuse. Nei giorni scorsi hanno discusso gli avvocati di parte civile – che tutelano i familiari di Marco Erittu – Nicola Satta, Marco Costa e Lorenzo Galisai.

Il primo a prendere la parola è stato proprio Costa che ha attaccato duramente la perizia di Francesco Maria Avato che a suo dire si sarebbe contraddetto sostenendo nella sua relazione che non ci fosse cianosi sul cadavere e che quindi non fosse plausibile una morte per confinamento “anche se aveva scritto l’esatto contrario tre pagine prima”.

Avato, che si è pronunciato a favore della tesi suicidaria, si sarebbe rifiutato di prendere in considerazione l’ipotesi del soffocamento con un sacchetto di plastica per il “semplice” fatto di non avere a disposizione quell’oggetto. Costa ha anche sottolineato le carenze dell’autopsia del medico legale Lorenzoni che avrebbe preso in esame i primissimi elementi di cui era in possesso anche se poi ne subentrarono degli altri che di fatto avrebbero smentito i precedenti. Sulla voglia di vivere della vittima – annotata anche nei diari – ha invece insistito l’avvocato Galisai che ha anche ricordato come Erittu si barricò in cella proprio in concomitanza dell’arrivo a San Sebastiano di Pino Vandi.

Un uomo che lui temeva moltissimo. Nicola Satta ha invece incentrato la sua discussione sulla personalità del pentito Bigella e sull’estrema coerenza della sua confessione: “Non è mai caduto in contraddizione, ha raccontato particolari che hanno poi trovato riscontro e che nessuno ha mai smentito. Lucido e determinato sino alla fine”.

La Nuova Sardegna, 5 giugno 2014

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