Carceri, Sostieni Antigone Onlus. Devolvigli il tuo Cinque per Mille


Antigone Cinque per MilleUno staff di Avvocati, Medici, Esperti, Volontari raccoglie le segnalazioni, le denunce che arrivano dai detenuti di tutte le Carceri italiane e cerca di dare loro consigli, protezione là dove serve. Ogni settimana si rivolgono a noi più o meno trenta detenuti. Ci costituiamo parte civile nei processi penali per violenza nei confronti di persone ristrette in Carcere. 

Assicuriamo assistenza medico-legale a chi ne ha bisogno. In alcune Carceri abbiamo uno sportello informativo. Abbiamo presentato centinaia di ricorsi alla Corte Europea dei Diritti Umani per i trattamenti inumani e degradanti determinati dal sovraffollamento nelle carceri.

Per sapere di più consulta il nostro sito : http://www.osservatorioantigone.it

Sostieni la nostra attività
Devolvi il tuo 5 x 1000 ad Antigone Onlus
Codice Fiscale : 97117840583
 

Con il tuo 5×1000 ci aiuterai a rendere più efficace la nostra attività attraverso una maggiore presenza del nostro Osservatorio nelle carceri; consentendo al difensore civico di assistere un numero maggiore di detenuti; operare per più forza per l’introduzione del reato di tortura nel codice penale; aprire altri sportelli di tutela dei diritti delle persone detenute nelle carceri.

Dare il 5×1000 non significa pagare più tasse, ma decidere di destinarne una parte ad attività sociali. Non si tratta infatti di una tassa in più ma di una quota di imposte a cui lo Stato rinuncia per destinarla alle organizzazioni no-profit per sostenerne le attività.

Per devolvere il proprio 5×1000 bastano due semplici mosse: 

1. Metti la tua firma nel riquadro “Sostegno delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale…”
2. Inserisci nello spazio “codice fiscale del beneficiario” il codice fiscale di Antigone Onlus: 97117840583.

Anche se non devi presentare la dichiarazione dei redditi puoi ugualmente devolvere ad Antigone Onlus il tuo 5×1000 compilando la scheda fornita insieme al CUD dal tuo datore di lavoro o dall’ente erogatore della pensione, firmando nel riquadro indicato come “Sostegno del volontariato…” e indicando il codice fiscale di Antigone Onlus: 97117840583. Dovrai poi inserire la scheda in una busta chiusa, dove scriverai “DESTINAZIONE CINQUE PER MILLE IRPEF” insieme al tuo cognome, nome e codice fiscale. La busta potrà poi essere consegnata ad un qualsiasi ufficio postale (che la riceverà gratuitamente) o ad un intermediario abilitato alla trasmissione telematica (CAF, commercialisti, o simili).

La scelta del 5×1000 non è alternativa all’8×1000, che si potrà destinare secondo le modalità consuete.

Carceri, rimosso il Capo del Dap Giovanni Tamburino dal Ministro della Giustizia Andrea Orlando


Andrea Orlando Ministro GiustiziaNiente sarà come prima nel mondo del carcere: comunque vada, nelle prossime settimane si profila un cambiamento epocale. Tarda ad arrivare la decisione della Corte europea dei diritti dell’uomo sul fatto che l’Italia abbia accolto o meno le richieste in merito alla sentenza Torreggiani (vedi articoli a lato) sulle condizioni di vita “inumane e degradanti” nelle nostre carceri, prevista per ieri, ma un nuovo vento si è già iniziato a respirare fra i corridoi del Dap, Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria. “Ho revocato l’incarico al capo del dipartimento Giovanni Tamburino”, riporta il ministro alla Giustizia Andrea Orlando, spiegandone i motivi durante un’intervista per il manifesto: “Finora, con un’emergenza da affrontare, non si poteva parlare di organigrammi, ma ora vorrei anche legare l’assetto del Dap alla nuova fase e per questo ho bisogno di un tavolo sgombro. Voglio riservarmi qualche giorno per ragionare e verificare tra le diverse soluzioni possibili”.

In attesa di sapere chi succederà a Tamburino ma non solo (“Penso ad un riassetto complessivo e completamente diverso dell`amministrazione penitenziaria, che va innervata anche di figure provenienti da altri percorsi”, specifica Orlando, che parla di “riforma totale” dell’apparato), sono tante le questioni aperte: il sovraffollamento che è in diminuzione ma ancora ad alti livelli, le ripercussioni dopo la definitiva ‘rottamazione’ odierna della Fini-Giovanardi sulle droghe, l’ampliamento degli istituti (argomenti anticipati a Vita.it dal vicecapo del Dap Luigi Pagano, vedi link a lato), la richesta di indulto da vasta parte del mondo politico e associazionistico sono alcune di esse.

Ministero Giustizia DAPSempre per quanto riguarda le associazioni di volontariato che gravitano attorno al mondo del carcere ci sono in vista novità: Ho spinto perché ci fosse la massima trasparenza nella diffusione delle informazioni. E anche l’iniziativa del data base va esattamente in questa direzione: non più
solo dati aggregati nazionali o una fonte unica centrale che dirama informazioni, ma dati, qualitativi e non solo quantitativi, da ogni singolo istituto. Questo aiuta anche chi fa volontariato ad ottenere informazioni e, eventualmente, a sindacarle”, risponde il ministro alla domanda della giornalista che chiedeva perchè facess “così paura” l’attività delle associazioni “terze” come l’Osservatorio Antigone.

di Daniele Biella

Vita.it 29 Maggio 2014

Droga, Cassazione: sì a riduzione pene per piccolo spaccio. “Fuori dal carcere migliaia di detenuti”


Giudici cassazioneVanno rideterminate al ribasso le condanne definitive per spaccio di droghe leggere, inflitte nel periodo in cui era in vigore la legge Fini-Giovanardi, dichiarata incostituzionale lo scorso febbraio. E’ quanto hanno stabilito le sezioni unite penali della Cassazione, chiarendo così le ricadute della pronuncia della Corte Costituzionale, a seguito della quale è tornata in vigore la legge Iervolino-Vassalli.

I giudici della suprema corte erano chiamati a pronunciarsi su una questione più generale rispetto alle norme in materia di stupefacenti: la questione da chiarire era infatti “se la dichiarazione di illegittimita’ costituzionale di una norma penale diversa dalla norma incriminatrice, ma che incide sul trattamento sanzionatorio comporti una rideterminazione della pena in sede di esecuzione, vincendo la preclusione del giudicato”.

La soluzione dei giudici di piazza Cavour è stata “affermativa”. In tal modo, questo principio generale secondo cui l’illegittimità costituzionale di una norma ‘travolge’ anche le condanne già divenute definitive, assume oggi particolare importanza in relazione agli effetti della bocciatura della legge Fini-Giovanardi sulle condanne passate in giudicato. Questa sentenza potrebbe avere, dunque, notevoli ripercussioni anche sul numero di detenuti che stanno scontando una condanna per spaccio di droghe leggere. Inoltre, i giudici della Cassazione, nella massima provvisoria diffusa al termine della camera di consiglio, spiegano che la rideterminazione della pena è possibile anche per i recidivi, nel caso i cui venga ritenuta prevalente la circostanza attenuante della lieve entità del fatto.

Dopo la sentenza della Corte Costituzionale sulla legge in materia di stupefacenti, la Cassazione aveva già affrontato in questi mesi i casi riguardanti processi ad imputati per spaccio di droghe leggere: per questi processi ancora in corso, la Suprema Corte ha applicato il principio del ‘favor rei’, ritenendo dunque che neiprocessi ancora in atto si torni ad applicare la legge Iervolino-Vassalli.

POSSIBILI EFFETTI – Fonti della Suprema Corte spiegano che per effetto della decisione delle sezioni unite penali della Cassazione “potranno uscire dal carcere migliaia di detenuti condannati per piccolo spaccio, qualora venisse accolta la loro richiesta di revisione del trattamento sanzionatorio”. Le stesse fonti della Suprema corte, preannunciano anche come, in questo modo, “aumentera’ di molto il lavoro dei magistrati dell’esecuzione della pena” che nella maggior parte dei casi sono i tribunali e in misura minore le corti d’appello.

Informazione Provvisoria CassazioneDel verdetto della Cassazione inoltre “non si possono avvantaggiare i detenuti condannati in via definitiva per spaccio di droghe pesanti commesso con l’associazione a delinquere”. In base alle ultime stime, in carcere ci sono circa cinque mila detenuti per spaccio di droghe pesanti in associazione, e circa nove mila per spaccio di lieve entità. E’ quest’ultima ‘platea’ che potrà chiedere il ricalcolo della pena ai giudici dell’esecuzione.

“La decisione della Cassazione mette l’Italia al passo con la giurisprudenza di Strasburgo e, insieme alle due sentenze della Consulta, ci mettono piu’ ‘in regola’ con la Carta di Diritti dell’Uomo”. Così Giuseppe Maria Berruti, direttore del massimario della Cassazione.

 

Cassazione: “Ridurre carcere a piccoli spacciatori condannati con la Fini-Giovanardi”


Corte di cassazione1I condannati in via definitiva e recidivi per spaccio lieve di droga potranno chiedere la rideterminazione, al ribasso, della pena. Il via libera è giunto dalle sezioni unite penali della Cassazione e il nuovo pronunciamento è diretta conseguenza di quello con cui nel 2012 la Consulta aveva dichiarato la incostituzionalità della legge Fini-Giovanardi.

I supremi giudici – presieduti dal primo presidente Giorgio Santacroce – hanno accolto un ricorso della procura di Napoli contro la decisione del tribunale, che aveva negato a un condannato recidivo per piccolo spaccio di ottenere il ricalcolo della pena a seguito della sentenza sulla incostituzionalità della norma della Fini-Giovanardi, che vietava la concessione delle circostanze attenuanti prevalenti nel caso di recidivi.

La Cassazione, inoltre, ha stabilito – comprendendo nella sua decisione anche gli effetti del recente verdetto della Consulta che ha ripristinato la distinzione tra droghe pesanti e leggere – che i giudici dell’esecuzione, chiamati al ricalcolo delle pene dei condannati definitivi, dovranno anche tenere conto del fatto che è stato ripristinato il testo della Iervolino-Vassalli, per effetto dell’ultima decisione della Consulta sulla Fini-Giovanardi.

La decisione della Corte avrà come conseguenza che “potranno uscire dal carcere migliaia di detenuti condannati per piccolo spaccio, qualora venisse accolta la loro richiesta di revisione del trattamento sanzionatorio”.

Del verdetto della Cassazione, precisano fonti della stessa Suprema corte, “non si possono avvantaggiare i detenuti condannati in via definitiva per spaccio di droghe pesanti commesso con l’associazione a delinquere”. In base alle ultime stime, in carcere ci sono circa 5mila detenuti per spaccio di droghe pesanti in associazione, e circa 9mila per spaccio di lieve entità. E saranno questi ultimi a poter chiedere il ricalcolo della pena.

Il coordinatore dei garanti dei detenuti, Franco Corleone, entra ancor più nel dettaglio. “Sono circa 10mila, in base a una prima stima, i detenuti che, potenzialmente, potrebbero beneficiare della decisione delle Sezioni Unite della Cassazione. I detenuti per la violazione dell’art. 73 del Testo unico sulla droga sono circa 23 mila. Da questi bisogna discernere quali sono condannati per spaccio di cannabinoidi, che sono circa il 40%”.

Giovanardi: “Da Cassazione nessuna rivoluzione”. Per il senatore Carlo Giovanardi non scaturisce “nessuna rivoluzione” dalla pronuncia della Cassazione. “E’ appena entrata in vigore una nuova legge – spiega a Adnkronos – che stabilisce che lo spaccio di qualsiasi sostanza, sia cannabis o eroina, comporta la reclusione da sei mesi a quattro anni. Quest’intervento potrà forse avere ripercussioni sul sovraffollamento carcerario, ma non saprei quantificare in che misura”.

Manconi: “Decisione sacrosanta”.  “Ancora una volta – afferma il senatore del Partito democratico, presidente della Commissione Diritti Umani a Palazzo Madama – la magistratura provvede là dove la politica non fa o tarda a fare. Si intervenga immediatamente per sanare quella intollerabile ingiustizia che vede recluse migliaia di persone, condannate a una pena prevista da una norma dichiarata incostituzionale”.

“Su droghe leggere al passo con Strasburgo”. “La decisione della Cassazione mette l’Italia al passo con la giurisprudenza di Strasburgo e, insieme alle due sentenze della Consulta, ci mettono più ‘in regola’ con la Carta di Diritti dell’Uomo”. Così Giuseppe Maria Berruti, direttore del massimario della Cassazione, sul verdetto che riduce le condanne per spaccio leggero. Una decisione, prosegue Berruti, che avrà “effetti positivi” anche rispetto all’ultimatum dell’Europa all’Italia per il sovraffollamento carcerario. “Il diritto non è immobile, cambia a seconda del quadro storico di riferimento e questa vicenda dimostra che il quadro storico è mutato rispetto a quando la legge Fini-Giovanardi venne emanata”.

Gasparri: “Spacciatori impuniti”. “Il decreto Renzi-Lorenzin sulla droga lascerà impuniti gli spacciatori di droga. Lo conferma la Cassazione, affermando che con gli sconti di pena introdotti a vantaggio degli spacciatori di droga saranno ricalcolate le condanne. Avremo più spacciatori impuniti e scarcerati agli angoli delle strade. Uno dei più gravi risultati tenacemente voluti da Renzi e compagni” afferma in una nota Maurizio Gasparri (Forza Italia), vicepresidente del Senato.

Zaia: “Urge confronto”. Il Presidente della Regione del Veneto, Luca Zaia, invoca un “civile e pacato confronto su una materia così delicata”. “Trovo farisaico che si continui a parlare di messa in libertà di detenuti per un piccolo reato – incalza Zaia-. Per andare in galera in questo Paese non bisogna aver commesso un solo reato per piccolo spaccio, come lo definisce la Cassazione, bensì avere alle spalle o un reato ben più grave o una sommatoria di piccoli spacci che rendono il soggetto più che recidivo. Dobbiamo dire a chiare lettere alla società che chiede ordine e sicurezza che si stanno liberando dei delinquenti che minano la nostra gioventù e la convivenza civile”.

La Repubblica, 29 Maggio 2014

Carceri : Cianfanelli (Radicali) annuncia denuncia alla Corte dei Conti per danno all’Economia Nazionale


Carceri: i Radicali annunciano una denuncia alla Corte dei Conti per danno erariale. Intervista a Deborah Cianfanelli

radioradicale logoI Radicali continuano la battaglia per far rispettare la legalità costituzionale nelle Carceri Italiane. L’Avvocato Deborah Cianfanelli, membro della Direzione Nazionale di Radicali Italiani, intervistata da Radio Radicale, annuncia una denuncia alla Corte dei Conti per danno all’economia nazionale a causa delle continue condanne anche di natura pecuniaria inflitte dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo allo Stato Italiano per violazione degli Artt. 3 e 6 della Convenzione Europea dei Diritti Umani.

Trieste: detenuto di 76 anni con una gamba rotta, è senza casa… quindi resta in carcere


Carcere di TrentoRespinta dal giudice di sorveglianza Bigattin la richiesta dei domiciliari per un anziano condannato per bancarotta che ha bisogno di cure.

Non ha un’abitazione dove andare, né le risorse economiche per potersi pagare le rate da ospite in una casa di riposo. Così, a 76 anni abbondanti e con problemi di ipertensione e difficoltà deambulatorie, rimane in cella. Nel carcere di via del Coroneo. A scontare la condanna inflittagli per concorso in bancarotta fraudolenta, con sentenza del Tribunale di Trani del 3 maggio 2012, e in emissione di fatture per operazioni inesistenti, con pronuncia del Gup del Tribunale di Trieste. Ha iniziato a espiarla nell’ottobre scorso, con fine pena ad agosto 2017.

Ma l’età, le condizioni di salute e la tipologia di reati per cui è stato giudicato colpevole, unite al problema nazionale cronico del sovraffollamento delle carceri, non dovrebbero indurre a ritenere consona la misura alternativa degli arresti domiciliari? In effetti, l’avvocato Sergio Mameli, legale del triestino classe 1937 Vincenzo Varesano – il protagonista di questa vicenda, aveva presentato lo scorso 7 gennaio istanza per la concessione provvisoria della detenzione domiciliare. Peraltro, dieci giorni dopo, il 17 di gennaio, al Coroneo, Varesano si era fratturato il femore destro cadendo. Dopo le cure era stato accolto in una Rsa per la riabilitazione. Infine, ritrasferito in carcere.

Ad aprile, era giunta la decisione del magistrato di sorveglianza Emanuela Bigattin, che aveva rigettato la richiesta dell’avvocato Mameli proprio per l’assenza di alternative di accoglienza e di risorse economiche di Varesano, specificando come dovessero essere le assistenti sociali Uepe a verificare eventuali altre soluzioni per trovare un tetto all’uomo. Il quale, però, è ancora in carcere. “È inconcepibile non si possa trovare una sistemazione – tuona l’avvocato Mameli, sottolineando anche l’assenza di gravi esigenze cautelari a carico del proprio assistito, non disponendo il signor Varesano di un alloggio. Perché in tre mesi non sono stati in grado di arrivare a una soluzione?”. Il Garante dei diritti dei detenuti, Rosanna Palci, è a conoscenza del caso: “In generale, se vi sono case disponibili o riferimenti di parentela, le situazioni sono diverse – spiega Palci.

La circostanza, qui, non aiuta. Per un mese la persona è stata in una Rsa: dopo il periodo di permanenza gratuita, è subentrato il problema del pagamento. Sarebbe possibile il trasferimento in casa di riposo, dove è però necessario pagare. Il sanitario dell’istituto (penitenziario, ndr) sta vedendo: ci sono centri clinici dove poter inserire i detenuti per gravi patologie. Certo è – conclude – che effettivamente questo è un caso limite. E il magistrato deve avere parametri di certezza” per applicare misure alternative. Così, l’assessore comunale alle Politiche sociali, Laura Famulari: “Sarebbe corretto ci fossero finanziamenti ad hoc, statali e regionali, per poter intervenire anche su tali problematiche. Il Comune non ha le risorse per farlo”.

di Matteo Unterweger

Il Piccolo, 25 maggio 2014

Carceri, Antigone: scade ultimatum di Strasburgo, l’Italia rischia di pagare 100 milioni di euro


Corte Europea Diritti dell'UomoLa Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo chiede di garantire a ogni persona rinchiusa in cella uno spazio minimo di 4 metri quadrati, sufficientemente illuminato e pulito e di assicurare tramite le attività sociali all’interno del carcere, che il detenuto passi un buon numero di ore fuori dalla cella. Nel gennaio 2013 il nostro paese era stato condannato per il trattamento inumano riscontrato in sette carceri italiane.

E’ scaduto l’ultimatum concesso dalla Corte Europea per i diritti dell’uomo che chiedeva all’Italia di garantire ad ogni persona rinchiusa in cella uno spazio minimo di 4 metri quadrati, sufficientemente illuminato e pulito e di assicurare tramite le attività sociali all’interno del carcere, che il detenuto passi un buon numero di ore fuori dalla cella. Due mesi fa il ministro della Giustizia aveva spiegato quali sono le misure che il governo italiano intende adottare dopo la sentenza in cui si certificava il trattamento inumano riscontrato in sette carceri italiane. Il numero dei detenuti è lievemente calato, ma la situazione – secondo l’Associazione Antigone – è ancora difficile.

Tanto che sono 6.829 i ricorsi presentati da detenuti sino ad oggi, tutti riguardanti le condizioni di affollamento e Antigone stima in 100 milioni gli oneri a carica del nostro paese per i possibili risarcimenti. L’associazione che si batte per i diritti dei detenuti chiede che per ognuno dei ricorsi sia la stessa Corte europea a procedere a una condanna dell’Italia con relativo risarcimento: “Posto che in media il risarcimento è di 15 mila euro si potrebbe giungere a una cifra complessiva di oltre 100 milioni. Chi ha subito una umiliazione dallo Stato deve essere risarcito”.

Alla vigilia della scadenza fissata da Strasburgo sono 59.683 i detenuti nelle carceri italiane: questo significa che comunque dei passi avanti sono stati fatti se si considera che 11 mesi fa, al 30 giugno 2013, nelle carceri dovevano trovare posto 66.028 persone. Oltre 6 mila in meno significa che alcuni istituti sono diventati più vivibili, anche se i posti regolamentari sono ancora almeno 15 mila in meno.

La Corte Europea dei diritti umani aveva dato all’Italia un anno per individuare un meccanismo di compensazione per chi ha vissuto la condizione di maltrattamento e per evitare che la situazione di trattamento inumano e degradante persistesse nel nostro sistema penitenziario. Nei prossimi giorni il Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa valuterà le politiche penali e penitenziarie italiane. È vero ci sono “6 mila in meno rispetto a un anno addietro, tuttavia – elenca i dati l’associazione che si batte per i diritti nelle carceri – il gap da recuperare è però ancora enorme”.

La capienza regolamentare era calcolata in 49.091 posti, dopo mesi di proteste di Antigone che nelle visite dei suoi operatori delle carceri aveva potuto accertare i tantissimi reparti chiusi o in manutenzione, il ministero della Giustizia ha ammesso che sono ben 4.762 i posti attualmente non disponibili. La capienza regolamentare scende così a 44.329 posti. Quindi con questo dato, che secondo Antigone è comunque sovrastimato, il tasso di affollamento italiano è del 134.6%, che significa 134,6 detenuti per 100 posti letto. Prima dell’inizio della procedura europea eravamo secondi per sovraffollamento solo alla Serbia che aveva un tasso del 159,3%. Con il dato di oggi siamo stati superati anche da Cipro e Ungheria. Ma siamo comunque lontani – osserva Antigone – dalla media europea, che è del 97,8%.

La situazione comunque non è omogenea, in alcune regioni il tasso sfiora ancora il 150%: in Puglia è del 148,4%, in Liguria del 148%, in Veneto del 139,9%, in Lombardia è del 136,7%, nel Lazio del 133,7% e si arriva al caso limite di Secondigliano (Napoli), dove il sovraffollamento era in aprile di oltre il 200% (1.357 detenuti il 3 aprile per 650 posti). È così che – come i volontari dell’associazione hanno constatato nelle visite effettuate questo mese – si verificano ancora casi di scabbia (Rebibbia Nuovo Complesso il 15 maggio), carenza di attività rieducative e mancanza di spazi per le attività di trattamento e socializzazione.

Le condizioni di vita nelle carceri italiane restano disumane

Carcere - detenuto corridoioE questo nonostante la condanna dell’8 gennaio 2013 della Corte europea dei diritti umani nei confronti del nostro Paese per i ricorsi presentati da Torreggiani e altri detenuti. La denuncia arriva dall’associazione Antigone a un anno dalla conferma di quella condanna da parte della Grande Camera della Corte europea dei diritti umani e dall’ultimatum verso l’Italia, derivato da quella sentenza, per sanare la situazione. “Oggi – ha sottolineato in una conferenza stampa Patrizio Gonnella, presidente di Antigone – scade quell’anno che la Corte europea dei diritti umani ha dato all’Italia per risolvere il problema del sovraffollamento carcerario”.

“Nei prossimi giorni – ha spiegato Gonnella – il Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa valuterà quanto ha fatto il nostro Paese. Potrebbe anche accadere – ha ipotizzato – che la Corte chieda allo Stato italiano di mettere in moto un meccanismo di compensazione per tutti quei ricorsi analoghi presentati da 6.829 detenuti nelle carceri italiane. In tal caso, posto che in media il risarcimento è di 15mila euro per detenuto, il costo per lo Stato potrebbe essere compreso fra 60 e 100 milioni”. Dopo aver mostrato alla stampa un video girato dall’associazione in alcune carceri italiane in cui si vedono delle celle piccolissime e degradate, Gonnella ha evidenziato che in Italia ci sono “ancora 134,6 detenuti per 100 posti letto. Prima dell’inizio delle procedura europea – ha ricordato – eravamo secondi soltanto alla Serbia che aveva 159,3 detenuti per 100 posti. Ora siamo stati superati anche da Cipro e Ungheria. Non è proprio un risultato entusiasmante se si tiene conto che la media Ue è di 97,8 detenuti per 100 posti letto”. Gonnella ha tuttavia riconosciuto che il numero di detenuti è diminuito, seppur molto lievemente e lentamente dal 2010 a oggi (si è passati da quasi 60mila unità del 31 dicembre 2010 a 59.683 detenuti di oggi). “Le condizioni di vita nelle nostre carceri rimangono veramente disumane, anche peggiori di quelle che emergono nella sentenza Torreggiani”, ha denunciato Simona Filippi, legale di Antigone, e ha aggiunto: “Non è soltanto un problema di spazi, se sono superiori a 3 metri quadri o no. In molte celle l’aria non circola e vi è ancora la doppia grata, che non fa nemmeno entrare la luce. Lo stesso vale per i luoghi dell’ora di passeggio, che sono molto ristretti e con muri alti”.

Tortura: ddl è un compromesso, ma occorre approvarlo

“Il disegno di legge sulla tortura, approvato dal Senato e attualmente all’esame della Camera, non è il migliore dei testi che si poteva elaborare perché si è cercato un compromesso ma, nonostante questo, noi chiediamo che venga approvato al più presto”. Così il presidente dell’Associazione Antigone, Patrizio Gonnella, durante una conferenza stampa a Roma sulle condizioni di vita nelle carceri. Secondo Gonnella, il compromesso è che “il reato è generico e non riguarda in particolar modo le forze di polizia”.

Gonnella: i ricorsi pendenti riguardano vicende degli anni passati

“La situazione carceraria in Italia è sicuramente migliorata nell’ultimo anno. Lo abbiamo ribadito più volte e anche oggi. Sono state fatte riforme che hanno, come detto, ridotto il tasso di affollamento del sistema penitenziario. Infatti oggi i detenuti sono calati di 6000 unità rispetto all’anno scorso.

Lo sguardo europeo, come noi chiediamo, serve ad accompagnare il nostro paese verso riforme che durino più nel tempo e che portino ad avere tanti detenuti quanti sono i posti letto. Rispetto alla decisione europea dei prossimi giorni abbiamo solo voluto ricordare quale fosse il rischio a cui si andrebbe incontro per fatti accaduti nel passato qualora non venga previsto un meccanismo di compensazione. Si precisa che tutti i ricorsi pendenti riguardano vicende penitenziarie accadute fra il 2009 e i primi mesi del 2013”.