Carceri sovraffollate, scade l’ultimatum e l’Italia rischia 100 milioni di multa


Giorgio Napolitano cella NapoliIl termine è scaduto. Oggi. Avevamo un anno per risolvere il problema del bestiale sovraffollamento nelle patrie galere. È passato più o meno invano, malgrado i vari decreti “svuota carceri”, il ripristino della “vecchia” legge sulla droga, il perfezionamento di accordi e procedure per l’espulsione degli stranieri finiti in cella, il timido tentativo di favorire misure cautelari alternative. E in barba alle “pressioni” presidenziali per amnistia e indulto.

La media europea è del 97,8%, cioè, come ha sottolineato ieri l’associazione “Antigone”, “vi sono meno detenuti rispetto ai posti letto”. In Italia è del 134,6, con punte del 148,4 in Puglia, del 148 in Liguria, del 139,9 in Veneto, del 136,7 in Lombardia e del 133,7% nel Lazio.

Qualcosa si è fatto, come dicevamo. I “galeotti” sono diminuiti di 6.000 unità rispetto a 12 mesi orsono. Ora sono 59.683. Secondo il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap) la capienza regolamentare sarebbe di 49.091 posti. Ma in realtà, sottolineano ad Antigone, “i posti disponibili sono inferiori a causa dei tantissimi reparti chiusi per manutenzione o per altro motivo. E nelle statistiche ufficiali si ammette finalmente che sono ben 4.762 quelli regolamentari attualmente non disponibili”. Fatto un piccolo calcolo da salumiere, quindi, la capienza scende a 44.329. E arriviamo al tasso di sovraffollamento del 134,6%.

Un fenomeno annoso, che trasforma la detenzione in punizione, rasenta la tortura, impedisce la rieducazione e la riabilitazione dei prigionieri e potrebbe anche costarci molto caro. “Nei prossimi giorni – ha spiegato il presidente di Antigone Patrizio Gonnella – il Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa valuterà quanto ha fatto il nostro Paese. Potrebbe anche accadere che la Corte chieda di mettere in moto un meccanismo di compensazione per tutti quei ricorsi analoghi a quello di Torrigiani presentati da 6.829 detenuti nelle carceri italiane. In tal caso, posto che in media il risarcimento è di 15mila euro per detenuto, il costo per lo Stato potrebbe andare da 60 a 100 milioni”.

Tra i provvedimenti che potrebbero alleviare la situazione ci sono alcune modifiche normative, sollecitate da Antigone e in parte già avviate. L’abolizione della Fini-Giovanardi sulle droghe ha lasciato un punto interrogativo sulla retroattività della legge, nodo che sarà sciolto dalla Cassazione. Le misure alternative al carcere (sotto i due anni di pena) sono diventate stabili. L’aumento di pena e le restrizioni dei benefici in caso di recidiva (contenuta nella ex Cirielli), quasi del tutto abolite dal Governo Letta, sono state “riesumate” dal Parlamento, che sta discutendo sulle modifiche alla custodia cautelare sotto i 5 anni di condanna. La messa alla prova per reati fino a 4 anni è stata introdotta nello stesso disegno di legge che prevedeva l’abrogazione del reato di immigrazione clandestina. Antigone proponeva anche una legge sulla tortura da inserire nel codice penale. La proposta approvata in Senato, invece, prevede che il reato può essere commesso da chiunque (è generico) e che deve essere reiterato.

Il problema degli stranieri è serio. Il loro numero dietro le sbarre italiche, eloquente. Sono 20.521, pari al 34% del totale della popolazione carceraria, percentuale scesa solo di un punto nell’ultimo anno. Quasi novemila (8.765) sono in attesa di condanna definitiva, oltre 7.000 hanno un residuo di pena inferiore ai due anni. E, precisano ad Antigone, “sono discriminati nell’accesso alle misure alternative”: solo 73 sono in semilibertà contro i 733 italiani (quindi 10% paragonato al 34 di presenze). Le espulsioni non funzionano. Così gli immigrati continuano a riempire le nostre prigioni. Con effetti devastanti e, a volte letali per i loro “ospiti”. È di ieri la notizia di un italiano che si è impiccato al “Montacuto” di Ancona. È il quindicesimo dall’inizio dell’anno. E lo stillicidio di morti continua. Nel silenzio e nell’indifferenza.

di Maurizio Gallo

Il Tempo, 28 maggio 2014

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