Carceri, Morì suicida nel Carcere di Castrovillari. Domani la requisitoria del Pm contro i colleghi della Poliziotta Penitenziaria Fabrizia Germanese


carcere-castrovillariE’ quasi giunto alla fine il processo di primo grado sulla misteriosa morte di Fabrizia Germanese, 44 anni, originaria di Malito (Cosenza), nubile, Vice Sovrintendente della Polizia Penitenziaria in servizio presso la Casa Circondariale di Cosenza, avvenuta presso il Carcere di Castrovillari ove era detenuta da due giorni, in attesa di giudizio, essendo stata tratta in arresto dagli Agenti della Squadra Mobile della Questura di Cosenza per traffico di sostanze stupefacenti (nel bagagliaio della sua auto trovarono un borsone con nove chili di eroina, provenienti dall’Albania).

Per la sua morte, sono state rinviate a giudizio dinanzi al Tribunale di Castrovillari tre sue colleghe con l’accusa di concorso in omicidio colposo per violazione dell’obbligo di sorveglianza a vista. Si tratta di Rosa Ruberto, 52 anni, Nadia Bortolotta, 26 anni e Mimma Lauria, 41 anni, tutte e tre di Castrovillari. Entrambe, inizialmente, erano state indagate dal Pm di turno della locale Procura della Repubblica Dott. Baldo Pisani anche per istigazione ed aiuto al suicidio.

Avrebbero violato non solo di sorvegliare a vista la loro collega come ordinato dal Comandante di Reparto ma anche di ritirargli i lacci delle scarpe con i quali, poi, si è impiccata all’interno del bagno della cella. Gli Agenti della Polizia Penitenziaria sono difesi dagli Avvocati Roberto Laghi, Gennaro La Vitola, Michele Donadio ed Antonio Bonifati.

Secondo gli imputati, ascoltati subito dopo la scoperta del cadavere, la Germanese si era impiccata da pochi minuti poiché l’avevano tenuta costantemente sotto controllo mentre dall’esame autoptico eseguito dai Medici legali nominati dal Pm Dottori Roberto De Stefano e Raffaele Mauro, è emerso che la detenuta era deceduta almeno due ore prima che gli addetti alla sorveglianza se ne accorgessero.

Il procedimento penale si basa soprattutto sugli orari, le intercettazioni telefoniche, l’organico e l’organizzazione dei servizi, poiché risultarono vani tutti i tentativi di strappare la Germanese alla morte. Anche secondo il Direttore del Carcere Filiberto Benevento, in quei giorni in missione presso la Casa Circondariale di Castrovillari per sostituire il suo collega pari grado Fedele Rizzo, ascoltato in aula come persona informata sui fatti, le possibili concause del suicidio della Vice Sovrintendente Germanese che aveva uno stato di servizio “immacolato” erano dovute, probabilmente, al personale ridotto in servizio ed al troppo lavoro.

Domani dovrebbe tenersi la requisitoria del Pubblico Ministero Dott.ssa Maria Sofia Cozza nonché della parte civile costituita rappresentata dall’Avvocato Ornella Nucci del Foro di Cosenza. Poi toccherà al Giudice Monocratico Dott.ssa Loredana De Franco emettere il verdetto finale.

CC CastrovillariLa poliziotta penitenziaria suicidatasi era una tipa “tosta”. Faceva parte, infatti, del G.O.M., il Gruppo Operativo Mobile della Polizia Penitenziaria che si occupa, tra l’altro, della gestione dei detenuti sottoposti al regime del 41 bis e dei Collaboratori di Giustizia. Circa 6 mesi prima del tragico evento, la Germanese, aveva prestato servizio “in missione” proprio presso la Casa Circondariale di Castrovillari. Prima di togliersi la vita, raccontò al Gip di Cosenza, Dott. Livio Cristofano, assistita dal suo legale, l’avv. Francesco Cribari, tutta la verità su quell’illecito tesoro che custodiva nella sua auto.

«Non sapevo nulla di quella droga, almeno fino a poche ore dall’arrivo della Mobile. Quel borsone l’ho portato dall’Albania. È stato un amico del mio uomo ad affidarmelo. Avrei dovuto consegnarlo a suo fratello, ad Altamura. Ma io il destinatario non l’ho trovato e così, dopo un’attesa vana, ho pensato di portarmelo dietro, rinviando la consegna. Tanto a Tirana vado spesso in vacanza. Da due anni sono fidanzata con questa persona. L’ultima volta sono andata con la mia auto. Ma lui non volle farmi notare in giro alla guida d’una macchina: mi disse solo che andava contro la loro religione. E così, la vettura è rimasta chiusa in garage. Tornando al borsone, appena giunta a casa a Malito, l’ho tirato fuori dall’auto e l’ho salito in casa. Finalmente, il destinatario si è fatto vivo ed ha cominciato a telefonarmi. Voleva che glielo portassi subito. Io ho provato a spiegargli che sarei dovuta risalire molto presto per tornare a lavoro, ma lui insisteva. Una tenacia che mi ha insospettito. Così ho deciso di dare un’occhiata al contenuto ed ho scoperto la droga. Mi sono spaventata, non ho avuto la lucidità necessaria per riflettere sul da farsi».

Sulla vicenda, nella scorsa legislatura, venne presentata una Interrogazione Parlamentare (la nr. 5/06729 – ex 4/14504) al Governo da parte dei Deputati Radicali Rita Bernardini, Marco Beltrandi, Maria Antonietta Farina Coscioni, Maurizio Turco, Matteo Mecacci ed Elisabetta Zamparutti, alla quale rispose in Commissione Giustizia a Palazzo Montecitorio il Sottosegretario di Stato Salvatore Mazzamuto.

 

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