Napoli: “carceri inumane”… la Camera Penale decide 3 giorni di astensione dalle udienze


Palazzo di Giustizia NapoliDa anni ormai si parla di riforma della Giustizia in Italia, anche l’Europa ce lo impone, ma la situazione resta immutata. Considerata la situazione di stallo, che rende inumana la vita in carcere, l’Assemblea della Camera Penale ha deciso di operare tre giorni di astensione dalle udienze e da ogni attività giudiziaria del settore penale per i giorni 28,29 e 30 maggio 2014 e di convocare l’assemblea degli iscritti per il 28 maggio 2014, giorno in cui scade il termine previsto dalla sentenza Torreggiani della Cedu. Nonostante la scadenza del 28 maggio 2014, imposta dalla nota sentenza Torreggiani della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, si avvicini, nessun passo verso la regolarizzazione delle carceri italiane è stato fatto.

Eppure questa sentenza rappresenta il verdetto di condanna più umiliante che uno Stato membro dell’Unione Europea abbia mai subito. L’Italia è responsabile di far funzionare le carceri in permanente violazione dell’articolo 3 della Convenzione europea sui diritti umani e le libertà fondamentali, in cui si proibisce la tortura e ogni trattamento inumano e degradante. Sì, molti degli Istituti di Pena del Belpaese sono posti in cui nessun essere umano dovrebbe mai mettere piede, dove troppo spesso si entra delinquenti e si esce professori di criminalità.

Questi Istituti non hanno nessuna funzione rieducativa, riabilitante o che consenta un reinserimento consapevole all’interno della società. Non è stato risolto né il drammatico sovraffollamento delle carceri italiane, più volte denunciato in documenti, delibere, dibattiti e convegni dalla Camera Penale di Napoli e dall’Unione delle Camere Penali Italiane, e non solo, né le condizioni disumane in cui versano i detenuti in molti penitenziari. Basti pensare che sono circa quattromila i ricorsi di detenuti pendenti presso la Corte Europea per violazione dell’articolo 3 della Convenzione europea sui diritti umani e le libertà fondamentali, centinaia le denunce di maltrattamenti, troppi i suicidi che ogni anno si verificano dietro quelle sbarre dove le giornate sono infinite e resta troppo tempo per pensare. Una situazione inaccettabile per un Paese che vuole definirsi civile, che si considera una democrazia avanzata.

Nelle nostre carceri sopravvivono pratiche che ledono la dignità umana e luoghi, come il Carcere di Poggioreale, definiti medievali dal Presidente della Commissione Libertà civili, giustizia e affari interni del Parlamento Europeo. Una situazione che nel tempo si è aggravata grazie a un uso strumentale del diritto penale che da 1999, data dell’ultimo indulto, ad oggi ha dato luce a ben 321 nuove fattispecie penali e per la quali lo Stato ha deciso di non concedere né amnistie né indulti. Nemmeno gli appelli del Presidente della Repubblica e del Sommo Pontefice sono serviti ad accelerare le riforme, a garantire vivibilità delle carceri e dignità per i detenuti. Intanto la scadenza data dall’Europa è vicina e, con essa, si avvicinano le sanzioni economiche che l’Italia dovrà pagare.

di Claudia Sparavigna

Roma, 27 maggio 2014

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