Giustizia, le Camere Penali : “la finta riforma tra pugno di ferro e uomini della provvidenza”.


MagistratiSei anni per chi auto-ricicla denaro sporco, cinque per chi falsa i bilanci delle imprese, prescrizione allungata per alcuni reati o magari bloccata dopo la sentenza di primo grado.
Tutto negli interventi che oggi si preannunciano a mezzo stampa, assieme all’immancabile stretta sanzionatoria sui reati di mafia, oltre all’introduzione di ulteriori e più incisive ipotesi di sequestro e confische.
Al posto dell’auspicata e preannunciata riforma “organica”, ecco servita la pseudo “riforma lampo” in tema di giustizia, che sembra una cosa nuova ma è la solita “politica penale d’emergenza”, destinata a far maturare frutti scadenti perché risponde soltanto alle ansie elettorali delle forze
politiche.

Non è un caso, infatti, che questi preannunci intervengano proprio all’indomani della vicenda Expo, con il solito corredo di reazioni scandalizzate, di commissari ad hoc che rinverdiscono la tradizione italica dei taumaturghi, dal Prefetto Morì fino al pm Cantone, che subito si affrettano a chiedere poteri speciali, prima ancora di stabilire a cosa gli serviranno.
Il tutto senza rendersi conto che queste invocazioni, queste nomine straordinarie, questi inasprimenti di pena, semmai certificano l’ ennesima sconfitta della Politica incapace di governare, ordinariamente, i fenomeni sociali e finanche quelli criminali.

Ma davvero tutte le forze politiche sono disponibili a concorrere a questo gioco delle tre carte sul termine “riforma della giustizia”?
Non sarebbe ora di smetterla col vender fumo con le solite sceneggiate emergenziali, travolgendo e sconvolgendo i principi solo in nome della più efficace creazione di spot elettorali?
Davvero non c’ è nessuno che sia disposto a dire, ora e subito, e non tra venti anni come successe dopo tangentopoli, che i cappi o le manette agitate in parlamento non devono condizionare la produzione delle leggi?

Davvero, in tema di prescrizione, si deve legiferare senza spiegare quel che le ricerche statistiche hanno dimostrato da anni, e cioè che la lentezza dei processi dipende dalle lungaggini delle indagini preliminari, dagli errori nelle notifiche, dalla disorganizzazione amministrativa, e non
dalle garanzie. Oppure che la tanto demonizzata prescrizione si è dimezzata negli ultimi otto anni, come ben sanno gli uffici ministeriali anche se non lo rendono noto?
Davvero nessuno dotato di buon senso in Parlamento è pronto a valutare che invocare la ragionevole durata del processo per allungare sine die i tempi della prescrizione dei reati, attraverso il suo blocco, sic et simpliciter, dopo la sentenza di primo grado, è una contraddizione in
termini?
Oppure che licenziare norme penali, come l’auto riciclaggio, a tambur battente, solo perché così pretendono le Procure, rischia di produrre leggi scadenti o addirittura incostituzionali?
Possibile che la vicenda dell’appena licenziato 416 ter non ha insegnato nulla?

O forse la pseudo riforma serve a far passare, incredibilmente, in secondo piano le notizie che vengono da Milano su come viene esercitata l’azione penale, su come vengono trattate le norme sulla iscrizione nel registro notizie di reato, ed infine su quanto contino gli ordini di “andare a fare
la pipì” dati dai ras delle correnti in occasione delle nomine di vertice degli uffici giudiziari.
Tutte cose che dovrebbero suggerire ad un legislatore consapevole che è arrivato il momento di farla, la riforma della giustizia, ma quella vera, e che per questo è necessario discuterne in Parlamento, con una sessione ad hoc e non con le concessioni intimorite al forcaiolo che strepita di
più.
Come riforma del sistema costituzionale intendiamo quella del titolo Quarto, inspiegabilmente accantonata in questa legislatura che pure si vorrebbe ” costituente”, e comunque quegli interventi richiesti dai saggi nominati a suo tempo dal Presidente Napolitano.
Una riforma che dovrebbe servire a darci giudici terzi, procure trasparenti nell’esercizio dell’azione penale, magistrati responsabili dei propri errori, e finalmente un CSM non governato dal manuale Cencelli.
E magari delle carceri decenti e un sistema penale moderno, e provvedimenti coraggiosi, come quell’indulto che la sentenza Torreggiani ci impone a tempo ormai scaduto.

Roma, 19 maggio 2014

La Giunta dell’Unione delle Camere Penali Italiane (U.C.P.I.)

Carceri, 6.829 ricorsi pendenti a Strasburgo dei detenuti. L’Italia rischia altre condanne dall’Europa


cedu strasburgoDei 6829 ricorsi ricevuti, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ne sta attualmente esaminando 1340 per vedere se rispettano tutti i criteri di ammissibilità’ necessari. La stessa Corte afferma di averne già’ dichiarati inammissibili 631 e che altri sono stati radiati dal ruolo o distrutti perché’ i ricorrenti non hanno rispettato i tempi e i modi imposti per la presentazione delle domande. 

Sono invece 19 i ricorsi contro il sovraffollamento delle Carceri già’ ad uno stadio più avanzato della procedura, ovvero ritenuti ammissibili, su cui la Corte emetterebbe una sentenza qualora l’Italia non dovesse riuscire a dimostrare entro il 27 maggio di aver introdotto nell’ordinamento nazionale misure efficaci per impedire che un carcerato resti in una cella dove ha meno di tre metri quadrati a disposizione e per procedere ai
dovuti risarcimenti.

La questione sara’ sul tavolo del Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa, che ha il compito di esaminare l’esecuzione delle sentenze della Corte di Strasburgo, il prossimo 3 giugno. Se per questa data l’Italia non dimostrerà’ di aver introdotto le misure necessarie richieste, sara” oggetto di ulteriori richiami e ammonimenti da parte di Strasburgo. Ma soprattutto potrebbe subire una nuova raffica di condanne onerose poiché comprensive di risarcimenti.

Ansa, 21 Maggio 2014

Giustizia: Orlando; nei prossimi giorni sarà online un database sul Sistema Penitenziario


carcere chiave cella“Nei prossimi giorni sarà pronto un database sul sito del ministero dove saranno consultabili tutte le informazioni sugli istituti penitenziari italiani: quanti sono i detenuti, quali sono i servizi erogati, i progetti di inserimento, le attività di lavoro e rieducative nelle strutture”.

Lo ha annunciato il ministro della Giustizia Andrea Orlando, in occasione della firma del protocollo d’intesa tra ministero e Regione Campania sulle carceri. Per Orlando il database è “un elemento che permette anche di fare una politica a lungo termine, si può fare una fotografia realistica e capire quali sono le strutture che funzionano bene e quello che hanno problemi è un elemento di trasparenza”.

Italpress, 21 maggio 2014

Ventitré anni di Alta Sicurezza. Carmelo Musumeci, detenuto nel Carcere di Padova


OLYMPUS DIGITAL CAMERAPer fare il male non è necessario essere cattivi, si può fare anche essendo buoni. E senza infrangere nessuna legge (“Zanna Blu” di Carmelo Musumeci “Gabrielli Editore”).

Fin dal mio arresto sono stato detenuto in carceri dure, prima al regime di 41 bis e poi nel circuito di Elevato Indice di Vigilanza ora denominato di Alta Sicurezza. Ho sempre tentato di fare sentire la mia voce per fare conoscere di là dal muro di cinta l’esistenza di questi regimi/circuiti di emarginazioni sociali e culturali che alla lunga finiscono per distruggere completamente i prigionieri.

Purtroppo però in carcere, se pensi, leggi, studi e urli dalle sbarre della tua finestra per fare sentire ai “buoni” la tua voce spesso sei considerato pericoloso, se nel mio caso ci sono voluti ben ventitré anni per salire di un girone dall’inferno. Forse molti non sanno che questi regimi/circuiti ghetti producono devianza, ma probabilmente qualcuno nello Stato vuole questo per sfruttare il male degli altri e nascondere il proprio.

L’altra mattina mi sono alzato dalla mia branda con il pensiero di sostenere l’esame universitario di “Storia della Filosofia Medievale”. A un tratto sento gridare dal corridoio il mio nome. E le guardie mi comunicano di prepararmi che mi devono accompagnare nell’Ufficio Accettazione. Subito dopo mi scortano nell’Ufficio Matricola. E mi notificano un provvedimento ministeriale che aspettavo da una vita. Prima di firmare, leggo: Rilevato che dalle informazioni degli organi di P.S. non sono stati acquisiti elementi volti a stabilire o escludere l’attualità di collegamenti del predetto alla criminalità organizzata e le D.D.A. di Catania, Firenze e Genova hanno comunicato che non vi sono motivi ostativi in tal senso, dispone (…) sia declassificato dal Circuito Alta Sicurezza. La Direzione di assegnazione provvederà all’inserimento con idonea allocazione in ambito “Media-Sicurezza”.

Trascorso il periodo di tre mesi si vorrà trasmettere una aggiornata relazione comportamentale per verificare se siano intervenuti fatti, comportamenti e notizie in base ai quali desumere che il detenuto abbia ruoli di leadership nelle sezioni comuni, potenzialmente destabilizzanti l’ordine e la sicurezza dell’istituto. Finito di leggere, rimango a bocca aperta. E sono felice e amareggiato nello stesso tempo. Felice perché finalmente sono riuscito a fare un piccolo passo avanti. E amareggiato perché ci ho messo tanto tempo. Subito dopo sento una fitta al cuore perché penso a tutti i miei compagni che ho conosciuto in questi lunghi anni in questi regimi/circuiti. E mi sento in colpa di essere stato più fortunato di loro perché credo che molti di loro meritino di essere declassificati più di me. Poi mi sento triste perché per i cattivi come me è difficile essere felici se non lo sono anche gli altri. Scrollo la testa. Cerco di riprendermi subito dall’emozione.

E domando agli agenti di accompagnarmi in cella. L’agente mi guarda seccato. E mi dice “Musumeci, da questo momento non è più detenuto in Alta Sicurezza e può rientrare in cella da solo”. Sorrido amaramente a me stesso perché rifletto che ieri sera mi sono addormentato prigioniero di Alta Sicurezza e questa mattina mi sono svegliato prigioniero di media Sicurezza. Per la prima volta dopo ventitré anni di carcere cammino in un corridoio fuori dalla sezione senza nessuna guardia. E mi sento solo e spaesato di non avere accanto a me un paio di guardie che mi scortano. Mi sento un po’ come il soldato in guerra che appena scoppia la pace non sa più cosa fare talmente s’è abituato alla guerra. E penso che mi sono talmente abituato a stare “male” che forse non riuscirò più ad adeguarmi a stare “bene”. Mi viene il dubbio che forse nelle carceri dure sono sempre riuscito a essere forte perché ero troppo disperato per essere debole. E chissà se adesso ci riuscirò ancora. Poi sorrido a me stesso pensando che male che vada posso chiedere di ritornare da dove sono venuto.

di Carmelo Musumeci (detenuto nel Carcere di Padova)

Ristretti Orizzonti, 21 maggio 2014