Padova: arrivato in Ospedale con peritonite perforata, detenuto muore dopo l’intervento


 Il pm Tonon apre un’inchiesta per far luce sul decesso di un 45enne, ricoverato per una peritonite perforante. In prigione era stato visitato da tre medici diversi.

Il sostituto procuratore Francesco Tonon ha aperto un’inchiesta (al momento senza indagati) per far luce sulla morte di Francesco Amoruso, 45 anni di Crotone, detenuto in carcere al Due Palazzi dal 2006 e morto in ospedale a Padova l’8 marzo scorso dopo una lunga operazione a cui i camici bianchi dell’azienda ospedaliera l’avevano sottoposto, nel tentativo di salvargli la vita. Amoruso era arrivato in ospedale la mattina del 7 marzo dopo essere stato visitato in carcere per cinque volte e da tre medici diversi che però, fino alla visita del 7 marzo, non avevano ritenuto di fare approfondimenti, nonostante fosse diversi giorni che il detenuto lamentava dolori all’addome. Quando l’uomo è arrivato al Pronto Soccorso dell’azienda ospedaliera era già in choc ipovolemico. Durante l’operazione è stata confermata la diagnosi di peritonite stercoracea con perforazione del passaggio retto-pelvico per abnorme stasi fecale. L’operazione, nonostante sia andata a buon fine e l’impegno dei medici dell’ospedale, non è servita però a salvargli la vita.

Corriere del Veneto, 16 maggio 2014

Detenuto muore in tre giorni a causa di una peritonite

di Cristina Genesin (Il Mattino di Padova)

Casa Circondariale di PadovaMa nessuno se n’era accorto prima del trasferimento al Pronto soccorso. Il pm Tonon ha aperto un’inchiesta sulla fine del 45enne Francesco Amoruso. È morto in modo atroce Francesco Amoruso, 45 anni, originario di Crotone, detenuto nel carcere Due Palazzi di Padova. Aveva solo 45 anni e una condanna da scontare fino al 15 luglio 2023 per reati molto gravi. È morto in tre giorni a causa di una peritonite stercoracea, una perforazione di un tratto dell’intestino con infiammazione del peritoneo, la membrana che riveste gli organi addominali, dovuta alla presenza di materiale fecale e batteri. Eppure nonostante i laceranti dolori, le richieste d’aiuto e ben cinque visite da parte del personale sanitario dell’istituto di pena nell’arco di appena ventiquattr’ore, nessuno aveva ritenuto opportuno una rapida e più approfondita indagine, ritenendo sufficiente la somministrazione di qualche antidolorifico. Era il 6 marzo scorso. L’indomani (ma ormai era troppo tardi) il trasferimento del detenuto nel Pronto soccorso dell’Azienda ospedaliera a bordo di un’ambulanza. Tutto inutile, nonostante il tentativo dei chirurghi che hanno operato d’urgenza Francesco Amoruso, cercando fino all’ultimo di salvarlo. Non ce l’hanno fatta: le condizioni del 45enne erano compromesse oltre quel limite che non lascia più speranza. L’8 marzo il decesso. Sul caso è stata aperta un’inchiesta dal pubblico ministero Francesco Tonon. Al momento non risultano indagati ma il magistrato ha affidato una consulenza tecnica al dottor Matteo Corradin dell’Istituto di medicina legale di Bologna: l’esperto, sulla base della documentazione medica (la cartella clinica ospedaliera e il “diario” dell’infermeria del carcere) dovrà rispondere a una serie di interrogativi. In particolare, come mai non è stata compresa subito la gravità delle condizioni del 45enne? Come mai non è stato immediatamente trasferito in ospedale nonostante il forte stato di sofferenza? C’è stata, forse, una sottovalutazione tra il personale medico del carcere? Francesco Amoruso era stato trasferito dal carcere Rebibbia di Roma a quello padovano il 14 marzo del 2006. Stava scontando una condanna per rapina, omicidio e reati legati allo spaccio di droga. Il 6 marzo si rivolge al medico turno in carcere, lamentando un forte dolore al ventre che lo tormenta da qualche giorno: l’addome è “duro” e non riesce a evacuare. Quel giorno è visitato due volte e rispedito in celle con alcuni antidolorifici. Francesco Amoruso, però, sta sempre peggio. Tuttavia un detenuto, privo della libertà, non ha alcuna possibilità di andare in ospedale di sua iniziativa. Così il 7 marzo, tra la notte e la mattina, è visitato altre tre volte: alla fine verrà valutato da tre medici diversi dell’infermeria carceraria. Dopo il quinto controllo viene trasportato al Pronto soccorso dove arriva intorno alle 10. L’équipe dell’Azienda ospedaliera si rende conto che il caso è serio. Il paziente sta malissimo: è in shock ipovolemico (ha una riduzione acuta della massa sanguigna circolante), con problemi cardiaci e renali. È spedito in sala operatoria con urgenza. Subisce due arresti cardiaci durante la complessa operazione: Francesco risulta colpito da una peritonite stercoracea con la perforazione del passaggio retto-pelvico a causa di un’abnorme stasi fecale. Nel pomeriggio il trasferimento in Rianimazione, il giorno seguente la morte. Nella cartella clinica ospedaliera viene scritto che il paziente era già arrivato in condizioni gravi e si ipotizza che non ci sia stata una precedente adeguata valutazione. Sono gli stessi chirurghi a trasmettere una segnalazione alla direzione sanitaria dell’Azienda ospedaliera. Segnalazione che, quest’ultima, invia alla procura e alla direzione del carcere Due Palazzi.

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