Sulmona: detenuto 33enne affetto da malattia incurabile tenta suicido, salvato dagli agenti


Carcere Sulmona DAPUn foglio di carta con poche parole. Dagli slip avrebbe ricavato l’elastico che, annodato alle sbarre della finestra, si è attorcigliato al collo e poi al buio si è seduto sullo sgabello. Così voleva farla finita, nel carcere di Sulmona, G. M. detenuto 33enne salvato in extremis da un agente che fortunatamente stava controllando proprio il braccio di detenzione in cui è sistemato il giovane, gravemente malato, ora piantonato in regime di sorveglianza a vista.

Il penitenziario ovidiano schiva per un soffio la triste fama assegnata in passato alla struttura oggi in sofferenza per superare gravissime difficoltà causate dal sovraffollamento della popolazione carceraria e dalla carenza di organico della Polizia Penitenziaria, da apparecchiature obsolete e impianti fatiscenti.

Grane incredibili che gli agenti a Sulmona cercano di risolvere, attenuare o almeno attutire. Questo è il primo tentativo di suicidio del 2014, l’emorragia sembrava essersi arrestata anche perché, nell’arco di 10 anni, 13 suicidi hanno inciso a fuoco sulla struttura il marchio di carcere dei suicidi. La battuta d’arresto per la macabra conta si ottiene nel 2013, oggi a via Lamaccio nessuno più si è dato la morte. I primi mesi dello scorso anno 4 tentati suicidi e 12 atti di autolesionismo gravi praticamente scomparsi quando, a giugno 2013, sono stati trasferiti al carcere di Vasto tutti gli internati di Sulmona, negli ultimi 10 mesi non sembra si sia verificato alcun episodio grave, eccetto il tentato suicidio dell’altro ieri.

Da indiscrezioni sembra che il detenuto trentatreenne, con una malattia incurabile, avrebbe tentato il suicidio perché non sarebbe stata accolta la sua richiesta di sospensione della pena o di detenzione domiciliare. Curare la malattia del giovane, costretto a letto e ad una degenza definitiva dietro le sbarre, costerebbe allo Stato circa 800 euro al giorno tra cateteri da cambiare e cure sanitarie da garantire per lenire le sue sofferenze.

di Maria Trozzi

http://www.quiquotidiano.it, 4 maggio 2014

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