Giustizia, Alessio Ricco incompatibile con il regime carcerario. Concessi i domiciliari. Soddisfatti Pd e Radicali.


Carcere Siano - reparti detentiviIl Tribunale del Riesame di Catanzaro, in riforma dell’Ordinanza emessa dalla Corte di Appello di Catanzaro ed all’esito degli accertamenti specialistici effettuati, ha disposto la immediata scarcerazione del giovane cetrarese Alessio Ricco, 29 anni, detenuto in custodia cautelare presso la Casa Circondariale di Catanzaro Siano, gravemente ammalato di artrite reumatoide. Al Ricco, condannato in appello per narcotraffico, difeso dagli Avvocati Giuseppe Bruno del Foro di Paola e Cesare Badolato del Foro di Cosenza, i Giudici del Riesame hanno concesso gli arresti domiciliari presso la sua abitazione in Cetraro dalla quale, potrà uscire con il consenso dell’Autorità Giudiziaria, per effettuare tutte le cure necessarie di cui ha bisogno.

visita_esponenti_radicali_carcere_siano_catanzaroNei mesi scorsi, la sua situazione, era giunta all’attenzione del Ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri grazie all’intervento di Emilio Quintieri, esponente del Partito Radicale. Successivamente, Quintieri, insieme a Sabatino Savaglio ed a Enza Bruno Bossio, Deputato del Partito Democratico e membro della Commissione Bicamerale Antimafia, si erano recati in visita ispettiva presso l’Istituto Penitenziario di Catanzaro per far visita al giovane ammalato, protestando per le cattive condizioni in cui veniva tenuto prigioniero. Inoltre, proprio di recente, la Parlamentare particolarmente sensibile ai problemi del “pianeta carcere”, aveva effettuato con i Radicali una ulteriore ispezione per accertare le condizioni di detenzione. Secondo gli esponenti politici la sua problematica di salute non era compatibile con il regime carcerario per cui ne sollecitavano la scarcerazione o, diversamente, il ricovero in una struttura sanitaria idonea. Alla fine, hanno avuto ragione. Infatti le conclusioni medico legali dei Medici Saverio Natì e Giovanni Pepe, sono state abbastanza chiare “a distanza di circa 6 mesi dall’inizio del trattamento con Methotrexate, la malattia non ha ancora raggiunto la remissione clinica né la condizione di low disease activy (malattia a lenta attività): il Ricco Alessio è da ritenere, pertanto, un non – responder al Methotrexate. Non solo non si è raggiunta la remissione clinica ma, addirittura, il caso in esame concreta una malattia in fase attiva, come dimostrano i segni e i sintomi di malattia tutt’ora presenti ed altamente invalidanti. Tale condotta terapeutica impone un ravvicinato monitoraggio delle condizioni cliniche che non è possibile eseguire all’interno di una Casa Circondariale dove rileva la scarsità di servizi sanitari specialistici e di personale specializzato nel trattamento del methotrexate ad elevato dosaggio. Si rende, quindi, necessario il trasferimento del Ricco Alessio in un Centro Reumatologico ad alta specializzazione, sia esso di ordine penitenziario o – in sua assenza – extracarcerario, atteso che l’attività della malattia di cui è portatore è tale da non consentire una adeguata cura in stato di detenzione in carcere. In subordine, ove l’Amministrazione Penitenziaria dello Stato, si dimostri non solo in grado di curare adeguatamente il Ricco Alessio, attraverso l’istituto degli arresti domiciliari presso un idoneo luogo di cura ad alta specializzazione, ritengo che sia opportuno porre il Ricco Alessio nelle condizioni di provvedere alle cure di cui ha bisogno in modo autonomo. Relativamente all’ambiente carcerario in cui il Ricco Alessio è detenuto, certamente non è possibile affermare che esso sia congruo e adeguato a chi soffre di artrite reumatoide : sovraffollamento, stato delle cose degradate, celle piccole e grondanti di umidità, igiene personale con acqua fredda sono tutti fattori che sicuramente non favoriscono la remissione clinica della malattia”.

MontecitorioSul caso di Ricco, proprio questa mattina, l’Onorevole Daniele Farina, Capogruppo di Sinistra Ecologia e Libertà in Commissione Giustizia alla Camera dei Deputati, aveva interrogato i Ministri della Giustizia e della Salute Andrea Orlando e Beatrice Lorenzin, per sapere quali informazioni disponesse il Governo in merito, quale sia stata l’assistenza sanitaria prestata al detenuto e se la stessa sia stata adeguata, per quali motivi lo stesso non fosse stato immediatamente trasferito in un Centro Clinico dell’Amministrazione Penitenziaria nonostante le sollecitazioni effettuate in tal senso e quali iniziative i Ministri interrogati, ognuno per la parte di propria competenza, intendevano adottare per garantire il fondamentale diritto alla salute del detenuto, assicurandogli un trattamento penitenziario che non fosse contrario al senso di umanità come previsto dalla Costituzione Repubblicana e dalla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo.

Ricco avrebbe dovuto essere già stato scarcerato da tempo – dice il radicale Quintieri – perché le sue gravi condizioni erano evidenti ma, anche in questo caso, si è voluto perdere inutilmente del tempo prezioso. Ovviamente, a mio avviso, ci sono delle omissioni e responsabilità precise e lo Stato sarà chiamato a risponderne dinanzi alla Corte Europea dei Diritti Umani di Strasburgo. Stiamo già preparando il ricorso per Ricco, conclude Emilio Quintieri, chiedendo la condanna dello Stato per violazione dell’Art. 3 della Convenzione Europea con richiesta di congruo risarcimento danni.

L’INTERROGAZIONE PARLAMENTARE DELL’ON. DANIELE FARINA, CAPOGRUPPO DI SEL IN COMMISSIONE GIUSTIZIA

 CAMERA DEI DEPUTATI

INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE GIUSTIZIA

 

Al Ministro della Giustizia On. Andrea Orlando

Al Ministro della Salute On. Beatrice Lorenzin

Premesso che :

secondo quanto riferito all’interrogante da Emilio Enzo Quintieri, esponente dei Radicali italiani, presso la Casa Circondariale “Ugo Caridi” di Catanzaro Siano, in Calabria, si trova ristretto in custodia cautelare il detenuto Alessio Ricco, nato a Cetraro (CS) il 08/10/1984, per violazione della normativa sugli stupefacenti;

il Ricco, soggetto con pregressa tossicodipendente da cocaina, è affetto da “sindrome ansioso – depressiva nonché artrite reumatoide in fase acuta con tumefazione e dolore alle articolazioni ed in particolare modo ai polsi, alle mani d alla caviglia dx, impossibilitato a deambulare senza l’aiuto permanente di un accompagnatore e non in grado di compiere gli atti quotidiani della vita senza assistenza continua”, come attestato dal Certificato Medico nr. 2014AD45252 del 14/03/2014, a firma del Dottor Antonio Tavano, Medico in servizio presso la predetta Casa Circondariale propedeutico in sede di visita per il riconoscimento dello status di invalido civile e portatore di handicap ;

tale detenuto, dalla scorsa stagione estiva, ha iniziato a lamentare dolori alle articolazioni e per questi motivi, in data 09/08/2013, gli veniva prescritta terapia con fans e richiesti esami di laboratorio. Vista l’alterazione degli indici di flogosi e dei fattori reumatici nonché la resistenza alla terapia praticata, in data 24/09/2013, veniva richiesta una visita specialistica reumatologica presso l’Azienda Ospedaliera “Pugliese – Ciaccio” di Catanzaro. Quest’ultima, eseguita in data 10/10/2013, richiedeva  l’esecuzione di ulteriori accertamenti consistenti in esami rx mani e polsi, bacino e piedi ed altri esami di laboratorio dopo 20 giorni, in assenza di terapia cortisonica. Esperiti gli accertamenti richiesti, in data 04/12/2013, il detenuto veniva inviato nuovamente allo Specialista Reumatologo il quale chiedeva di visionare direttamente i radiogrammi effettuati prima di diagnosticare definitivamente la malattia sospettata. Tali radiogrammi, nonostante le sollecitazioni del detenuto e dei familiari, non sono state mai recapitate allo specialista reumatologo dalla Direzione della Casa Circondariale di Catanzaro causando un notevole ritardo nella diagnosi e nel trattamento della patologia che, nel frattempo, peggiorava rapidamente ed alla quale si aggiungeva una ingravescente difficoltà a deambulare che esitava in un grave pregiudizio della deambulazione autonoma, tanto che il Ricco Alessio fa attualmente uso di bastoni canadesi e di carrozzina ortopedica nonché di supervisione per gli spostamenti ;

soltanto in data 20/01/2014, dopo lo sciopero della fame ed il rifiuto della terapia attuato dal detenuto, la diffida della moglie Francesca Scornaienchi e la protesta dei Radicali, il Servizio Sanitario Penitenziario di Catanzaro ha preso contatti telefonici con il reumatologo ospedaliero assicurandolo che, a breve, avrebbe ricevuto quanto richiesto in modo da sciogliere la riserva sulla diagnosi e sulla terapia farmacologica da intraprendere. Nella nota Prot. nr. 225 M.I. del 20/01/2014 trasmessa alla Corte di Appello di Catanzaro il Servizio Sanitario Penitenziario scrive che “il detenuto al momento presenta un’artralgia ricorrente che molto probabilmente è dovuta ad artrite reumatoide all’esordio. Infatti gli accertamenti fin qui effettuati indirizzano a questa diagnosi. Nei prossimi giorni sarà sottoposto a nuova valutazione specialistica reumatologica con conseguente prescrizione di terapia specifica, dal momento che quella praticata finora si è dimostrata poco efficace. Il trattamento una volta stabilito, prevede un monitoraggio clinico – laboratoristico che può essere effettuato in istituto (salvo diversa indicazione specialistica) e dei periodici controlli specialistici più approfonditi che potranno essere eseguiti ambulatorialmente in ospedale. Al momento il detenuto si presenta sofferente e con limitazione funzionale dell’articolazione della caviglia dx che rende difficoltosa la deambulazione, tuttavia al momento non necessita di ricovero e può essere adeguatamente seguito in istituto.” ;

precedentemente, il detenuto era stato visitato dal Dottor Luigi Tundis, uno specialista reumatologo di fiducia, che come si evince nella relazione peritale datata 07/01/2014, aveva riscontrato che “il detenuto Ricco Alessio è portatore di menomazioni attinenti all’apparato scheletrico in particolare ai piedi, mani e gomiti. All’esame clinico si apprezza un evidente dolenzia alle articolazioni di ambedue le mani con diminuita prensilità e forza; il dolore si accentua in particolar modo alla digito – pressione, a livello della falange ed interfalangea delle suddette mani. Inoltre si apprezza notevole dolorabilità, sempre alla digito – pressione, a livello tibio-tarsica di ambedue i piedi con presenza di tumefazione e presenza di piccoli noduli reumatoidi. Presenza, inoltre, di dolorabilità a livello di ambedue i gomiti con piccoli noduli reumatoidi. Il Ricco riferisce rigidità mattutina e difficoltà alla deambulazione ed alla postura. Le menomazioni accertate, se lasciate a se, possono evolvere solo in senso negativo portando ad un peggioramento delle condizioni di salute del detenuto. Il che riverbererebbe i suoi effetti sul diritto alla salute costituzionalmente garantito, la cui violazione sarebbe fatto di evidenza solare.”. In conclusione lo Specialista reumatologico nel richiedere un attento monitoraggio clinico strumentale ed esami ematochimici e, quindi, una adeguata terapia medico e fisioterapica al fin di migliorare la qualità di vita del Ricco, affermava che tutto ciò “può essere espletato presso delle vostre strutture chiaramente idonee alla patologia del Ricco oppure in ambienti extracarcerari per poter favorire se non la completa restituito ad integrum quanto meno un recupero funzionale soddisfacente dello stato di salute del detenuto”;

tale situazione, per come riferisce il Quintieri, era stata opportunamente segnalata dallo stesso, in data 14/01/2014, con una lettera al Ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri che, per opportuna conoscenza, aveva inviato anche al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria ed all’Ufficio di Sorveglianza di Catanzaro; a seguito di questa lettera la Segreteria del Ministro comunicava al Quintieri di aver chiesto esaustive delucidazioni in merito e di aver incaricato il Dott. Francesco Cascini, Vice Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, di seguire con attenzione il caso del detenuto;

in data 30/01/2014 il Servizio Sanitario Penitenziario di Catanzaro ha sollecitato la Direzione dell’Istituto a chiedere ai Superiori Uffici dell’Amministrazione Penitenziaria “il trasferimento presso idoneo Centro dell’Amministrazione Penitenziaria con posto letto infermeria e vicino Centro Reumatologico per una migliore gestione” ;

in data 06/03/2014 il Servizio Sanitario Penitenziario di Catanzaro ha sollecitato nuovamente la Direzione dell’Istituto a chiedere “il trasferimento in Centro Diagnostico Terapeutico (CDT) vicino Centro Reumatologico del detenuto in oggetto, affetto da artrite reumatoide. Si fa presente che in Calabria non esiste Centro Reumatologico di riferimento; inoltre Siano è Carcere umido e particolarmente freddo. Il detenuto presenta grave impotenza funzionale e limitazione della autonomia.” ;

in data 05/04/2014 il Servizio Sanitario Penitenziario di Catanzaro, per l’ennesima volta, ha sollecitato la Direzione dell’Istituto a chiedere “il trasferimento presso Centro Reumatologico poiché il detenuto con diagnosi di sospetta artrite reumatoide all’esordio non trae beneficio dalla terapia in atto da circa 2 mesi. Lamenta persistenza delle artralgie alle mani e caviglia dx, limitazione funzionale delle articolazioni con difficoltà alla deambulazione che viene effettuata con l’aiuto di stampelle.” ;

le summenzionate richieste, allo stato, risultano tutte non essere state evasa dal competente Ufficio Dipartimentale poiché il Ricco si trova ancora detenuto presso la Casa Circondariale di Catanzaro ;

in data 15/04/2014, presso la Casa Circondariale di Catanzaro, il detenuto Alessio Ricco è stato sottoposto ad accertamenti peritali disposti dal Tribunale della Libertà di Catanzaro per verificare la natura e la gravità della malattia di cui il detenuto è portatore, accertare l’adeguatezza della cura della infermità e la compatibilità con il regime carcerario. Il Dottor Giovanni Pepe, Medico Legale, nella sua relazione del 23/04/2014, scrive che “a distanza di circa 6 mesi dall’inizio del trattamento con Methotrexate, la malattia non ha ancora raggiunto la remissione clinica né la condizione di low disease activy (malattia a lenta attività); il Ricco Alessio è da ritenere, pertanto, un non – responder al Methotrexate. Non solo ma, pur nella impossibilità da parte dello scrivente di fornire una compiuta misurazione dell’attività della malattia attraverso i su citati tests clini metrici di pertinenza strettamente specialistica, non appare difficile affermare che non solo non si è raggiunta la remissione clinica ma che addirittura il caso in esame concreta una malattia in fase attiva, come dimostrano i segni e i sintomi di malattia tutt’ora presenti ed altamente invalidanti. Tale condotta terapeutica impone un ravvicinato monitoraggio delle condizioni cliniche secondo il su citato approccio del “tight control e treat to target”, monitoraggio che non è possibile eseguire all’interno di una Casa Circondariale dove rileva la scarsità di servizi sanitari specialistici e di personale specializzato nel trattamento del methotrexate ad elevato dosaggio. Si rende, quindi, necessario il trasferimento del Ricco Alessio in un Centro Reumatologico ad alta specializzazione, sia esso di ordine penitenziario o – in sua assenza – extracarcerario, atteso che l’attività della malattia di cui è portatore è tale da non consentire una adeguata cura in stato di detenzione in carcere. In subordine, ove l’Amministrazione Penitenziaria dello Stato si dimostri non in grado di curare adeguatamente il Ricco Alessio, attraverso l’istituto degli arresti domiliciari presso un idoneo luogo di cura ad alta specializzazione, ritengo che sia opportuno porre il Ricco Alessio nelle condizioni di provvedere alle cure di cui ha bisogno in modo autonomo. Relativamente all’ambiente carcerario in cui il Ricco Alessio è detenuto, certamente non è possibile affermare che esso sia congruo e adeguato a chi soffre di artrite reumatoide: sovraffollamento, stato delle cose degradate, celle piccole e grondanti di umidità, igiene personale con acqua fredda sono tutti fattori che sicuramente non favoriscono la remissione clinica della malattia.” ;

recentemente, il detenuto ha presentato al Provveditorato Regionale dell’Amministrazione Penitenziaria della Calabria una istanza di trasferimento per gravi motivi familiari con la quale ha chiesto di essere trasferito alla Casa Circondariale di Cosenza o, in subordine, alla Casa Circondariale di Paola, istituti prossimi al luogo di residenza della famiglia soprattutto per non aggravare le già precarie condizioni economiche e per riuscire a mantenere una migliore e costante relazione con i propri familiari e, in particolare, con la figlia in tenera età che non vede da tempo ; tale istanza, allo stato, risulta non essere stata evasa dal competente Provveditorato Regionale ;

a giudizio dell’interrogante l’accoglimento dell’istanza avanzata dal Ricco consentirebbe allo stesso, oltre ad un migliore contatto con i propri congiunti, di essere seguito e monitorato con attenzione poiché nelle immediate adiacenze della Casa Circondariale di Cosenza si trova il Presidio Ospedaliero “Annunziata” dotato di Reparto di Reumatologia; diversamente, nel Comune di Catanzaro ed altri Centri della Calabria, non esisterebbero strutture sanitarie dotate di reparti specializzati per il trattamento di patologie reumatiche ;

la Casa Circondariale di Catanzaro è uno degli istituti penitenziari della Calabria con il più alto tasso di sovraffollamento poiché, a fronte di una capienza regolamentare di 354 posti ospita 474 persone (120 detenuti in esubero) ;

il diritto alla salute, sancito dall’Art. 32 della Costituzione, rappresenta un diritto inviolabile della persona umana, non suscettibile di limitazione alcuna e idoneo a costituire un parametro di legittimità della stessa esecuzione della misura cautelare, che non può in alcuna misura svolgersi secondo modalità idonee a pregiudicare il diritto del detenuto alla salute ed alla salvaguardia della propria incolumità psicofisica ;

la costante giurisprudenza della Corte Suprema di Cassazione ha più volte stabilito che “il diritto alla salute del detenuto va tutelato anche al di sopra delle esigenze di sicurezza sicché, in presenza di gravi patologie, si impone la sottoposizione al regime degli arresti domiciliari o comunque il ricovero in idonee strutture”;

la pacifica giurisprudenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha più volte stabilito che “l’Articolo 3 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo impone allo Stato l’obbligo positivo di garantire che ogni prigioniero sia detenuto in condizioni compatibili con il rispetto della dignità umana, che l’attuazione della misura non sottoponga la persona a disagi o prove di un’intensità superiore al livello d’ inevitabile sofferenza insita nella detenzione ed impone che, tenuto conto delle esigenze pratiche della prigionia, la salute e il benessere del prigioniero siano assicurati adeguatamente, specialmente con la somministrazione di cure mediche” ; -:

Per sapere:

le informazioni dei Ministri in indirizzo in merito ai fatti descritti in premessa;

quali siano le patologie di cui è affetto il detenuto Alessio Ricco e se le stesse, a parere dei Ministri interrogati, siano compatibili con lo stato di detenzione nella Casa Circondariale di Catanzaro ove si trova tutt’ora assegnato ;

quale sia stata l’assistenza medico – sanitaria prestata al detenuto e se la stessa sia stata adeguata ;

se esistano dei Centri Diagnostici Terapeutici dell’Amministrazione Penitenziaria in grado di ospitare il detenuto per trattare, nella maniera più appropriata, la malattia di cui è affetto ed in caso affermativo, per quale motivo, ad oggi, nonostante il lasso di tempo trascorso dalle ripetute richieste avanzate dal Servizio Sanitario Penitenziario, non sia stato trasferito presso detto Centro ;

quale sia la determinazione assunta dal competente Ufficio del Provveditorato Regionale dell’Amministrazione Penitenziaria della Calabria in ordine all’istanza di trasferimento per gravi motivi familiari avanzata dal detenuto Ricco e se non si ritenga di doverla accogliere in considerazione anche dei motivi in premessa evidenziati dall’interrogante;

quali iniziative i Ministri interrogati, ognuno per la parte di propria competenza, intendano adottare per garantire il fondamentale diritto alla salute del detenuto in questione, assicurandogli un trattamento penitenziario che non sia contrario al senso di umanità come previsto dalla Costituzione Repubblicana e dalla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo.

Roma lì 07 Maggio 2014

On. Daniele Farina

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