Giustizia, Cappato (Radicali) : sostituire l’amnistia “legale” a quella “clandestina” che riguarda i ricchi e i potenti


On. Marco CappatoPer fortuna ci sono i Radicali. Che magari hanno tanti difetti ma sono gli unici che in Italia hanno nel codice genetico il garantismo e la questione dei diritti individuali. Rita Bernardini si sta sottoponendo da settimane a uno sciopero della fame per richiamare l’attenzione sulla sentenza europea attesa per il 28 maggio che riguarda le condizioni in cui sono costretti a vivere i carcerati. Chiedono l’amnistia, e l’ha chiesta perfino Napolitano.

“Eppure di fronte ad una situazione definita dalla Corte di Strasburgo come pratica di tortura nei confronti dei detenuti, a sinistra c’è ancora chi parla di Berlusconi che con l’amnistia non c’entra niente. Berlusconi è la loro ossessione, o forse, il loro alibi”, dice Marco Cappato, con il quale parliamo con della possibilità del recupero a sinistra di valori portati avanti finora solo da loro.

Il garantismo come valore può essere attribuito a uno specifico campo politico?

Se guardiamo alla questione in termini teorici o politologici, è evidente che in una democrazia libera non ci sono nessuna destra e nessuna sinistra che possano o debbano avere delle resistenze esplicite contro il diritto delle garanzie: è un principio di natura individuale contro i poteri dello Stato. Ma se vogliamo stare agli schemi classici, forse potrebbe appartenere più a una destra liberale che alla sinistra.

D’altra parte però c’è l’eguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge, un valore molto sentito a sinistra. Se poi invece guardiamo a come la giustizia si è radicata in Italia, allora non si può non vedere come elementi di irresponsabilità e arbitrarietà del potere giudiziario siano stati coltivati e apprezzati negli ultimi decenni soprattutto a sinistra.

Ma questo giustizialismo a sinistra è da imputare solo all’anti berlusconismo?

Evidentemente no, comincia già con Mani Pulite. Poi Berlusconi è diventato il nemico, ma la politicizzazione di alcuni poteri della magistratura sono stati funzionali a un disegno politico della sinistra italiana, e questo a prescindere da Berlusconi. Già negli anni Settanta, ai tempi degli anni di piombo, del sequestro Moro e così via, la cosiddetta “strategia della fermezza” e la disponibilità a sospendere la legalità democratica è stata una caratteristica del Pci che l’ha portata avanti con più ferocia rispetto alla Dc o qualsiasi altro partito.

Berlusconi si è trovato a essere un ostacolo quando ha battuto Occhetto e la sua “gioiosa macchina da guerra”. Lui stesso poi ha deciso di non spendere le sue risorse politiche per difendere l’idea di una giustizia giusta per tutti – e non semplicemente per se stesso – quindi per la sinistra alla fine è stato più un alibi che un ostacolo. È stato responsabile del fallimento dei referendum radicali degli anni Novanta sulla giustizia: prima da dichiarato ci avrebbe pensato lui e invece alla fine non ha fatto nulla, se non firmare sei mesi fa tutti i nostri referendum, che sono stati invece boicottati da Renzi, dal Pd e da tutti gli altri.

La sinistra dunque, il Pci in particolare, al garantismo non ha mai tenuto…

È così. Se penso al caso Tortora, ricordo che lì noi trovammo delle sponde sulla raccolta delle firme tra i socialisti, Claudio Martelli in particolare, mentre il Pci e l’editoria di sinistra erano ostili a quella battaglia, basta pensare a Repubblica, un giornale sempre nemico delle battaglie garantiste. E comunque da Mani Pulite in poi il Pci divise il campo tra i “buoni” e i “cattivi”, i puri a sinistra e gli altri a destra, così l’idea che il sistema delle garanzie riguardasse ogni singolo individuo è andata a farsi benedire. Senza riflettere sul fatto che il non guardare al singolo è in perfetta continuità con ideologie totalitarie tra cui il corporativismo fascista.

Quindi non ha senso parlare di un recupero del garantismo a sinistra, ma casomai della fondazione del principio garantista in quest’area….

Diciamo che i vertici del Pci hanno sempre pensato di poter usare per il proprio fine la politicizzazione del potere giudiziario e la sospensione di fatto delle garanzie processuali. E lo hanno fatto utilizzando i media, che si sono rivelati essere un elemento strategico potentissimo. Poi ovviamente anche a sinistra non sono mancate e non mancano personalità che al contrario si sono spese e si spendono per il garantismo in modo splendido. Eppure se la sinistra assumesse la questione del garantismo per ciò che in effetti è, e cioè la vera emergenza sociale dei nostri tempi, si riuscirebbe a portare la questione dei diritti individuali nell’alveo della battaglia egualitarista e a dargli nuova linfa e nuova forza.

Che cosa significa esattamente?

La sinistra dovrebbe avere più di altre forze politiche il compito di guardare alle grandi questioni sociali del Paese, a partire dai diseredati, da quelle che una volta si chiamavano masse popolari. La giustizia è la grande questione sociale perché è lì che la disparità sul piano economico causa una disparità sociale profonda, più che in altri settori del vivere civile, e questo è direttamente collegato all’urgenza della battaglia radicale sull’amnistia e i processi. Numero chiave sono i dieci milioni e oltre di procedimenti giudiziari pendenti. Tutti sanno che oggi chi dispone di avvocati di un certo livello e altri strumenti privilegiati, può prevalere sia sul piano penale che su quello civile, puntando sulle prescrizioni, sull’impianto almeno formalmente garantista della nostra giurisprudenza, per evitare il carcere.

Basta vedere chi c’è, in carcere: tossici, immigrati, prostitute, autori di piccoli reati…

Questa è la realtà sociale del carcere, la verità riferita ai processi. Anche sul piano civile: chi sono quelli stritolati dai fallimenti e dal recupero crediti? Le partite Iva, i piccoli imprenditori… Una grande azienda se ne frega dei contenziosi in sede civile. Questo è il senso della nostra battaglia per sostituire l’amnistia legale a quella clandestina che riguarda fondamentalmente i ricchi e i potenti che riescono quasi sempre ad accedere alla prescrizione.

intervista al Radicale Marco Cappato, a cura di Nanni Riccobono

Gli Altri, 3 maggio 2014

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