Napoli: le celle di Poggioreale teatro di episodi di maltrattamento, malasanità, abbandono


Radicali Carcere Poggioreale NapoliDuemila e cento detenuti a oggi, a fronte di una capienza di 1.500. Presenza media 2.800, punta massima raggiunta nel settembre 2013 con 2.900 detenuti. Praticamente quasi il doppio del previsto. Tanto da diventare dodici in una cella per sei. Di questi almeno mille “definitivi”, che dunque non dovrebbero essere in quel carcere.

Poggioreale inferno a Napoli, ma anche frequente passerella di massime autorità che spesso sollevano il problema sovraffollamento nelle celle. E ancora: teatro di episodi di maltrattamento, malasanità, abbandono. Un carcere dove vengono gestiti in media ben 115mila colloqui tra detenuti e familiari all’anno. È una città.

Ma una città senza servizi per i suoi pur costretti cittadini. Basta un dato dell’osservatorio Antigone: su dodici padiglioni solo tre hanno le docce in cella, un quarto le ha solo per metà. Basta questo, per avvertire il disagio di chi ci vive. C’è una sola cucina in tutto il carcere. Di contro, il super lavoro della polizia penitenziaria. 730 agenti in servizio a fronte di una pianta organica che ne prevede 946.

Cifre che supportano l’allarme “sovraffollamento”, causato in buona parte dai tanti casi di custodia cautelare preventiva, di fatto pene scontate prima della condanna che magari non arriverà. Tema ricorrente, sollevato periodicamente dalle proteste dei detenuti che si affidano al fracasso delle “battiture”, le stoviglie battute contro le sbarre. Perché costretti a convivere fino a dodici in una cella. È il carcere più affollato d’Italia, richiama più volte la preoccupata attenzione del presidente della Repubblica. Napolitano viene più di una volta a Napoli. “Non è giustizia – dirà ai detenuti durante la visita del 2013 – essere costretti a scontare la pena nel modo in cui molti di voi sono costretti a scontarla”.

Invia un messaggio alle Camere, chiede l’indulto. Nulla succede. Fino alla condanna nero su bianco del Consiglio d’Europa, che arriva a un mese di distanza della visita dell’europarlamentare Juan Fernando Lopez Aguilar, capo delegazione della Commissione Libertà civili, Giustizia e Affari istituzionali del Parlamento Europeo. “Solo la Serbia è peggio dell’Italia per sovraffollamento delle carceri in Europa”, si legge ora nel rapporto europeo.

Certo su quel giudizio devono aver influito molto le cifre di Poggioreale, se questo è il carcere più affollato d’Italia. I suoi numeri hanno alzato la media italiana. Poggioreale che è fonte di polemiche anche su altri fronti. Ad esempio le inchieste della magistratura in seguito a denunce di ex detenuti (settanta in un primo fascicolo, cinquanta in un secondo). È il caso della “Cella zero”. È una fantomatica cella dove verrebbero portati i detenuti per essere pestati a sangue da una “squadretta” di agenti penitenziari.

penitenziaria poggiorealeViene aperta un inchiesta in Procura, mentre il sindacato Uil-Pa Penitenziari spiega che invece si tratta di una cosiddetta “cella liscia”, dove vengono isolati detenuti a rischio suicidio. Inchiesta ancora in corso, nulla è stato fino a questo momento provato, c’è una indagine del Dipartimento amministrazione penitenziaria ma l’attenzione, nel solo 2014, torna di nuovo ad accendersi su Poggioreale per due nuovi gravi episodi. 8 novembre 2013: muore il detenuto trentaduenne Federico Perna.

Era malato di tumore, in gravi condizioni, in attesa di trapianto di fegato. È sua madre a lanciare l’allarme, non le hanno detto neanche dove è morto il figlio, è stata informata dell’accaduto con una lettera del compagno di cella di suo figlio. I sospetti che Perna abbia subito una aggressione spingono l’allora ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri a disporre una ispezione nel carcere di Poggioreale. L’autopsia, in seguito, escluderà pestaggi.

Ma è una storia amara di abbandono. La madre di Perna riceverà anche le condoglianze del giurista Stefano Rodotà durante la sua visita nel carcere. Gennaio 2014: il detenuto Vincenzo Di Sarno, trentacinquenne condannato a sedici anni per omicidio, malato di tumore, chiede a Napolitano di concedergli l’eutanasia. Sua madre preme per la grazia. Il presidente della Repubblica lo conosce, lo ha incontrato durante la sua visita a Poggioreale.

Ma il magistrato di sorveglianza rigetta la richiesta di differimento della pena presentata dai difensori di Vincenzo Di Sarno, il detenuto viene infine trasferito al Cardarelli. Due episodi a fronte di inquietanti statistiche, ad esempio delle morti per varie cause in carcere. Nel 2013 a Poggioreale ci sono stati nove decessi.

di Irene De Arcangelis

La Repubblica, 30 aprile 2014

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