Giustizia: fra un mese scade il termine fissato da Strasburgo, l’Italia rischia un miliardo €


Corte Europea Diritti dell'UomoUn mese. Il 29 maggio l’Italia dovrà pagare una maxi penale a causa della situazione “disumana e degradante” delle nostre carceri. Ce lo impone l’Europa, anzi la Corte di Strasburgo, che l’anno scorsoci ha condannato.

Perché le nostre prigioni – dice la Cedu – non garantiscono ai detenuti uno spazio vitale accettabile, considerato che sotto i 3metri quadri a testa si parla di “tortura”. Insomma, tra un mese toccherà iniziare a sborsare risarcimenti a destra e a manca. E sembra difficile che la situazione possa cambiare nei prossimi giorni. Proprio ieri al Palazzo d’Europa è stato presentato il rapporto riferitoal2012: i numeri sono di quelli cui andare poco fieri.

Con 145,4 detenuti ogni 100 posti le prigioni italiane sono le ultime dell’Unione Europea (dove invece la media è di 98 su 100), mentre se si allarga lo sguardo ai 47 Paesi che compongono il Consiglio d’Europa peggio di noi fa soltanto la Serbia.

Ma quanto ci costerà quest’inadeguatezza? La sentenza Torreggiani dell’8 gennaio 2013 ha stabilito un indennizzo, nel caso di specie, di circa 100mila euro a favore dei 7 detenuti che in quell’occasione hanno cercato un giudice in Europa (non trovandolo in Italia): qualcosa come 14.285 euro a testa. Questa però è solo una prima pronuncia, che potrebbe innescare una serie di ricorsi analoghi.

Cella Carcere SianoStando agli ultimi dati del Dap (il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria) attualmente sono presenti in Italia 60.167 carcerati a fronte di una capienza a pieno regime di 48.309 posti “a norma”. Sorvolando su alcune precisazioni sollevate dai Radicali che hanno messo in discussione queste stime nelle quali rientrerebbero anche strutture non agibili o in via di ristrutturazione, si deduce che i detenuti in eccesso nelle nostre carceri siano 11.858. Ora, moltiplicando la quota di ciascun ricorrente così come indicata da Strasburgo per ogni detenuto in eccesso, la sentenza Torreggiani potrebbe costare all’Italia quasi 170 milioni di euro (169.391.530, per la precisione).

E questo solo se prendiamo in considerazione i numeri In eccedenza – ma nella pratica è difficile individuare chi sia fisicamente il recluso di troppo. In ogni caso, se lo Stato dovesse rimborsare l’intera popolazione carceraria, la cifra da sborsare lieviterebbe fino a sfiorare di poco il miliardo (854.485.595 euro). Certo, si tratta dinumeri indicativi.

Anzitutto perché non è detto che le scrivanie dei magistrati verranno inondate di richieste di risarcimento. Anzi, il timore di eventuali “ritorsioni” spesso frena i carcerati. Spesso, sì, ma non sempre: i ricorsi italiani presentati a Strasburgo in tema di carceri, infatti, sono sensibilmente aumentati dopo la sentenza Torreggiani. Se prima del 2013 se ne contavano “solo” 600, già alla fine dell’anno scorso erano saliti a circa 2.500.

Un incremento di cui occorre tener conto. E che cosa sta facendo il nostro Paese per evitare di metter mano al portafoglio, visto che alla coscienza è più difficile? Niente o quasi. Il decreto svuota carceri non contiene grosse misure strutturali in grado di sanare una volta per tutte la situazione. Norme come quella sul braccialetto elettronico subordinato alla disponibilità della polizia giudiziaria o la messa alla prova dei lavori socialmente utili per i reati fino ai 4 anni, non hanno una portata incisiva.

D’altro canto, amnistia e indulto restano ancora tabù per un sistema giustizia che preferisce ipotizzare la costruzione di nuove carceri (con tutte le contraddizioni del caso: anche ammesso che in un mese sia possibile, sorgono problemi di natura concreta.

Il personale di polizia addetto dove lo si prende? E con che soldi lo si paga?) piuttosto che cercare altre soluzioni. Ma Matteo Renzi si è detto positivo. Dichiarando che, dopo le elezioni, metterà mano al sistema giustizia. Peccato che, con il voto in programma il 25 maggio, il premier avrà solo tre giorni per impostare una riforma che questo Paese non vede da trent’anni.

di Claudia Osmetti

Libero, 30 aprile 2014

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