Parma, Agente Penitenziario si spara alla testa. Il sindacato: «Stressato dal lavoro»


Penitenziaria 1PADOVA – Tragedia tra i «baschi azzurri» della Polizia Penitenziaria. Un Agente 47enne, Marco Congiu, in servizio presso il Carcere di Parma, padre di tre figli, è stato trovato privo di vita oggi pomeriggio nel garage della sua abitazione a Villafranca Padovana. L’uomo si sarebbe sparato alla testa per motivi ancora tutti da chiarire. Sul posto sono subito intervenuti i carabinieri che stanno cercando se l’uomo avesse lasciato messaggi per spiegare le ragioni del gesto.

A dare la notizia del suicidio è Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria Sappe. «Si sarebbe suicidato per lo stress da lavoro, una circostanza che accade sempre più spesso tra i colleghi più fragili e generata dalla mancanza di personale e turni troppo pesanti. Noi ci stringiamo con tutto l’affetto e la solidarietà possibili al dolore indescrivibile della moglie, dei figli, dei familiari, degli amici, dei colleghi».

Carceri, detenuti a Monza e Lecce tentano suicidio. Salvati dalla Penitenziaria


Carcere MonzaMONZA. Tentato suicidio questa mattina all’interno del Carcere di Monza dove intorno alle 11 un detenuto di 38 anni ha cercato di togliersi la vita ingoiando diverse medicine.

Secondo quanto trapelato, l’uomo aveva da poco appreso la sentenza della magistratura nei suoi confronti: forse per disperazione o protesta ha finto un malore e si è fatto ricoverare all’interno dell’infermeria del carcere. Lì ha ingurgitato un certo numero di pasticche per tentare il suicidio.

Soccorso prima dal personale interno e successivamente dagli uomini del 118 è stato trasportato all’ospedale San Gerardo dove si trova ora ricoverato in psichiatria. Non è in pericolo di vita

Carcere Lecce Borgo San NicolaLECCE. Un suicidio di un detenuto è stato sventato ieri mattina dal personale carcerario all’interno del plesso di Borgo San Nicola, a Lecce. Lo stesse detenuto, che a quanto pare è stato bloccato prima che riuscisse ad impiccarsi, avrebbe in un secondo momento inscenato un altro gesto di autolesionismo, ferendosi lievemente a un avambraccio con una lametta.

La notizia è stata resa nota da Domenico Mastrulli, segretario del Cosp (Coordinamento sindacale penitenziario, una delle sigle di riferimento degli agenti), che ricorda come questo sia il quarto episodio in una sola settimana nel penitenziario del capoluogo salentino, menzionando anche la nota rissa scoppiata, sempre nei giorni scorsi, in cui sono rimasti contusi anche alcuni agenti nel tentativo di sedare gli animi. Insomma, una situazione incandescente, dovuta alle difficili condizioni di vivibilità. “Cos’altro potrà succedere se non intervengono le istituzioni centrali e regionali?”, si domanda oggi Mastrulli.

Il nuovo episodio che accende i riflettori sulle problematiche del carcere leccese è avvenuto nella tarda mattinata di ieri, 28 aprile, nei reparti detentivi. Stando al Cosp, sarebbe stata usata una corda, stretta a mo’ di cappio intorno al collo. Il detenuto, 34enne, brindisino, condannato in via definitiva per reati contro patrimonio con termine della pena previsto il 22 giugno 2018, in serata si sarebbe poi reso responsabile di un nuovo episodio, procurandosi lievi tagli.

“In Italia i detenuti sono 59mila 738, di cui 57mila 210 uomini e 2mila e 528 donne, contro una capienza regolamentare pari a 46mila e 338 posti per i primi e 2mila e 2443 per le seconde. E la Puglia vanta una popolazione detenuta di 3mila 608 persone, di cui 173 sono donne, contro una capienza regolamentare di 2mila 249 posti, di cui 182 riservati alle donne”, sottolinea il segretario del sindacato. Cifre che la dicono lunga sulle difficoltà che si possono vivere all’interno delle celle.

“Solo il carcere di Lecce mantiene inalterata una forza detentiva di mille 150 persone di cui 80 donne, un dato statistico che varia di giorno in giorno, contro una capienza regolamentare di 671 posti letto, di cui 59 riservati alle donne”.

“Secondo noi del Cosp – prosegue Mastrulli – è giunto il momento di aver il coraggio di dire basta alla vigilanza dinamica o alle celle aperte nelle carceri, fino a quando non si ristabilisca il giusto numero degli organici del corpo, ora a meno 12mila unità, in rapporto ai previsti 45mila”.

“Solo in Puglia – dichiara – per le continue dismissioni di personale di polizia tra quiescenze, riforme e passaggio ai sensi dell’articolo 75 nell’amministrazione civile dello Stato, mancherebbero 600 poliziotti di cui cento donne”. E oltre alla pluri-denunciata situazione di Lecce, destano problemi anche quelle di Foggia e Bari. “

Droga. Ok Camera alla fiducia su dl droghe, 335 sì e 186 no


 La Camera dei Deputati, con 335 voti a favore e 186 contrari, ha votato la fiducia posta dal Governo Renzi sulla conversione in legge del decreto nr. 36/2014 riguardante le droghe e le sostanze psicotrope, adottato a seguito della sentenza della Corte Costituzionale. Sono previste per domani mattina le dichiarazioni di voto e per le 12 -12.30 il voto finale. Il testo passerà successivamente all’esame del Senato della Repubblica.

Il testo dell’articolo unico che contiene le nuove norme, in parte riscritto nel corso dell’esame parlamentare da parte delle commissioni Giustizia e Affari sociali, punta ad armonizzare la disciplina delle sostanze stupefacenti e psicotrope alla luce della sentenza della Consulta che cancellando la Fini-Giovanardi ha ripristinato per il reato di traffico illecito la distinzione prevista dalla Iervolino-Vassalli tra ‘droghe leggere’ (da 2 a 6 anni) e ‘droghe pesanti’ (da 8 a 20 anni).

Oltre a rimodellare le tabelle, il decreto reintroduce istituti e norme (come i lavori di pubblica utilità o l’uso personale) travolti dalla incostituzionalità della Fini-Giovanardi. Ecco, in sintesi, le principali novità.

Piccolo spaccio. Sanzioni più basse per lo spaccio di lieve entità. La cessione illecita di piccole dosi di stupefacenti sarà ora colpita con la reclusione da 6 mesi a 4 anni e una multa da mille a 15mila euro. In pratica, la riduzione della pena evita la custodia cautelare in carcere; l’arresto facoltativo sarà possibile solo in caso di flagranza. Il reato non distingue tra droghe leggere e pesanti, spetterà al giudice graduare l’entità della pena in base alla qualità e quantità della sostanza spacciata e alle altre circostanze del caso concreto. Il piccolo spacciatore potrà usufruire del nuovo istituto della messa alla prova.

Nuove tabelle. Sono cinque, la I e III raggruppano le droghe pesanti, la II e la IV quelle leggere. L’ultima riguarda i medicinali. Le tabelle, che ricomprendono anche le circa 500 sostanze classificate a decorrere dal 2006, sono rimodellate in modo da renderle coerenti con il regime sanzionatorio antecedente alla legge Fini-Giovanardi. Eventuali modifiche e aggiornamenti spettano al ministro della Salute, sentiti il Consiglio e l’Istituto superiore di sanità.

Marijuana 3Spinelli. Nella tabella delle droghe leggere confluiscono tutte le cannabis, senza distinzione tra indica, sativa, ruderalis o ibride. Ma tutte le droghe sintetiche riconducibili per struttura chimica o effetti tossicologici al tetraidrocannabinolo (Thc), il principale principio attivo della cannabis, rientrano invece nella tabella I sulle droghe pesanti.

Uso personale. L’acquisto o la detenzione di sostanze per uso personale non ha rilevanza penale. Restano ferme le sanzioni amministrative (quali la sospensione della patente, del porto d’armi, del passaporto o del permesso di soggiorno) che avranno però durata variabile a seconda che si tratti di droghe pesanti (da 2 mesi a un anno) o leggere (da uno a 3 mesi).

Modica quantità. Nell’accertare l’uso personale, oltre ad altre circostanze sospette, occorre in particolare considerare l’eventuale superamento dei ‘livelli soglia’ fissati dal ministero della Salute nonché le modalità di presentazione delle sostanze stupefacenti con riguardo al peso lordo complessivo o al confezionamento frazionato.

Lavori pubblica utilità. Nel caso di piccolo spaccio o altri reati minori commessi da un tossicodipendente il giudice può applicare, anziché detenzione e multa, la pena del lavoro di pubblica utilità. Tale sanzione alternativa deve essere chiesta dall’imputato e ha una durata equivalente alla condanna detentiva. E’ revocabile se si violano gli obblighi connessi al lavoro e non può sostituire la pena per più di due volte.

Giustizia, bocciato il ddl sulla responsabilità civile dei Magistrati


MagistratiChi sbaglia non paga. E’ stato bocciato il disegno di legge sulla responsabilità civile dei magistrati, voluto fortemente dal centrodestra. I senatori del Pd, i parlamentari grillini e gli ex 5 Stelle hanno approvato, in commissione Giustizia del Senato, l’emendamento del M5S che cancella l’art.1, cioè il cuore del testo. Forza Italia parla di “toghe rosse” in azione. Protesta anche Ncd.

Fronte M5s-Pd – A dare notizia del no alla “responsabilità diretta dei magistrati” è stato Enrico Cappelletti, capogruppo del M5S in Commissione giustizia del Senato, in una nota in cui rivendica il “grande risultato” per il gruppo. “A favore dell’emendamento soppressivo – si legge – hanno votato M5S, Pd e Sel. Contro Forza Italia, Nuovo Centrodestra, Scelta Civica e Lega Nord. Abolendo l’articolo 1”, ha spiegato Cappelletti, “sono state soppresse le norme che minavano l’indipendenza della magistratura nel nostro paese. In tutti gli ordinamenti dei paesi occidentali in caso di errore giudiziario non esiste infatti la previsione di responsabilità civile diretta dei magistrati: è infatti lo Stato che paga e poi si può rivalere a sua volta sul magistrato. Il disegno di legge rappresentava l’ennesimo tentativo berlusconiano di limitare l’indipendenza e l’autonomia della magistratura nel nostro paese”.

Forza Italia dichiara guerra – Lo stop in Commissione ha fatto infuriare Forza Italia che ha subito protestato per la decisione di Pd e M5s: “Con un colpo di mano in Commissione Giustizia”, ha dichiarato il senatore forzista Lucio Malan, “i senatori Pd e M5s hanno affossato il ddl Buemi-Nencini-Longo. Per i seguaci di Renzi e Grillo, dunque, i magistrati devono continuare ad essere gli unici cittadini che non subiscono alcuna conseguenza per i danni provocati dai loro errori, anche se clamorosi”. Protesta anche Altero Matteoli: “Renzi ha mostrato tutti i suoi limiti, incapace di opporsi agli storici diktat che il Pd, ex Pci-Pds-Ds, subisce da certi influenti settori della magistratura”. “In Commissione Giustizia c’è ormai una nuova maggioranza trasversale”, ha aggiunto un altro senatore di Forza Italia, Franco Cardiello, “si tratta di un fatto politico che non potrà non avere conseguenze. Da oggi cambieremo atteggiamento”. La mossa del Pd la dice tutta sulla coerenza di Renzi che solo qualche mese fa aveva espresso la “necessità di una riforma radicale della giustizia”. Di certo l’inizio è pessimo.

http://www.liberoquotidiano.it, 29 aprile 2014

Caso Aldrovandi, applausi per gli Agenti condannati al congresso Sap


Federico AldrovandiCirca cinque minuti di applausi e delegati in piedi alla sessione pomeridiana del Congresso nazionale del Sap, il sindacato autonomo di polizia, per tre dei quattro agenti condannati in via definitiva per la morte del 18enne Federico Aldrovandi durante un controllo il 25 settembre del 2005 a Ferrara: Paolo Forlani, Luca Pollastri e Enzo Pontani.

Il Sap è stato sempre in prima linea per difendere le divise contro cui secondo il presidente Gianni Tonello ritiene ci sia stato un accanimento. Lo scorso 15 febbraio a Ferrara in piazza erano scesi i genitori di Federico, i parenti di altre vittime delle forze dell’ordine e tanti cittadini per chiedere che gli agenti condannati non indossino più la divisa.

I tre agenti presenti al congresso del Sap, sono stati condannati dalla Corte di Cassazione il 21 giugno del 2012 per eccesso colposo in omicidio colposo a tre anni e sei mesi, tre anni dei quali coperti dall’indulto. I supremi giudici motivarono la condanna sottolineando che i poliziotti furono “sproporzionatamente violenti”. Oltre ai tre poliziotti presenti al congresso riminese, nel caso Aldrovandi era coinvolta anche un’altra poliziotta, Monica Segatto. Da gennaio dopo aver trascorso sei mesi in carcere due agenti erano tornati in servizio.

“È terrificante, mi si rivolta lo stomaco” commenta Patrizia Moretti. “Cosa significa? Che si sostiene chi uccide un ragazzo in strada? Chi ammazza i nostri figli? È estremamente pericoloso”.

Nicola FratoianniIl primo commento politico arriva dal coordinatore nazionale di Sinistra ecologia libertà Nicola Fratoianni: ”Gli applausi agli assassini di Federico Aldrovandi sono agghiaccianti e inaccettabili. Chi applaude quegli agenti applaude ad un crimine vergognoso e non è certo degno di vestire una divisa. Non si può accettare che chi è chiamato a garantire la sicurezza dei cittadini possa compiere gesti terribili come quello di oggi”.

di  | 29 aprile 2014

Giustizia: Manconi (Pd); l’appello per le carceri del Papa e di Napolitano? Renzi è contrario


Perché sulle carceri Renzi non si muove? Luigi Manconi, giornalista e Senatore del Partito Democratico, esperto di questione carceraria, una spiegazione ce l’ha.

Tutto è nuovamente partito da Napolitano: il destro gli è stato offerto dalla telefonata di papa Francesco a Pannella, in sciopero della sete per protestare contro le condizioni dei detenuti nelle nostre carceri. “È ora – a distanza di oltre sei mesi dal messaggio da me rivolto al Parlamento a questo proposito – di fare il punto sulle misure adottate e da adottare, anche in ossequio alla nota sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo”.

La Corte di Strasburgo, nella sentenza Torreggiani dell’8 gennaio 2013, aveva stigmatizzato il malfunzionamento cronico del nostro sistema carcerario, dando tempo all’Italia fino al 28 maggio per prendere misure efficaci, pena il pagamento di sanzioni pesantissime.

L’intervento di Napolitano risponde così anche alle istanze contenute nell’appello sottoscritto da tutti i soggetti sociali che operano nel mondo del carcere e che in questi giorni continua a raccogliere adesioni. Manconi è anche tra i promotori dell’appello.

Onorevole Manconi, partiamo dal comunicato del presidente Napolitano…

Il presidente mostra tutta la sua malinconica determinazione… Dico così così perché il comunicato di domenica è davvero il segno della sua volontà di sfidare l’indifferenza, per non dire l’ottusità, della classe politica. Quasi una sorta di spes contra spem. Rendiamoci conto: il Quirinale fa una nota per dire che il capo dello Stato ha ringraziato papa Francesco che ha telefonato a Marco Pannella. È la rappresentazione plastica di una speranza disperata, oserei dire.

Contro che cosa?

Contro le resistenze, le ipocrisie, i tabù che sembrano dominare il problema. Colpisce il fatto che il capo dello Stato, il capo della Chiesa cattolica e un leader politico 84enne, rappresentante a tutt’oggi del partito più vecchio che ci sia in Italia perché tutti gli altri hanno nel frattempo cambiato nome e natura, assumano la difesa di un diritto fondamentale come la dignità dell’uomo anche in condizione di privazione della libertà.

Lei è un sostenitore dell’indulto. Perché?

Serve una misura straordinaria, che operi nell’immediato per tamponare l’emergenza. Il sistema penitenziario è un “corpaccione” affetto da una febbre altissima, per curare il quale non funzionano le terapie ordinarie. Va abbassata drasticamente la temperatura con una misura straordinaria, come sono amnistia e indulto. Quando la febbre sarà calata drasticamente, a quel punto le terapie ordinarie di lungo periodo potranno funzionare.

Come spiega che il ministro Orlando sia irremovibile e difenda una linea contraria all’amnistia e all’indulto?

Guardi, io penso che Orlando sia vittima di una situazione. Arrivo a ipotizzare che la sua soggettiva volontà sia diversa, ma questa, ripeto, è solo un’ipotesi.

Sta dicendo che il governo è spaccato?

Non mi permetto di entrare nel merito di possibili contrasti all’interno dell’esecutivo; non vedo però in Orlando un atteggiamento ostile. È successo però che il capo del governo e la responsabile giustizia del Pd (Alessia Morani, ndr) abbiano escluso risolutamente il ricorso a questi provvedimenti, che vengono trattati alla stregua di ipotesi bizzarre e semilegali quando invece appartengono per intero alla nostra carta costituzionale e sarebbero sacrosanti.

Forse sotto elezioni amnistia e indulto non sono molto popolari, non crede?

Sono misure impopolari prima, durante e dopo le elezioni… in ciò riflettono un’opinione che corrisponde al senso comune, è vero. Io però ritengo che compito della classe politica sia quello di assumersi la responsabilità anche di provvedimenti impopolari.

Quindi?

Si dovrebbe aver la forza morale e politica di prendere decisioni che, se condivise dalla maggioranza del Parlamento, contribuirebbero anche ad abbattere anche i costi. Se invece ci si preoccupa del fatto che due partiti autoritari e antiliberali come Lega e M5S possano lucrare elettoralmente, beh, certo, a quel punto si agisce di conseguenza.

Dia una ragione a Renzi e Berlusconi per fare qualcosa…

Se un provvedimento di indulto fosse condiviso dall’intera maggioranza di governo più Forza Italia, anche i costi elettorali sarebbero divisi tra questi partiti. Secondo me il senso di responsabilità dovrebbe indurre a correre questo rischio.

Cosa pensa dell’appello sottoscritto unitariamente da enti, singoli e associazioni che chiedono cambiamenti radicali nell’approccio e nella conduzione del sistema carcerario italiano?

Avrei difficoltà a parlar male di un prodotto che ho contribuito a creare. Penso che sia importante lo sterminato elenco di associazioni che aderiscono e che non smettono di farlo, perché l’elenco si sta allungando. Ci sono tutti quelli che in Italia si adoperano per fare del carcere non solo un luogo di degradazione dell’umanità.

Questa volta la politica è stretta tra papa Francesco e Napolitano da una parte, e la società civile dall’altra. Che sia la volta buona?

Purtroppo credo che nemmeno questa morsa non basterà a superare la resistenza impermeabile opposta da un ceto politico decisamente pavido.

Giovanni Tamburino, capo del Dap, ha dichiarato a Repubblica che molto è stato fatto: “abbiamo rimediato con grande fatica al problema dei 3 metri quadri”; e ancora, “sotto il profilo dello spazio ce l’abbiamo già fatta”. È d’accordo?

Quei termini usati da Tamburino mi paiono decisamente impropri. Se avesse detto che il problema era in via di risoluzione o: ancora alcuni mesi e lo risolveremo, sarebbe stato più aderente a una prospettiva, non dico alla realtà. Si vada a controllare a San Vittore, a Marassi e a Poggioreale.

Tamburino dice anche che manca la riforma della custodia cautelare…

Sia chiaro, Tamburino non dice cose profondamente sbagliate; dice cose parziali. I provvedimenti assunti negli ultimi due anni non sono errati, sono drammaticamente limitati. Aggiungo: vanno tutti nella stessa direzione, per questo sono poco incisivi. Quando Tamburino dice che “ci sono stati dati 3mila posti carcere, ma ne attendiamo almeno altrettanti”, è quell’almeno che è folle… Dice che abbiamo 9mila detenuti di meno rispetto al 2010, ma ridurre a quei 9mila il sovraffollamento è dimenticare che i detenuti hanno occupato spazi sottratti ad altre funzioni essenziali, come la socialità. È questo che viene costantemente dimenticato. No, per rendere dignità ai detenuti ci vuole altro.

intervista di Federico Ferraù

http://www.ilsussudiario.net, 29 aprile 2014

Droghe: con la nuova legge niente carcere per il piccolo spaccio, oggi il voto di fiducia


marijuana1Cambia la legge sulla droga. Dopo la sentenza della Corte costituzionale che ha cassato la Fini-Giovanardi, il governo è dovuto correre ai ripari. Non era sufficiente ripristinare la legge precedente, in quanto contraddittoria con tante altre norme approvate negli anni. Occorreva una manutenzione generale delle norme. Di qui un decreto Renzi-Lorenzin-Orlando. Ma con l’occasione si cambia filosofia: meno proibizionismo indiscriminato, più graduazione nelle sanzioni.

Il cambio di verso, però, scatena le proteste veementi di chi, nel centrodestra, negli anni scorsi ha sostenuto una posizione di proibizionismo

tout-court. Tanto che si è litigato fin quasi a far saltare tutto. Finché ieri pomeriggio il governo Renzi ha deciso che si sarebbe ricorsi al voto di fiducia. Voto in agenda oggi pomeriggio alla Camera. A creare un solco tra schieramenti torna la classica partizione tra droghe leggere (hashish e marijuana) e droghe pesanti (cocaina, eroina, ecstasy e altri prodotti di sintesi), poi annullata dalla Fini-Giovanardi.

E torna la distinzione tra spaccio lieve e spaccio grave. Quando sono piccole dosi, la cessione sarà colpita con la reclusione da 6 mesi a 4 anni e una multa da mille a 15mila euro. In pratica, la riduzione della pena evita la custodia cautelare in carcere e l’arresto, facoltativo, sarà possibile solo in caso di flagranza. Spetterà al giudice graduare l’entità della pena in base alla qualità e quantità della sostanza spacciata e alle altre circostanze. Il piccolo spacciatore, poi, potrà usufruire del nuovo istituto della messa alla prova.

Restano infine le sanzioni amministrative per chi fa uso personale di droghe (sospensione della patente, del porto d’armi, del passaporto o del permesso di soggiorno), comminate dalle prefetture, ma senza automatismi. Le sanzioni amministrative avranno una durata variabile a seconda che si tratti di droghe pesanti (da 2 mesi a 1 anno) o leggere (da 1 a 3 mesi). Infine, la questione dell’uso personale: non c’è più da tempo la “modica quantità”; il giudice, oltre ad altre circostanze sospette, dovrà considerare l’eventuale superamento dei “livelli soglia” fissati dal ministero della Salute nonché le modalità di presentazione delle sostanze stupefacenti, il peso lordo complessivo, l’eventuale confezionamento frazionato.

Palazzo Montecitorio RomaEd è polemica. Secondo l’ex sottosegretario all’Interno, Alfredo Mantovano, “di questo passo importare, comprare, detenere droga non costituirà più reato. Basterà dichiarare che è uso personale. Mi sembra una norma salva-Dama bianca. Nessuno può escludere che chi verrà sorpreso con chili di cocaina, come è accaduto a Fiumicino alla signora Gagliardi, potrà affermare che sia per proprio uso personale ed essere dichiarato non punibile: ha avuto un’occasione e sì è fatta la scorta”.

Polemico anche Fabio Rampelli, vicepresidente dei deputati di Fratelli d’Italia: “Il vecchio spinello è potenzialmente un’arma micidiale equivalente a eroina e cocaina, per la dipendenza che crea come per gli effetti che produce sulla salute”. Gli fa eco Marco Rondini, Lega: “Facendo passare una pena da sei mesi ai quattro anni, riuscite a depenalizzare quel reato. Domani nessuno spacciatore riuscirà a varcare le soglie del carcere”.

Rispondono ì relatori, Donatella Ferranti, Pd, e Pierpaolo Vargiu, Scelta civica: “No, è un testo equilibrato, concreto e pienamente in linea con le esigenze emerse dalle audizioni con associazioni ed esperti che ogni giorno vivono ì veri problemi”.

di Francesco Grignetti

La Stampa, 29 aprile 2014