Giustizia: intervista a Marco Pannella “Il Papa parlerà delle carceri… me l’ha promesso”


Papa - PannellaE venne la liberazione di Marco Pannella, che ha lasciato l’ospedale Gemelli di Roma e non dovrà fingere imbarazzo – non l’ha mai fatto tanto, in verità – per una boccata di sigaro dove non è permesso.

Il radicale di 84 anni (il prossimo maggio), che non ha smesso la protesta non violenta, non beve da giorni (e i medici sono preoccupati) per ottenere un intervento di clemenza contro le carceri disumane e traboccanti, aspetta il messaggio di Papa Francesco. Come promesso. Dopo un colloquio di quasi mezz’ora: “La nostra battaglia è una battaglia comune”.

Pannella, come sta?

Benissimo. E tu?

Ha dieci minuti?

No, cinque. (Ne impiegherà 25).

Adesso i Radicali hanno un alleato in più…

Francesco non lo farà soltanto per aiutare i Radicali, questo è vero, me l’ha detto e gli sono riconoscente. Ma il Papa intende mobilitare con la parola, la predica e la pratica la riforma della giustizia e per sconfiggere la conseguente violenza sociale: la detenzione. (Si attende un’invocazione per l’amnistia, ndr). I precedenti di questa situazione possono essere soltanto ritrovati nei decenni di massimo potere nazista, comunista o fascista che siano. E Francesco non ignora, ne sono certo, un libro di una valenza attuale: “Il tradimento dei chierici” di Julien Benda, che aveva previsto la barbarie totalitaria.

Il Pannella di aborto, divorzio, fine vita, matrimoni omosessuali riceve una chiamata di un pontefice. Strano?

Sì, però io non sono mai stato contro il Vaticano come espressione religiosa. Operando non come potere, affidando anche il governo della Chiesa a otto cardinali e non più a un Segretario di Stato, questo Papa dimostra il valore della parola e della pratica democratica, cose che per noi Radicali costituiscono una parte del nostro Statuto di un partito transazionale e non violento.

Allora merita la vostra tessera onoraria…

Sì, Francesco dovrebbe ottenere una onorificenza radicale nel nome di valori privi di ricchezze materiali. Il Papa realizza l’intuizione e l’aspirazione del cardinale Ratzinger che aveva scritto, e aveva riscosso la mia immediata approvazione: la Chiesa e la fede erano stati nella storia, al massimo della loro forza, nel momento in cui i propri averi erano assolutamente inesistenti.

Cosa ha raccontato a Bergoglio?

In termini tecnici, lo Stato italiano, da almeno un trentennio, reitera con costanza criminale il mancato rispetto ai massimi articoli del diritto contemporaneo. È contro i diritti umani e contro gli Stati di diritto sottomessi a ragioni di partito. Il Consiglio d’Europa ha denunciato questa condizione italiana, che ha creato una gravissima ferita allo Stato di diritto e alla popolazione italiana. Il nostro obiettivo, solitario durante i decenni, oggi è diventato quello del presidente della Repubblica e del pontefice del Vaticano.

Vi incontrerete in Vaticano?

Oggi o domani non credo. Ma ti voglio presentare un mio amico. (“Sono don Vincenzo (Paglia), un amico e sostenitore di Marco”, ex arcivescovo di Terni, ndr). I politici mi dicono “che fai, sei pazzo”. Non come il Papa che mi ha esortato: “Coraggio, vai avanti”.

di Carlo Tecce

Il Fatto Quotidiano, 27 aprile 2014

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