Giustizia: Orlando ha depositato a Strasburgo il piano per sconfiggere il sovraffollamento


Andrea Orlando Ministro Giustizia

– VEDI IL PIANO DEL GOVERNO (PDF)

In vista della scadenza il prossimo 27 maggio della sentenza Torreggiani, con cui la Corte europea dei diritti umani ha condannato l’Italia per il sovraffollamento delle carceri, il ministero della Giustizia ha depositato a Strasburgo il suo piano d’azione.

Il programma, contenuto in 11 pagine, espone tutte le misure prese, e in via di attuazione, per assicurare che ogni detenuto abbia almeno tre metri quadrati a disposizione in cella, e che quindi l’Italia non sia più condannata per aver sottoposto i carcerati a trattamento inumano e degradante. Nel documento sono presentate le leggi introdotte e in via di approvazione, i dati sulla popolazione carceraria, sulla capienza delle carceri, e sul sovraffollamento, il piano di costruzione e di ristrutturazione degli istituti di pena, oltre che le iniziative prese per migliorare la qualità di vita dei detenuti. Nel documento il governo si impegna inoltre a introdurre un sistema per compensare chi ha sofferto a causa del sovraffollamento.

Entro maggio nessun detenuto sotto 3 metri

Entro la fine di maggio i detenuti italiani avranno almeno 3 metri quadrati a disposizione nella cella che occupano. Questo è quanto viene asserito nel documento che contiene il piano d’azione anti sovraffollamento che il ministero della giustizia ha depositato al Consiglio d’Europa in vista della scadenza, il 27 maggio prossimo, della sentenza Torreggiani.

Nel piano d’azione il ministero afferma che entro quella scadenza “non ci sarà alcun istituto di detenzione che presenti situazioni tali da portare a un’automatica violazione dell’articolo 3 della Convenzione europea dei diritti umani a causa dell’indisponibilità di almeno 3 metri quadrati di spazio vitale per detenuto”.

E ove questo non dovesse essere vero, si tratterebbe di “situazioni non permanenti, e piuttosto eccezionali comparate alla totale popolazione carceraria di 60mila detenuti” e contro cui il detenuto potrebbe far intervenire il giudice di sorveglianza. Il ministero fornisce infine una serie di dati sul sovraffollamento nelle carceri: il 21 marzo scorso c’erano 1.972 detenuti che avevano meno di 3 metri quadri, mentre erano “sicuramente più di 10mila quando l’Italia è stata condannata con la Torreggiani”.

Lavorare su sviluppo pene alternative

“Non è un problema di risorse. Il sistema è tornato sotto controllo grazie a una serie di interventi del Parlamento, attualmente si è stabilizzato poco sopra i 60mila detenuti, a fronte di una disponibilità che però resta ancora inadeguata”. È quanto ha detto il ministro della Giustizia Andrea Orlando sul sovraffollamento delle carceri a margine delle celebrazioni del 25 aprile. “Bisogna lavorare sullo sviluppo delle pene alternative: nel resto d’Europa il carcere non è l’unica soluzione, ce ne sono altre più efficaci e più convenienti per la comunità”, ha osservato.

Secondo Orlando si possono si possono percorrere anche altre strade come “gli accordi con le Regioni per trasferire i detenuti tossicodipendenti in comunità, o attuare gli accordi con gli altri Paesi perché i detenuti finiscano di scontare la pena nei loro paesi d’origine”. “I detenuti di origine comunitaria nelle carceri italiane sono 4500”, ha sottolineato il titolare della Giustizia.

Indennizzo vittime sovraffollamento

L’Italia potrebbe avere presto un sistema per indennizzare i detenuti vittime del sovraffollamento. Nel documento presentato a Strasburgo dal ministero della giustizia si legge che “il governo s’impegna a intervenire per definire” tale sistema: le misure saranno “soprattutto compensatorie, proporzionate al periodo che il carcerato ha trascorso” in condizioni che violano l’art.3 della Convenzione europea dei diritti umani. “La procedura”, si legge nel testo depositato “sarà contenuta in un provvedimento che è in fase di adozione”.

Le misure riguardano la violazione dell’art. 3 della Convenzione europea dei diritti umani: in altre parole sono destinate a chi abbiano trascorso un certo tempo in una cella con meno di 3 metri quadrati a disposizione. L’Italia, si legge nel piano, ha invece già introdotto, come richiesto dalla Corte di Strasburgo nella sentenza Torreggiani, l’altro rimedio contro il sovraffollamento, quello preventivo, con la legge 10/2014 e il nuovo articolo 35 bis del codice penitenziario.

La legge permette ai detenuti di ricorrere al giudice di sorveglianza per denunciare le condizioni di detenzione, mentre il nuovo articolo del codice penitenziario conferisce al giudice il potere di ordinare alle strutture carcerarie di attuare tutte le misure per mettere fine alla violazione dei diritti del detenuto. “I primi ricorsi sono stati già presentati e il Governo sta monitorando la loro efficacia” si legge nel documento in cui viene sottolineato “che il numero di tali ricorsi è destinato sicuramente ad aumentare in futuro, anche grazie alle campagne d’informazione che l’amministrazione desidera incoraggiare”.

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