Napoli: allarme Opg di Secondigliano; troppi internati, ingressi superiori alle dimissioni


OPG Napoli SecondiglianoSono 24 i nuovi ingressi tra marzo ad aprile nell’ospedale psichiatrico di Secondigliano. Molti i giovani internati, appena ventenni. Gli ultimi due, entrati di recente in misura provvisoria, hanno 18 e 19 anni. Su 97 ristrettì (a fronte di una capienza di 100 posti) soltanto il 20% è recluso per reati gravi come l’omicidio, il restante 80% lo è per crimini bagattellari, come l’oltraggio a pubblico ufficiale.

“C’è anche un ragazzo che è dentro perché ballava sulle auto per pubblicare il video su Youtube”, racconta Dario Stefano Dell’Aquila, uno dei componenti della commissione regionale, guidata dal consigliere Antonio Amato, che ha ispezionato la struttura sabato scorso. “La fragilità dei servizi territoriali, che hanno difficoltà a gestire un ragazzo con una crisi -spiega Dell’Aquila dell’Osservatorio nazionale sulla detenzione di Antigone, fa sì che il manicomio diventi il contenitore degli scarti che il sistema non riesce a raccogliere.

Ma ad interrogarci so noi 3 suicidi in 9 mesi, l’ultimo a febbraio: di certo le condizioni dell’Opg di Secondigliano non sono più da supplizio medievale, ma questo miglioramento non rende meno doloroso vivere in un posto in cui non vi è alcuna relazione terapeutica”.

Celle in condizioni igieniche precarie, sprovviste di doccia e dove non c’è tv perché manca l’adattamento della presa elettrica. Gli psichiatri sono 4, solo dalle 8 alle 17 nei giorni feriali. “Se succede qualcosa dopo tale orario oppure la domenica – sottolinea Antonio Esposito, il ricercatore che ha partecipato al blitz ispettivo, resta a guardia medica generica”.

Il timore è che per gestire tali criticità si faccia uso delle celle lisce di isolamento. “Ci hanno detto che queste due celle non vengono utilizzate da mesi – rimarca Esposito, ma non esiste registro ei resti alimentari non deperiti che vi abbiamo trovato fanno pensare ad una presenza di internati recente”.

Dietro le sbarre storie di sofferenza psichica si intrecciano a percorsi giudiziari paradossali. G., 39 anni, della provincia di Avellino, ex sergente in Kosovo e in Bosnia, caduto in depressione dopo l’ultima missione, è giunto in Opg per una lite in famiglia. Cerca i suoi jeans per poter ritornare a casa. E se la chiusura definitiva degli Opg, prevista per il 2013, poi slittata al primo aprile 2014, è stata ulteriormente prorogata al 2015, quello di Secondigliano continua a riempirsi.

“Gli ingressi pareggiano o addirittura superano le dimissioni – afferma Amato. Eppure oltre l’80% degli internati non dovrebbe stare qui, non sussiste per loro alcuna pericolosità sociale, vi restano per l’incapacità di presa in carico della sanità territoriale”.

Sostitutive degli Opg saranno le Rems, Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza. In Campania è prevista la realizzazione di 8 Rems, ognuna da 20 posti letto. A Napoli sarà ristrutturata una parte dell’ospedale “Gesù e Maria” con un costo di oltre 3 milioni di euro.

“Si rischia di creare mini-opg su scala regionale, sprecando soldi pubblici – denuncia Esposito – Non si interviene, infatti, sulla questione delle misure di sicurezza, sia quelle definitive per chi è riconosciuto incapace di intendere e volere che possono trasformarsi in ergastoli bianchi, sia quelle provvisorie, disposte senza che nemmeno ci sia stato il processo”.

La Rems al “Gesù e Maria” sorgerà vicino all’ex manicomio di Sant’Eframo e al liceo Genovesi, anch’esso manicomio nel 900, “costruita dall’Asl, che affiderà il servizio gestione pazienti a soggetti privati – chiosa Dell’Aquila – senza superare la logica del manicomio, che vuole l’esigenza di custodia prioritaria a quella di cura”.

di Claudia Procentese

Il Mattino, 22 aprile 2014

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