Giustizia: al Senato approvati importanti emendamenti al Decreto-legge sul superamento degli Opg


Senato della RepubblicaApprovati dalle Commissioni Giustizia e Sanità del Senato importanti emendamenti al decreto-legge 52/2014 sul superamento degli ospedali psichiatrici giudiziari. Gli emendamenti approvati migliorano le norme sul superamento degli Opg.

Ora bisogna insistere: le Regioni devono impegnarsi per superare gli Opg senza riprodurre la logica manicomiale che si avrebbe con il proliferare delle Rems (che a questo punto possono e devono diventare quantomeno “residuali”).

Cosa prevedono gli emendamenti

Le Regioni (tramite le Asl e i loro Servizi di salute mentale) devono presentare, entro giugno 2014, i programmi individualizzati di dimissione dagli Opg, per renderle effettivamente possibili, d’ora in avanti la misura di sicurezza provvisoria non può essere disposta in Opg, mentre oggi costituisce una quota rilevante degli internamenti “impropri”.

Indicazione ai magistrati (anche di sorveglianza) di disporre di norma l’esecuzione di misura di sicurezza alternativa all’internamento in Opg, la sola mancanza di programmi terapeutico riabilitativi individuali o la precarietà dello condizioni di vita non costituisce elemento idoneo a supportare il giudizio di pericolosità sociale: cioè non può esserci internamento perché i servizi sociosanitari non prendono in carico il malato.

Il baricentro degli interventi per superare gli Opg inizia finalmente a spostarsi sulle “misure alternative” (come prevedono le sentenze della Corte Costituzionale) e sui progetti di cura e riabilitazione per le persone anziché sui mini-Opg (le Rems). E perciò un apposito emendamento dispone che le regioni possono modificare i programmi presentati in precedenza (sarebbe meglio dire “devono”): per destinare i finanziamenti alla riqualificazione dei Dsm e contenere il numero complessivo di posti letto nelle Rems (con risorse solo per strutture pubbliche). Sono poi previsti corsi di formazione per gli operatori del settore (per i quali però bisogna disporre con chiarezza che non svolgono funzioni di custodia). Inoltre, il rispetto delle impegni per il superamento degli Opg vale come adempimento sul rispetto dei Lea, quindi serve anche per premi e sanzioni. Forse si può tentare di più, magari ponendo anche un termine alle proroghe della misura di sicurezza, causa dei famigerati “ergastoli bianchi”.

Infine è prevista l’attivazione del Tavolo per il superamento degli ospedali psichiatrici giudiziari, che relaziona al Parlamento ogni 3 mesi.

Certo sappiamo che resta da modificare il Codice Penale per abolire l’Opg e la logica del “doppio binario”, che separa il destino degli autori di reato “folli” da quello dei “sani”, come accadeva al tempo dei manicomi. Tuttavia, se ora la legge verrà approvata in aula al Senato (e poi alla Camera), potremo pensare che veramente nel 2015 si chiuderanno gli Opg, scandalo per un paese appena civile, senza la loro regionalizzazione (tramite le Rems) e che il numero delle persone internate potrà essere ridotto ad un numero esiguo.

C’è naturalmente un grande lavoro da fare, nel solco della legge 180, per dare forza ai servizi socio sanitari e di salute mentale, non dimenticando la situazione spesso drammatica dei detenuti in carcere. Anche per questo sarebbe utile prevedere la stipula di protocolli di collaborazione Regioni/Magistratura per facilitare l’attuazione delle norme.

di Stefano Cecconi (Comitato StopOpg)

Ristretti Orizzonti, 19 aprile 2014

Giustizia: le riforme senza amnistia e indulto? sarà un nuovo clamoroso errore


amnistia giustizia noNel 2006 l’indulto senza l’amnistia. Oggi si “cambia verso”, ma le nuove norme in arrivo, senza atti di clemenza, non riusciranno a risolvere i problemi che affliggono il nostro sistema penale.

Principi fondamentali per un Paese civile sono un giusto e celere processo unitamente a una pena certa, scontata secondo Legge. Mai si dovrebbe ricorrere ad amnistie e indulti, che rappresentano la resa di uno Stato incapace di assicurare Giustizia.

In Italia, il settore penale è allo sfascio. I processi si caratterizzano, da tempo, per la loro lentezza. Il risultato è la prescrizione di moltissimi reati ovvero una sentenza che arriva sempre in ritardo, dopo anni dalla condotta da giudicare. Le nostre carceri soffrono di un cronico sovraffollamento e sono diventate le peggiori di Europa.

La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha concesso un termine che scadrà tra poco più di un mese – il 28 maggio 2014 – affinché si giunga ad una soluzione del problema, con migliaia di detenuti a vivere in meno di 3 metri quadri all’interno della loro cella. L’Inghilterra ha recentemente negato due richieste di estradizione, perché non era garantita una dignitosa detenzione.

Nel luglio 2006 fu concesso l’indulto per i reati commessi fino a tutto il 2 maggio 2006, nella misura non superiore a tre anni. Caratteristica di quel provvedimento fu la mancanza, come invece era avvenuto in altre occasioni, di un’ amnistia che avrebbe “alleggerito” il carico enorme dei processi da celebrare. Fu un errore. Non l’unico, in quanto non si predisposero misure e riforme adeguate per evitare di ritornare in poco tempo nella medesima insostenibile situazione.

L’attuale maggioranza parlamentare ha annunciato una serie di novità sulla Giustizia che potrebbero davvero modificare il settore penale, consentendo finalmente la tutela dei diritti delle persone offese e degli imputati. La depenalizzazione di alcuni reati, che non hanno rilevanza penale; la messa alla prova, già sperimentata con successo nel processo minorile; la riforma della custodia cautelare, un maggiore ricorso alle pene alternative, l’individuazione di pene diverse dal carcere, sono tutti provvedimenti necessari, attesi da tempo.

Si corre però il rischio di essere ancora una volta in errore. Di ripetere, all’inverso, gli sbagli del passato. Il malato è grave, gravissimo. Necessita di una massiccia cura di antibiotici, per ritornare alla normalità e iniziare una nuova vita secondo canoni equi e diversi. Le riforme, senza l’odiosa amnistia e l’iniquo indulto, non avranno la possibilità di decollare, perché saranno inserite in un sistema moribondo che non potrà recepirle. “Cambiamo verso”, lo slogan che piace tanto al nostro Presidente del Consiglio sarebbe davvero rispettato, altrimenti l’ambizioso progetto di cambiamento non avrà spazio vitale per diventare operativo.

di Riccardo Polidoro (Presidente “Il Carcere Possibile Onlus”)

Ristretti Orizzonti, 19 aprile 2014

Giustizia. Vecellio (Radicali): se Berlusconi e i suoi consiglieri vedessero al di la’ del loro ombelico…


Valter VecellioI radicali, in quanto organizzazione politica non saranno presenti con proprie liste e simboli alle prossime elezioni per il Parlamento Europeo. Non ci sono le condizioni minime che rendano possibile e praticabile una consultazione elettorale che si e’ voluto trasformare in una sostanziale truffa ai danni del cittadino-elettore messa in essere pregiudicando e ledendo innanzitutto il diritto fondamentale a essere informati, l’einaudiano conoscere per poter giudicare. E’ quanto scrive su “Notizie Radicali” Valter Vecellio, della direzione di Radicali italiani.

La (s)partitocrazia, prosegue Vecellio, sta definitivamente chiudendo il ciclo cominciato 60 anni fa: Matteo Renzi e Beppe Grillo sono due nuovi/vecchi protagonisti di una politica dove maggioranza e opposizione, progressisti e conservatori, sinistra e destra non sono piu’ distinguibili e sono anzi interscambiabili: come i ladri di Pisa che fingono di litigare per meglio spartirei il bottino.

La questione di queste ore – a questo siamo! – sembra essere Berlusconi ai servizi sociali, che gli potrebbero essere revocati se si azzarda a esprimere commenti non graditi sui magistrati e opinioni “fuori linea” sulla magistratura. Se dovesse per esempio esprimere una valutazione negativa sull’atteggiamento dell’ANM che non accetta tagli agli stipendi, questo sarebbe il segno di un non ravvedimento? E i benefici di cui usufruisce gli verrebbero revocati?

Berlusconi mesi fa ha personalmente firmato i referendum radicali sulla giustizia, falliti perche’ la doverosa informazione su questi temi e’ dolosamente venuta meno. E’ un “pacchetto” referendario che costituisce un vero e proprio programma di governo riformatore sulla e della giustizia.

Berlusconi, che dice di avere a cuore le questioni della giustizia, ha un modo per dimostrarlo senza per questo prestare il fianco a prevedibili ritorsioni: attraverso i mezzi di comunicazione di cui dispone assicuri e garantisca una autentica campagna informativa sui temi della giustizia, a partire dai quesiti referendari. Sarebbe un ottimo contributo, e il paese ne avrebbe un beneficio straordinario, il solo modo per cominciare ad occuparsi seriamente di giustizia tornando ad essere quel liberale che voleva essere, e che per un attimo si spero’ fosse. Probabilmente pero’ anche questo appartiene a quel possibile destinato ad essere schiacciato dal probabile…

http://www.radicali.it 

Notizie Radicali – 19 Aprile 2014