“Appalti alla Sbarra” di Claudia Di Pasquale, Report 14 Aprile 2014


“Appalti alla Sbarra” di Claudia Di Pasquale, Report 14 Aprile 2014

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In Italia le carceri sono ben 206 e ospitano circa 60mila detenuti quando i posti effettivi sono poco più di 43500. Entro il prossimo 28 maggio l’Italia dovrà risolvere il problema del sovraffollamento se vuole evitare la multa della Corte europea dei diritti dell’uomo. In ballo ci sono 100 milioni di risarcimenti ai detenuti che vivono in condizioni degradanti. Intanto ecco come stanno messe le carceri e che cosa è stato fatto in questi anni per realizzare nuovi posti detentivi.

 

Carceri, il paradossale caso dell’ergastolano Mario Trudu… ovvero il trasferimento a spese del detenuto


polizia_penitenziariaIl caso di Mario Trudu, fine pena mai, 35 anni di detenzione, da 10 anni a Spoleto, chiede di scontare la sua pena in un carcere sardo per essere vicino alla famiglia: dal Ministero rispondono che “si deve pagare il viaggio, scorta e tutte le spese attinenti al trasferimento”.

Segnaliamo una notizia che ci arriva dal carcere di Spoleto, di evidente gravità. La subordinazione della concessione di un avvicinamento-colloquio alla copertura da parte del detenuto del pagamento delle spese di viaggio, scorta e annessi compresi. È la risposta che il Ministero avrebbe dato a Mario Trudu, ergastolano, al 35esimo anno di carcerazione, che chiede un avvicinamento sia pur temporaneo alla famiglia, in Sardegna. Da tempo non incontra la sorella, in difficoltà per motivi di età e di salute, mentre gli incontri con gli altri familiari sono stati molto rari per via, oltre che della distanza, delle non floride condizioni economiche, che impediscono trasferimenti frequenti.

È la prima volta che ci giunge notizia di una simile richiesta. Ci chiediamo se esiste, e da quando, una disposizione del Ministero che subordini i trasferimenti alla copertura della spesa da parte del detenuto, o se quanto meno leghi questa richiesta al superamento di un tetto di costo. Cosa che, oltre che violazione di un diritto, visto che null’altro osterebbe al trasferimento, comunque sembra essere fortemente discriminatoria.

Ci sono vicende che si fa davvero fatica a crederci. Tanto che il primo pensiero che viene è che si tratti di uno scherzo, una burla… e questa mi è arrivata ieri sera in busta gialla, messa nero su bianco da Mario Trudu (giusto per ricordare, ergastolano, di Arzana, in carcere dal 1978, gli ultimi dieci nella casa di reclusione di Spoleto), come un pesce d’aprile giunto un po’ in ritardo, ma con le poste, si sa, bisogna a volte avere pazienza…

Mario Trudu, dunque, che da molto tempo non vede le sorelle, e i motivi si possono ben immaginare: il costo del viaggio dalla Sardegna al continente, e quello della permanenza nei dintorni del carcere per chi ricco non è, l’età ormai avanzata e la salute che comincia a zoppicare…, da tempo dunque chiede un trasferimento sia pur temporaneo in un carcere sardo per avvicinarsi alla famiglia. Un avvicinamento-colloquio, come si dice. Uno spiraglio sembrava essersi aperto, qualche mese fa, e con pazienza Trudu ha aspettato. La pazienza… per chi è in carcere da 35 anni si pensa sia cosa infinita… Non nascondeva, Mario, l’ultima volta che l’ho incontrato, una tenue contentezza per i segnali buoni che aveva ricevuto. Dopo tanto tempo e tante vane attese.

E la risposta dal Ministero è arrivata, dicendo, in poche parole, che Mario Trudu sarebbe potuto andare in un carcere in Sardegna, “pagandosi il viaggio, scorta e tutte le spese attinenti al trasferimento”.

Avete letto bene: il permesso può essere concesso, ma il Ministero lo affianca alla richiesta di una sorta di “concorso in spese”, anzi di più, della copertura totale delle spese. Questo nel documento arrivato da Roma a Spoleto e che è stato fatto leggere a Trudu.

Cifre non ne vengono specificate, ma facendo un po’ di calcoli qualcuno sussurra una cifra che presumibilmente può arrivare, fra andate e ritorni, a circa 10.000 euro.

La motivazione di questa stupefacente richiesta? Sembra che lo Stato non abbia i soldi per pagare la scorta per avvicinare temporaneamente Mario Trudu in un carcere della Sardegna.

Chi qualcosa sa del carcere, sa delle piccole spese per il sopravvitto, per avere qualcosa in più oltre alle poche cose “d’ordinanza”, a volte meno del minimo necessario per la decenza… va bene mi piacciono le iperboli, ma mi sono chiesta se a breve verrà chiesto ai detenuti di pagarsi il costo della serratura della cella… in un paese dove (è vero si tratta di altre amministrazioni, ma che al medesimo Stato fanno capo) non si va a guardare troppo per il sottile per i rimborsi di spese fatte in tutta allegria da amministratori di vario livello e a vario titolo…

La domanda più stupida che viene in mente: e dove andrà a prenderli mai un detenuto di famiglia non ricca, chiuso in carcere da 35 anni, i soldi per pagare un viaggio per sé, per la scorta e per tutto quanto si ritenga necessario alla bisogna… da quale lavoro, da quale fonte di reddito?

Mentre proprio per la Sardegna negli ultimi mesi sono stati imbarcati e continuano ad esserlo detenuti dell’Alta Sicurezza, da tutta l’Italia, destinati a carceri proprio lì costruiti apposta per loro. E pensiamo al costo delle carceri e al costo dei trasferimenti…

Altra domanda: le cose sarebbero diverse dunque se Trudu appartenesse ad una ricca famiglia che potesse pagare il viaggio come richiesto? E non si configurerebbe in questo caso una vera e propria discriminazione?

O meglio bisogna chiedersi: c’è una disposizione del Ministero per cui è stabilito che le spese per avvicinamenti-colloquio devono essere effettuati a carico del detenuto? E a partire da quale data, visto che sappiamo di recenti avvicinamenti-colloquio (pure di persone in regime di Alta Sicurezza, e quindi con scorta adeguata) avvenuti regolarmente. Oppure esiste, e da quando?, una disposizione che chiede al detenuto la copertura del costo del trasferimento al di sopra magari di una certa somma? Insomma, trasferimenti con massimali di costi, oltre i quali sono affari, e spese, del detenuto? E non configurerebbe anche questo, il costo della distanza, grave discriminazione?

Una notizia buona forse in tutto questo ci sarebbe. Mario Trudu potrebbe dunque essere avvicinato a casa. I motivi che ostano all’avvicinamento al luogo d’origine per chi abbia commesso gravi reati, dopo 35 anni infine sono caduti… e allora ancor di più la condizione che pone il Ministero non sa solo di beffa, ma suona violazione di diritto. Se da qualche parte dell’ordinamento penitenziario è pur scritto che i diritti fondamentali della persona vanno rispettati anche per chi è in stato di detenzione, in particolare con riferimento alle esigenze di tutela delle relazioni familiari.

E visto che quando tutto manca ci si appella all’Europa, ecco le Regole penitenziarie europee, che stabiliscono che “la detenzione, comportando la privazione della libertà, è punizione in quanto tale. La condizione e i regimi di detenzione non devono quindi aggravare la sofferenza inerente ad essa, salvo come circostanza accidentale giustificata dalla necessità dell’isolamento o dalle esigenze della disciplina”. Ma caduta la necessità dell’isolamento e le esigenze di disciplina “ogni sforzo deve essere fatto per assicurarsi che i regimi degli istituti siano regolati e gestiti in maniera da mantenere e rafforzare i legami dei detenuti con i membri della loro famiglia e con la comunità esterna, al fine di proteggere gli interessi dei detenuti e delle loro famiglie”.

Già, gli interessi delle famiglie… vittime dimenticate anch’esse se nel nostro ordinamento mancano totalmente gli strumenti di tutela nei confronti dei familiari. Vittime, anche se non direttamente autori di un reato, se pagano comunque il peso della detenzione e della distanza.

Gli interessi dei detenuti e delle famiglie, vittime, scopriamo oggi per un aspetto in più, di uno Stato che dimentica troppo spesso di avere preso in consegna “persone”, da riavvicinare, come pure la Costituzione chiede, prima o poi alla società. Comincio a pensare non ci sia norma più violata.

Per quanto riguarda Mario Trudu, sembra che tutto miri ad una sola cosa. Come gli ostativi destinato a morire in carcere, nonostante il percorso compiuto in tutti questi anni, e che chi lo ha seguito conosce e riconosce… si aggiunge ora una punizione in più: sapere di non poter sentire mai più l’odore di casa, neanche attraverso le sbarre di una cella.

di Francesca de Carolis

Ristretti Orizzonti, 14 aprile 2014

Giustizia: i Radicali inoltreranno al Consiglio d’Europa un nuovo “dossier carceri”


Consiglio d'EuropaSi è riunito a Roma dall’11 fino al 13 aprile 2014 il Comitato Nazionale di Radicali Italiani. Nella Mozione Generale si legge il rilancio del Satyagraha “abbiamo contato gli anni, ora contiamo i giorni” iniziato il 28 febbraio scorso per sensibilizzare sui “trattamenti inumani e degradanti” nei 205 penitenziari italiani ed il ringraziamento radicale agli oltre 1.500 cittadini, in gran parte detenuti e loro familiari, che hanno animato “la lotta nonviolenta” assieme alla Segretaria di Radicali italiani. I Radicali danno mandato agli organi statutari di “inoltrare sollecitamente al Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa il dossier predisposto dall’avvocato radicale Deborah Cianfanelli sullo stato delle nostre carceri in vista della riunione in cui verranno valutate le misure adottate dall’Italia per corrispondere all’ingiunzione della sentenza Torreggiani”.Il Ministro Orlando, intervistato qualche giorno fa dal quotidiano L’Unità sul caso Dell’Utri, ha parlato della sua scorsa visita a Strasburgo per presentare il piano di risoluzione della questione carceraria italiana: “abbiamo messo in evidenza progressi e punti critici – ha detto il Guardasigilli. I progressi sono nei numeri: oggi circa 60mila detenuti a fronte ci circa 45mila posti disponibili. Prima di una lunga serie di interventi eravamo arrivati a circa 40mila posti a fronte di una crescita tendenziale che puntava a circa 70mila detenuti. Bene: questo trend è stato bloccato e tutti i mesi assistiamo a una piccola diminuzione”.

Lo scopo per il Ministro è quello di “ridurre ulteriormente, arrivare a una forbice di circa diecimila unità. Non è chiaramente l’ottimo ma è un obiettivo che consente di iniziare a lavorare sulla qualità della detenzione”. Orlando la settimana scorsa è stato anche a La Spezia nel corso della convention “Parole di Giustizia” ed ha riaffrontato il problema del sovraffollamento, che “va risolto – ha spiegato il Ministro Orlando – e ci stiamo lavorando, ma è il tasso di recidiva che preoccupa. In Italia è del 75%, in Francia del 25%, questo perché il detenuto italiano cade in un baratro da cui rischia di non uscire più. Sono pochi gli istituti con scuole all’interno e con possibilità di formazione e crescita, vero antidoto a una ripetizione del reato”. Il Ministro sta pensando anche ad una classificazione delle carceri.

Il piano giustizia nel timing renziano è previsto per giugno, intanto sui numeri forniti dall’amministrazione penitenziaria e dal Ministro ancora vengono avanzati dubbi da diverse associazioni. La data del 28 maggio è vicina e lo stallo parlamentare sui ddl amnistia e indulto non lascia intravedere sbocchi positivi per i provvedimenti di clemenza.

 

Toscana: l’Opg di Montelupo Fiorentino chiuderà i battenti entro il 31 marzo 2015


ImmagineI progetti per 4,6 milioni potenzieranno la formazione, gli addetti e i centri intermedi. Delineato il percorso che entro il 2015 porterà al completo superamento dell’Ospedale psichiatrico giudiziario di Montelupo Fiorentino. La Regione Toscana ha approvato e definito ì progetti che, grazie a 4,6 milioni dì euro di risorse statali, creeranno il percorso utile a definire come si concluderà, dopo la proroga di un anno per tutte le Regioni (firmata la settimana scorsa dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano) anche l’esperienza dell’Opg presente nella Provincia fiorentina.

L’obiettivo regionale è quello di potenziare la rete del servizi territoriali, fare formazione professionale e aggiornamento continuo degli operatoli, adeguare la dotazione di personale, creare percorsi di dimissioni per pazienti stranieri senza fissa dimora e potenziare le strutture intermedie di secondo livello.

A fine febbraio 2014 nell’ospedale psichiatrico giudiziario dì Montelupo Fiorentino erano presenti 107 persone (nel 2012 erano 227). Dal 2010 a oggi sono stati dimessi 25 internati toscani e sono in dimissione aliti 31, per un totale di 56 persone che escono e tornano nel proprio territorio di provenienza, facendo impegnare alla Regione Toscana poco più di 1,2 milioni di euro: 600mìla euro per i primi 25 dimessi e più di 635mila euro per i successivi 31.

Secondo il programma che porterà al superamento dell’Opg e previsto il potenziamento dei Dipartimenti di salute mentale (Dms) che, per i progetti di residenzialità e reinserimento sociale dovrà avere risorse adeguale per garantire sia il personale che altri servizi eventualmente coinvolti nel progetto (come a esempio Seri o servizi per la disabilità).

Altro punto rilevante è l’investimento in formazione, utile a sviluppare competenze professionali e garantire l’aggiornamento continuo agli operatori delle Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza detentive (Rems) e delle altre residenze psichiatriche dì secondo livello. A questo va aggiunto il progetto di adeguamento del personale, necessario a garantire livelli adeguati di qualità assistenziale e appropriatezza organizzativa nel passaggio dall’Ospedale psichiatrico giudiziario alle nuove strutture sani (arie extra-ospedaliere.

Per questo dovrà seguire il potenziamento delle strutture intermedie di secondo livello (dedicate ai casi meno gravi, per l’esecuzione di misure di sicurezza non detentive), che hanno un ruolo fondamentale per garantire, da un lato che la permanenza nella Rems sia ridotta al minimo tempo indispensabile a ristabilire condizioni dì maggiore stabilità clinica e comportamentale e, dall’altro, che le strutture territoriali ordinarie siano in grado di accogliere persone che hanno raggiunto un adeguato equilibrio e stabilità.

Altro progetto punta a creare un ambiente con caratteristiche sanitarie appropriate dove praticale gli accertamenti diagnostici e terapeutici necessari a evitare la permanenza in carcere di detenuti con problemi psichici, in pratica un luogo dove garantire la gestione di un reparto detentivo, presso un istituto penitenziario della Toscana, gestito dall’Asl territorialmente competente. Poi. anche consentire la presa in carico territoriale dei pazienti stranieri che non hanno dimora sul territorio italiano. Al momento, sono presenti nell’Opg di Montelupo 7 persone senza fissa dimora.

Un percorso regionale e un programma, che riceverà dallo Stato 4.585.636 euro, già approvato nel 2013, compresi il complesso degli interventi assistenziali necessari che. secondo l’ultima delibera regionale, dovranno portare al completamento del processo di superamento dell’Opg entro il 31 marzo prossimo.

di Roberto Tatulli

Il Sole 24 Ore Sanità, 15 aprile 2014